22 Apr 2022

Presidenziali francesi: cosa aspettarci dal ballottaggio Macron-Le Pen?

La Francia è alla vigilia del voto che determinerà il nuovo o la nuova Presidente della Repubblica. Macron e Le Pen si sfidano domenica 24 aprile, fra il malcontento generale e lo spauracchio dell'estrema destra. Abbiamo intervistato Benoît Christal, giornalista televisivo francese, per analizzare la situazione e azzardare qualche previsione su quello che succederà alle urne.

La Francia va al voto in uno dei momenti più delicati della storia recente per l’Europa. Nel ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi di domenica 24 aprile verrà deciso chi sarà a governare il Paese per i prossimi cinque anni. Così come nel 2017, a fronteggiarsi saranno Emmanuel Macron e Marine Le Pen, arrivati alla sfida finale con margini simili a quelle di cinque anni fa. Con il 27,84% l’attuale presidente, centrista, è dato come favorito rispetto alla candidata di estrema destra, che al primo turno ha ottenuto il 23,15%.

Tuttavia sono in molti a sostenere che a differenza di cinque anni fa, questa volta Le Pen potrebbe vincere, cambiando gli equilibri del paese e del continente. Per farci un’idea più chiara abbiamo intervistato Benoît Christal – che avevamo già sentito sull’Ucraina –, un reporter televisivo francese per TF1 e LCI, che ci ha dato una sua lettura di quanto successo al primo turno e ha azzardato qualche previsione.  

benoit christal
Benoît Christal
Il risultato di questo primo turno era prevedibile o è stata una sorpresa?

I primi due posti erano abbastanza scontati: Macron primo, Le Pen seconda. La sorpresa è stata più relativa al terzo e al quarto. Jean Luc Mélenchon [candidato di La France Insoumise, partito di sinistra radicale, arrivato al terzo posto con il 21,95% dei voti, ndr] è stato una grande sorpresa: tutti pensavano che fosse troppo di sinistra, invece ha convinto praticamente tutti i giovani e tante aree popolari della regione parigina. Ha convinto tanta gente che il suo partito poteva essere la nuova sinistra, dato che quella vecchia, il partito socialista, ha fallito alla grande.

Eppure Mélenchon fa politica da tanti anni, non è esattamente un volto nuovo. Come spieghi questo successo adesso?

Ha presentato un programma molto duro: uscire dall’Europa, nazionalizzare tante imprese. Ma alla fine ha convinto tanta gente. Ha una personalità davvero autoritaria, a molti fa paura: è più vicino a Castro o a Putin, che ammirava molto, che a un politico classico.

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Invece, guardando a destra, ti sorprendono i molti voti non solo di Le Pen ma anche di Zemmour, ancora più estremo di lei?

Se sommiamo Le Pen e Zemmour siamo al 30%. Un terzo dei francesi ha scelto la destra estrema. All’inizio in molti pensavano che Zemmour sarebbe stato un problema per Le Pen e invece è proprio grazie a lui che Le Pen è diventata quasi normale, è riuscita a cambiare la sua immagine. Oggi Le Pen ha cambiato il programma, non vuole uscire dall’Europa, è per aiutare il popolo, aumentare i salari, abbassare l’età della pensione. 

Se ci mettiamo anche che il partito di Macron, La République En Marche, che negli anni si è riposizionato, emerge il quadro di un paese molto di destra.

Storicamente la Francia è più di destra che di sinistra. Considerate però che parliamo di una destra francese, quindi di destra dal punto di vista morale, ma nei fatti più di sinistra nell’economia. Non parliamo di una destra ultraliberale. 

Comunque, anche in questo contesto, la destra classica, il partito dei Repubblicani, ha fallito.

Sì, è stata un’altra sorpresa. Ha preso meno del 5%. Vuol dire che Macron ha costruito il suo partito verso destra. Si è detto del centro, ma ha preso molti voti di destra. Adesso però il boomerang sta arrivando: deve andare a caccia di quel 22% di voti di Mélenchon, ciò significa che deve convincere la sinistra. 

presidenziali francesci
In generale, Macron a parte, la politica francese si è estremizzata?

