16 Mag 2022

I(n)spira-Azioni racconta gli effetti dei cambiamenti climatici con Luca Barani e The Climate Route – #6

In questa nuova puntata del podcast I(n)spira-Azioni Daniel e Darinka incontrano Luca Barani, uno dei fondatori di The Climate Route. Un progetto che ha lo scopo di avvicinare il pubblico agli effetti dei cambiamenti climatici attraverso una spedizione terrestre che raccolga il maggior numero di testimonianze.

Clima, viaggi, crisi, politica, giovani generazioni. Sono questi alcuni dei temi affrontati da Daniel Tarozzi, Darinka Montico e l’ospite della sesta puntata del podcast I(n)spira-Azioni, Luca Barani, uno dei fondatori di The Climate Route. Il disastro ambientale avvenuto in Siberia nel 2020 che ha visto riversare 20.000 metri cubi di gasolio nel fiume Ambaranaya a causa dello scioglimento del permafrost è stata la causa scatenante che ha riuniti giovani donne e uomini, tra cui Luca, sparsi per l’Italia e per l’Europa in un progetto che avesse lo scopo di dimostrare e divulgare il più possibile gli effetti del cambiamento climatico. The Climate Route ha preso vita proprio durante la pandemia. Da allora sono state moltissime le iniziative intraprese sempre con l’obiettivo di far comprendere che il cambiamento climatico colpisce tutti, nessuno escluso.

Il prossimo grande viaggio è alle porte. «Si tratta della spedizione terrestre tra le più lunghe organizzate. Sarebbe dovuta partire dal ghiacciaio della Marmolada per arrivare fino alla regione della Chukotka, sullo stretto di Bering. Con lo scoppio della guerra abbiamo deciso di evitare alcuni paesi. Partiremo il 25 giugno e arriveremo a Baku in Azerbaijan. Viaggeremo in treno così da rendere il nostro viaggio meno impattante e con un ritmo lento che permette una migliore scoperta del territorio e delle persone. Una volta a Baku valuteremo cosa fare, abbiamo diverse opzioni. Bisogna considerare vari aspetti logistici e organizzativi legati anche ai paesi che decideremo di attraversare. Tra le possibilità l’idea di concludere il viaggio a Samarcanda in Uzbekistan».

Darinka ha avuto la fortuna di attraversare molti dei luoghi elencati da Luca, oggi più complicati da visitare, soprattutto se hai una telecamera in mano, come nel suo caso. A distanza di pochi anni tra guerre, attentati e dittature il mondo si è ristretto, sottolinea Daniel. Rispetto al passato sono molto meno i paesi in cui poter andare in viaggio. Nonostante le difficoltà l’obiettivo della spedizione resta imprescindibile. Determinazione, voglia, emozioni, luoghi e persone che daranno un volto ai cambiamenti che stiamo vivendo.

La scorsa estate Luca è andato in giro per l’Italia realizzando dei brevi documentari, pubblicati anche su Italia che Cambia, che testimoniano il grande movimento in atto per combattere e mitigare nel proprio piccolo i cambiamenti climatici. Luca è rimasto piacevolmente colpito, ad esempio, dalla vivacità e dall’operosità trovata in Sicilia. Al di là di ogni stereotipo, immaginava un luogo diverso; invece, oltre al grande calore umano e all’accoglienza, ha trovato moltissime persone, alcune di queste tornate a vivere nell’isola dopo anni all’estero, molto consapevoli e coinvolte in processi di cambiamento finalizzati a contrastare i grandi problemi che affliggono purtroppo buona parte del sud Italia: rifiuti e incendi.

«Bisogna davvero lavorare sull’immaginario, anche quello che abbiamo del Sud Italia. Immaginavo che la questione degli incendi, ad esempio, fosse legata alla mafia, invece ho scoperto che in alcuni casi si tratta di strumenti di lotta politica all’interno del corpo forestale, in altri casi sono incendi provocati per il recupero del terreno per il pascolo e per l’agricoltura o peggio ancora vengono appiccati per far intervenire i Canadair. Pur essendo di proprietà dello Stato, ogni volta che vengono utilizzati bisogna pagare delle commissioni salatissime alle aziende che li utilizzano, con guadagni di 200.000 euro per una sola chiamata. Non bisogna banalizzare, se fosse solo un problema di mafia gli incendi sarebbero solo in Sicilia, invece avvengono anche in posti come la California e l’Australia» racconta Luca.

