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16 Dic 2020

Il Covid e la ricerca dello spirito critico: intervista a Francesco Rosso

Scritto da: Daniel Tarozzi

In un mondo reale e virtuale quanto mai polarizzato tra negazionismo e terrorismo mediatico, tra distanza e vicinanza, tra rabbia e passiva rassegnazione, come non perdere di vista il buon senso? E se piuttosto che schierarci con l’una o l’altra fazione di una guerra illogica e inesistente ci facessimo guidare dal nostro spirito critico? Daniel Tarozzi intervista l’imprenditore Francesco Rosso e si confronta con lui sulla pandemia, le restrizioni, la disobbedienza civile e l’approccio alla salute.

Raccontare l’Italia (e il mondo) in questo 2020 è stato per me particolarmente difficile. Sono abituato a scrivere solo di ciò che ho potuto toccare con mano, vedere con i miei occhi, respirare con i miei polmoni. Ho imparato a diffidare da ciò che riportano giornali e televisioni e di pormi costantemente domande senza accettare facili ricette e senza ricadere nell’eterno dualismo proposto dai mass media per cui sei “di qua o di là”. Insomma, ho sempre cercato di fare il mio mestiere con tutta l’onestà possibile. Per questo motivo per quasi tutto l’anno ho scelto di non scrivere di Covid 19, di non affrontare la pandemia, di non commentare le scelte di questo o quel governo, di non mettere in dubbio le verità ufficiali o i pensieri “alternativi”. D’altronde lo facevano già tutti gli altri. Cosa avrei potuto aggiungere io?

Ora però sento che è venuto il momento di provare ad affrontare queste tematiche in prima persona. Non perché abbia scoperto particolari verità, ma perché quello che da sempre guida il mio lavoro è il rifiuto del mono-pensiero e la ricerca del cosiddetto spirito critico, dove la parola “critico” non significa andare contro questo o quel punto di vista ma sviluppare “un atteggiamento riflessivo proprio di chi non accetta nessuna affermazione senza interrogarsi sulla sua validità e che considera una proposizione come vera solo quando è stata verificata, dove possibile, o quantomeno attentamente considerata”.

Questa premessa ci porta alla scelta di dar voce, con questo articolo, a chi voce nei media mainstream non ha. Persone che hanno scelto di non sottostare a tutto ciò che viene proposto come verità da media e politici, ma che allo stesso tempo rifiutano l’approccio “negazionista” o le azioni conflittuali. Persone che per una serie di motivi hanno scelto di agire in prima persona per proporre altri punti di vista, assumendosene la responsabilità sul proprio corpo e sulla propria pelle.

In questo primo confronto, ho deciso di intervistare Francesco Angelo Rosso, Direttore Generale di Macrolibrarsi e fondatore della Fattoria dell’Autosufficienza. L’ho intervistato diverse volte nella mia vita, l’ultima delle quali in occasione di una puntata del mio format “Matrix è dentro di noi”. Conosco bene, quindi, la sua limpidezza d’animo e la sua grande capacità ideale e realizzativa.

Francesco Rosso

Francesco, insieme ad altre persone, ha dato vita da qualche settimana ad una serie di azioni tese a proporre un mondo diverso piuttosto che combattere quello vigente. Lo scopo dichiarato è quello di diffondere amore e non paura. I presupposti che stanno dietro le loro azioni, sono il rifiuto di quella che alcuni definiscono “dittatura sanitaria”, la ricerca di un contatto sociale (e non un distanziamento), il rivendicare la priorità delle relazioni umane, della libertà e delle scelte consapevoli, di un diverso approccio alla salute.

