22 Lug 2022

Limina: tra natura e femminile alla ricerca del “limite” – Io Faccio Così #359

Scritto da: Daniel Tarozzi
Riprese di: DANIEL TAROZZI
Montaggio di: PAOLO CIGNINI

Oggi vi presentiamo Alessia Belli e Sara Favilli, autrici di un viaggio che Italia che Cambia ha deciso di sposare e produrre: quello alla ricerca del femminile, dei concetti di limite, della nascita, della morte, del lavoro, dell'abitare, della terra, della danza, delle radici. Nel farlo hanno e abbiamo incontrato sei straordinarie donne che rappresentano sei tappe essenziali di questo percorso. Ve le presenteremo – una per una – nei prossimi mesi. Ma oggi le protagoniste sono loro, le autrici e ispiratrici del viaggio e del documentario, Alessia e Sara.

Ho conosciuto Alessia Belli e Sara Favilli a casa mia. Dopo un paio di incontri telefonici o digitali le ho invitate a venire a trovarci un paio di giorni tra i monti per discutere del loro progetto che mi era immediatamente risuonato. Ricordo ancora quando, passeggiando nei pressi del “nostro laghetto”, abbiamo cominciato a visualizzare la loro idea come documentario, format multimediale, approfondimento.

Ho subito sentito quelle vibrazioni che mi colgono quando un progetto tocca le mie corde più profonde e – pur non conoscendo loro e avendo appena iniziato a capire cosa volevano fare – ho subito dato loro la mia disponibilità. Nel frattempo, una pandemia mondiale bloccava il mondo.

Circa due anni dopo, eccoci – sul camper “Alba” io, Manu e Vinni e sul loro mitico furgone “la Zoe” Alessia e Sara – che si parte alla scoperta di storie di donne, di confine, di nascita, di morte, di lavoro, di terra, di salute, di danza, di abitare, di antropologia. Ed oggi eccoci qui a presentare una nuova area di Italia che Cambia interamente dedicata al progetto Limina. Ma quindi di cosa si tratta? Ora ve lo spiego con le parole di Alessia e Sara che ho video-intervistato per voi. Vi proponiamo qui sotto una sintesi della nostra chiacchierata (e alla fine dell’articolo la versione integrale).

LIMINA, UN PROGETTO CHE NASCE DALLA PANCIA

Alessia: «Limina è un progetto di documentario. Nasce fin dall’inizio come il desiderio di tradurre in immagini un processo che stavo e stavamo vivendo. Ha origine nella pandemia: quando è scoppiata mi sono contestualmente trovata “orfana” di parti importanti di me che dovevo integrare o comunque esplorare. È stato per me momento di grande crisi e come sempre accade nei momenti di grande crisi… dal vuoto, dalla paura e dal disorientamento più totale nascono poi delle idee».

Questo documentario è nato dalla pancia e con l’interrogarsi sul suo ruolo di donna all’interno del pianeta Terra: «In che modo mi ponevo come essere umano e come donna? Da qui l’idea di partire per una ricerca attraverso il confronto con altre donne, per porci le domande e cercare delle possibili alternative. Sara è stata la prima persona con la quale ho condiviso il dolore, la sofferenza, le paure che stavo vivendo, ma anche l’anelito di vita, il desiderio di ritrovare un scopo, un’armonia con il resto del contesto».

NECESSITÀ, CURIOSITÀ, AMICIZIA

Sara: «Quando penso a Limina penso a tre parole. Necessità di recuperare un rapporto più intimo con me stessa e di recuperare quella parte di me legata al femminile; curiosità che ti spinge alla scoperta, ti spinge ad aprire nuove situazioni; amicizia perché Alessia è una mia grande amica. Lei è la madre di Limina, io sono sono una zia, una madrina. È lei che mi ha messo in mano la chiave per aprire queste porte. Per me inoltre Limina è anche una soglia, un ingresso verso il nuovo».

