29 Giu 2021

Perdere un amico

Scritto da: Giuseppe Casetta

Accade spesso che diamo per scontate alcune cose veramente importanti della vita, per poi accorgerci quanto siano fondamentali per noi solo quando le perdiamo. Lo stesso succede con le persone. Quello che capita a Topotoma in questa avventura è uno spunto di riflessione per grandi e piccini sul significato delle relazioni, sull'impegno e sulla cura che richiedono e sul dolore che possono provocare quando si interrompono.

É stato da poco pubblicato il primo libro di raccolta di storie di Topotoma, dal titolo “Le avventure di Topotoma”. Per festeggiare insieme abbiamo deciso, per l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva della rubrica “Una favola può fare”, di ospitare un racconto dell’oramai conosciuto protagonista dalle grandi orecchie e curiosità! “Le avventure di Topotoma” è disponibile in tutte le librerie, sul sito di Echos Edizioni o su Ibs. Per maggiori informazioni sul progetto visita il sito: www.topotoma.it

Topotoma e Tupun si conoscono da sempre. Andavano nella stessa scuola e si erano piaciuti fin dal primo momento. Topotoma, più di una volta, aveva preso le difese del suo amico Tupun, goffo e impacciato, che spesso finiva nel mirino di alcuni compagni birboni che lo prendevano in giro perché non sapeva giocare bene a pallone. Tupun, bravissimo in matematica e storia, per sdebitarsi aiutava invece Topotoma a fare i compiti. Fin da piccoli passavano un sacco di tempo passeggiando e giocando insieme e, già allora, sentivano di provare un forte legame e una grande stima l’uno per l’altro.

Topotoma 1

A vederli, ancora oggi sembrano due topini molto diversi: Topotoma è atletico, per niente timido e non si scoraggia quasi mai. Tupun è più insicuro, timoroso, di fronte alle difficoltà si spaventa con facilità. Ma in realtà, sono molto più simili di quanto non sembri. Innanzitutto tutti e due sono dei curiosoni. Entrambi sono desiderosi di conoscere il mondo! Il topo occhialuto lo fa leggendo tantissimo, rintanandosi per ore in biblioteca, come se non fosse mai sazio di conoscenza; Topotoma, invece, pur amando leggere, preferisce l’esperienza diretta, l’avventura.

Entrambi amano immergersi nella natura perlustrando prati e boschi, quasi come fossero esploratori. Per non parlare della passione comune per il Backgammon, un gioco da tavolo a cui fanno partitone infinite con tattiche diverse: Tupun, più riflessivo, usa una tecnica affinata e accorta; Topotoma, più istintivo, preferisce affidarsi alla fortuna dei dadi.

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Ovviamente tutti e due adorano il formaggio, solo che uno, pur di non cacciarsi nei guai, è capace di accontentarsi di qualche crosta di pane, l’altro, più temerario, per il cacio è disposto a correre qualunque pericolo. Una cosa è certa: al di là delle loro diversità e delle tante cose che li accomunano, i due amici sanno di poter contare sempre l’uno sull’altro. Certo, come tutti gli amici ogni tanto bisticciano e si ignorano per qualche giorno. Poi però, non potendo stare lontani, trovano sempre un modo per fare pace e tutto continua come prima, anzi meglio.

Da qualche giorno i due amiconi non si vedevano. Nell’ultima loro sfida a Backgammon, presi dalla foga del gioco, avevano litigato. Non era certo la prima volta. Topotoma, con atteggiamento poco sportivo, aveva preso in giro il suo amico per via di una mossa sbagliata e Tupun se l’era proprio presa.
«Pensi di essere simpatico? Tu credi di non sbagliare mai, topaccio arrogante e presuntuoso?»
«Ma cosa dici!?», sghignazzò Topotoma. «Come faccio a non ridere se non sei capace a giocare e muovi le pedine come un pollo!?».
«Io avrò pure sbagliato a muovere ma tu sei antipatico e scortese a ridere di me. Io non lo faccio quando sbagli tu!».
Il battibecco andò avanti ancora per un po’ poi, finita la partita (con la vittoria di Topotoma), i due topi si lasciarono con il muso, arrabbiati e offesi l’uno dall’atteggiamento dell’altro.

