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2 Dic 2020

L’artista Federica Ooyen: “Ho affrontato la malattia mentale e ora aiuto chi soffre di disturbi psichiatrici”

Scritto da: Valentina D'Amora

La storia di Federica, giovane artista genovese che dopo aver sofferto di disturbi psichiatrici ha ritrovato la voglia di vivere e creato un brand di abbigliamento per trasmettere solidarietà e coraggio a chi sta affrontando una malattia mentale. Il suo messaggio: "Non siete soli. Esiste sempre qualcuno, simile a voi".

Federica Ooyen ha 29 anni e alla fine del 2017 ha smesso di lavorare. Interrompere il lavoro non è stata una scelta, ma una conseguenza di uno stato mentale e fisico che s’è aggravato sempre di più, fino a quando, nel 2018, è stata ricoverata in una clinica specializzata. La diagnosi: depressione maggiore, con disturbo bipolare di secondo tipo, definito anche malattia maniaco-depressiva, e disturbo borderline. Oggi Federica ne è uscita e ha voluto condividere con noi la sua storia.

Federica, raccontaci la tua storia: chi sei e cosa ti è successo?
Ho visto la morte in faccia, ma ce l’ho fatta e oggi ringrazio il 2019 e il 2020 per avermi restituito tanta vita che mi era stata tolta e abbraccio ogni giorno a venire col cuore pieno di entusiasmo e positività. Da piccola ero vivacissima e iperattiva, ho sempre avuto una mente creativa e una dote innata del disegno. Ero dolce ma prepotente, educata ma ribelle, giudiziosa ma capricciosa. Ho avuto un’infanzia meravigliosa che auguro a ogni bambino. All’età di 11 anni, però, accadde una cosa che mi cambiò la vita. Presi quell’avvenimento e lo nascosi nella parte più remota del mio inconscio, dimenticandomene. Quel trauma però crebbe insieme a me, come un cancro che insedia lentamente le sue metastasi. A 15 anni cominciai ad avere i primi segnali, ignorati, di disordine alimentare e negli anni successivi alternai periodi di normalità ad altri di iperattività che si ripercuotevano anche sul mio andamento scolastico. Non stavo male, ma avevo sbalzi di umori importanti e facevo fatica a controllare le emozioni. I miei voti erano altalenanti: era come se la mia mente si accendesse e si spegnesse ciclicamente.

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A 19 ebbi il mio primo attacco di panico. Sentivo che c’era qualcosa che non andava in me, ma per anni riuscii a condurre una vita regolare e ricca di esperienze: iniziai a lavorare, andai a vivere da sola a 20 anni, presi un cane tutto mio, un cavallo, avevo tante amiche, facevo viaggi in giro per il mondo, mi divertivo. Ma nascondevo un malessere al quale non sapevo dare un nome, fin quando nel 2017 questo nome fu dato dai medici: depressione maggiore per disturbo bipolare di tipo 2 e borderline. Quel mostro che avevo tenuto a bada per tutti quegli anni esplose proprio nel momento più bello della mia vita. Quel controllo che avevo sempre avuto su tutto mi stava scivolando dalle mani: avevo esplosioni di ira pericolose, crisi di pianti agonizzanti, disperazione, paura, terrore, ansia, autolesionismo, pensieri di suicidio. Volevo continuare a vivere la mia vita, ma non ci riuscivo: mi sentivo come se qualcuno mi divorasse gli organi. Proprio io, che sono sempre stata un vulcano di vita. E invece di essere capita, venivo insultata e disprezzata da chi avrebbe dovuto supportarmi. Diventai pelle e ossa e vedevo questo come un trofeo per tutta quella sofferenza. Nell’estate 2018 la mia vita arrivò ad essere in serio pericolo, così decisi di farmi ricoverare in una clinica specializzata a Firenze, dove rimasi per alcuni mesi.

Come ne sei uscita?
È stata dura, la mia esistenza è stata letteralmente interrotta per due anni, durante i quali il mondo andava avanti, mentre io ero ferma. Quando i dottori mi domandavano come vedessi il mio futuro, vedevo il vuoto. Lentamente ho ripreso ad alzarmi dal letto, mangiare, lavarmi, uscire col cane, con le amiche, a viaggiare, lavorare… Insomma, a vivere. Non si può dire che ne sia uscita. Si può dire che io abbia raggiunto un equilibrio. Dal disturbo borderline si può guarire. E ora ho una consapevolezza che non credevo avrei mai raggiunto, grazie al duro lavoro che ho fatto su di me, insieme alla mia alla mia psicologa e alla mia psichiatra.
L’aspetto bipolare, invece è una malattia fisiologica, probabilmente scatenata da eventi di vita, ma era nella mia predisposizione genetica, come un diabete, che può manifestarsi come no. Ed è un’alternanza di fasi depressive e maniacali. Non si tratta però di avere due personalità, perché è un disturbo dell’umore. Non sparisce, ma si controlla con la conoscenza della malattia e con i farmaci. Come il diabetico conosce la sua malattia e può attuare dei comportamenti funzionali per conviverci, anch’io posso fare lo stesso ed è quello che sto facendo.

Parlaci del progetto F;Ooyen e in che modo parla a chi sta affrontando quello che tu hai passato.
F;Ooyen nasce dalla mia passione per la moda, il design e l’arte e si basa sullo strutturare un brand di abbigliamento e accessori rivolti a tutte quelle persone che nella vita hanno sofferto di depressione e malattie mentali, ma anche a chi ha affrontato difficoltà insuperabili, sentendosi senza via d’uscita. Nel caso delle malattie mentali l’intenzione è quella di donare dignità a tutti coloro che hanno affrontato sfide che li hanno messi al tappeto. Dignità che spesso viene minacciata dai pregiudizi: quanti giudicherebbero un cardiopatico o un diabetico perché assumono medicinali per pancreas e cuore? Nessuno. Eppure è considerato disdicevole prendere una pastiglia quando è la testa ad ammalarsi. Il cervello è un organo esattamente come gli altri e, talvolta, può accadere che smetta di funzionare correttamente, si ammali e necessiti di cure. Chi combatte contro questi disturbi deve, purtroppo, anche scontrarsi coi giudizi altrui.

Chi smette di sognare è morto, ma chi indosserà qualche capo disegnato da Federica dichiara apertamente che ha scelto di vivere.

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