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23 Gen 2020

Vazapp, l’hub che insegna ai contadini a coltivare… le relazioni! – Io faccio così #276

Video realizzato da: Paolo Cignini

Vuoi coltivare idee e sogni? Vazapp! È questo il nome del primo hub rurale nato in Puglia per facilitare le relazioni tra contadini e promuovere l’innovazione sociale nel settore agricolo. Una comunità di giovani agricoltori, professionisti, ricercatori, comunicatori e creativi che intende rilanciare l’agricoltura creando opportunità imprenditoriale e dando vita ad una “Filiera colta”® di persone che amano la propria terra.

«Io non capisco cosa dicono, però guardo le loro mani e sono pulite». Queste parole, che non appartengono a Giuseppe Savino, fondatore e attuale presidente di Vazapp, bensì a suo padre, potrebbero racchiudere la storia subalterna di uno dei mestieri più antichi del mondo, nato ben 12mila anni fa: il contadino. «Me le ripeteva quando tornava dalle assemblee, dagli incontri – ci spiega Giuseppe -. C’era sempre qualcuno che parlava, davanti a tutti, e loro dall’altra parte che stavano lì ad ascoltare». E generalmente chi parlava, solo lui, aveva le mani pulite.

Attori silenziosi della Storia, sempre dietro le quinte, i contadini hanno sfamato per secoli re, regine, imperatori, soldati e conquistatori senza mai alzare la testa dalla terra. Le decisioni, anche quelle sul loro futuro, venivano prese altrove, da persone che la terra la calpestavano solo coi piedi o con gli zoccoli dei loro cavalli, e ben poco sapevano del loro lavoro. 

Vuoi cambiare la situazione
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ATTIVATI

Solo di recente, per uno di quegli strani slittamenti di senso che ci fanno apprezzare le cose solo quando le stiamo perdendo, la loro figura si è tinta nell’immaginario collettivo di un non so che di romantico. Da gregari di poco conto sono diventati degli eroi silenziosi, custodi di saperi che stanno scomparendo. Ma ho il sospetto che nemmeno se ne siano accorti, perché troppo impegnati a fare i contadini. E chi lo pensa, diciamo pure noi che lo pensiamo, in fin dei conti abbiamo le mani pulite.

Va bene, detta così è un po’ semplificata. Ad esempio esiste il fenomeno del cosiddetto “ritorno alla terra” da parte delle generazioni più giovani: ragazzi e ragazze spesso con formazione universitaria che scelgono consapevolmente di “tornare a lavorare la terra”. Tuttavia si tratta di un movimento parallelo, che sfiora e basta, in maniera tangenziale, l’esistenza dei contadini non riuscendo a contaminarla. D’altronde – e potete sentirlo dalla viva voce di Giuseppe (minuto 4:44 del video) «Il mondo agricolo è un mondo isolato, individualista» dove c’è un «problema di mancanza di relazioni».

Per tutte queste ragioni una iniziativa come Vazapp ha una grossa portata di cambiamento. Non sto qui a raccontare nei dettagli di cosa si tratta e come è nata: vedetevi il video, se non l’avete ancora fatto, per quello. Giusto per riassumere, l’idea è quella di far incontrare fra loro i contadini vicini, utilizzando la facilitazione per abbassare le barriere, e favorire così il fiorire di relazioni e la nascita di collaborazioni. Vorrei piuttosto soffermarmi su alcuni aspetti chiave:

Facilitazione. Se ne parla anche nel video, ma è un elemento essenziale, dunque ha senso ripetersi ed evidenziarne alcune caratteristiche. A partire dalla cura del contesto: le contadinner (il format più famoso organizzato da Vazapp), vengono fatte a casa di un contadino, a cui viene chiesto di invitare i propri vicini, in un ambiente quindi informale e che fin da subito richiama alla fiducia: invitare estranei (o quasi) a casa propria è un gesto di fiducia, che altrettanta fiducia genera negli altri. Gli incontri si svolgono in cerchio; non c’è nessuno chiamato ad insegnare o ordinare qualcosa, ma sono i contadini per la prima volta ad essere al centro, artefici del proprio destino.

Si comincia con una presentazione a due a due, per evitare ai partecipanti  l’imbarazzo di parlare davanti a tutti e consentirgli invece di guardarsi negli occhi. Poi ciascuno presenta al gruppo il proprio compagno. Giuseppe, che quasi sempre assume il ruolo di facilitatore, non è un professionista, ma ha un vantaggio: non ha le mani pulite. La terra la conosce lui per primo, sa parlare il suo linguaggio. Avviene così che se «All’inizio gli agricoltori sono diffidenti» e «questa idea di organizzare un incontro a casa loro gli sembra strana, li mette a disagio, perché nessuno gliel’ha mai proposto prima […] grazie all’utilizzo della facilitazione, tutto cambia e iniziano a vedere che nell’altro c’è qualcosa da scoprire».

Empowerment. Artefici del proprio destino dicevamo poco sopra. Il termine inglese “empowerment” è sicuramente – e fastidiosamente – abusato ma faccio fatica a trovare un corrispettivo altrettanto efficace. Perciò perdonatemi. Vazapp va a lavorare proprio lì, su quel senso di impotenza e rassegnazione che sembra far parte storicamente della figura del contadino. Che magari avrà a che fare con la dipendenza da fattori del tutto esterni e indipendenti da loro, come il clima, ma sembra estendersi a molti altri aspetti della sua vita. Cosa succede se chi è abituato a stare ai margini viene messo al centro? Quando a chi non ha mai avuto voce viene chiesto di raccontare la propria storia? Succede che per la prima volta i contadini scoprono la possibilità di scegliere in maniera più consapevole, e spesso di scegliere tutti assieme.

Collaborazione e relazioni. Un’altra caratteristica comune a quasi tutti i progetti che riescono ad avere un impatto significativo è il passaggio da un sistema competitivo/individualista a un sistema collaborativo basato sulle relazioni. È quello che fa anche Vazapp. Le relazioni sono la base di tutto il progetto e sono qualcosa che i contadini non sono abituati a coltivare, ma basta relativamente poco per farle fiorire. «L’agricoltura cambia nel momento in cui i confinanti entrano in relazione» non si stanca di ripetere Giuseppe. Fatto sta che dagli incontri sono nate collaborazioni aziendali, persino cooperative. Contadini che hanno iniziato a condividere gli strumenti del mestiere, a comprare assieme il concime, ottenendo anche vantaggi economici.

Un po’ di informazioni aggiuntive finali, che per esigenze di minutaggio non sono rientrate nel montaggio video, condite da qualche considerazione.

Vazapp, nata da un’idea di Giuseppe Savino, è cresciuta nel tempo e adesso raggruppa 16 giovani professionisti, fra docenti universitari, architetti, fotografi, social media manager, addetti stampa, persino uno chef. Ed è cresciuta anche nei format, nelle collaborazioni e nella ambizioni. L’idea di stabilire nuove relazioni si è estesa oltre le contadinner (che nel frattempo sono andate ben oltre i confini della provincia foggiana e potrebbero sbarcare persino fra i produttori di caffé colombiani) e sono nati altri format che coinvolgono assieme ai contadini differenti anelli della filiera, ad esempio gli albergatori, gli chef, o i consumatori finali.

Vazapp ha iniziato a collaborare con istituzioni che hanno bisogno di “entrare” nel mondo dell’agricoltura, come il Ministero dell’Agricoltura, CREA, ISMEA, le regioni. Nel frattempo è diventata una cooperativa che proprio grazie a queste collaborazioni ha trovato una sua sostenibilità. 

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