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14 Nov 2019

Ramona Bavassano: “L’innovazione sociale può rigenerare il mondo!” – Meme #29

Scritto da: Annalisa Jannone e Paolo Cignini
Video realizzato da: Paolo Cignini

Formatrice manageriale, consulente di “sviluppo umano sostenibile”, facilitatrice di processi di cambiamento evolutivo. Tutto questo e tanto altro è Ramona Bavassano, ligure di nascita, cittadina del mondo e indomabile ottimista. Da anni dedita all’innovazione sociale, dopo aver fondato insieme alla comunità indigena un ecovillaggio in Jamaica ha scelto di vivere in Sardegna per contribuire alla creazione di benessere diffuso e alla costruzione del mondo che vogliamo.

Ramona Bavassano è una delle donne che sta contribuendo di più all’innovazione sociale non solo italiana. Instancabile, esplosiva, imprevedibile e gioiosa; quando capita di incontrarla si rimane come stupefatti dal passaggio di un tornado. La curiosità e la vitalità la portano a viaggiare e partecipare a numerosi progetti; promuove il cambiamento sociale in diversi ambiti riuscendo ad interagire con le persone perché diretta, pungente e divertente.

La incontriamo al Festival di Scirarindi in Sardegna dove ha scelto, da un anno, anche di vivere. A dire il vero solo per metà anno perché da tempo Ramona passa i sui inverni in Jamaica dove porta avanti un progetto di rigenerazione sociale del territorio e della comunità: Jamadda Permacultural Park è un ecovillaggio per il turismo sostenibile concepito come un living lab per coinvolgere gli ospiti e la comunità ospitante nell’usare l’intelligenza collettiva per disegnare insieme possibili scenari concreti di sostenibilità. Il tutto mentre si fanno vacanze rigeneranti!.

Si definisce consulente di sviluppo umano sostenibile. «L’innovazione sociale è tutto quello che sta trasformando il mondo verso quello che tutti desideriamo. È l’alternativa tra l’aspettarsi che lo stato possa fornire risposte alla collettività oppure che lo possa fare il mercato… Invece è la cittadinanza attiva che deve funzionare come un facilitatore per la collettività generando un valore non solo economico. Tutti i protagonisti devono partecipare a soluzioni sostenibili economicamente e ambientalmente unite da una visione organica e fluida, senza posizioni passive.

In Sardegna ci adoperiamo per unire il mondo delle imprese, dell’impresa sociale, dell’amministrazione, della cittadinanza attiva, dell’accademia e della ricerca mettendoci in relazione per costruire un vocabolario comune per acquisire la consapevolezza che stiamo tutti lavorando verso lo stesso obiettivo.

Stiamo creando una piattaforma di collaborazione tra tutte le realtà in cambiamento innovative e sostenibili nella scena dell’isola e le mettiamo meglio in connessione tra loro e con altre che lavorano in contesti a cui non siamo abituati per progetti specifici e locali. Ad esempio, nella nuova edizione di Scirarindi, il prossimo 23 e 24 novembre, il sabato pomeriggio alle 15 presentiamo un Possibile Manifesto per la creazione di una rete di operatori attiva nel Turismo Responsabile, assumendo dal basso la sfida di vivere davvero nel ritrovato paradigma della collaborazione.>>

Ramona Bavassano alla scorsa edizione del festival Scirarindi

Ramona Bavassano alla scorsa edizione del festival Scirarindi racconta che nella sua esperienza di consulente manageriale vede sempre più aziende che chiedono una migliore connessione con il proprio ambiente ma anche di sviluppare meglio la propria intima natura. Quindi avviene un lavoro parallelo di sviluppo evolutivo personale e di miglioramento della capacità di costruire relazioni.

Va spesso all’estero per acquisire le tecnologie soft per imparare a stare meglio insieme, dalle organizzazioni internazionali degli ecovillaggi (GEN) alla Platform Design per imparare a disegnare sistemi che siano ecosistemi.

La progettazione del cambiamento deve avvenire in una logica sistemica cioè contemporaneamente a diversi livelli e tra diversi stakeholders della società per evitare fasi di congelamento, opposizione, combattività e rassegnazione.  

«A volte sembra che l’unica lettura sia che le cose vadano male o sia tutto già stato fatto invece bisogna lavorare sulle potenzialità attraverso l’attivismo, le tecnologie, l’innovazione sociale, il benessere collettivo, il welfare rigenerativo: sono cose già nel nostro substrato concettuale e sono pronte per diventare concretamente attive».

