13 Lug 2015

#biellesechecambia 9: conversioni biologiche e viaggi lenti

Scritto da: Roberto Vietti

Massimo e la moglie Maria Antonietta ci accolgono con un amabile passito da loro prodotto. E’ un pomeriggio ricco di […]

Massimo e la moglie Maria Antonietta ci accolgono con un amabile passito da loro prodotto. E’ un pomeriggio ricco di interessanti dialoghi. Ci raccontano della loro conversione biologica e che, nella loro azienda agricola, si stanno muovendo verso la Biodinamica, cercando di generare sempre meno stress al suolo dove lavorano giornalmente. L’obiettivo è quello di preservarlo il più possibile, puntando ad una agricoltura fatta su misura dell’uomo e della natura circostante. Bisogna essere biologici un po’ su tutto secondo Massimo, rapportandosi in modo corretto alla comunità.

 

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Un altro bicchierino di passito viene servito nei suoi caratteristici bicchieri di vetro. Ci espone la sua idea che il Made in Italy potrebbe divenire una bolla, se strumentalizzato e non correttamente utilizzato. I controlli che vengono fatti sul biologico il più delle volte sono formali, controllano i registri scritti e non le botti di vino. La burocrazia è troppo complessa e non è strutturata per aiutare i piccoli produttori. Essa è conservativa per natura. Per lui è affascinante gestire questi terreni e vedere come giorno dopo giorno i vigneti si sviluppano. Per lui il cambiamento è andare verso valori reali, ricreare rapporti con e tra le persone.

 

Biella vive di una crisi di vocazione: non sa più cosa fare. Non si può più vivere di manifatturiero, ma attraverso le potenzialità turistiche, agricole e paesaggistiche si può partire per trovare la nuova vocazione per la città, valorizzando così il buono che c’è. Il Sole scende e così ci congediamo, tornando nel centro Roppolo, dove facciamo un aperitivo nella trattoria del paese. L’oste, dopo un po’ di chiacchiere, ci offre gentilmente del sidro di mele da lui autoprodotto con lo stesso metodo della birra. Arriviamo così davanti casa di Alberto, di SloWays  e Itineraria.

 

Abita in un posto splendido per ogni camminatore o viaggiatore. Appena entri per qualche motivo trovi subito una bella sensazione di calore ed accoglienza. E’ già ora di cena, ed Alberto ci racconta del viaggio che fece qualche anno fa tra Genova, Milano e Torino, in cammino per trentanove giorni alla ricerca delle eccellenze sostenibili. E’ stato probabilmente il primo viaggio in Italia di questo tipo e cioè con una finalità sociale. Ci emoziona incontrarlo e sentire le sensazioni che ha provato in questa avventura, che sono a differenza di anni simili a quelle che stiamo provando in questi giorni. Ah, il nome del progetto era particolarmente divertente: “GeMiTo”, dal nome delle città dell’ex triangolo industriale. Ci regala in DVD di questa esperienza che costudiamo gelosamente. E’ impressionante sapere che il 70% del turismo in Italia è gestito da società straniere.

 

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Alberto si occupa di viaggi lenti a piedi ed in bicicletta. Tutto era nato da Itineraria, un progetto nato per mappare e valorizzare i territori delle città. Per lui il cambiamento parte innanzitutto dalla propria persona e da quelle più vicine. Spera che il biellese possa divenire un laboratorio del cambiamento, un vero e proprio riferimento a livello nazionale. Ci racconta di come è partita la sua avventura nel mondo del viaggio lento, il 9 settembre 2001 proprio a pochi giorni dal disastro delle Torri Gemelle che inevitabilmente ha influito in quel periodo nel settore turistico.

 

Gli sprechi nel settore pubblico, con il quale si è interfacciato più volte, il più delle volte non arrivano da disonestà ma per ignoranza e incompetenza. Davanti ad un whisky ci salutiamo, ricordandoci delle collaborazioni che SloWays già ha con alcune realtà che già abbiamo incontrato. Andiamo ai piani superiori e, dopo una stimolante chiacchierata, andiamo a dormire.

 

 

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