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15 Mar 2021

Trame di Quartiere: cambiare dal basso rigenerando città e cittadini

A due passi dal centro di Catania, un quartiere è da anni gravato da disagio e degrado. Come spesso accade, centro e periferia si confondono, creando sacche di squallore invisibili, quasi realtà parallele. Ma come abbiamo imparato a Catania, è possibile far rivivere questi luoghi e renderli nobili e pulsanti. Per questo bisogna costruire nuove trame... di quartiere.

San Berillo a Catania è da sempre etichettato come il quartiere della prostituzione, dello spaccio e dell’immigrazione. In pieno centro storico, confluisce da un lato in piazza Stesicoro, cuore della città, su cui si affacciano, tra palazzi storici e resti dell’anfiteatro romano, secoli di storie. Storie vissute, da ascoltare e raccontare. Lo fanno per me Carla Barbanti e Andrea D’urso, membri del CDA della cooperativa Trame di Quartiere, che dal 2012 “vivono” San Berillo con occhi nuovi.

Ci incontriamo nella loro sede, Palazzo De Gaetani, un immobile in comodato d’uso gratuito, abbandonato da quarant’anni e occupato fino a novembre 2019 da un gruppo di senza tetto. Una sorte comune a molti altri della zona. Carla comincia a raccontarmi un po’ del passato – premessa fondamentale per capire il presente – e perché è nato Trame di Quartiere. Ma andiamo con ordine.

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UN PO’ DI STORIA…

Tra gli anni ’50 e ’60, a seguito dei lavori di sventramento per collegare via Etnea alla stazione ferroviaria, i vecchi abitanti vengono espropriati delle loro abitazioni e trasferiti a San Leone, quartiere periferico appositamente costruito per accogliere gli sfollati. Contemporaneamente vengono chiuse le case di tolleranza costringendo le prostitute a riversarsi in strada e a occupare i palazzi abbandonati. Insieme a loro pare esserci spazio solo per i migranti. É infatti la comunità senegalese a integrarsi nel quartiere a partire dagli anni ’90. Nel 2000, nel tentativo di rivalutare l’area, vengono condotte una serie di retate e i privati sono obbligati dal Comune a murare le case sfitte per evitare che vengano occupate. Più avanti arrivano numerosi migranti a seguito degli sbarchi del 2015. In altri posti verrebbero sgomberati, a San Berillo invece sono accolti e tollerati, non senza difficoltà; molti di loro, infatti, sono “costretti” ad attività di spaccio. In molti casi, viene da chiedersi se alle amministrazioni di turno non convenga marginalizzare le categorie più svantaggiate anziché integrarle. Per fortuna, però, accogliere è invece da sempre la vocazione di San Berillo.

E POI ARRIVA TRAME DI QUARTIERE

Grazie a un progetto dedicato alle mappature di comunità, Andrea D’Urso e Luca Lo Re – quest’ultimo oggi presidente della cooperativa Trame di Quartiere – si interessano a San Berillo, da sempre visto come un quartiere da riqualificare, recuperare e reintegrare. L’idea di rigenerazione predominante nel tempo, però, si è sempre limitata a riempire i vuoti urbani con mega progetti approvati e mai realizzati – o compiuti solo in piccolissima parte – e senza un’idea precisa dell’impatto sul territorio.

«È indispensabile rivivere questi spazi, ma non basta immaginare, bisogna coinvolgere il più possibile gli abitanti del posto e i processi sono molto lunghi», rimarca Carla. Attraverso un confronto con i residenti, Andrea e Luca contribuiscono alla nascita di un comitato di cittadini attivi che promuove attività di animazione territoriale, pranzi di quartiere, dialogo con l’amministrazione pubblica per segnalare i problemi legati alla quotidianità. Si realizzano i primi laboratori di narrazione e documentazione della vità di comunità dell’area. Si coinvolgono nuove professionalità che permettono di realizzare un docufilm su San Berillo e, grazie a laboratori di video documentazione, viene prodotta anche una web-serie coinvolgendo alcuni ragazzi del luogo. Si intensificano i laboratori di teatro sociale con performance per strada. Grazie al bando Boom – Polmoni Urbani, nel 2016 i ragazzi di Trame di Quartiere ristrutturano i bassi di Palazzo De Gaetani, che diventano la sede di tutte le loro attività.

