13 Mag 2022

Alice In The Lab: le creazioni etiche di una giovane che ha scelto di vivere in modo ecologico

Scritto da: Elena Rasia

Alice Dal Bo è una giovane designer e mamma che ha cambiato la sua vita con l'obiettivo di ridurre il più possibile il suo impatto sull'ambiente. Autoproduce, gira in bicicletta, è vegana e ha creato Alice In The Lab, un brand di moda etica e circolare attraverso cui esprime la propria creatività e lancia messaggi a favore del pianeta.

Treviso, Veneto - «Oggi è ancora più doveroso agire in prima persona per apportare cambiamenti radicali, non solo per quello che riguarda l’alimentazione, ma nella nostra vita a 360°. Credo che dovremmo orientarci tutti verso uno stile di vita in decrescita. Dare meno importanza ai consumi e al denaro e più alle relazioni, al tempo e all’autoproduzione. È molto importante anche parlarne nel modo giusto e sensibilizzare le persone su queste tematiche. Credo che la soluzione ideale per andare in questa direzione sia l’ecovillaggio. Chissà che magari in un futuro non possa realizzarsi anche questo sogno!».

A raccontarmi la sua vita di scelte e decrescita è Alice Dal Bo, una giovane artista che vive in un paese della campagna trevigiana con i suoi due figli Leone e Sirio e i loro cani adottivi Pomi, Calia e Pivo. Mi racconta che fin da bambina è sempre stata attratta, oltre che dalla Natura e dagli Animali, anche dall’arte e dai colori e ha sempre coltivato la passione per il disegno, la pittura e gli acquerelli, che ancora oggi porta avanti nei ritagli di tempo.

Quando mi sono avvicinata al mondo di Alice, per conoscerla meglio e poter raccontare la sua storia ed il suo lavoro, ho subito pensato ad Alice nel paese delle meraviglie, anche se in questo caso le meraviglie non sono cose straordinarie che accadono al di fuori del suo controllo – in maniera magica e favolistica come per la celebre Alice nota ai più –, ma scelte cucite addosso e pronte a contaminare il mondo, proprio come le sue creazioni etiche.

alice in the lab 2
Com’è nato il tuo progetto Alice In the Lab?

Alice In The Lab è uno spazio casalingo dove dal 2014 do vita alla mia grande passione per il cucito, che ho sempre portato avanti da autodidatta per poter stare assieme ai miei bambini quando erano davvero ancora molto piccoli. Ho iniziato con le cose più semplici, come le shopper e i marsupi, per poi arrivare a confezionare diversi modelli di felpe, tutti disegnati da me. L’idea iniziale era quella di creare dei pezzi unici, capi casual, basici, dal sapore underground, più che altro felpe, ma anche minidress, gonne, canotte, borsette e collari per cani, veicolando al tempo stesso messaggi di decrescita, antispecismo e appartenenza alla Natura.

Per questo, sempre da autodidatta, ho iniziato a personalizzare le mie creazioni con delle grafiche e dei pattern da me disegnati, ispirati a questi temi a me tanto cari, serigrafandoli a freddo sui tessuti con inchiostri ad acqua. Mi rivolgo ad aziende tessili della mia zona, che con il loro esubero di materie prime mi forniscono i tessuti che in questo modo recupero per poter realizzare le mie creazioni. Per scelta ho deciso comunque di non lavorare con tessuti e materiali di origine animale: niente lana, seta, pelli o pellicce. È proprio per questi motivi, che caratterizzano fortemente il mio laboratorio, che mi piace pensare al lavoro finito come a delle creazioni eco-etiche.

Il tuo vivere in decrescita, ossia in maniera favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, trova delle barriere in questo mondo spesso veloce e consumistico? Dove maggiormente?

In un mondo dove tutto è preferibilmente istantaneo e immediato, non sempre è facile intraprendere un percorso in decrescita. Vivendo in un paesino di campagna e non in un centro abitato, gli spostamenti che sono tenuta a fare, principalmente per gli impegni di famiglia, mi vedono costretta a usare la macchina, anche se di seconda mano e a GPL, ma l’obiettivo è quello di riuscire a usare il più possibile la bici, anche per spostamenti che superano i dieci chilometri. È sorprendente la quantità di dettagli che si riescono a cogliere nell’ambiente attorno a noi viaggiando più lentamente e quanto questi influiscano sul nostro umore e sul nostro benessere.

