22 Mar 2022

BB due anni dopo: le seconde ri-volte

Scritto da: Brunella Bonetti

La Storia di BB prosegue. A due anni dall’incidente, dopo due anni di rinascita, costellati di emozionanti prime ri-volte, BB è pronta a raccontarsi e ad andare oltre: è arrivato il tempo delle seconde volte. Esperienze già avute in passato, ma compiute da una persona in cui non ci si riconosce più e, per questo, vissute come nuove, sconvolgenti avventure.

Roma, Lazio - Al tramonto di un ultimo sole autunnale, raggiunta finalmente una vita quasi normale, mi sono resa conto di avere davanti a me una nuova vita tutta da ricostruire. Avevo un lavoro, anzi due; una macchina, anzi un’auto su cui caricare una bicicletta; una casa, anzi una tana fatta su mia misura dove lavorare, e un’altra dimora accogliente con pasti caldi da condividere con la mia famiglia. Insomma, due binari su cui far scorrere la mia nuova vita, così finalmente normale, con le sue problematiche quotidiane, ma con tante consapevolezze e conquiste raggiunte a suon di ospedali, operazioni e stati di dolorosa convalescenza. Aver voglia di occuparmi di me.

Ostacoli vissuti come trampolini di lancio verso la normalità. Quanto può essere sottovalutata questa parola. Quanto si può dare per scontato cosa essa comporta. Avevo la possibilità di scegliere: già questo bastava per poter essere orgogliosa di me. La sola possibilità di scegliere ci rende ricchi. Quale sia poi la strada intrapresa, poco conta. L’importante è poterla scegliere. Decisi di darmi dei paletti per orientare ogni mia futura scelta.

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Quella sera, al tavolino dei miei 34 anni, di fronte lo spettacolo del mio nuovo orizzonte di vita, ho capito ci fosse solo una cosa da fare: rallentare per godermi quella meraviglia. Ripensare a tutto quanto e gongolarmi in quel nuovo e faticosamente cercato stato di normalità. Uno stato da vivere, finalmente, come una vera e sorprendente rinascita».

LE SECONDE RI-VOLTE DI BB

A due anni dall’incidente, dopo due anni di rinascita, costellati di emozionanti prime ri-volte, BB è pronta a raccontarsi e ad andare oltre: è arrivato il tempo delle seconde volte. Esperienze già avute in passato, ma compiute da una nuova me e, per questo, vissute come nuove, sconvolgenti avventure.

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La seconda volta che BB si innamora perdutamente di una donna provando le farfalle nello stomaco che fanno girare la testa, tremare le gambe e sognare una realtà dalle sembianze del sogno. Le seconda volta che fa trekking sulle sue montagne affacciate sopra il Lago del Turano calpestando morbidi tappeti di foglie rosso-brune, azzannando pane e formaggio sotto una croce in cima alla vetta e ispirandosi, passo dopo passo, fino al punto di non poter più trattenere le parole e trovandosi a scrivere i pensieri galoppanti mentre cammina, taccuino alla mano e gambe in spalla.

La seconda ubriacatura, quando il mondo festeggia e intorno a lei gira all’impazzata per l’effetto di un cocktail a base di vodka a cui il suo corpo non è più abituato. Il secondo contratto di lavoro trovando sul conto una cifra a più zeri e trovandosi ad amministrare un piccolo patrimonio per un grande lavoro. Il secondo bacio rubato provando il gusto agrodolce dei primi baci e la sensazione umida di labbra morbide che si ritrovano, per la prima volta, dopo tanto tempo. La seconda volta a vivere nella sua casa di proprietà, proprio lì dov’era avvenuto l’incidente.

Camminare è una perfetta metafora della vita e un ottimo esercizio per imparare a viverla: è il modo in cui BB ha scritto e percorso la sua storia

La seconda volta che ha giocato a burraco vivendo la vita come a una partita. Sistemare le carte per fare il massimo punteggio e sfidare la fortuna per non perderne nessuna, di possibile occasione. Elaborare una strategia guardando in faccia l’avversario e poi cambiare decisione, sulla scia dell’emozione. Ognuno al tavolo della vita gioca la propria mano e BB, alla sua seconda volta, non poteva che godere del solo fatto di giocare lasciando da parte per il momento la fatica di arrivare, di vincere, e la paura di non saper come fare.  