Una delle “azioni” organizzate da queste persone è stata una “chiamata” in un bosco, nello scorso novembre, in Romagna. Azione che violava alcune limitazioni dovute ai provvedimenti del governo. In particolare gli spostamenti, la mancanza di mascherine e la proposizione di un “assembramento” (all’aperto). Molto ci sarebbe da dire sulla scelta di queste espressioni da parte di media e politici: assembramento e distanziamento sociale sono espressioni con un preciso richiamo storico e delle precise ricadute a livello psicologico e sociale, ma non è questo il momento di approfondirli. Diamo infatti finalmente la parola a Francesco.

«Con una quarantina di persone, ci siamo incontrati in un luogo circondato solo da boschi, a 1400 metri, in cui era quasi impossibile incrociare qualcuno. Volevamo creare qualcosa di nuovo, di completamente diverso dalla manifestazione in piazza. Quando organizzi una protesta in piazza, infatti, vai contro qualcosa, e hai la volontà di fare proselitismo e trovare altre persone e convincerle ad andare contro. Il nostro approccio, è opposto. Qual è l’opposto di azioni mosse dalla rabbia? Dimostrare amore, abbracci, stare insieme, cercando di costruire una comunità che abbia valori differenti».

Il risultato, però, è stato un po’ diverso. Francesco e i suoi amici hanno trovato ad attenderli le forze dell’ordine e nei giorni successivi Francesco è stato vittima di una serie di attacchi violenti attraverso i social, ricevendo molti auguri di morte e sofferenza. «Mi sono sentito un po’ come una sorta di Osama Bin Laden, come qualcuno che doveva essere eliminato perché stava generando una situazione problematica, quando il nostro obiettivo era l’opposto. Questa rabbia che porta le persone ad auspicare la morte di qualcuno “colpevole” di essersi incontrato liberamente con altre persone in un bosco mi spaventa. Noi non abbiamo creato pericolo per nessuno, anche con i carabinieri ci siamo posti in modo totalmente pacifico, sono rimasti loro stessi stupiti. Inizialmente ci hanno ritirato tutti i documenti in stile retata. Noi ci siamo messi a cantare e suonare in cerchio e abbiamo iniziato a cantare e ballare. A quel punto l’atteggiamento dei carabinieri è cambiato completamente, hanno abbandonato quell’aria di ostilità e non ti nascondo che secondo me molti di loro sarebbero venuti volentieri con noi a fare una camminata».

L’incontro nel bosco organizzato da Francesco Rosso

Le forze dell’ordine hanno ritirato 22 documenti e hanno dovuto chiamare i rinforzi per redigere tutti quei verbali. Ci sono volute quasi tre ore. Per questo le persone che sono arrivate dopo hanno evitato la multa. Ma hanno comunque scelto di rischiare di prenderla. Al loro arrivo, infatti, Francesco gli è andato incontro spiegandogli la situazione e loro hanno scelto comunque di restare rischiando il verbale. La motivazione principale delle multe era lo spostamento – vietato – tra comuni diversi. I protagonisti di questa giornata hanno deciso di sfidare il divieto come atto di disobbedienza civile.

Faccio notare a Francesco che una parte della rabbia che ha mosso chi lo ha attaccato in seguito è stata probabilmente suscitata dalla paura che queste persone potessero diventare poi vettori di diffusione del virus. Hanno quindi vissuto questa azione come un gesto irresponsabile. «Chi si prende cura della propria salute difficilmente ha conseguenze da questo tipo di infezione. Non avendo conseguenze e non ammalandosi non diventa un vettore».

Francesco mi fa notare che in questo momento migliaia di persone sono compresse in centri commerciali, strade affollate per gli acquisti di Natale, file alla posta. Eppure nessuno le minaccia di morte. I partecipanti all’azione, inoltre, erano tutte persone sane, che si sono incontrate all’aperto e che vivono una vita sana, mangiando correttamente. Hanno quindi un sistema immunitario molto forte.

Però, faccio notare io, la maggior parte degli italiani non si alimenta in modo sano e non ha un sistema immunitario forte.