Questo credo sia l’ostacolo maggiore che mi trovo davanti al momento, perché per il resto posso dire che da anni ormai il mio stile di vita è diventato più sobrio e minimale. Un altro è la mancanza di tempo per fare: cucire, cucinare, pulire, leggere, disegnare, curare me stessa e i miei cari, coltivare l’orto… Tante volte mi capita di desiderare giornate da trenta ore per riuscire a fare da sola tutto quello che nella maggior parte delle famiglie si fa in due, poi però ci ripenso subito e credo che ventiquattro ore siano più che sufficienti.

alice in the lab
Parlaci della tua scelta alimentare.

All’età di vent’anni, nei primi anni 2000, sono diventata vegetariana per motivi prettamente etici, quando non c’erano ancora la consapevolezza e l’informazione che c’è adesso rispetto a determinate tematiche. Nonostante la determinazione, per me è stato un passaggio graduale perché avevo davvero tutti contro e all’epoca non conoscevo nessuno che la pensasse come me, ma lo sentivo un passo doveroso: avevo capito che gli Animali non sono qui per noi, per soddisfare i nostri “bisogni”, ma che assieme a loro viviamo e condividiamo la vita su questo pianeta, che meriterebbe più rispetto.

Da quel momento ho iniziato a informarmi e documentarmi, conoscendo sempre più persone in sintonia con i miei pensieri, anche nell’ambito dell’attivismo, e nel 2010 sono diventata vegana, interessandomi molto anche alle tematiche di sviluppo sostenibile, oltre che di antispecismo.

Nella quotidianità quali sono le attenzioni che una persona che vuole avvicinarsi a un cambiamento secondo dovrebbe tenere presenti?

Nella vita di tutti i giorni, oltre alla questione degli spostamenti sopra citata, credo che una grande importanza ce l’abbiano le scelte che facciamo su tutto ciò che compriamo, in particolar modo sul cibo. Su cosa e come ci procuriamo ciò di cui ci nutriamo. Ormai è risaputo che, oltre a rappresentare un disastro dal punto di vista etico, il consumo di carne e derivati animali contribuisce a danneggiare il nostro pianeta, come anche frutta e verdura coltivate in maniera massiva e con uso di pesticidi e diserbanti chimici. La soluzione, mi piace dirlo spesso, sta sempre nell’autoproduzione, ma chi è sprovvisto di terreno da coltivare può sempre adottare opzioni alternative.

Mi rivolgo ad aziende tessili della mia zona, che con il loro esubero di materie prime mi forniscono i tessuti che in questo modo recupero

Ad oggi per esempio stanno nascendo sempre più bellissime realtà di orti condivisi. Poi la direzione è sempre quella di autoprodurre quanto più possibile e, qualora non fosse possibile, di dirigere i nostri acquisti verso realtà artigianali locali o di seconda mano. Ogni volta che ci troviamo ad affrontare un cambiamento e apportiamo una novità nella nostra vita – come ad esempio la scelta di non consumare più alimenti industriali e di preparare tutto in casa – il difficile è sempre all’inizio, ma una volta fatte nostre la routine e le abitudini e con una buona organizzazione diventa tutto più semplice.

Come dovrebbe essere il tuo ecovillaggio ideale?

Se c’è una cosa che ho imparato, nel rapporto tra le persone e nella vita in generale, è che ciò che noi consideriamo ideale prima o poi si scontrerà con la realtà delle cose. Quindi in contesti di questo tipo può essere rischioso conservare un ideale nella propria testa, forse è più utile lavorare costantemente su sé stessi, mettersi sempre in discussione ed essere sempre disposti a confrontarsi in modo costruttivo. Già il fatto che sia un ecovillaggio è di per sé un fatto positivo e ideale: un luogo dove un gruppo di persone trovano piacere nel condividere la vita attraverso l’autosostentamento e nel rispetto degli esseri viventi e del pianeta non è per nulla scontato.

C’è tanto lavoro da fare per portare avanti un ecovillaggio, sia sul piano fisico che su quello mentale. Non per tutti – per questioni sociali o culturali o semplicemente di abitudini – questo potrebbe rappresentare un ideale di vita, ma credo che siamo giunti ormai in un periodo storico – vedi guerre e pandemie – in cui creare reti e comunità affini che siano potenzialmente del tutto autonome ed autosufficienti diventa quasi un dovere, oltre che un vantaggio.

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