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ALLA RICERCA DEL CONFINE, DEL SENSO DEL LIMITE, STANDO SULLA SOGLIA

Alessia ribatte: «Sentivo che dovevamo ripartire dal rapporto tra femminile e Natura proprio nel contesto pandemico, che ci aveva svelato ulteriormente come questo legame fosse in crisi. Limina è una parola che viene dal dal latino e a che fare con il confine, con il senso del limite, ma anche con lo stare sulla soglia. Limina quindi è un modo di guardare il mondo, un modo di guardare la vita differente. Limina vuole saper stare sulla soglia e osservare senza colonizzare, senza depredare, senza prendere e poi gettare via. Vivere intensamente ma stare anche un passo un passo indietro, saper osservare e sapersi immettere in questo flusso di vita con delicatezza, con gentilezza, con con una certa grazia».

SEI DONNE, UN CERCHIO, LA VITA, LA MORTE E TUTTO QUANTO

Ancora Alessia dice: «Le esperienze personali e la pandemia mostrano come la parola limite dovrebbe diventare una pratica da valorizzare. Per questo vogliamo rapportarci al femminile e alla natura dal punto di vista del limite e vogliamo realizzare un documentario che si occupa di questo legame tra femminile e Natura andando a interrogare a dialogare con sei donne che vivono in maniera sostenibile e armoniosa questo legame in ambiti differenti e cruciali della vita». Le protagoniste di questo viaggio sono state e saranno Clara Scropetta, Etain Addey, Lucilla Satanassi, Alba Naccari, Luciana Percovich e Daniela Muggia.

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«Durante il lockdown – prosegue Alessia – abbiamo iniziato a contattare una serie di donne tramite il passaparola; le abbiamo sentite al telefono, incontrate, rincontrate. È così nata una rete di donne incredibili. Non appena la situazione pandemica lo ha consentito siamo saltate su un furgone di una nostra amica. Il furgone si chiama Zoe, è un guscio, una casetta molto bella, una suite per noi, e da lì abbiamo iniziato ad incontrare le “nostre donne”».

«Ci era chiaro che il documentario non potesse farsi se prima non ci fosse stato un sentirsi a pelle e quindi abbiamo iniziato a viaggiare per conoscere le donne, senza una macchina da presa e un registratore, senza fare nemmeno foto. Non volevamo essere invadenti. Quegli incontri erano veramente intimi. In qualche modo la pandemia ci ha favorito liberandoci del tempo. Abbiamo quindi deciso in maniera immediata e molto determinata di trascorrere con loro del tempo per recuperare troppo il senso della cura di un rapporto».

Alessia e Sara volevano che fosse chiaro che non andavano lì a prendere quello che serviva a loro per poi lasciare queste donne come “un bel deserto”. Ecco perché Limina è un progetto di vita, un modo di guardare alla vita. «Anche in quel caso di stare sulla soglia di questo incontro. Entrare nel rispetto del limite che anche lì era evidente», osserva Sara.

Limina vuole saper stare sulla soglia e osservare senza colonizzare, senza depredare, senza prendere e poi gettare via

L’INCONTRO CON ITALIA CHE CAMBIA E L’INTERDIPENDENZA

«“Per caso” abbiamo incontrato Italia che Cambia e ci siamo sentite subito accolte», dice Alessia. «Il condividere il nostro progetto è stato un bel modo provare il limite, la dipendenza. Questo è un concetto che le donne, tutte le donne che abbiamo incontrato, seppur nella loro specificità, hanno messo in luce: l’interdipendenza, vista non come un valore negativo ma come un valore nutritivo e generativo. Trovare delle persone che condividessero questo principio e volessero accogliere, portare avanti ed entrare quindi in questo processo di creazione di Limina è stato un grande esercizio di sana interdipendenza che fidarsi è farsi anche limitare dall’altro nel senso più nobile del termine, come grande potenziamento».

Come abbiamo imparato dalle donne incontrate in questi viaggi, possiamo costruire un mondo che si basa sulla fiducia di sé e sulla fiducia del e nel mondo. Un dialogo costante che ti spinge a imparare nuovi linguaggi per poter stare al mondo e in contatto con la Natura.

Ascolta l’audio integrale dell’intervista

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