Ramona Bavassano nell’ecovillaggio da lei fondato in Jamaica

Continua Ramona che con l’acquisizione del paradigma capitalistico americano stiamo ora piangendo il lutto di quel welfare che ha reso l’Europa all’avanguardia per duecento anni ma che era insostenibile. Tutti i soggetti devono continuare a dare un contributo perché siano attivi i principi di solidarietà e sussidiarietà che sono alla base della civiltà, generando sempre nuove opzioni possibili.

Ad esempio molte aziende stanno capendo che il vero valore dell’azienda sono i lavoratori, in grado di creare sinergie, non più focalizzati solo sull’utile, sul profitto. Il valore aggiunto creato può permettere un welfare di tipo rigenerativo attraverso azioni di responsabilità sociale condivisa reinventando strutture di protezione sociale, dinamiche inclusive, interventi artistici e creativi che conducono alla riscoperta del  piacere del mutuo aiuto. «A me piace pensare che ognuno può evolvere e far evolvere il mondo valorizzando i ruoli che ogni componente della società ha e può giocare.

Anche le associazioni culturali possono investire in progetti territoriali etici e sostenibili oppure facendo in modo che chi riceve un servizio possa dare qualcosa in cambio. È utile favorire le relazioni caratterizzate da una grande interdipendenza con altri soggetti, oppure una nuova redistribuzione del reddito per permettere, a chi voglia, di investire il proprio tempo nella propria crescita personale, senza essere dipendenti dal lavoro orario e poter acquisire quella consapevolezza che gli permette di dare, di partecipare e in qualche modo restituire.

Anche l’economia del dono e la blue economy stanno diventando di moda e sentiamo dentro che sono giuste. Ora si tratta di creare condizioni abilitanti per fare cose che abbiano ricadute positive per tutti.

Noi siamo il riassunto della società che sta in mezzo tra il mercato, lo stato, l’accademia, la vita associativa e quella familiare; tutti insieme co-creiamo i prodotti e i servizi che hanno valore e ragione di essere. Se non c’è una reale interconnessione, le persone perdono di empowerment, non si sentono rafforzate nel poter contribuire al benessere sociale e finiscono per far parte del problema invece che della soluzione».

La facilitazione nella gestione di progetti e persone è una competenza che sta diventando fondamentale perché aiuta a cogliere i migliaia di segnali positivi che ci sono nelle organizzazioni. Questo ci permette di intervenire nei diversi livelli di consapevolezza e prontezza all’azione.

La rigenerazione culturale può partire da quello che già c’è, si tratta di ricombinare le risorse in maniera diversa. Come ad esempio è stato fatto a settembre a Nuraminis, realizzando una officina laboratoriale coinvolgendo persone con tanti background e la voglia di mettersi in gioco. Un modello da riproporre in altri contesti per affrontare collettivamente sfide comuni.

«Per esempio solo investendo a monte, nel non produrre più inquinamento e rifiuti, ci farebbe risparmiare in soldi per invalidità e malattie da lavoro. Acquisendo un’ottica globale e rigenerativa possiamo uscire dalla mentalità della scarsità perché le risorse ci sono ma sono mal organizzate. Invece entrare nella visione della ricchezza e della potenzialità ma senza spreco e superfluo, è quello che ci può unire.

La capacità dell’innovatore sociale sta nel riuscire a far dialogare i diversi portatori di interesse fargli vedere che il problema che abbiamo è quasi sempre lo stesso: mancanza di connessione tra di noi e con la madre terra che permettono, ancora per poco, la sopravvivenza del paradigma competitivo e non di quello cooperativo e riempiendoci di stress con le piccole dinamiche di condominio a livello personale.

Quindi sarà utile imparare ad esercitare la percezione selettiva rispetto alla mole di informazioni, anche catastrofiche che arrivano, e poter individuare le dinamiche facilitanti del processo rigenerativo con la logica della fluidità per co-creare nuovi sistemi di pensiero che ci allineano con i nostri pensieri ed emozioni, bisogni e desideri. Il benessere è possibile».

Ramona Bavassano è una persona animata da passione e creatività. Fa della propria vita ciò che sente, nella continua ricerca di senso e di piacere e nel facilitare che anche altri possano seguire le proprie passioni. Incontrarla è una esperienza capace di trasmettere forza e dolcezza insieme.

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