8 Gen 2021

Quando i viaggi portano consapevolezza: la storia di Atmajyoti Saraswati

Scritto da: Valentina D'Amora

Una donna scopre, viaggiando, quali sono le sue risorse più profonde che la portano a intraprendere i cambi di vita che segnano le diverse fasi della sua esistenza. Oggi si dedica a se stessa e a far star bene gli altri, con trattamenti ayurvedici.

Genova - Questa è la storia di Anna, che io ho conosciuto come Atmajyoti, il suo nome spirituale (di sannyasin), attribuitole dal suo maestro Swami Satyananda, il 24 dicembre del 2004. Atma significa anima/sé e Jyoti vuol dire luce: Atmajyoti significa, quindi, Luce dell’Anima. Un nome che indica il suo grande potenziale.

Fino a poco più di dieci anni fa, Anna lavorava come sviluppatrice informatica, aveva un posto a tempo indeterminato, ma ha voluto cambiare vita, perché quella dimensione iniziava a starle stretta. «Già da tempo stavo pensando di lasciare il lavoro e nel 2009 mi sono decisa: una scelta dettata dal mio disagio in quell’ambiente di lavoro e, soprattutto, da tre lutti molto importanti che hanno colpito la mia famiglia tra il 2008 e il 2009, tra cui la perdita di mio padre. Così, a 35 anni, ho messo da parte un po’ di soldi e dopodiché dato le dimissioni».

A quel punto Anna ha intraprende un lungo viaggio che la mette alla prova: «Ho fatto il giro del mondo da sola e questo mi ha aiutato molto a staccare completamente da tutto. Lungo la strada ho conosciuto diverse persone, ma ho percorso anche lunghi tratti in solitudine. La mia è stata stata una forzatura voluta, perché sapevo di non avere più un lavoro sicuro e non volevo ripensamenti, infatti mi sono detta che, a partire da quel momento, i soldi non sarebbero più stati un problema».  

IL CAMBIO STILE DI VITA

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Dopo il viaggio, lo stile di vita di Anna cambia radicalmente, si orienta più sulla sobrietà, impara a riutilizzare tutto, sfruttando ogni oggetto fino all’ultimo: «Durante il giro del mondo, per diversi mesi ho vissuto solo con uno zaino da 17 kg contenente tutto il necessario. Al mio rientro è stato quasi uno shock rendermi conto di quante cose superflue affollavano il mio guardaroba. Così ho fatto un mercatino solidale a favore di una associazione indiana che sostiene i bambini e le donne di Varanasi, vendendo tutto ciò che per me non era più utile, ma che per altri, invece, poteva esserlo. Il ricavato? Ho raccolto quasi 1000 euro, con tutto il superfluo presente in casa mia».

Cos’è cambiato in quel periodo? «All’epoca vivevo a Torino: al ritorno dal viaggio non avevo più un sostentamento fisso, ma ero diplomata come massaggiatrice ayurvedica e insegnante di yoga, così ho proseguito lungo quella strada».

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«Nel 2012, però, mi sono imbarcata per nove mesi su una nave da crociera, diretta al mar dei Caraibi, facendo una scelta completamente controcorrente rispetto al nuovo stile di vita: ho dovuto fare tantissima forza su me stessa per portare a termine questo servizio che mi ha consumato fisicamente, ma mi ha comunque permesso di mettere da parte qualche soldino. Ricordo ancora come fosse ieri il momento dello sbarco, il 16 marzo 2013, in cui mi sono sentita come se fossi uscita di galera».

L’INFUSION

«Al mio rientro dai Caraibi, mia cugina mi chiede di trasferirmi a Genova per mettere finalmente in atto un progetto che avevamo in mente da tempo: volevamo dare vita a uno spazio sinergico, sia per chi è interessato allo yoga che in generale allo star bene, così a giugno 2014 nasce InFusion, con annesso un ristorante vegano e crudista. Presto, però, ho iniziato a dedicarmici part-time, per riuscire a mantenere la mia dimensione olistica, continuando a studiare e a portare avanti la mia professione di massaggiatrice ayurvedica».

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Atmajyoti durante un trattamento

Le chiedo, allora, qual è stata la molla a far scattare il tutto: «Vedere persone che amavo lasciare questo mondo, senza essere riuscite a realizzare i propri sogni, mi ha segnato molto». Quella di Atma è una vita che ha visto diversi “salti nel vuoto” e, mentre mi parla, mi chiedo se, col senno di poi, li rifarebbe tutti: «Certo, tutti, anche se, a posteriori, inizierei prima».

L’AYURVEDA

Il mondo dell’Ayurveda, il percorso scelto da Atma, è complesso e ha l’obiettivo di ristabilire l’armonia tra i Dosha, i tre principi fondamentali alla base della fisiologica umana e della natura, il cui squilibrio determina il disagio e la malattia. Grazie al massaggio ayurvedico si lavora in profondità per aiutare a decontrarre tensioni muscolari, a rigenerare il campo energetico e rilassare la mente e Atma è molto portata, perché sa entrare in sintonia con la persona che ha di fronte e dispensa sempre ottimi consigli per stare bene: il suo tocco sa liberare e curare. «Oggi però, che ho quasi 46 anni, i massaggi sono fisicamente molto pesanti, perché si lavora sempre in ginocchio, sul futon. Pensando al futuro, quindi, non so per quanto riuscirò a portarlo avanti nel tempo».

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TEMPO DI BILANCI

Gli anni all’InFusion sono stati un periodo prezioso, che le ha permesso di cambiare modo di vedere la vita e le persone, ma ha comunque sentito il bisogno di allontanarsene. Ora Atma è alle prese con il secondo grande cambio di vita: da Genova s’è appena trasferita ad Arenzano, vicino al mare e più a contatto con la natura. «Qui, Anima Olistica, il mio progetto, sta prendendo finalmente forma: porterò avanti corsi di yoga, corsi di massaggio ayurvedico e tantrico, oltre a tutti i trattamenti olistici. Durante il lockdown ho organizzato vari incontri e corsi online, ma li sto proseguendo tuttora, perché le persone sentono la necessità di farsi trattare, anche in questo periodo».

Il nuovo progetto di Atma prevede, ancora una volta, lunghi viaggi: prima della quarantena è saltato un ingaggio per un corso in sud Corea, ma sono tanti i suoi contatti internazionali.

Il nostro augurio è quello di proseguire il suo cammino con lo stesso coraggio con cui ha portato avanti i “salti nel buio” della sua vita.

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