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22 Giu 2018

La cartiera salvata dagli operai divenuti imprenditori

Scritto da: Paolo Cignini

Una cartiera storica salvata dagli stessi operai: è la storia della cartiera Pirinoli di Roccavione in provincia di Cuneo, fallita nel 2012 e rilevata nel 2015 da una cooperativa formata da parte del precedente personale. Un’operazione di workers buyout che oggi sembra dare i propri frutti: dopo anni di sacrificio, il fatturato cresce così come la responsabilità dei lavoratori. E gli stipendi, da questo mese, tornano alla vecchia normalità pre-crisi.

In questi ultimi anni il fenomeno del workers buyout è divenuto abbastanza comune per molte realtà imprenditoriali italiane: si tratta dell’operazione di acquisto di una azienda da parte degli stessi dipendenti, ed avviene solitamente dopo una forte crisi dell’azienda stessa o più spesso dopo un vero e proprio fallimento.

È il caso della cartiera Pirinoli di Roccavione, in provincia di Cuneo, un’azienda storica aperta nel 1872 da Gaspare Pirinoli e che per tanti anni ha prodotto, tra i vari tipi di carta, quella con cui si confezionano i panettoni e la pasta: il cartoncino patinato.
L’azienda, che non si era fermata nemmeno durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, si è fermata nel 2012 dopo una crisi che si trascinava dietro da un po di tempo a causa di investimenti sbagliati e della crisi economica che ha travolto molte imprese del settore.

Ma gli operai dell’azienda (per la precisione settanta dei centocinquanta precedentemente assunti), sostenuti dall’ex direttore dello stabilimento, non si sono persi d’animo: dopo due anni di cassa integrazione, hanno continuato a mantenere in vita la fabbrica, facendo manutenzione ai macchinari e alla struttura. Parallelamente, hanno fondato una cooperativa ed insieme, il 16 aprile del 2015, hanno investito i propri risparmi e pagato i quasi due milioni di asta per rilevare l’azienda, accettando per ripartire un taglio del venti per cento del proprio stipendio, in attesa di risollevare i conti.

A tre anni dall’impresa e a dispetto del molto scetticismo delle persone rispetto alla scommessa, gli sforzi sembrano dare i propri frutti: l’azienda già dal 2015 ha rispettato i propri piani di fatturato e prosegue nel suo cammino. Certo, non senza difficoltà: i turni di lavoro sono a ciclo continuo e sono aumentati; inoltre si rimane in attesa dell’adeguamento degli stipendi, che dovrebbe comunque avvenire a partire da questo mese. Ma questo non ha intaccato la motivazione degli operai-soci, che non sono affatto pentiti della scelta fatta e stanno continuando nel percorso che si sono faticosamente costruiti. Si tratta di uno degli effetti comuni alle varie esperienza di workers buyout in Italia: a fronte di un carico di lavoro maggiore, cresce di pari passo la motivazione e la responsabilizzazione degli operai, dovuto al fatto che ora sono proprietari insieme dell’attività.

In una zona del Piemonte dove le altre aziende, dopo la crisi, hanno tagliato gran parte dei propri posti di lavoro, l’esempio della Società Cooperativa Pirinoli è la testimonianza provata che il non arrendersi e la responsabilizzazione delle persone, nonostante le difficoltà, possono dare i loro frutti.

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