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17 Gen 2020

Anna Iorio: una cantautrice in viaggio verso se stessa e l’arteducazione

Scritto da: Daniela Bartolini

Anna Iorio, in arte Sorgente, la “cantautrice del cambiamento” ci racconta l’anno di pausa dal proprio progetto artistico per ritrovare se stessa, ritornare alla musica e lasciar sbocciare l’arteducazione nella propria vita.

Vi abbiamo già raccontato il percorso personale e artistico di Anna Iorio, in arte Sorgente, la sua voce ha accompagnato tante tappe del viaggio nell’Italia che Cambia, non solo in Casentino. Le sue parole, il suo racconto di vita ed esperienza intorno al vasto universo della musica e della voce, sono state ospitate anche nelle nostre pagine in un blog. Fino alla fine del 2018, quando Sorgente ci ha salutato annunciando l’inizio di un anno sabbatico.

Un anno sabbatico come cantautrice, per ritornare a se stessa, all’essenza: «Sono arrivata alla fine dell’anno 2018 con la sensazione di fare tanto sforzo come cantautrice e artista indipendente. Ho avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa e ho sentito che era il momento di fermarmi. Ho iniziato quest’anno di pausa con il desiderio di stare in silenzio e di ritornare alla musica, al canto come passione e non più come strumento di lavoro, per ritornare a sentire cosa era per me questo percorso. È stato un’anno di silenzio, dai social sopratutto, in cui ho messo da parte il bisogno di collocarmi a tutti i costi come cantautrice» – racconta Anna.

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In questo anno di silenzio sono state tante le scoperte, tutte molto più vicine di quanto potesse immaginare. Un ritorno alle origini, come vedremo alla fine di questo racconto, che ispira a prenderci un tempo per osservare la nostra direzione, i tesori che già abbiamo e a guardare la realtà con occhi nuovi e liberi da aspettative.

Anna Iorio in arte Sorgente. Ph Stefano Fabrizi.

«Negli ultimi anni ho investito molte energie nel definirmi e nel lanciarmi come cantautrice, però la mia sussistenza anche economica arriva dal progetto pedagogico, questo progetto continuava a crescere ed espandersi nelle mie mani senza che nemmeno me ne accorgessi, senza che ci mettessi troppa attenzione. Come se la vita mi stesse dando quello di cui veramente avevo bisogno, ma io ero tutta presa a cercare quello che non avevo. Fermarmi mi ha permesso di vedere questa cosa, di vedere come non stavo dando valore alla “perla della mia conchiglia”».

Eppure il percorso di cambiamento di Anna è partito proprio da qui, quando a soli venticinque anni decise di licenziarsi dal suo lavoro di segretaria presso una multinazionale, per lavorare come educatrice con i minori dopo la laurea in Scienze della Formazione. Ed è nel sociale che si concretizza il suo percorso di avvicinamento alla musica anche attraverso il diploma in Musicoterapia Evolutiva.

Quello che Anna definisce lavoro pedagogico è un lavoro sulla voce che tiene conto di questo bagaglio formativo. «Si rivolge attualmente a persone dai nove ai settanta anni, la maggior parte sono adolescenti o giovani adulti. Sono persone che arrivano da me attratte dal canto, ma il lavoro che facciamo insieme non è quello tradizionale (tecniche vocali, lavoro sullo strumento finalizzato a creare un repertorio musicale e al cantare). C’è anche la parte del cantare, ma sopratutto c’è la ricerca di benessere, di sentire come il canto può portare una sorta di riappacificazione con se stessi.

Le persone vengono da me perché non sono una classica insegnante di canto, ma un arteducatrice, una persona che attraverso il lavoro con la propria voce, con la musica, facilita la riaccensione del desiderio. La musica diventa un attivatore della passione, del desiderio di vivere. Questo succede a tutti i livelli: i bambini trovano un modo per liberarsi di piccole e grandi frustrazioni e gestire la loro grande energia; gli adolescenti trovano un modo per esprimere le proprie emozioni; gli adulti riescono a sbloccare tensioni, spesso legate al giudizio. È lavoro pedagogico a tutto tondo che si abbina all’arte. L’arteducazione lavora su questo, è un modo di aiutarti a ritrovare te stesso attraverso il tuo talento».

