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17 Gen 2020

Gli allenatori di Laureus: “Lo sport educa alla passione”

Scritto da: Paolo Cignini

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta delle attività della Fondazione Laureus, organizzazione internazionale nata a Londra nel 2000 con l’obiettivo di promuovere lo sport come strumento terapeutico nella prevenzione del disagio e attiva in diverse parti d’Italia dal 2005. Vi raccontiamo come si svolge la formazione degli allenatori.

«Pochi giorni fa, un bambino che abbiamo inserito in un progetto legato al basket, dopo diverse difficoltà iniziali di comprensione delle regole e di adattamento, ha cominciato a capire le nostre dinamiche e ad allenarsi con continuità.

La mamma è venuta a scuola un giorno, e gli ha detto che voleva portarlo via prima a causa di un impegno e che quel giorno lui non poteva allenarsi con gli altri. Il bambino si è opposto con decisione e, guardandomi in faccia, mi ha detto che non voleva mancare, perché secondo lui non fare una cosa equivale a non impararla. Abbiamo così deciso di portarlo a casa noi educatori Laureus, dopo l’allenamento. Il bambino era felicissimo: l’importanza della passione che l’allenatrice gli ha trasmesso ha giocato un fattore chiave».

Nei diversi incontri avuti, nel corso di un anno e in diversi contesti, con lo staff della Fondazione Laureus (di cui abbiamo cominciato a raccontarvi qui), abbiamo capito che diventare “allenatori Laureus” non è propriamente un gioco da ragazzi. Perché, per un allenatore o per un semplice spettatore, è facile capire il valore dello sport nel suo aspetto più ludico e aggregativo. È molto meno intuitivo, invece, capire davvero il valore educativo e tutti gli aspetti che lo compongono. Gli allenatori Laureus, se vogliono partecipare ai progetti della Fondazione, sono tenuti ad apprenderlo e soprattutto ad applicarlo nel loro lavoro.

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ATTIVATI

Per facilitare questo delicato passaggio, la Fondazione Laureus chiede agli allenatori impegnati nei suoi progetti di partecipare ad uno specifico progetto di formazione, a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare in prima persona e che vi raccontiamo dettagliatamente nel video che segue.

Abbiamo esordito, in questo articolo, con le parole di Alessandra Stella, allenatrice, psicologa e tutor Laureus: «Io ho un’esperienza sia come atleta che come allenatrice. Porto dentro di me, nella mia vita di sportiva, tutti gli allenatori che ho incontrato: nel bene e nel male, hanno lasciato un’impronta importante su di me», ci racconta Alessandra.

«Le cose che mi hanno insegnato, le parole che hanno usato, il loro modo di comportarsi sono parte di ciò che sono diventata io, sia come allenatrice sia come donna di sport. Capita che alcuni allenatori non riescano a dare il giusto peso a quello che è la loro presenza sul campo: non per quanto riguarda la qualità degli esercizi e il grado di coinvolgimento della loro attività, ma nel loro ruolo di formare degli esseri umani in crescita e dei Cittadini, non più bloccati dalle circostanze a cui li ha costretti la vita.

Tutto questo semplicemente riuscendo a trasmettere la grande passione che è dentro ad ogni allenatore per uno specifico sport, che diventa la calamita che permette al bambino di cominciare ad esprimersi e a misurarsi con il mondo. È per questo che, per noi, la formazione degli allenatori ha un ruolo fondamentale».

La formazione Laureus è solitamente divisa in tre moduli separati: il primo sulle competenze educative, il secondo legato al corpo e al suo linguaggio per poi concludersi con la parte delle competenze emotive (la parte curata da Alessandra Stella e che potete vedere approfonditamente nel video).

«Questo percorso per noi è fondamentale, perché ci diamo degli obiettivi che permettono di raccontare quello che fa la Fondazione Laureus attraverso lo sport», ci racconta Lara Tagliabue, Project Manager di Laureus. «Questi obiettivi vengono raggiunti solamente se noi lavoriamo molto bene insieme agli allenatori. Per noi è importante costruire un’identità comune su chi è e su cosa fa l’allenatore Laureus, e di conseguenza affermare con i fatti che lo sport è uno strumento educativo a tutti gli effetti. Riteniamo fondamentale poter aiutare gli allenatori a trovare gli strumenti giusti per realizzare tutto ciò».

#IoNonMiRassegno 26/2/2020

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