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22 Gen 2020

Alessia d’Epiro: “Aiuto le donne a diventare imprenditrici… e ad essere felici!”

Promuovere l’imprenditoria femminile e aiutare le donne a trovare, o ritrovare, la strada per la propria realizzazione personale e professionale. È con quest’obiettivo che Alessia d’Epiro ha fondato la Womanboss Academy, per sostenere chi vuole dar vita ad un’impresa e favorire l’affermazione un nuovo modello di leadership.

Lasciato un lavoro distante dai suoi valori, Alessia d’Epiro ha cambiato la propria vita ed intrapreso un percorso professionale più affine alla sua identità. Oggi con il suo Womanboss Academy accompagna le altre donne nella loro trasformazione personale e lavorativa, aiutandole a sviluppare le proprie potenzialità e a divenire imprenditrici felici e realizzate. In questa intervista ci racconta come e perché ha avviato la sua accademia, oggi giunta alla quarta edizione.

Alessia d’Epiro

Partiamo dal nome che hai scelto per la tua accademia, che potrebbe sembrare quasi provocatorio. Come mai hai optato per “Womanboss”?
Il nome che ho scelto è nata da una provocazione. Volevo far nascere una leadership inclusiva che desse possibilità di mettere in risalto la parte femminile e la parte maschile che c’è in noi. Sicuramente tutti i leader hanno bisogno di avere in equilibrio entrambe. Il nome quindi è nato da una provocazione, dall’idea che porsi in maniera così forte in realtà potesse diventare un marchio da indossare, distintivo e motivante: “Io sono una woman boss”.

Qual è il tuo percorso di vita e di lavoro e come ti ha portato a lanciare questa iniziativa?
Sono laureata in sociologia dell’arte – perché ho sempre creduto nell’importanza di portare l’arte al di fuori degli ambienti istituzionali – ma prima ancora nella mia formazione c’è uno studio pedagogico, quindi improntato sull’educazione. Dunque l’unione tra sociologia e pedagogia insieme al marketing e un master in MBA mi hanno dato l’opportunità di lavorare per quindici anni come brand manager di vari progetti, dedicandomi soprattutto al settore marketing kid (3-12 anni), dove il mio ruolo era quello di lanciare sul mercato nuovi progetti educativi per bambini. Ho collaborato, ad esempio, alla promozione di Peppa Pig in Italia.

Mi sono però poi resa conto di lavorare in progetti che aumentavano il gender gap e che non erano compatibili con i miei valori, la mia etica. Così ho tirato il freno a mano. Ho chiuso i miei primi 15 anni di lavoro prendendomi un anno sabbatico durante il quale ho frequentato un master in program coaching. Quindi ho riflettuto sul fatto che gli ultimi progetti che avevo seguito erano a sostegno della parte femminile. Ad esempio nelle ultime esperienze come brand manager mi ero occupata di prevedere in grandi centri commerciali aree di allattamento con spazi didattici ed educativi per le donne.

Da lì iniziai a interloquire con associazioni che si occupavano di educazione e cultura da un punto di vista femminile e mi sono resa conto che era quello che risuonava di più in me. Ho anche iniziato a scrivere su un blog raccontando quello che facevo e sentivo e parlando dell’importanza di creare un lavoro che ti assomiglia e dell’importanza della flessibilità soprattutto per le donne quando diventano mamme. Dal blog e dal confronto con le donne, il passo successivo è stato l’avvio del progetto Womanboss Academy.

A chi si rivolge Womanboss Academy?
L’80% delle persone che supporto sono adulte, spesso con figli, che incontrano difficoltà a rientrare in un mondo del lavoro poco flessibile. Per molte l’unica possibilità per trovare un nuovo impiego e realizzarsi anche professionalmente è quella di mettersi in proprio.

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Cosa provi tu nella tua veste di formatrice quando vieni a contatto con storie a volte difficili e dolorose e, dopo tanto lavoro, aiuti queste persone a cambiare concretamente la loro vita?
Per chi fa un lavoro come il mio è importante essere empatici senza però identificarsi nei problemi dell’altro. L’approccio è quello di distaccarsi dalla situazione difficile, guardarla in modo diverso e vedere cosa può nascere da quella crisi. Quindi io ascolto con empatia il dolore, ma non soffro e aiuto a non soffrire.

Metto a disposizione della Womanboss Academy gli strumenti di facilitazione e di coaching e aiuto le donne a vedere la loro fioritura, attivando potenzialità. Nel giro di poco tempo cambiano così situazioni che sembravano stabili da vent’anni. È bellissimo essere la miccia, il fuoco che accende la fiamma piuttosto che riempire il vaso: il mio lavoro non consiste nel dare soltanto nozioni ma piuttosto nel contribuire a far acquisire quella consapevolezza necessaria per guardare le cose in modo diverso. Alla fine del percorso Il loro successo è il mio successo.

Perché credi che in questa epoca storica ci sia bisogno di un percorso come quello creato da te, interamente dedicato alle donne?
Rispondo a questa domanda riportando qualche dato. Ho appreso da una statistica letta di recente che 1 donna su 4 sotto i 30 anni non studia e non lavora. Che tipo di autorealizzazione, identità e tutela da un’eventuale violenza domestica si può avere in questa situazione? Consideriamo, inoltre, che la metà delle donne tra i 25 ed i 64 anni che ha più figli non lavora, e questo perché non sono previste misure sociali adeguate (come part time e asili aziendali, ad esempio). D’altra parte in 12 regioni su 20 sono le donne stesse a pensare che sia meglio che sia l’uomo ad occuparsi del lavoro e loro delle faccende domestiche.

È dunque evidente che si tratta di uno scenario complesso e poco paritario. Per questo credo che sia necessaria una determinata risposta sociale e al tempo stesso l’affermazione di un nuovo modello di leadership femminile anche nella famiglia.


Com’è stata accolta la Womanboss Academy dal mondo imprenditoriale, dai media e dal pubblico in genere?
La Womanboss Academy è giunta oggi alla quarta edizione. Nel corso del tempo, da quando è nata, sono rimasta colpita per le volte in cui sono stata chiamata a raccontare il mio lavoro e a riportare e casi studio. Un editore mi ha chiesto di scrivere il libro “Donne che creano imprese” proprio per raccontare come avviene la trasformazione personale e professionale.

Cosa c’è nel tuo futuro e in quello dell’imprenditoria femminile?
Io spero tanto che l’imprenditoria femminile, anche grazie al digitale, possa prendere sempre più piede in maniera più economica e diffusa. Spero inoltre di veder smussati certi archetipi e che, anche grazie al digitale, possa aumentare la flessibilità e scalabilità degli impieghi per le donne.

Le donne che hanno maturato la propria identità danno vita a imprese e progetti meravigliosi legati alla sostenibilità, al terzo settore, al sociale e sono questi che faranno evolvere il mondo in modo positivo.

Ogni giorno è possibile iscriversi alla Womanboss Academy e le selezioni dei progetti avverranno proprio in questi giorni! Per avere informazioni ed iscriversi alla preselezioni clicca qui!

#IoNonMiRassegno 26/2/2020

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