La seconda volta a parlare da sola, ad alta voce, con sé stessa per convincersi di fare bene: «Siediti e goditi questo poco tempo libero: te lo sei meritato!». Ed è così che, pian piano, parola dopo parola, ha ritrovato la serenità e riscoperto il piacere del dolce far niente. Ma proprio niente, nemmeno il senso di colpa. Tante altre seconde volte, ma tutte in una: la seconda volta che BB mette i piedi a terra nella vita reale ponendo con cura tutti i suoi interessi, passioni, competenze ed azioni in scatole di tempo, ognuna con il suo peso specifico, così da non esserne schiacciata da nessuna. Scatole dal giusto spazio, grande abbastanza per poter contenere qualcosa, ma non troppo da strafare e strabordare.

UNA VITA A SCATOLE

C’è la scatola dell’esercizio fisico per ritrovare il suo corpo. La scatola degli alberi, compagni di vita. La scatola dei lavori: come antropologa, cameriera, guida ambientale escursionistica, giornalista, progettista. C’è la scatola dell’amore che le occupa soprattutto la notte, quando sogna. C’è la scatola della cura del sé. Ci sono molte altre scatole della vita quotidiana, di quella onirica, fisica, mentale e animica.

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E poi c’è la scatola del camminare: camminare insegna a guardare per terra, a pochi passi dai propri piedi. Insegna a non guardare troppo avanti, specie in salita, per non essere spaventati dalla strada che manca. E insegna a non voltarsi indietro per non perdere l’equilibrio o pentirsi di quanto compiuto in passato. Camminare è una perfetta metafora della vita e un ottimo esercizio per imparare a viverla: è il modo in cui BB ha scritto e percorso la sua storia. Infine, anzi sulla torre del castello, c’è la scatola importantissima della scrittura: ma per scrivere bisogna vivere, e allora BB, in questo contenitore ci mette tutto.

Tutte le scatole poi si scoprono collegate e comunicanti, tanto che una arricchisce l’altra e tutte insieme formano un bellissimo castello, in equilibrio imperfetto, chiamato vita. E forse è così che la vita andrebbe vissuta: a scatole. Contenenti ognuna una storia diversa, a creare insieme un unico, grande racconto.

LA NORMALITÀ A VOLTE FA MALE

La normalità mi sta consumando, logorando dentro. È come se avessi scalato una montagna irta di ostacoli, precipizi e sentieri impervi e ora, finalmente arrivata in cima, non riuscissi a godere del panorama e al contrario mi imbattessi in strade senza uscita e cercassi rocce appuntite da arrampicare.  Fuggire a gambe levate mi sembra l’unica via d’uscita. Eppure no, non può essere quella la strada. Gli scorci sul mondo reale, un fiore che sboccia, la foglia che cade e colora l’asfalto rendendolo un tappeto autunnale e morbido, il sorriso di un bambino, la pioggia che cade e lava i peccati del mondo: è questa, lo so, la via. Deve essere questa o le fatiche e le imprese compiute finora non avrebbero senso.

Si desidera a tal punto una cosa da averne paura. Ecco: il mio desiderio primario è – ormai da due anni, ma forse da sempre – la normalità. Eppure la quotidianità in cui vivo adesso, finalmente normale, mi spaventa terribilmente e mi sta stretta come un anello al naso. E allora cosa fare? Niente: godere della normalità di cui ero stata privata per quasi due anni. Vivere, finalmente, del quotidiano e assaporare ogni momento. Come nel gioco delle scatole cinesi: a ogni scatola il suo contenuto, a ogni momento la sua ragion d’essere. Dentro ogni scatola un altro contenitore; in ogni frangente di tempo, tante, sorprendenti meraviglie.

