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30 Giu 2015

Filiere solidali e produzione dal basso contro lo sfruttamento dei migranti in agricoltura

Scritto da: Redazione

La stagione di Terranave si conclude quest’anno con un piccolo tour insieme ad alcuni volontari di diverse associazioni impegnate per la lotta […]

La stagione di Terranave si conclude quest’anno con un piccolo tour insieme ad alcuni volontari di diverse associazioni impegnate per la lotta allo sfruttamento dei braccianti migranti per dar loro voce, per ripensare dal basso forme di produzione alternativa alla grande distribuzione e progetti concreti tramite filiere partecipate e solidali.

 

11-28-2014Migration_Farming

Ogni estate molte delle nostre campagne si popolano di lavoratori migranti per la grande raccolta dell’agroalimentare. A Rignano Garganico (FG), luogo tra i più importanti per la produzione del pomodoro da industria, da qualche anno RadioGhetto cerca di dar voce ai braccianti che vivono in migliaia in una baraccopoli sorta in mezzo al nulla dei campi. Tra precari alloggi di legno, plastica e lamiere in cui i migranti sono costretti a vivere senza servizi di base, i volontari di RadioGhetto cercano di fare da anello tra il “dentro” e il “fuori” di questa realtà, per raccontare un microcosmo che ormai da troppo tempo si fa finta di ignorare.

 

 

Per rispondere allo sfruttamento in atto nelle campagne, altre piccole associazioni presenti da anni sul territorio si sono unite nel progetto SfruttaZero, nato dopo la positiva esperienza di Solidaria di Bari che insieme ai migranti ha prodotto, l’anno scorso, la salsa Netzanet. Una sorta di rete interregionale  vede ora le associazioni Diritti a Sud di Nardò, Netzanet-Solidaria, Osservatorio Migranti Basilicata-Fuori dal Ghetto di Palazzo S. Gervasio e Venosa (PZ) impegnate in un piano di produzione dal basso per la raccolta e la trasformazione del pomodoro in “salsa etica”. 

 

Un progetto trasversale che parte dalla riflessione sulla precarietà condivisa di migranti e giovani disoccupati e una rete solidale alla ricerca di forme alternative a quelle della grande distribuzione organizzata. “È un progetto d’impresa che vuole dimostrare che si può interagire con l’economia locale tramite un progetto di qualità –sia dal punto di vista del prodotto che dell’impiego della manodopera- in territori tipicamente ad alto sfruttamento” spiega Giulia, promotrice -insieme a Fuori dal Ghetto e Osservatorio Migranti Basilicata del Funky Tomato, tra i progetti autonomi dello SfruttaZero.

 

Da anni anche impegnata con Medu-Medici per i diritti umani nell’assistenza ai braccianti stranieri e nella mappatura delle nostre campagne fa il punto sulle effettive condizioni di vita dei lavoratori, preda di uno strumentale sfruttamento così come emerge dal rapporto TerraIngiusta.

 

 

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