Anna insieme ai ragazzi e ai volontari dell’assoziazione AmICAREte

Un altro ambito in cui con questo approccio Anna lavora da anni, è quello della disabilità: «È un progetto un po’ diverso dal lavoro con i ragazzi, i disabili non hanno delle mancanze in senso interiore, hanno delle disabilità fisiche che non gli consentono di poter fare tutto. Però quel poco o quel tanto che possono fare, lo fanno con un grande senso di soddisfazione e di realizzazione. Non si va mai a colmare una mancanza quando si lavora con la disabilità, a dispetto di quello che può sembrare. Invece quando si lavora con i ragazzi, questi hanno sempre una grande insoddisfazione di fondo perché non si sentono liberi di essere pienamente se stessi. E allora è una sfida un po’ diversa, si tratta di aprire strade per avere fiducia e imparare anche a mediare con il mondo esterno. È una pedagogia che porta alla libertà personale, ma porta anche al dialogo con ciò che è intorno».

Prendendo consapevolezza di tutto questo e nel silenzio durante i primi mesi dell’anno scorso, Anna ci racconta di aver incontrato qualcosa dentro di sé, di essersi “ritrovata”. Qualcosa che ha deciso di celebrare con un viaggio lungo il cammino di Santiago, da sola. «È stato come un viaggio di nozze per celebrare l’incontro con me stessa. Mi ha dato la possibilità di vedere fino a che punto potevo contare non più su aspettative, illusioni, immaginazioni, ma sulla realtà così come si presenta. Ho capito da subito, nel cammino, che dovevo stare con quello che c’era, un passo alla volta, respirandoci dentro. Adesso preferisco partire dall’esperienza piuttosto che fare il progetto prima dell’esperienza. E non ho smesso di camminare, in natura, sentendo un forte richiamo a riportare nel mio lavoro sulla voce questi elementi della natura e della meditazione in natura».

Un’altra esperienza che questo anno gli ha permesso di riconoscere è quella con il progetto Axé, una realtà che nasce in Brasile nel 1990 che, nella convinzione che i bambini e gli adolescenti siano l’energia più preziosa di ogni nazione, lavora con la Pedagogia del Desiderio e l’ArtEducazione per sviluppare questo potenziale. Axé è un termine afrobrasiliano che significa “energia vitale”, è “l’energia che fa muovere tutte le cose”.

«Ho incontrato il progetto Axé da molti anni, spesso partecipato come cantante a incontri per raccolta fondi. Il loro approccio mi aveva sempre attratto e l’anno scorso ho fatto la formazione per conoscerlo meglio e sono rimasta folgorata per il modo in cui uniscono arte, musica e pedagogia. Tutto questo ha fatto nascere una prima collaborazione con il progetto “A-scetate,l’ArteÈeducazione” creato in collaborazione da Axé Italia con l’Associazione Maestri di Strada e l’Associazione Trerrote (Teatro Ricerca Educazione). “A-scetate” è un gioco di parole con il termine napoletano che significa “svegliarsi”, una formazione teorica e pratica incentrata sull’Arteducazione. Poi all’inizio di marzo andrò a fare la formazione annuale in Brasile con l’idea di dedicare tre mesi di volontariato all’anno lì e di continuare a lavorare per portare lo spirito di Axé anche nelle nostre realtà italiane».

E che cosa ne rimane della cantautrice?

«L’arteducazione è un modo per ritrovare se stessi attraverso il proprio talento, che poi, in fondo, è quello che facevo anche come cantautrice. Alla fine questi due percorsi non si escludono a vicenda, ma si integrano molto. Forse il ruolo di cantautrice si valorizza se tiene conto dell’arteducatrice. È stato anche un anno di sintesi, di integrazione delle varie parti. Separatamente erano una gran fatica, messe insieme è diventato anche molto più rilassante lavorare.

Rimane la musica, la voce, e questo profondo desiderio di dare voce, di mediare tra il mondo dentro di noi, che sia il mio o degli altri, e quello che poi diventa musica. Non mi affanno più per affermarmi, ma le date arrivano. Quest’anno parteciperò a Naturalmente Pianoforte e il titolo del mio nuovo concerto è “Chilometro zero”, perché è veramente la fine di un ciclo. Quest’anno sono 10 anni di Sorgente. Il “chilometro zero” è quello che ho raggiunto alla fine del cammino di Santiago, un tempo era considerato “la fine della terra”, ma poi è diventato l’inizio con la scoperta di nuovi continenti. Quindi questo anniversario lo vivo così, al chilometro zero, in attesa di vedere cosa succede…».

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