DESIDERI E DECISIONI

A volte i desideri preferisco immaginarli piuttosto che realizzarli. Perché con la mente posso gonfiarli e sgonfiarli a mio piacere. Posso crearli a misura del mio presente e con lo stile del futuro. Storia della calamità umana per le donne che credono nella forza immobile e imponente dell’amore. L’incidente mi ha imposto di fermarmi, di cambiare ritmi e di dipendere dagli altri. Anche le modalità dell’accaduto ne sono una metafora significativa: cadere di botto e spaccarmi la testa, aprirla, lottare per la vita, aggrapparmi a tutti e a me stessa e poi richiuderla con nuovi contenuti.

Fissarla con i perni metallici della speranza e cucirla con il filo della fiducia e i punti della perseveranza. All’interno un opercolo di plastica: segno inconfondibile di una nuova psiche integrata alla perfezione, dopo diversi errori e rigetti, con il corpo e ancorata ad esso, finalmente con amore, costanza e resilienza. Ma, più di ogni altra cosa, l’incidente mi pone di fronte alla possibilità della scelta: perché, se ero riuscita a scegliere e lottare tra la vita e la morte, nessun altra scelta, per quanto difficile, avrebbe potuto ostacolarmi o atterrirmi.

Questi e molti altri pensieri mi nascono all’improvviso, nei momenti più disparati: segno che c’è un’anima dentro di me che vive, pulsa e pensa a prescindere da me. E io non posso far altro che fermarmi, ovunque sia, qualsiasi cosa stia facendo per annotarli, registrarli e poi fermarmi un momento, appagata come dopo un orgasmo letterario e una catarsi spirituale. Scegliere, in fondo, è una forma di crescita, anche se non sempre è facile.

LA FELICITÀ CHE SPAVENTA

Può la felicità spaventare? Coglierci di sorpresa e sbalordirci senza preavviso? Avere modo di fermare il tempo per godere i momenti quotidiani con le loro sfumature di serenità, affetto e sorpresa. Ritrovarsi ad apprezzare i piccoli gesti della sera e ad accarezzare il cane che si arrotola al proprio fianco ronfando beatamente. Sì, la felicità mi spaventava, ma ero anche disposta a tutto pur di accoccolarmi anche io ai suoi piedi e credere che un po’, in fondo, me la meritavo.

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Non schiacciare tutto sul senso del dovere: questa era la risposta giusta di fronte a ogni nuova scelta. Imparare a dire di sì e dire di no. Credere in sé stessi prima di tutto. E la fiducia si raggiunge solo tramite l’esperienza del vivere, giorno dopo giorno, questa vita che ci è stata data. E chi, come me, ne ha ricevuta un’altra, deve sfruttarla al meglio, molto meglio della prima.  Proprio come la mia cagnolina: ora mi sarei goduta, raggomitolata sulle mie vittorie e le mie paure, il meritato riposo».

A COME AUTODETERMINAZIONE, B COME BB: L’AUTODETERMINAZIONE DI BB

Questo il mio nuovo e primario obiettivo da raggiungere. Perché non c’è arma più vincente per superare gli ostacoli della vita che il pensiero positivo e il coraggio di credere nelle proprie capacità. Nelle proprie intuizioni e decisioni. Autodeterminare il proprio destino e convincersi di potercela fare; di essere in grado di combattere le battaglie quotidiane e perfino le guerre della vita. Si dice che gli dèi caddero dal cielo quando scomparve loro la memoria. Caddero nell’oblio, nel sonno e persero loro stessi nel completo disorientamento. Ecco perché Mnemòsine, la personificazione della memoria, ha una grande importanza presso gli dèi. E BB si rivolse anche a lei nell’intraprendere il grande viaggio del raccontare la sua storia. Mnèmosine, narra Esiodo, sa tutto quello che è stato, ciò che è e ciò che sarà. Ella è la principale fonte di ispirazione e di conoscenza degli inizi e dell’origine delle cose».

Perciò BB si rivolse anche a lei: per non dimenticare. Voleva conoscere i dettagli dell’incidente e di tutto ciò che le era capitato i giorni a seguire, vissuti nella completa incoscienza. Eppure una parte di lei continuava a vivere, resistere e a ricordare. Ed è proprio quella parte che ora scrive questa storia, per arrivare alla sorgente stessa dei fatti: usare la memoria per testimoniare la forza della vita e lottare contro l’oblio!

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