Due anni e mezzo di pandemia sono bastati per stravolgere la nostra vita e la nostra mente. La crisi climatica è stata messa in secondo piano

L’amarezza ha un sapore ancora più aspro quando si scoprono i tanti strumenti oggi a disposizione per arginare il problema degli incendi o del cambiamento climatico, ciò che manca è la visione politica. «Lo dimostra l’uso del PNRR. L’Europa aveva fissato un tetto limite del 40% della somma totale da investire in programmi destinati all’ambiente e allo sviluppo sostenibile. L’Italia non è andata oltre. La politica ha fallito, oggi c’è un grande disinteresse motivazionale. Serve contaminare la società e migliorarla attraverso associazioni, ecovillaggi, esempi di vita che conducono verso altre direzioni, senza creare delle bolle chiuse in sé stesse in cui manca il confronto, il dialogo, l’empatia e il rispetto».

Le giovani generazioni sono avanti in questo secondo Luca: «L’errore sta nel pensare che sia un problema loro e che debbano gestire, in un prossimo futuro, i cambiamenti che arriveranno. Hanno dalla loro parte strumenti che noi non avevamo e li usano promuovendo un attivismo forte e anche di rottura. Penso ai ragazzi di Fridays for Future o a quelli di Extinction Rebellion, che hanno anche incontrato il ministro Cingolani chiedendo di usare il sistema della facilitazione per moderare l’incontro ed evitare così una comunicazione violenta», continua Luca.

I cambiamenti, nel bene e nel male, avvengono sotto i nostri occhi anche se non ce ne rendiamo conto. Due anni e mezzo di pandemia sono bastati per stravolgere la nostra vita e la nostra mente. La crisi climatica è stata messa in secondo piano. I cento anni di rivoluzione industriale grazie ai quali molti paesi si sono arricchiti hanno creato e causato il cambiamento di origine antropica in atto. Un problema generato dalla parte ricca del mondo le cui peggiori conseguenze sono già visibili per le popolazioni che vivono lungo la fascia equatoriale e mediterranea. Chi vive seguendo i ritmi della terra a contatto con la natura sarà più capace di adattarsi ai nuovi cambiamenti in atto.

The Climate Route

Viviamo in sistemi complessi che non possono avere soluzioni semplici. Stiamo attraversando una fase di transizione storica e proprio questa fase definirà ciò che saremo domani. Abbiamo una grande opportunità, anche se non è detto che tutte le cose cambieranno in meglio. Ognuno di noi può fare la differenza. The Climate Route fa senz’altro la sua parte. Scienziati, videomaker, esperti di comunicazione, esperti di cambiamenti climatici che cercano di rivolgersi ad una platea più estesa possibile, a cui poter raccontare quanto sta accadendo al pianeta.

Un ponte tra la scienza e le persone comuni, perché a essere in pericolo non è tanto la Terra, ma il genere umano. «Se avessimo avuto più tempo a disposizione avremmo potuto percorrere una strada più incentrata sulla cultura e sull’educazione, che avrebbe permesso a molti di essere coscienti e consapevoli. Invece non c’è tempo: dobbiamo essere noi attivisti, società civile a lavorare bene per poter indirizzare il dibattito evitando la strumentalizzazione. Draghi tempo fa aveva aperto all’ipotesi di centrali a carbone per evitare i danni energetici causati dalla guerra. Grazie alla reazione critica della società civile la proposta è decaduta».

«Non abbiamo più tempo da perdere, dobbiamo essere pronti a una società che collasserà, pronti a guidare la politica, molto spesso ignorante e proprio per questo ancora più vulnerabile su tutti questi argomenti. Nonostante la consapevolezza dell’opinione pubblica riguardo l’emergenza climatica sia cresciuta vertiginosamente negli ultimi anni grazie anche alle mobilitazioni mondiali, serve fare di più. La sfida, giorno dopo giorno, è sempre più complessa e non abbiamo più tempo da perdere», conclude Luca.

Segui I(n)spira-Azioni su youtubefacebookspreaker o spotify. Il prossimo appuntamento è per mercoledì 18 alle ore 19 con Elisa “Nativa” Toniolo.

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