1 Lug 2021

«La nostra vita a Cascina Granbego: lenta, consapevole e a contatto con la natura»

Scritto da: Valentina D'Amora

Un antico cascinale contadino ristrutturato e un rifugio escursionistico. A gestirli c'è l’associazione sassellese Cascina Granbego, che organizza eventi e workshop legati al rapporto tra arte, natura e identità dei luoghi. Due piccole oasi di pace nel parco naturale del Beigua dove, circondati da prati e boschi, si apprezza la bellezza di stare all’aria aperta attraverso il contatto e la connessione profonda con la natura.

Savona - Alessandra è un’architetta savonese, Massimo è designer, artista e artigiano sassellese. Vivono nell’entroterra di Sassello, hanno due bambini e un’associazione culturale che è la loro vita, Cascina Granbego. Tutto ciò che fanno è frutto di una profonda convinzione, di uno slancio di amore verso l’arte e tutti quei valori in cui credono fortemente. Oltre a organizzare attività culturali, artistiche e di ricerca in diversi campi disciplinari allo scopo di creare occasioni di incontro e di stimolare una progettualità collettiva e condivisa, il loro intento è vivere appieno il territorio.

Dal 2014 gestiscono anche il rifugio escursionistico La Sciverna, che è un angolo di pace immerso nel parco naturale del Beigua, dove fioriscono orti collettivi e dove ci si ritrova intorno al fuoco per appuntamenti dedicati alla musica e al teatro. Ho voluto farmi raccontare la loro storia per poter approfondire gli intrecci artistici che fanno da sfondo a tutte le attività dell’associazione.

cascina granbego
Da destra: Alessandra e Massimo durante un’installazione artistica

Come nasce il progetto Cascina Granbego?

Ancora prima che venisse costituita come associazione, Cascina Granbego è nata nel 2005 come B&B, ma è stata sin da subito concepita come un presidio culturale e un luogo poetico. Dal 2008 abbiamo iniziato a proporre workshop residenziali, di teatro e fotografia, il cui tema è sempre il delicato rapporto tra arte, natura e uomo, sviluppato da diverse angolazioni. Nel 2011, insieme a Francesca Lissoni e Roberto Colombo come soci fondatori, ci siamo costituiti come associazione di promozione sociale e affiliati ad ARCI.

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Cosa significa il nome?

Il nome lo ha scelto Massimo: Bego è un antico dio pagano ligure e simboleggia la cima di un monte. Nell’antica lingua bretone beg significa proprio punta, cima, da cui deriva il nome attribuito all’attuale Monte Beigua, antichissimo santuario e polo di attrazione per le genti del comprensorio appenninico. I culti delle vette risalgono all’età preistorica, ma la radice toponomastica è rimasta, perché esistono moltissimi altri toponimi simili. Come associazione che lavora in stretta connessione con il territorio, volevamo un nome fortemente radicato, che rimandasse a una territorialità, anche dal punto di vista storico, ed è così che è nato “Granbego”.

Quali sono stati i motivi che vi hanno spinto a questa scelta di vita?

Abbiamo scelto questo come luogo dove vivere e dove attivare il territorio perché crediamo molto nella filosofia della lentezza e ci sembrava meraviglioso poter mettere in pratica tutto questo in prima persona, provando anche a sperimentare una dimensione di vita più arcaica. Lo spirito iniziale è stato quello di cambiare i paradigmi del nostro quotidiano, cercando di imparare dal passato. La cultura contadina è una grande scuola, siamo convinti che tradizione e artigianato debbano essere recuperati per una vita più lenta e al passo con la natura e le stagioni.

Che risposte state ricevendo?

I primi anni è stato un po’ difficile, ma alle nostre attività c’è sempre stata una buona partecipazione, prevalentemente da fuori il territorio. Sono infatti tantissimi i genovesi, savonesi e milanesi che ci raggiungono qui e partecipano agli eventi.

Eventi La Sciverna
Uno scatto durante un workshop residenziale teatrale

Quali nuovi progetti avete in cantiere?

In questo periodo abbiamo lavorato molto nell’ambito della progettazione e recentemente abbiamo vinto un importantissimo bando della compagnia San Paolo, SPACE, per realizzare iniziative all’interno degli spazi del Rifugio la Sciverna. Dopo questo anno e mezzo di pandemia riteniamo che la parola “cultura” debba diventare essenziale nella nostra vita quotidiana, soprattutto per “pulire la nostra mente”. L’obiettivo è quindi quello di riuscire a traghettare lo spazio del Rifugio la Sciverna sempre più verso un’idea di vero e proprio presidio culturale aperto alla comunità e a tutti coloro che vedranno in questo progetto l’occasione per una ripartenza.

Organizzeremo workshop legati al benessere e all’arte, inviteremo autori per infanzia, ospiteremo residenze d’artista e tantissime altre attività per continuare ad ampliare la nostra offerta culturale. Collaboreremo anche con Disegnipossibili, un gruppo di professionisti in ambito artistico-musicale, architettonico e tecnologico con cui abbiamo già messo in atto un progetto transgenerazionale, raccogliendo testimonianze, memorie e ricordi che si sono poi trasformati in una piccola performance teatrale.

Ci stiamo occupando anche degli alberi centenari di quest’area geografica. Stiamo facendo un censimento fare in modo che questi alberi diventino degli “insegnanti”, rappresentativi della memoria di un popolo e del suo territorio. L’idea è creare tracciati che andremo individuare, per consentire a chi lo desidera di visitare questi alberi e fare attività e didattica all’interno della foresta, per imparare cosa il territorio ci tramanda. Lavoriamo tantissimo anche con l’amministrazione comunale e con tutte le associazioni del territorio, perché siamo convinti della grande importanza di fare rete.

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