Con un ulteriore bando nel 2018 parte la ristrutturazione del primo piano dello stesso palazzo – le famiglie occupanti vengono aiutate dal comune e dalla stessa cooperativa nella ricerca di un alloggio dignitoso e con un canone calmierato, grazie anche alla preziosa collaborazione del Sunia – con l’obiettivo di creare alloggi transitori di autonomia abitativa per persone svantaggiate che vivono o hanno vissuto situazioni di esclusione sociale. La cantierizzazione, in completamento, e lo sgombero sono stati molto onerosi. Le stanze erano piene zeppe di rifiuti, accumulati nell’arco di anni.

Parte degli immobili oggetto della riqualificazione

«San Berillo ha bisogno di essere riabitato nella sua quotidianità e non solo ripopolato, favorendo intrecci attivi tra la dimensione intima della casa e gli spazi pubblici», sottolineano Carla e Andrea. «Qui avviene tutto su spazio pubblico – continua Carla –, c’è un ragazzo che ripara le bici in strada. Un altro, prima del covid, sistemava la macchina da cucire per la via e faceva le riparazioni. È indispensabile, insieme a tutte le persone del posto, capire l’idea di spazio pubblico, conoscere il quartiere attraverso di loro». Su questa visione sono incentrati i laboratori di innovazione sociale e il laboratorio cantiere culturale condotti da Trame di Quartiere. La narrazione di ciò che è stato è fondamentale per guardare avanti, al futuro.

COSA E COME È CAMBIATO NEGLI ANNI

Oggi Trame di Quartiere è una cooperativa sociale, un presidio di legalità che mira a rafforzare la comunità. Nonostante gli obiettivi nel tempo si siano moltiplicati, il tema della narrazione resta il filo conduttore: passeggiate urbane, ecomuseo, attività culturali, lezioni, presentazioni di libri, proiezioni, housing sociale con caffetteria. Un bar, ma soprattutto un luogo in cui si offrono e costruiscono servizi per trovare risposte ad alcuni dei problemi del quartiere, in collaborazione con altre associazioni.

«La visione di quartiere pericoloso persiste, anche se meno rispetto agli anni passati. Un pubblico molto eterogeno, grazie alle nostre attività, ha partecipato a iniziative svolte a San Berillo. Ha vissuto con “serenità”, anche se per poche ore, il quartiere per la prima volta. Tanti cittadini catanesi non erano mai venuti da queste parti. Il nostro lavoro contribuisce a cambiare la narrazione. Anche noi abbiamo difficoltà a convivere con questa realtà, un po’ è cambiata ma non è ancora abbastanza. Si può fare molto di più», mi raccontano orgogliosi Carla e Andrea. «In tanti ci dicevano che non valeva la pena investire in questo quartiere. Noi l’abbiamo fatto e vogliamo vincere questa battaglia. Ci abbiamo visto lungo quando tutti gli altri non ci hanno mai creduto», continua Andrea.

La rete di San Berillo

PROSSIMI OBIETTIVI

Sottosopra, abitare collaborativo
A breve saranno pronti gli alloggi del primo piano di Palazzo De Gaetani che ospiteranno i “nuovi abitanti” del quartiere in un percorso di progressiva autonomia abitativa. I nuovi abitanti saranno impegnati nella progettazione e realizzazione degli allestimenti negli spazi comuni (corte interna Palazzo De Gaetani e le vie adiacenti del quartiere) per migliorare il proprio ambiente di vita quotidiana e per rafforzare relazioni collaborative all’interno del quartiere. Nei bassi continueranno le attività di Trame di Quartiere anche con la caffetteria sociale, uno spazio aggregativo per rafforzare servizi commerciali e sociali. Riabitare il Palazzo permetterà di scrivere un nuova storia.

Migrantour
Da tre anni circa Catania è una città della rete europea Migrantour. Dopo lo stop causato dal covid, è in programma la ripresa delle passeggiate tra San Berillo e Civita, due delle aree con più cittadini stranieri, con luoghi di culto e centri di aggregazione, condotto dagli accompagnatori interculturali. Un racconto di Catania attraverso occhi nuovi, in cui si sente forte il legame con le altre culture. Associazioni visive, similitudini a livello di sapere e costumi tra la vita catanese e il paese d’origine dell’accompagnatore sono il valore aggiunto di questa esperienza; è proprio vero, la diversità è ricchezza.

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