31 Mar 2022

Sarah Ruta e il suo amore per le api: “Da questi animali abbiamo tanto da imparare”

Un avvincente percorso di vita e di lavoro ha portato la giovane siciliana Sarah Ruta a condividere la propria esistenza con le api. Il loro valore, secondo lei, non sta solo nel ruolo che rivestono all'interno dell'ecosistema, ma anche nell'esempio che incarnano, ovvero quello di una comunità coesa e solidale.

Ragusa, Sicilia - Questa è una storia nata dall’incontro e dalla conoscenza di un mondo che Sarah Ruta non avrebbe mai pensato di esplorare. Tutto è cominciato da una passione, quella per l’apicoltura e per il miele, che questa giovane donna di Ispica – in provincia di Ragusa – ha fatto sua, prima quasi per caso e poi con determinazione.

Sì perché Sarah, classe 1990, titolare di Miele di Cava, al mondo delle api non è arrivata ereditando un’azienda di famiglia, ma scrivendo una storia tutta sua: «Mi sono diplomata all’Accademia di Belle Arti di Catania e sognavo una vita nell’arte e soprattutto nel mondo del teatro. Mentre mi guardavo intorno però ho cominciato a collaborare con un’azienda in un b&b e alla fine della stagione turistica i titolari mi hanno chiesto di continuare ad aiutarli nell’accudimento delle loro api. Sarà stata la curiosità o l’incoscienza, ma ho detto di sì ed è scoccata la scintilla. Mi sono innamorata del mondo delle api e di tutto quello che comportava la loro cura».

sarah ruta 1

In quell’azienda Sarah Ruta comincia a imparare tutto quello che c’è da sapere su api, celle, regine, smielatura. «Per cinque anni – racconta – ho lavorato per grosse aziende del settore imparando a conoscere il mondo delle api in modo approfondito e innamorandomi sempre di più di quello che facevo. Quando la prima azienda per cui lavoravo mi ha licenziata ho sentito venire a mancare una parte fondamentale della mia esistenza. A quel punto ho realizzato veramente che le api non erano più solo un lavoro, ma una forte passione».

Alle conoscenze apprese sul campo, Sarah comincia ad affiancare quelle apprese dai libri, studiando e imparando sempre di più. Poi prende una decisione: avrà un apiario tutto suo. «Nel 2016 per la prima volta ho le mie famiglie di api. In quel momento mi accorgo che produrre quantità di miele da rivendere richiede grossi investimenti.

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La cura delle api costa: «Vanno nutrite spesso e curate se si ammalano; il miele monoflora poi – che sia castagno, timo, eucalipto – richiede spostamenti delle arnie in camion su distanze che arrivano a centinaia di chilometri, che non solo hanno un impatto ambientale negativo, ma ci illudono anche di avere un miele di serie A o di serie B per via delle leggi che regolano questo settore».

Insomma, studiando e mettendosi alla prova, Sarah si rende conto che l’apicoltura convenzionale a cui si sta avvicinando è lontana dalla sua esigenza etica di relazione con questo insetto che intanto l’ha conquistata anche con il suo modo di comportarsi. «Ho cominciato a pensare a un progetto mio e grazie a un incubatore di idee l’ho fatto crescere. La soluzione era più vicina di quanto pensassi: sirvagghiu (selvaggio), incontaminato, naturale… queste erano le parole chiave del mio lavoro e del mio miele. E solo un posto poteva rispondere a queste caratteristiche: la Cava d’Ispica. Un luogo meraviglioso, con fioriture spontanee tutto l’anno che permettono alle api di rafforzarsi anche nei periodi dell’anno in cui altrove non si trova più nulla».

Le api possono davvero insegnarci cosa significa collaborare visto che loro si muovono come un unico organismo

Sarah Ruta punta dunque tutto su questo luogo dove l’acqua non manca mai e dove la biodiversità è talmente variegata da contare – come ha rilevato anche l’Università di Catania – 530 specie di piante tipiche che nutrono le api, dando loro un’alimentazione varia che aiuta l’organismo a non ammalarsi ed evitare così cure invasive con sostanze che, ovviamente, passano pure al miele.

«Io non  faccio inseguimento di fioritura – spiega – e non sposto le mie arnie, ma tengo i miei apiari sempre negli stessi posti. Per questo il Miele di cava è solo millefiori: autunnale (carrubbo, edera, nespolo, rosmarino endemiche della zona) e primaverile (agrumi, campanellini bainchi, cetosella), ovvero il risultato delle fioriture tipiche della zona che ne fanno un miele ricco, profumato e cremoso. Ma c’è di più, perché il progetto di Sarah non è solo di tipo alimentare.

sarah ruta 3

«Ho scelto di posizionare il mio apiario proprio nel Convento dei Frati Minori di Gesù, ai margini della città, per due motivi», racconta. «Innanzitutto, in questo modo l’apiario non risente dei trattamenti a base di pesticidi e diserbanti irrorati nella campagna circostante. Inoltre si trova a un passo dalla Cava, dove la vegetazione cresce rigogliosa grazie al fatto che essendo così difficile da raggiungere non è mai stata intaccata dai mezzi dell’agricoltura meccanizzata moderna».

La motivazione però è anche quella della divulgazione. Un sogno che purtroppo il Covid ha messo per ora in stand–by: «Ritengo che sia necessario creare consapevolezza riguardo a un argomento spesso sottovalutato come la qualità del miele e il ruolo importante delle api nel mantenimento di un ecosistema sano e funzionale anche per la nostra sopravvivenza. Inoltre, mi piacerebbe instaurare ampie sinergie con realtà attive in Cava, con l’intento di organizzare dei percorsi agroalimentari per gente del posto, per le scuole e per turisti».

«Ma più di tutto – conclude Sarah Ruta – mi piacerebbe far capire alle persone quanto si possa imparare dalle api, per rispettarle di più non solo per la loro funzione di impollinatori, ma anche per il loro modo di comportarsi come comunità. Le api possono davvero insegnarci cosa significa collaborare visto che loro si muovono come un unico organismo e non lo fanno per sudditanza, ma perché sanno che trovare il meglio per se stesse significa fare anche il meglio per la comunità».

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