29 Lug 2022

TeRa SoRa, la mappatura partecipativa per valorizzare un territorio

Scritto da: Valentina D'Amora

Un territorio con tante potenzialità, pronto per essere seminato di idee e progetti innovativi. Grazie a TeRa SoRa, un progetto di ricerca dell'università, l’area geografica che comprende le valli Borbera, Spinti, Grue, Curone e Ossona oggi ha gli strumenti per poter andare avanti in diverse direzioni.

Alessandria - A differenza di quando è secca e rocciosa, se la terra è morbida e scura è pronta per essere seminata. Nel dialetto tortonese questo particolare momento di fertilità si chiama tera sora, espressione che dà anche il nome a un progetto che ha coinvolto diversi territori del Piemonte sud-orientale, tra cui la val Borbera. Trenta comuni delle valli Curone, Grue, Ossona, Borbera e Spinti sono stati i protagonisti di un progetto che ha cercato di studiare come mettere in luce quest’area geografica.

Come si può dare valore ad un territorio rurale a metà tra collina e montagna? Mappandone sia le criticità che le potenzialità e invitando allo stesso tempo alla partecipazione attiva la comunità locale. I ricercatori del DAFIST – il Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia dell’Università di Genova, che è anche l’ente capofila di TeRa SoRa – in questi ultimi due anni ci ha provato. Per portare avanti una parte dell’analisi, il gruppo di ricerca ha creato un questionario online attraverso il quale è riuscito a raccogliere diverse voci dal territorio.

mercato volpedo tera sora
Una mattina al mercato di Volpedo
MAPPARE PER VALORIZZARE: LE FASI DEL PROGETTO

«Il progetto di ricerca, iniziato nel 2020, aveva come primo obiettivo una mappatura partecipativa collettiva, con un focus sia sui lati positivi che sulle criticità del territorio», racconta la dottoressa Rebekka Dossche, referente di TeRa SoRa. «Nella fase di avvio è arrivato il Covid e in pieno lockdown abbiamo pensato a diverse soluzioni in merito a una strategia partecipativa da attuare. Da qui l’analisi demografica che ci ha aiutato a scattare una fotografia della realtà attuale».

E ci sono buone notizie: in alcune zone – Stazzano, Vignole Borbera, Borghetto Borbera – si è registrata una variazione demografica positiva, ci sono sempre più persone che decidono di vivere qui e, di conseguenza, si rileva un ringiovanimento della popolazione. «Le fasce delle persone giovani e il numero dei bambini residenti in qualche Comune si sta allargando».

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«Nelle fasi successive ci siamo dedicati a un’analisi qualitativa, alla mappatura partecipativa e al questionario online, che inevitabilmente ha escluso la fascia d’età più avanzata, perché le persone anziane sono rimaste tagliate fuori». Poche settimane fa si è tenuto, finalmente in presenza, l’evento finale in cui sono stati presentati i risultati e illustrati dei case-studies di esempi virtuosi realizzati in aree interne a rischio marginalizzazione e spopolamento.

Questi eventi non devono essere progettati e pensati solo per far arrivare persone da fuori, ma anche per aiutare chi c’è a rimanere

Chiedo allora a Rebekka cosa si porta a casa dopo questi questi due anni di lavoro di ricerca. «A progetto concluso possiamo dire che i nostri risultati possono trasformarsi in spunti e idee concrete per creare strategie mirate per lo sviluppo del territorio». E aggiunge: «Se da un lato la ricerca a me piace sempre, a prescindere dal risultato, proprio perché trovo stimolante il motivo della ricerca in sé, resta il fatto che il bando è stato pubblicato per dare la possibilità di valorizzare l’ampio territorio che unisce cinque aree geografiche».

E ora chi ne tirerà le fila? «Noi abbiamo fatto le nostre analisi, adesso tocca alle unioni montane tradurre in realtà i dati che abbiamo raccolto dal basso». Senza dimenticare la comunità locale, che oggi ha più consapevolezza in merito alle risorse esistenti, da tradurre in proposte innovative per lo sviluppo del territorio.

tera sora
LA RICETTA

Cultura e valorizzazione dell’ambiente costituiscono l’equazione per combattere lo spopolamento in queste valli. «Ora si può andare avanti in varie direzioni», aggiunge Rebekka. E, soprattutto in certe zone, il tessuto demografico, con persone giovani e più attive, viene in soccorso, con una programmazione di diversi eventi: «C’è tanta voglia di stare insieme, da qui le svariate iniziative culturali, come la rassegna di cinema contadino Voci dei Boschi e il Sarvego Festival, solo per fare due esempi».

«A mio parere questi eventi non devono essere progettati e pensati solo per far arrivare persone da fuori, ma anche per aiutare chi c’è a rimanere. Bisogna far stare bene chi è qua, chi ha scelto di restare o chi ha deciso di venire a vivere in questi territori: dal mio punto di vista, se c’è un tessuto che vive bene, altre persone arrivano automaticamente».

Tra le criticità ci sono le difficoltà burocratiche per i contadini, le piccole associazioni e per tutte le persone nuove che vogliono realizzare iniziative da zero. «Sono molto positiva però: i prossimi dieci anni saranno decisivi. Se verranno date risposte giuste e innovative alle problematiche di oggi, dall’agricoltura al cambiamento climatico, credo in queste valli, rispetto alla pianura padana, si potranno trovare con più facilità soluzioni concrete». Quanto è “sora” oggi questa terra?

Il progetto, avviato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito della missione ‘Valorizzare la ricerca’, risponde al bando ‘Idee-Are, Idee per Innovare’ e ha il sostegno di diversi partner: l’associazione di promozione sociale Forestieri e le tre Unioni dei Comuni Montani ‘Terre Alte’, ‘Borbera-Spinti’, ‘Curone, Grue ed Ossona’, e da vari stakeholder, come l’associazione Comunità e Famiglia Piemonte, l’associazione Strada del Vino e dei Sapori dei Colli Tortonesi (Terre Derthona), il Comitato per il territorio delle Quattro Province, il Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi, l’Istituto Comprensivo Tortona B, l’associazione Nuova Economia in Montagna (NEMO) e la Cooperativa agricola Valli Unite.

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