topotoma1 1

Trascorso qualche giorno Topotoma, dispiaciuto di aver preso in giro il suo amico, decise di andare a trovarlo in biblioteca per chiedergli di uscire a fare qualcosa insieme. Andare a zonzo senza meta con il suo compare era una cosa che gli piaceva molto. Chiacchieravano del più e del meno, si prendevano un po’ in giro e, talvolta, organizzavano scorribande per procurarsi del cibo. Non avendolo trovato nella sua tana in biblioteca pensò di cercarlo nella sala lettura, dove molte volte il topo occhialuto si tratteneva a leggere qualche librone. Niente, Tupun non era neppure li.
«Che peccato – sospirò Topotoma –, mi sarebbe proprio piaciuto andarmene a spasso con lui. Chissà dove si è cacciato?». Dispiaciuto, uscì dall’edificio e se ne andò a fare un giretto.

La stessa scena si ripeté il giorno dopo. Topotoma fece, per ben due volte, il giro di tutte le sale della biblioteca comunale, ma di Tupun non c’era traccia. Fu in quel momento che pensò che sarebbe stato bello avere uno di quegli strani strumenti che usano gli uomini per parlarsi a distanza. Li aveva visti tante volte: con le dita componevano un numero sulla tastiera di una piccola scatoletta rettangolare e, quasi per miracolo, potevano chiacchierare con un altro uomo che non era li. I topi però quelle cose non le avevano. Poi ebbe un’idea: «Forse è andato a trovare Tometta e si è fermato a dormire da lei per qualche giorno!». E allora, fiducioso, si incamminò verso la casa dell’amica.

Una volta arrivato, bussò alla porta e disse: «Ciao Tometta. Sono Topotoma. Sei in casa?».
«Ciao. Si sono qui. Entra pure, è aperto».
La topolina stava cucendo una bella gonnellina bianca con i fiori e, distolto lo sguardo dalla stoffa, si rivolse al suo amico: «Che bella sorpresa! Cosa ci fai da queste parti?».
«Stavo cercando Tupun. È da giorni che non lo vedo e in biblioteca non c’è. Per caso è qui con te?».
«No, mi spiace. Anch’io non lo vedo da tempo».

«Sai – riprese Topotoma – sono preoccupato. Non vorrei gli fosse capitato qualche guaio».
«Ma no», rispose Tometta. «Lui è un tipo molto prudente, è difficile che si cacci nei guai. È più probabile che sia andato a trovare qualche suo parente. Lo sai anche tu che ha un sacco di zii, zie e nipotini».
«Spero tu abbia ragione», annuì Topotoma con aria preoccupata.
Ci fu un attimo di silenzio, poi la topina domandò: «Però, scusa, è strano che non te l’abbia detto? Voi due siete sempre insieme e sapete tutto l’uno dell’altro».
«Bhe… vedi, io e Tupun abbiamo bisticciato e forse è per quello che ha preferito non dirmi nulla».
«E fammi indovinare – continuò Tometta –: avete discusso per via del Backgammon, vero?».

Il topino non disse nulla e abbassò lo sguardo verso il pavimento.
La sua amica, capendo, lo rimproverò: «Siete due testoni! Quando giocate a Backgammon spesso vi dimenticate che è un divertimento, uno svago. Vi trasformate in due bambini antipatici e sciocchi».
Topotoma si sentì in colpa. Non avrebbe dovuto prendere in giro il suo amicone. Non vedeva l’ora di rivederlo per chiedergli scusa e stare un po’ con lui. Salutò Tometta e, sconsolato, si diresse di nuovo verso la biblioteca, sperando, questa volta di trovarlo.

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Arrivato alla grande biblioteca, senza farsi notare, decise di forzare la porta della tana di Tupun. Fu un bello sforzo. La porticina era ben chiusa e per aprirla faticò moltissimo. Appena riuscito a entrare notò che era tutta in ordine, come sempre, ma del topo occhialuto non c’era traccia. L’unica cosa strana che Topotoma notò, fu un bigliettino per terra, nel centro della sala. Lo raccolse e lesse cosa c’era scritto sopra.
«Per tutti i formaggi!», esclamò. «Un biglietto da visita della latteria qui vicino! Sta a vedere che quel furbastro è andato li a combinare birbonate».
Senza pensarci tanto, decise di andare a vedere nel negozio.

