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12 Ott 2020

Creazioni al fresco: le donne detenute realizzano capi artigianali con materiali di recupero

Scritto da: Valentina D'Amora

Sviluppare le competenze personali valorizzando la creatività e trasformando poco a poco l’artigianalità e la creatività in strumenti concreti per ripensare il proprio futuro. Questo l'obiettivo di Sc’Art!, associazione di Genova porta avanti percorsi rivolti alle donne detenute, e non solo.

Borse, tovagliette, accessori e complementi d’arredo, tutti confezionati utilizzando striscioni pubblicitari in pvc dismessi e tele di ombrelli rotti. Design originale e pezzi unici, con un occhio di riguardo all’ambiente. Ma dietro alle Creazioni al fresco c’è molto di più: un ritratto collettivo di donne che cuciono ali a oggetti che prendono il volo da un luogo di chiusura totale, il carcere. E anche se non riesco a immaginarmi i loro volti, vedo tutte le loro mani che disegnano, progettano e cuciono queste borse, esposte nell’atelier di Vico Angeli 21, a Genova.

A gestire il progetto è l’associazione di promozione sociale Sc’Art!, che dal 2013 porta avanti percorsi rivolti alle donne detenute presso la Casa Circondariale di Genova Pontedecimo, a donne in misura alternativa alla detenzione e a ex detenute.

«L’obiettivo dei nostri laboratori è sviluppare le competenze personali – spiega Emanuela Musso, costumista e sceneggiatrice genovese, coordinatrice del progetto e direttrice artistica di Sc’Art – valorizzando la creatività e l’autostima di ogni singola donna che partecipa agli incontri, trasformando poco a poco l’artigianalità in uno strumento concreto per ripensare il proprio futuro».

Uno scatto durante il mercatino di Alba

Si tratta di un’attività “trattamentale” inserita in un progetto complessivo di risocializzazione, che apre uno spiraglio rieducativo alla misura punitiva. L’attività lavorativa all’interno del carcere per l’effettivo reinserimento in società dei detenuti, se da una parte sottolinea necessità di scontare la pena, dall’altra esprime il valore di rendersi utili alla società e alla famiglia, a cui molte donne inviano il proprio stipendio.

Alcune detenute acquisiscono una tale competenza da essere state poi assunte a tempo indeterminato da Sc’Art per continuare a far parte del progetto. «La nostra è una delle pochissime realtà del territorio ad essere riuscita ad attivare una convenzione con il carcere – racconta Etta Rapallo, presidente dell’associazione – che ci consente di beneficiare di agevolazioni e sgravi fiscali per le assunzioni lavorative di queste donne, alcune delle quali proseguono con noi anche una volta fuori dal carcere». Un progetto strutturato per una riabilitazione a tutto tondo.

Il “carretto” che trasporta i materiali ai mercatini e durante i banchetti in piazza

Oltre al laboratorio all’interno del carcere di Pontedecimo, ce ne sono altri due: uno si trova a sei fermate d’autobus di distanza, a Bolzaneto, ospitato dentro il circolo Arci di Trasta, e un altro in Vico Angeli, in pieno centro storico, l’atelier di proprietà di AMIU, dove sono stata io, che fa anche da store.

«Nei nostri tre laboratori – prosegue la Rapallo – oltre alle detenute della casa circondariale, ci sono anche donne in borsa lavoro e altre con contratti part-time oppure detenute in regime di semilibertà». Mentre parlano, penso continuamente al concetto di “dentro” e di “fuori”, penso alle sbarre che oscurano le finestre, alla mandata di chiavi che chiude la cella e rifletto su cosa possa aver significato il lockdown per delle persone che avevano appena finito di scontare la pena.

Lo store in Vico Angeli 21, a Genova

«Durante la quarantena – prosegue la Musso – abbiamo deciso di non interrompere il percorso delle donne impegnate nel laboratorio esterno di Trasta e abbiamo portato avanti una modalità di smartworking, recapitando a domicilio tutti i materiali necessari. Abbiamo scelto di continuare ad accompagnare le donne che seguiamo, seppur a distanza, in quel cammino condiviso che avevamo intrapreso». E mantenere ben teso il filo che lega tutte le persone coinvolte.

Un ulteriore valore aggiunto è la rete che circonda le Creazioni al Fresco: sono numerose le imprese e le organizzazioni che sostengono questo prezioso progetto, ognuno in una forma diversa. C’è chi fornisce strumenti concreti, come i banner pubblicitari dismessi o chi, come COOP, fa commesse anche cospicue, come lo scorso Natale, che ha ordinato 850 borse per i soci dell’assemblea annuale, ma c’è anche chi offre opportunità di partecipazione a eventi pubblici, come il Festival della Scienza, vetrina internazionale sul mondo scientifico per adulti e bambini.

Tutti piccoli ma grandi tasselli per la costruzione di una finestra tra il carcere e la città.

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