Sì, è un periodo strano, quelle che erano prima destra e sinistra sono oggi agli estremi, con Macron al centro che prende tutti i moderati. Un terzo della Francia è di estrema destra, circa un quarto è di sinistra radicale.

Sia Le Pen che Mélenchon avevano una opinione favorevole di Putin, come mai questo non li ha danneggiati?

L’effetto Putin non ha funzionato. Se n’è parlato poco. È stata una campagna elettorale più incentrata su temi economici. Tanta gente pensa che la politica francese sia troppo liberista, aggressiva, non aiuti i poveri. Le Pen come Mélenchon dicono, ciascuno a modo suo, di abbassare l’età delle pensioni e aiutare i più poveri.

Quindi è stato un voto contro il liberalismo economico?

In Francia Macron ha provato a fare una politica liberista, ma il Covid ha annullato tutto: si è indebitato, dice che aumenterà il salario dei professori, i fondi per gli ospedali. Adesso è visto come il diavolo liberale, ma quando guardi la politica non è così. Di certo ha influito molto anche un forte sentimento contro l’Europa.

La questione immigrazione ha avuto un peso?

In Francia c’è un vero problema di geografia dell’ineguaglianza: ci sono ghetti, zone molto dure dove la maggioranza della popolazione arriva da altri paesi, in cui non ci sono scuole buone, ci sono tanti problemi di sicurezza, violenza e droga. Questo ha influito molto, ma non così tanto come si pensava. Zemmour ha basato tutto la sua campagna elettorale su questo, come se l’immigrazione fosse l’unico problema della Francia.

È un periodo strano, quelle che erano prima destra e sinistra sono oggi agli estremi, con Macron al centro che prende tutti i moderati

Ha preso il 7%: significa che questa rabbia esiste ancora, ma sembra un po’ passata in secondo piano. Le Pen invece non ha fatto leva sull’immigrazione, ha fatto quasi una campagna di estrema sinistra, da un certo punto di vista, dicendo che non si aiuta più la gente povera e accusando il Governo di essere troppo liberale. Ha capito che l’economia è la prima motivazione del voto. 

Eppure la Francia è un paese storicamente ospitale, giusto?

La Francia è diventata meno ospitale rispetto a prima. Ad esempio ha accolto pochi siriani. Con la guerra in Ucraina qualcosa è cambiato, gli ucraini sono stati ben accolti. Ma c’è molta ineguaglianza in questo: c’è razzismo contro algerini, magrebini, mentre gli ucraini sono considerati “bravi immigrati”. 

Secondo te può vincere davvero Le Pen?

Adesso sì. Fino a cinque anni fa Le Pen era un voto di protesta, ma nessuno pensava che potesse governare. Oggi c’è tanta gente che dichiara, soprattutto al nord e al sud, di essere pronta a un cambiamento. Ci sono molte più persone che vedono Le Pen al potere perché ha cambiato completamente la sua immagine. Inoltre Mélenchon ha chiesto ai suoi elettori di non votare Le Pen, ma non ha detto di votare Macron. È molto pericolosa questa situazione. 

Se venisse eletta, cosa potrebbe succedere?

Temo che sarà un disastro. Oltre ai proclami, non ha esperienza, sembra incapace di governare veramente. Credo che a quel punto, alle elezioni legislative che si terranno fra maggio e giugno le persone si ribelleranno ed eleggeranno un parlamento a maggioranza opposta. Che in realtà è uno scenario plausibile anche in caso di elezione di Macron. È possibile che, se Macron vince, sia costretto a lavorare con i verdi, i socialisti e la destra. Mentre, se passa Le Pen, che ci sia un Governo contro di lei. 

Cosa succede nel caso di un Parlamento opposto al Presidente?

Diventa quasi un sistema parlamentare, il Presidente non fa più nulla. Se c’è una crisi può sciogliere il Parlamento e andare alle elezioni, ma non ha più poteri.

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