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14 Dic 2020

Alessio Debenedetti: “Nei miei video racconto le storie dei giovani senzatetto di Genova”

Scritto da: Valentina D'Amora

Un videoreporter freelance, con la passione per la fotografia, apre un gruppo su Facebook per condividere gli scatti sulla sua città, Genova. In pochi mesi si rende conto dell’enorme visibilità che ottengono i suoi post e decide di dare un taglio più sociale al gruppo, con il format “I Love Genova for you”, pubblicando videointerviste che danno voce a chi ogni giorno lotta per sopravvivere.

I love Genova” è un gruppo Facebook con oltre 17000 iscritti: i suoi membri non sono tutti genovesi, ma persone di tutta Italia a cui piace sfogliare fotografie della Superba, “senza censure”, come specificato nella sezione Informazioni. Non sono solita iscrivermi a gruppi generici, ma questo mi colpisce da quando qualcuno dei miei contatti condivide una delle videointerviste realizzate da Alessio Debenedetti, l’amministratore: riconosco i visi di persone di strada, viste in centro città, che raccontano la propria storia. «Grazie a questi video, stiamo aiutando molto questi ragazzi. Ho scelto loro perché sono persone che avevano una vita normale, proprio come quella di tutti noi, e si sono ritrovati da un giorno all’altro a dormire dentro un sacco a pelo, a contatto con l’asfalto. Per questo ho deciso di intervistarli e anche di passare una notte con loro, proprio con l’obiettivo di documentare come vivono».

CHI SONO GLI AMICI DI ALEX

Gli amici di Alex sono tutte persone sotto i quarant’anni che vivono alla giornata e ogni mattina si svegliano all’alba, sapendo di dover affrontare un’altra giornata al freddo per raccogliere qualche moneta che possa dar loro e ai loro amici a quattro zampe la possibilità di sopravvivere. «Chiacchierando con loro ci si rende conto di quanto sia incasellata la nostra vita: nascere, studiare, lavorare, prendere quattro spiccioli di pensione dopo una vita d’inferno, per poi morire con un mare domande a cui non siamo mai neanche riusciti a dare una risposta. Allora fermiamoci un attimo e iniziamo a goderci le piccole cose e a dedicare più tempo a ciò che veramente è vita, come la famiglia. Ognuno di noi ha la propria storia e sa davvero cosa può renderlo felice, ma in tutta questa frenesia, mai come ora, c’è bisogno di rallentare».

OLTRE ALLE INTERVISTE

«Passare la notte all’addiaccio non è stato facile: dormire con solo un cartone a proteggerti dal freddo non è affatto semplice, per questo ho voluto raccontare l’estrema difficoltà della loro quotidianità, purtroppo ignorata da tanti».

Alex, però, fa tutto questo da solo, senza intermediari: «Non mi appoggio ad un’associazione perché a breve ho intenzione di aprirne una io che possa realmente sostenere queste persone, che meritano un’altra opportunità dalla vita, non solo dal punto di vista materiale. Il mio obiettivo è aiutarli a ripartire e restituire loro un tetto sopra la testa.

LA RISPOSTA DEL TERRITORIO

Le interviste di Alex sono state molto condivise e hanno toccato la sensibilità di tanti: «Sono state numerose le persone, tra cui anche volontari di realtà associative locali, che si sono mobilitate, portando ad Antonio, Salvatore, Angelo e agli altri ragazzi in strada sacchi a pelo, cibo, coperte, giacconi e scarpe nuove (uno di loro ne aveva solo un paio, legate con lo scotch). Anche un dentista del centro s’è reso disponibile per un ragazzo che aveva bisogno di un’estrazione, offrendogli gratuitamente la prestazione».

Ora stanno meglio, Alex li vede più sorridenti e con un po’ più di speranza verso il prossimo.

E se non si fa che parlare dell’impatto della rete sulle nostre vite, in questi casi ci si rende conto che la tecnologia non è intrinsecamente buona o cattiva: dipende da come la si “usa”.

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