Per Francesco, ci vuole semplicemente buon senso. Se sei un soggetto a rischio o frequenti soggetti a rischio, afferma, ovviamente devi tutelare te stesso e gli altri, ma non sono necessari decreti governativi che limitino la libertà. «Non è necessario vietare per legge di mettere una mano sul fuoco. Se ci tieni alla tua mano non ce la metti! Stiamo accettando silenziosamente le limitazioni alla nostra libertà. Se davvero i governi vogliono mettere la nostra salute al primo posto come mai non fanno niente per i cambiamenti climatici, per i milioni di morti all’anno a causa degli zuccheri (1,5 milioni). Come mai vendono le sigarette e non costruiscono norme per limitare gli incidenti d’auto? Che senso ha non far girare la gente dopo le 22? E come mai in pochi sanno che il virus è “più piccolo” dei pori delle mascherine e quindi mettere la mascherina è un po’ come mettere un cancello per non fare entrare le zanzare?».

Per esprimere la sua visione, il 24 novembre Francesco si è divertito a pubblicare sui social un suo DPCM in cui propone una serie di “disposizioni” che mettono al centro la salute e le relazioni umane e invitano a limitare la diffusione di paure e disinformazione. Ovviamente, il presupposto alla base di questo documento è che gli abbracci non siano pericolosi e le mascherine non siano utili. In molti non la pensano così. Anche la comunità scientifica sembra essere in gran parte concorde sull’utilità delle disposizioni attuali. Gli chiedo cosa ne pensi.

«Io credo che i morti per Covid, da distinguere bene dai morti con Covid, con restrizioni o senza, rimangono gli stessi. Mi sono guardato le curve dei decessi e dei contagi pubblicati dall’ISTAT e che riguardavano i primi mesi dell’epidemia ed è evidente come inizio e fine del lockdown non spostano la curva, che rimane lineare con le stagioni. Si è fermato con l’arrivo della tarda primavera/estate ed è ricomparso con l’arrivo dell’autunno con probabili nuovi picchi in inverno. Se le restrizioni e i lockdown avessero avuto un effetto si sarebbe visto un repentino calo dopo le famose due settimane, invece ci sono voluti mesi. Io conosco moltissima gente che non segue tutte le restrizioni vigenti e sta bene, mentre diverse persone che sono molto molto attente, come ad esempio il presidente della Regione Emilia Romagna o l’ex ministro della sanità, sono state contagiate, così come molti uomini politici in prima linea nella proposizione di mascherine e restrizioni varie. Dobbiamo tornare a valutare la realtà con i nostri occhi e con il nostro spirito critico. Rafforzare il sistema immunitario, mettere attenzione sul cibo, sulla salute. In questo modo, anche se ci prenderemo un virus lo supereremo».

Questo – mi spiega Francesco – non significa negare l’esistenza del virus, ma contestare che le risposte che il mondo sta dando siano le uniche possibili e interrogarsi sulle motivazioni reali che stanno dietro a ogni scelta.
Eppure, faccio notare a Francesco, la comunità medica sembra essere compatta, con pochissime voci fuori dal coro. «È una cosa che mi lascia allucinato. Forse si può spiegare con quel video che sta spopolando sui social in cui una professoressa chiede agli alunni di dire che la cartellina che tiene in mano è rossa anche se è verde. Quando entra un alunno ritardatario e vede che tutti dicono che è rossa, afferma anche lui di vederla rossa… Inoltre, purtroppo, la medicalizzazione del sistema medico sta portando un’intera categoria di professionisti a seguire passivamente dei protocolli per paura delle conseguenze di eventuali posizioni dissonanti. Oggi se dissenti vieni radiato e non puoi più esercitare la tua professione. Ci si limita quindi ad agire in modo meccanico, sintomo – farmaco».

Ma quindi, mi chiedo e chiedo a Francesco, sarebbero dei poteri economici a volere questo tipo di politiche a livello mondiale? Non stanno provocando, queste stesse politiche, moltissimi danni anche alle multinazionali del petrolio, del turismo e così via?

