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29 Gen 2018

Scuola Passivhaus: la bioedilizia favorisce la concentrazione degli studenti

Scritto da: Redazione

A quasi un anno di distanza dall’inaugurazione del polo scolastico di Collecchio (Parma), prima scuola certificata Passivhaus in Emilia Romagna, abbiamo raccolto le valutazioni e i commenti del preside che si fa portavoce anche della popolazione scolastica. L’obiettivo è di continuare a costruire in Italia nuove scuole con questo standard costruttivo, per il benessere fisico e mentale di chi le vive.

Passivhaus è uno standard costruttivo internazionale, nell’ambito della bioedilizia, che in qualsiasi tipo di edificio (residenziale, ricettivo, scolastico..) coniuga 3 concetti fondamentali: comfort abitativo, convenienza economica e semplicità progettuale. L’Istituto Comprensivo “Guatelli” di Collecchio, in provincia di Parma, è la prima scuola certificata Passivhaus in Emilia Romagna. A quasi un anno dall’inaugurazione della struttura, il dirigente scolastico Giacomo Vescovini traccia il bilancio di un’esperienza abitativa positiva.

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Prof. Vescovini sa che la scuola che Lei dirige è realizzata secondo lo standard energetico Passivhaus? Utilizzando questo standard, sviluppato ben 25 anni fa, sono state realizzate moltissime scuole in Europa e questo è il secondo edificio realizzato in Italia (il primo è a Verona ndr.).

 

Certamente. Sono stato coinvolto fin dal mio arrivo a Collecchio nel 2012 in quello che è stato un percorso condiviso per giungere a mettere a disposizione di docenti e alunni un edificio straordinariamente bello, funzionale e “virtuoso”.

Giacomo Vescovini, dirigente scolastico della prima scuola certificata Passivhaus dell'Emilia-Romagna

Giacomo Vescovini, dirigente scolastico della prima scuola certificata Passivhaus dell’Emilia-Romagna

Questo standard ha come principale obiettivo l’assicurare agli occupanti dell’edificio un comfort termico eccellente, sia durante la stagione invernale, che quella estiva. Come è la vostra esperienza da questo punto di vista?

 

Devo evidenziare che, man mano che ci abituiamo a questo “contenitore, riusciamo a viverlo con più consapevolezza rispetto alle potenzialità che offre e a stare davvero bene in termini di comfort termico. Immaginate che già dopo due mesi dall’inaugurazione della nuova scuola abbiamo potuto svolgere gli esami dei ragazzi delle medie in un ambiente veramente confortevole che garantiva loro una temperatura adatta anche alla prestazione scolastica. Negli anni precedenti il caldo a volte soffocante ha più volte messo a dura prova gli studenti impegnati in un delicato momento del loro percorso.

 

Oltre al comfort termico, altri aspetti significativi della scuola di Collecchio sono l’utilizzo prevalente della luce naturale sia per gli spazi ricreativi che per le aule, il comfort acustico e la qualità dell’aria interna. Come giudica queste caratteristiche ed i livelli di qualità percepiti da Lei, dalle insegnanti e dai ragazzi? È possibile, secondo Lei, associare ad una qualità ambientale elevata una migliore attenzione da parte dei ragazzi in aula?

 

Come ho accennato anche sopra, sicuramente livelli qualitativi alti rispetto ad elementi come luce, temperatura, aria consentono di sperimentare un benessere fisico che permette anche migliori condizioni nelle prestazioni scolastiche. Avendo girato parecchie scuole nella mia ormai più che trentennale esperienza devo dire che la scuola certificata Passivhaus non ha paragoni con nessun altro edificio in cui mi sono trovato a lavorare. Un altro elemento che posso segnalare è come i docenti di tutti i plessi apprezzino il fatto che anche le nostre riunioni si svolgano all’interno di questo edificio proprio per il confort che esso garantisce.

 

Un altro degli aspetti significativi di questo standard è realizzare edifici non solo confortevoli e con un impatto ridotto verso l’ambiente, ma anche semplici nel loro utilizzo quotidiano. A parte qualche difetto di gioventù, come è stata la sua esperienza e quella delle insegnanti nel gestire l’edificio e i suoi sistemi impiantistici in questi 8 mesi di occupazione?

 

Quando si comincia ad abitare una nuova struttura il tempo di ambientamento è sempre necessario: dopo 8 mesi posso dire che il livello complessivo di percezione dei benefici di questo edificio e quelli di padronanza nella gestione delle varie funzioni e opportunità è cresciuto notevolmente.

Polo scolastico Collecchio (2)

La scuola è un luogo dove vengono “formate” delle giovanissime menti. Si pensa che questo possa avvenire solo attraverso i contenuti dei programmi educativi e l’esempio quotidiano degli insegnanti che in essa operano. Avrebbe mai pensato che anche l’edificio stesso possa essere un “messaggio” ed educare i suoi occupanti verso un rapporto con l’ambiente più giusto e con una esperienza quotidiana d’uso di alto livello? Come pensa di coinvolgere i ragazzi nel percepire questo edificio come tale?

 

Da subito abbiamo voluto che la nostra scuola fosse una sorta di occasione di apprendimento per tutti i nostri ragazzi e per coloro che – per diversi motivi – venivano a contatto con essa. Più volte abbiamo organizzato visite “guidate” al suo interno per farne apprezzare le caratteristiche. Recentemente un gruppo di ragazzi di un Liceo di Parma, coinvolti in un percorso di alternanza scuola – lavoro, sono stati condotti nei vari ambienti ed hanno manifestato il loro stupore e il loro entusiasmo rispetto ad una realtà a loro dire inimmaginabile. Al termine di questa visita la loro richiesta è stata: “facciamo cambio di scuola?”.

 

Al di là di questo simpatico aneddoto posso dire che stiamo lavorando coi nostri ragazzi per promuovere atteggiamenti virtuosi di risparmio e di attenzione ai consumi; abbiamo lavorato per un triennio nella scuola secondaria con “l’Energy Team” un gruppo composto da una quindicina di ragazzi, uno per classe, col quale un docente di tecnologia ha seguito passo passo la costruzione del nuovo edificio e ha promosso l’adozione di una serie di accorgimenti anche all’interno della scuola secondaria per una gestione oculata dell’energia (calore e luce).

 

Le bambine e i bambini che abitano quotidianamente l’edificio sono i primi a dare indicazioni anche agli adulti sul suo corretto uso: porte chiuse, finestre che si aprono per il cambio d’aria solo per pochissimi minuti, perché il ricambio è già garantito dalla struttura stessa, spegnimento delle luci e gestione razionale delle strutture schermanti… Si può dire che è davvero casa loro.

 

Intervista a cura di Deborah Annolino

 

 

 

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