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8 Apr 2021

I miracoli della Chiesa Valdese – #Meme 35

Scritto da: Daniel Tarozzi
Video realizzato da: PAOLO CIGNINI

Esiste una Chiesa che da secoli parla di amore e sesso, tematiche di genere, immigrazione, inclusione ed educazione. È la Chiesa Valdese, il primo approfondimento del filone "Viaggio nell'Amore (e nel sesso) che Cambia" che abbiamo recentemente inaugurato e di cui i valdesi stessi sono i principali sostenitori. La prima tappa di questo tour è dunque dedicata a un profondo dialogo con una pastora della Chiesa Valdese di Milano.

Quando Giulia Rosoni e io abbiamo scritto il progetto sul Viaggio nell’amore e nel sesso che Cambia mi sono chiesto da subito come finanziarlo. Chi avrebbe avuto il coraggio, nell’Italia bigotta e borghese, di sostenere un’indagine sul cambiamento dei modelli famigliari, sulle nuove forme di relazione amorosa e sulle diverse espressioni – o non espressioni – di sessualità che stanno trasformando l’Italia e il mondo? La nostra non era e non è certo un’indagine “a tema”. Non vogliamo dimostrare che sia meglio una coppia aperta o poliamorosa rispetto a una coppia “classica” o che sia meglio una sessualità “promiscua” rispetto all’astinenza o, ancora, che sia giusto o meno crescere i figli in questo o quell’altro modo. Ciononostante toccando tutte queste tematiche andiamo sicuramente a mettere in discussione un bel po’ di precetti odierni, di quanto proposto dai mass media, dalla scuola, dai film romantici e dalle religioni. O almeno così io pensavo.

La nostra collega Giulia, invece, no. Lei sapeva che c’era una Chiesa particolarmente aperta su tutte queste tematiche e che questa chiesa avrebbe potuto sostenerci. Partecipammo quindi a un bando e – al terzo tentativo e quindi al terzo anno – ricevemmo un finanziamento per attuare questo progetto. Ecco, quindi, che quando Paolo Cignini e io abbiamo preso il camper per partire per il nostro nuovo viaggio abbiamo voluto che la prima tappa fosse proprio dedicata all’incontro con una Pastora della Chiesa Valdese. Volevamo capire come funzionasse questa istituzione e come mai avesse deciso di sostenere un progetto come il nostro.

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I primi passi della Chiesa Valdese

Ci siamo quindi recati a Milano e qui abbiamo incontrato Daniela Di Carlo, una Pastora romana che ha esercitato la sua missione in varie parti d’Italia (anche molto isolate) per poi essere trasferita a Milano, dove risiede da circa dieci anni. Già qui abbiamo una prima rottura rispetto all’immaginario delle chiese classiche. Lei – come forse avrete intuito – è infatti una donna. Quindi nella Chiesa Valdese non ci sono distinzioni di accesso al pastorato tra uomini e donne e, anzi, oggi anche la loro coordinatrice nazionale è una donna.

Quella Valdese è quindi una Chiesa Protestante che ha aderito alla riforma luterana e che nasce come movimento intorno al 1170 a Lione e poi, a causa delle persecuzioni subite, si sposta in Italia.

La Pastora ci spiega che «questa Chiesa nasce quando Valdo, un uomo con una certa disponibilità economica, si fece tradurre parti del nuovo testamento, scoprendo che erano assai diverse da quelle che venivano proposte dal clero cattolico. Riunì quindi intorno a sé un gruppo di persone alle quali raccontò quanto fosse importante saper leggere direttamente i vangeli. Come scopriamo dai documenti dell’inquisizione, queste andavano in giro a gruppi di due (uomini e donne) cercando di diffondere il vangelo. Era un movimento che si basava sulle scritture bibliche, che aveva a cuore uno stile di vita radicale e semplice al centro del quale c’era l’amore raccontato dai vangeli».

I valdesi subirono diverse persecuzioni per ben otto secoli. Fino all’800 in molti casi i figli e le figlie dei valdesi venivano rapiti e fatti crescere in ambiente cattolico. In questo modo – si diceva – potevano crescere persone degne di vivere in questo mondo.

Nonostante questo nei loro ghetti riuscirono comunque a sviluppare un elaborato sistema di istruzione, a tal punto che De Amicis, quando nell’800 fece un giro nelle valli dei Valdesi, rimase stupito nell’apprendere che delle persone molto semplici – come ad esempio una pastorella – leggessero i classici durante il pascolo. Ogni borgata, infatti, aveva una scuola e una biblioteca all’interno della Chiesa stessa.

