21 Apr 2022

“Salvate l’ospedale Maria Adelaide”: la richiesta dei cittadini torinesi

Scritto da: Lorena Di Maria

Della rinascita dell’Ospedale Maria Adelaide di Torino si discute da anni: dopo la chiusura dell’Istituto Chirurgico Ortopedico, è ancora aperto il dibattito sul suo futuro. A reclamare la sua apertura c’è l’assemblea creata da un gruppo di cittadini dal nome “Riapriamo il Maria Adelaide”: la richiesta è rimettere in funzione l’ospedale e garantire la presenza di una struttura sanitaria territoriale per la prevenzione e per la cura della salute, che si è dimostrata essenziale specialmente dopo questi due anni di pandemia.

Torino - “Riapriamo il Maria Adelaide” è una proposta, una richiesta, un grido d’allarme: parliamo di uno degli ospedali più antichi di Torino, da diverso tempo al centro del dibattito sul suo uso futuro. Cinque anni fa infatti il Maria Adelaide veniva chiuso e tutte le sue attività trasferite al CTO, Centro Traumatologico Ortopedico della città.

A domandarsi quale sarebbe stato il futuro di questo ospedale, struttura integrante in Lungo Dora Firenze, sono in molti: in questi anni, intorno a un interrogativo sempre più diffuso e in attesa di risposte, si sono fatte sentire le voci di un’assemblea popolare, di collettivi, dei sindacati di base, di attivisti e realtà associative nate dal basso che reclamano la riapertura dell’ospedale.

Maria Adelaide2

Una delle voci più forti è quella dell’assemblea permanente “Riapriamo il Maria Adelaide”, che in questi anni si è mobilitata per chiedere la rinascita dell’ospedale. La sua richiesta è una: «Servono ospedali pubblici e servizi territoriali! Basta tagli. Basta speculazioni e finanziamenti alla sanità privata». L’assemblea, con particolare riferimento agli ultimi due anni di pandemia che abbiamo vissuto, rivendica una salute che sia a misura di persona, che metta davanti il concetto di cura e di prossimità e che promuova la sanità territoriale attraverso l’utilizzo delle strutture che la città ha disposizione.

LA RICHIESTA DI UN SERVIZIO DI CURA PER I QUARTIERI CIRCOSTANTI

Attualmente per l’ospedale è allo studio un progetto di sdoppiamento del Maria Adelaide: in parte si valuta la creazione di uno studentato e in parte di una struttura sanitaria e di riabilitazione con una casa di comunità, considerata la disponibilità di locali e di attrezzature ancora nuove. «Non è questa la proposta sottoscritta da migliaia di abitanti e lavoratori di Aurora, Rossini e Vanchiglietta a sostegno del progetto “Riapriamo il Maria Adelaide”», racconta l’assemblea dei cittadini, che vorrebbe la presenza rinnovata di un servizio di cura necessario ai 90.000 abitanti e lavoratori dei quartieri circostanti.

Maria Adelaide

Come raccontano i cittadini, la Regione «si è limitata a concedere solo 1.000 mq sui 13.000 per un poliambulatorio territoriale, continuando ciecamente a proporre uno studentato per le Universiadi, malgrado il disinteresse delle Università che non fanno parte del comitato promotore. Gli interessi da salvaguardare sembrano chiari, la Regione vuol fare cassa con quella struttura a qualsiasi costo. Una direzione politica ancor più imbarazzante, se pensiamo che i soldi del PNRR per la sanità prevedono la diffusione territoriale e capillare dei presidi sanitari: 1 ogni 50.000 abitanti». Il rischio è quindi che una delle zone più densamente popolate della città di Torino rimanga sguarnita.

L’OCCASIONE DEI FONDI DEL PNRR E IL FUTURO DELL’OSPEDALE MARIA ADELAIDE

La preoccupazione dell’assemblea dei cittadini è ora una: «A scadenza della presentazione del PNRR sulla sanità (su cui abbiamo formalizzato una segnalazione agli organi di vigilanza europei), se il Comune non farà pressione sulla Regione per l’inserimento dell’ospedale nel PNRR e non formalizzerà la sua destinazione sanitaria a carattere pubblico, il Maria Adelaide rimarrà vuoto e nuovamente in vendita al solito privato».

Servono ospedali pubblici e servizi territoriali! Basta tagli, speculazioni e finanziamenti alla sanità privata

Come scrive il comitato in un post su Facebook, è necessario un cambiamento rispetto al passato e sulla base di questi due anni di pandemia, «per scongiurare l’affollamento dei pronto soccorso e degli ospedali, per eliminare le liste d’attesa, per assicurare interventi tempestivi e per assumere di conseguenza il personale medico e paramedico necessario e creare così migliaia di nuovi posti di lavoro stabile e qualificato. I tempi di attuazione stabiliti dal PNRR sono intransigenti, come le nostre richieste». E aggiunge: «Nulla è cambiato rispetto alla solita volontà accentratrice dei “grandi poli sanitari”, anche in barba non solo alle direttive del PNRR, ma alla stessa esperienza Covid».

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CHE NE SARÀ DEL FUTURO DELL’OSPEDALE?

I quesiti da parte dei cittadini sono diversi: «Perché la Regione sbandiera sugli organi di stampa che il Maria Adelaide dovrà diventare uno studentato per le Universiadi, anche quando le Università non sono neanche promotrici e non hanno più espresso interesse per la struttura?» E inoltre, «cosa aspettano il Comune e l’assessore Rosatelli a dar seguito all’Ordine del Giorno che assegna all’area non solo la destinazione ospedaliera ma anche il vincolo pubblico, prima dell’approvazione del PNRR il 31 maggio?».

I quesiti sull’Ospedale Maria Adelaide sono molti e in questo contesto sembrano necessarie azioni che coinvolgano la cittadinanza di Torino su un percorso progettuale partecipato, inclusivo e orizzontale, capace di ascoltare le esigenze e le richieste di tutti per il futuro dell’ospedale.

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