Quando si trovò di fronte alla bottega (che a quell’ora era chiusa), decise di entrarci, passando per un piccolo foro nel muro. In breve tempo si ritrovò così in uno stanzone con due frigoriferi e quattro grandi scaffali alti fino al soffitto. C’erano bottiglie di latte e vasetti di yogurt ovunque. C’era anche un buon profumo di pulito e si sentiva il rumore dei frigoriferi in sottofondo. Ma un suono in particolare attirò l’attenzione di Topotoma. Sembrava l’ululato di un cane con il mal di gola. «UUUUUH, UUUUUH».

Rizzò bene le orecchie e, piano piano, cercò di capire da dove provenisse quello strano lamento. Tra un saltello e l’altro, facendo molta attenzione a non rovesciare qualche contenitore di vetro, al terzo piano di uno scaffale Topotoma vide una coda e un sederino a lui familiari… era Tupun, infilato per metà dentro a una bottiglia di latte rovesciata.
«Mamma mia!!», esclamò Topotoma. «Ma che cosa ci fai li dentro?».
Il povero topo incastrato provò a parlare, ma ne uscirono solo un paio di «UUUUUH, UUUUUH».
Topotoma decise di prendere per la coda l’amico e iniziò a tirare per farlo uscire ma non ci fu verso. Ottenne solo un numero considerevole di ululati intervallati da squittii di dolore: «UUUUUH, HAI,UUUUUH, HAI».

«Per tutti i formaggi!! Sei proprio ben incastrato. Non riesco a tirati fuori. Forse potrei rompere la bottiglia ma ho paura di ferirti con le schegge di vetro».
Si fermò a riflettere un attimo poi… gli venne un’ideona!
«Tupun, stammi a sentire. Se riesco a spalmarti con dello yogurt lungo la parte del corpo incastrata nella bottiglia, forse riesco a farti scivolare e a tirarti fuori».
Poco entusiasta all’idea ma con tanta voglia d’essere liberato, Tupun annui muovendo un pochino la testa.

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Topotoma allora, senza perdere tempo, aprì un vasetto e iniziò a spalmare lo yogurt sul corpo di Tupun. Quindi, preso il codino dell’amico, tirò fortissimo verso di sé. Fu un grande sforzo per un piccolo topo, ma dopo qualche tentativo e parecchi ululati… Tupun venne finalmente fuori! Ci fu qualche attimo di silenzio, poi i due amici si abbracciarono.
Quasi piangendo Tupun, riconoscente, disse: «Grazie, grazie! Ero bloccato lì dentro da due giorni. Non ce la facevo più! Mi hai salvato la vita!».
Topotoma ridacchiando rispose: «Figurati amico mio. Tu avresti di sicuro fatto lo stesso ma, adesso, me lo devi proprio spiegare come hai fatto a finire lì dentro!».

«Vedi. Il giorno dopo la nostra discussione, mi sentivo tanto giù e ho deciso di venire qui a bere un po’ di latte. Lo sai anche tu che fa bene all’umore. Arrampicandomi tra un vasetto e l’altro ho perso l’equilibrio e sono scivolato dentro quella maledetta bottiglia rimanendo incastrato! Se avessi tentato di farlo di proposito non ci sarei mai riuscito!». Ci fu un attimo di silenzio poi, i due amici scoppiarono a ridere forte e di gusto.

Topotoma, dopo aver abbracciato ancora una volta Tupun, disse: «Amico mio, ti devo delle scuse. Ho sbagliato a comportarmi da maleducato. Non dovevo prenderti in giro l’altra sera. In questi giorni in cui ti ho cercato senza trovarti mi sono reso conto di quanto sia preziosa la tua compagnia, la tua amicizia. Mi puoi perdonare?».
«Ma certo – rispose Tupun –, a volte esageriamo quando giochiamo. Siamo proprio stupidi quando ci facciamo travolgere dalla competizione. Non solo ti perdono ma ti ringrazio tanto per avermi cercato e salvato!».
I due topi decisero di brindare alla loro amicizia con un bel sorso di latte poi uscirono dal negozio, felicissimi di essere assieme, come sempre.

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