28 Set 2020

Un Villaggio per crescere, il luogo che promuove lo sviluppo dei piccoli e le competenze dei genitori

Scritto da: Valentina D'Amora

Un progetto nazionale di contrasto alla povertà educativa, dedicato alle famiglie con bambini da 0 a 6 anni. A Genova si trova in Valpolcevera e in questi due anni ha già fatto molto per combattere la paura e ricucire quel profondo strappo lasciato dal crollo del Ponte Morandi.

Genova - I Villaggi per Crescere sono spazi gratuiti, allestiti in locali messi a disposizione da istituzioni, nei nidi o nelle biblioteche, in cui le famiglie e i bambini da 0 a 6 anni possono trascorrere del tempo insieme, leggendo, coltivando un piccolo orto, facendo musica o, semplicemente, rilassandosi.

In Italia ce ne sono dieci, sparsi lungo il territorio nazionale: Cervinara (AV), Cosenza, Genova, Foligno, Napoli – quartiere Pianura, Policoro (MT), San Cipriano d’Aversa (CE), Siracusa – quartiere Mazzarona, Torino – quartiere Barriera di Milano. Ognuna di queste aree è stata scelta dopo un’accurata analisi del territorio e un confronto sia con le istituzioni locali che con il Terzo Settore.

Villaggio Crescere Valpolcevera

Garantire un’offerta educativa equa a tutte le famiglie con bambini in età prescolare residenti in quartieri dichiarati a rischio povertà educativa è l’obiettivo primario dei Villaggi.

A Genova, da settembre 2018, il Villaggio per Crescere si trova in Valpolcevera, dove erano già presenti circuiti di fragilità e di deprivazione morale e materiale, criticità accentuate dopo il crollo del Ponte Morandi. Ne ho parlato con Maria Carla Sivori, referente del progetto per la cooperativa ASCUR.

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Le esperienze che facciamo fin da molto piccoli lasciano un segno nella personalità di noi adulti: nasce da qui l’idea di rivolgervi ai bambini in età prescolare in aree ritenute a rischio povertà educativa?

Proprio così. La prospettiva del Villaggio per crescere è quella dell’ecologia sociale (comunità, famiglie, bambine e bambini) con l’obiettivo di offrire l’opportunità equa di uno spazio e di un tempo dedicato, in cui il “fare insieme” promuova lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei piccoli, insieme alle competenze genitoriali dei grandi.

Ricordiamo che è un fare insieme, nella triade tra operatori, genitori e bambini ed è questa la grande peculiarità del progetto. Va da sé che la ricaduta sia nel “qui ed ora” e nel domani più prossimo, ma con effetti che durano per tutto il corso della vita, e, se vogliamo, in una visione ciclica più ampia e più ambiziosa, ma reale, delle future generazioni.

Villaggio per crescere 1

Ad accogliere le famiglie ci sono educatori e volontari formati: come gestite le attività in Valpolcevera e chi fa parte del team genovese?

Le attività sono quelle che nutrono la mente e il cuore dei bambini e delle bambine, sviluppando funzioni fondamentali, che implicano la relazione genitore-bambino ed entrano a farne parte anche a casa. Lettura condivisa, musica (dialogo sonoro, esplorazione strumentale), espressione corporea e movimento, gioco (motorio, simbolico, euristico), laboratori artistici e sul riciclo: gioco con il “semplice”, costruzione giochi, oggetti e strumenti musicali.

La gestione delle attività si snoda in lungo, anche in ragione della conformazione del territorio della Valpolcevera, dalla casa Beata Chiara a Pontedecimo fino a Certosa. Il calendario varia da periodo a periodo e cerca comunque di coprire, fra le diverse sedi, molti degli spazi fruibili dai bambini e dalle loro famiglie. Ad esempio, durante il lockdown abbiamo fatto moltissimo a distanza e le famiglie ci hanno dato feedback molto positivi dell’importanza di sentire la nostra vicinanza.

Gli operatori – io come coordinatrice, e poi Vanina e Alessandro – hanno una formazione specifica nel lavoro con i bambini e le famiglie, che viene però aggiornata e integrata costantemente, anche in sinergia con gli altri partner di questo progetto che è nazionale (capofila CSB Trieste, finanziato e promosso da ConIBambini).

In questi primi due anni di attività siete riusciti a ricostruire quei legami diventati così fragili, dopo il crollo del ponte Morandi?

Questa è una domanda difficile. Sicuramente posso affermare che, per la nostra piccola parte, siamo riusciti a stare vicini, con la presenza, il fare insieme e l’ascolto, ma anche a promuovere intrecci e scambi con le famiglie, quindi qualcosa abbiamo sicuramente “rimagliato” o contribuito a rimagliare. Questo in un’ottica di comunità, non solo educante, ma proprio di prossimità, importante sempre, ma nei momenti di fragilità, come sappiamo, ancora di più.

E se è vero che “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”, come insegna un antico proverbio africano, in Valpolcevera il villaggio, in poco tempo, è diventato un’ancora di salvezza per tante famiglie, in un momento storico così difficile per la nostra città.

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