L’impegno sociale e le innovazioni della Chiesa Valdese

Oggi la Chiesa Valdese si caratterizza per un grande impegno sociale sia sul tema dei migranti e delle altre categorie svantaggiate che su quello delle diverse forme di amore e sessualità e persino sul tema del fine vita.

A questo proposito, la Pastora ci spiega come – ancor prima che che venisse normato il fine vita – la chiesa valdese di Milano aveva accolto oltre 1000 testamenti biologici. «Per noi – aggiunge – è fondamentale poter scegliere liberamente ciò che vogliamo accada in prossimità della morte quando si è nel pieno delle proprie funzioni».

Tra le caratteristiche di questa Chiesa troviamo, già dagli anni ’60, la possibilità per le donne di diventare pastore. Qualcosa di ancora oggi molto raro nelle varie confessioni cristiane. Inoltre, prima che ci fosse una normativa per le unioni civili, i valdesi avevano iniziato a benedire nei loro rituali anche le coppie omosessuali – qualcosa che ancora recentemente la Chiesa Cattolica ha dichiarato inammissibile.

A questo proposito, la Pastora ci esprime i suoi dubbi sulle aperture di Papa Francesco: «Io penso che la religione cattolica si macchi tutt’oggi di un “peccato di genere” in base al quale soltanto gli uomini possono avere una somiglianza con il divino e quindi una capacità di “parlare” con esso. Ecco che le aperture – che sembrano fenomenali in ambito cattolico – non fanno altro che ritardare quella radicalità che in realtà avrebbe dovuto essere presente fin dall’inizio del cristianesimo. Allora mi sembra che questi tentativi di apertura siano piccoli balbettii su qualcosa che richiederebbe invece una drasticità senza sé e ma. Dio creò maschio e femmina e li creò post gender, creò l’umanità nella miriade di modi in cui essa si manifesta».

Daniela Di Carlo, pastora della Chiesa Valdese di Milano

Il rapporto con Dio e la responsabilità al centro di ogni azione

Sul piano teologico, i valdesi – così come altri protestanti – si contraddistinguono per un rapporto immediato con Dio. «Nessuno può dirti cosa devi fare o pensare – ci spiega Daniela – perché in realtà sei tu che hai un rapporto diretto e immediato, senza mediazioni, con Dio. Sei tu, con la tua coscienza, che devi sapere cosa fare e perché.

Il ruolo di un pastora e di un pastore è quello di acquisire una certa consapevolezza del fatto che ciascun essere umano è amato da Dio, che il Cristianesimo è inclusivo e ogni essere umano è scelto da Dio e da questa volontà di Dio di amarci attraverso la grazia così come siamo. Questa inclusione è uno dei messaggi più importanti che un pastor* può traghettare verso la comunità che serve in quel momento.

Per questo definirei una pastora una sorta di “facilitatrice spirituale”, che ha strumenti tecnici indubbi e una laurea in teologia. Noi insegniamo a grandi e piccini come leggere la bibbia; molte letture vanno interpretate. Cerchiamo di inserire il testo nell’ambiente e nel momento storico in cui è stato scritto, consapevoli che ogni traduzione è un atto di interpretazione».

Il protestantesimo si nutre della parola “responsabilità”, partendo dal presupposto che ciascuno di noi è responsabile del suo rapporto con Dio, del proprio rapporto con il creato. «Ognuno di noi è quindi responsabile dell’inquinamento, dell’impronta ecologica, della carne che mangia, del proprio stile di vita. Una responsabilità che non va vissuta come un peso».

Chiudiamo questo confronto chiedendo alla Pastora qualcosa sulla sua vita privata: «Il pastorato è un lavoro arricchente ma richiede tanta energia», ci confida. «Nonostante ciò riteniamo che sia fondamentale avere anche una propria vita privata. Possiamo sposarci e avere figli. Io ho una figlia ormai ventisettenne che fa l’assistente sociale. L’essermi occupata di lei mi fa comprendere meglio cosa vuol dire avere una vita affettiva personale, ma anche cosa può passare a chi della mia comunità ha figli. Ho vissuto relazioni d’amore interrotte e quindi comprendo cosa si vive quando si ama qualcuno o quando una storia finisce».

Ecco, si torna a parlare di amore, che è poi il motivo per cui siamo qui oggi. Ma questa parte dell’intervista ve la proporremo in un altro articolo (e video) che pubblicheremo lunedì prossimo.

Per ascoltare l’intervista integrale clicca qui.

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