«Chi governa l’agenda mondiale non sembra particolarmente interessato a far viaggiare le persone. Se ci pensi, chi sta guadagnando da questa pandemia? Mentre un’economia muore, quale economia si sta affermando? Quella digitale. Amazon, Facebook, Google, Apple, e così via. Mentre ci chiudono in casa, aprono le connessioni via web. Non a caso, oggi le persone più ricche del mondo lavorano tutte nell’ambito tecnologico. Che sia tutto casuale è anche possibile però a me sembra strano. Se sono i soldi che fanno la politica, e questo mi sembra verificabile negli ultimi 50 anni di storia, diventa plausibile credere che tutto ciò che sta avvenendo sia favorevole a chi governa il pianeta a livello economico. Non possono dirmi che ai governi interessa davvero la nostra salute. Quale paese ha messo in primo piano l’ambiente invece dell’economia in passato o anche oggi? Quale paese ha messo come priorità la salute delle persone? Tutti i paesi hanno una economia basata sul libero scambio delle merci anche quando questo non conviene ai propri concittadini.

Oggi non esistono più modelli diversi. Tutto il mondo segue un preciso modello economico. Persino la Cina “comunista”. Il lavoro del governo, dei governi, in stile “rana bollita” funziona molto bene. Proprio come la famosa rana non si accorge che la temperatura si sta alzando perché accade lentamente (e quando la temperatura diventa insostenibile non ha più la forza di saltare via), così noi stiamo accettando di rinunciare alle nostre libertà un passo per volta».


Mentre lo ascolto penso alle persone che ho visto guidare un auto da sole o una bicicletta in campagna, indossando uno straccio sulla faccia. Penso agli anziani soli che non possono ricevere un abbraccio dei loro cari, penso agli adolescenti che sono privati della possibilità di andare a scuola e che vengono giudicati e disprezzati se si “assembrano”. Penso al disgusto con cui le persone guardano altre persone abbracciarsi felici. Penso alla paura dell’altro, del contatto fisico. Penso ai tabaccai aperti e alle librerie chiuse nel primo lockdown. Penso alla morbosità con cui ogni giorno vengono conteggiati i morti di Covid mentre i ghiacciai si sciolgono, le foreste bruciano, la plastica invade il mondo. Nell’indifferenza di governi e popolazioni. Penso ai carabinieri mandati da qualche delatore a multare un gruppo di persone perché ha deciso di passeggiare in un bosco.

Non so se Francesco abbia torto o ragione a livello medico. Non ho dati certi per comprendere gli effetti reali di questa pandemia sulla salute delle persone rispetto alle altre problematiche che affliggono oggi il pianeta. Ma so, sento, che se smettiamo di porci domande, se accettiamo passivamente qualsiasi legge venga emanata, se troviamo normale chiudere bambini e ragazzi in casa e anziani in strutture, proteggere la produzione di auto e armi prima della cultura, demonizzare il divertimento, la convivialità… Il fascismo non diventa più un rischio per il futuro, ma una concreta realtà del nostro presente.

Disobbedienza civile. Questo è il criterio che guida Francesco e molte altre persone. Un principio che non prevede solo il rifiuto di seguire una legge o una norma ritenuta ingiusta, ma l’assunzione di responsabilità di questo gesto, un gesto quindi che per sua natura deve essere pubblico, visibile, annunciato, gridato ai quattro venti. E che generi domande, dibattiti, approfondimenti.

Oggi, invece, il dibattito, per dirla con le parole di Francesco, si polarizza tra «chi ripete quanto ha sentito al TG5 e chi quanto ha sentito su Byoblu. In questo modo si smette di ragionare con la propria testa e valutare anche in base alla propria esperienza. Ecco perché bisogna cercare di tornare a mettere al centro la cultura, studiare un po’ di scienza, un po’ di storia».

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