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22 Gen 2021

Il ritorno all’agricoltura degli under 35

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Sono tanti, e sempre più, i giovani che decidono di abbandonare attività produttive, dell’industria del commercio, per scegliere una vita lontana dalle città, dai grandi centri, occupandosi di progetti innovativi, come fattorie didattiche, attività ricreative, agricoltura sociale, l’agribenessere e cura del paesaggio. Italia che Cambia da anni ne racconta esempi. Oggi i dati del fenomeno sono sempre più alti, come emerge anche dall'analisi di Coldiretti. Che sia una leva attesa, per sostenere questi progetti di cambiamento reale?

Siamo stati fregati! Hanno raccontato ai nostri nonni, ai nostri genitori e anche a noi che l’industrializzazione del nostro mondo ci avrebbe salvati, rendendoci liberi e felici, permettendoci di avere tutto ciò di cui avevamo bisogno. Ma non è andata proprio così: oggi abbiamo sì la possibilità di accedere ad ogni genere di bene e servizio di cui necessitiamo, ma quanti di questi sono davvero utili alla nostra vita? E tra quelli utili, quanto il processo di produzione industrializzato li rende anche sani?
Di cosa abbiamo davvero bisogno per poter essere felici?

Esiste da anni un fenomeno di ritorno alla vita “semplice”, di migrazione di giovani ragazzi e ragazze, spesso laureati, che dalla città si spostano verso la campagna, unendo tutto ciò che hanno appreso dal mondo accademico, da esperienze in giro per il nostro paese e il mondo, per poi metterli al servizio dell’attività di autoproduzione. Un processo in atto da tempo, che sta crescendo sempre più a livello numerico, anche per il successo dei progetti che nascono da questo meraviglioso mix tra conoscenza, cultura, agricoltura, voglia di mettersi in gioco. In questi ultimi anni abbiamo intervistato molti di loro, per capire cosa li avesse spinti a lasciare la città per la loro nuova vita, e per molti la risposta è la stessa: l’essenza, la ricerca del vero, delle cose reali. Spesso a questi progetti agricoli, infatti, si affiancano anche attività legate alla comunità, alle relazioni e alla ricerca per sperimentare tecniche antiche per unirle a conoscenze più moderne.

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E questo processo coinvolge l’intero nostro paese, da nord a sud, tra cui anche la regione Liguria. La Coldiretti, associazione di rappresentanza dell’agricoltura italiana, ha appena pubblicato un’analisi dei dati registrati nel 2020 nel settore primario: “In controtendenza rispetto all’andamento generale nel 2020, con la crisi provocata dall’emergenza Covid, si registra, a livello nazionale, uno storico balzo del 14% del numero di giovani imprenditori in agricoltura, rispetto a cinque anni fa. In Liguria sono 992 le imprese giovani attive impegnate nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (dati settembre 2020), dato stabile nonostante le difficoltà del periodo, che sottolinea come l’agricoltura e la pesca possano rappresentare la strada per il futuro di molti ragazzi che scelgono il mestiere della terra o del mare spinti da un forte spirito imprenditoriale”.

“Le iscrizioni del 2020 evidenziano una vera corsa alla terra degli under 35, che abbandonano invece altre attività produttive, dall’industria al commercio. La presenza dei giovani ha di fatto rivoluzionato il lavoro agricolo dove, a livello nazionale, sette imprese under 35 su dieci operano in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, fino alle fattorie didattiche, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale, l’agribenessere e la cura del paesaggio. Per il settore della pesca i giovani hanno una più spiccata propensione alla diversificazione dell’attività tradizionale, tramite soprattutto attività di ittiturismo e pesca turismo. E se tra i giovani imprenditori c’è chi ha scelto di raccogliere il testimone dai genitori, la vera novità sono gli under 35 arrivati da altri settori o da diverse esperienze familiari, che hanno deciso di scommettere sulla campagna con estro, passione, innovazione e professionalità”.

«Con un esercito di cinquantacinquemila under 35 alla guida di imprese agricole e allevamenti, l’Italia è leader europeo nel numero di imprese condotte da giovani, anche grazie alla svolta green nei consumi in anno di pandemia. – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – La rinnovata attrattività della campagna, si riflette nella convinzione comune che l’agricoltura sia diventato un settore capace di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale, peraltro destinate ad aumentare nel tempo. Il risultato è che oggi in Italia 1 impresa su 10 condotta da giovani svolge una attività rivolta all’agricoltura e allevamento per garantire la disponibilità di alimenti sani e di qualità alle famiglie in un momento drammatico per l’economia e l’occupazione.

Anche il nostro settore ittico ha le stesse potenzialità, ma purtroppo le barriere d’entrata, la mancanza di fondi destinati all’acquisto di imbarcazioni, e l’eccessiva burocrazia, di fatto, disincentivano i giovani ad entrare in questo mondo, pilastro fondamentale dell’economia regionale. In un momento difficile come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia, occorre sostenere il sogno imprenditoriale delle nuove generazioni che vogliono investire il proprio futuro nelle campagne e in mare. Per questo è necessario intanto iniziare a liberare entrambi i settori dal peso della burocrazia, che di fatto impedisce anche il pieno utilizzo delle risorse comunitarie, ed agevolare il più possibile il ricambio generazionale».

Il mondo sta cambiando. I giovani lo sanno: è giunto il momento di sostenere il mondo agricolo locale, per il benessere di tutti noi.

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