5 Ago 2022

Da psicologa a Torino a operatrice olistica in val di Vara: la storia di Fulvia

Scritto da: Valentina D'Amora

Da psicologa a operatrice olistica, il tutto cambiando regione e vita. Fulvia è una donna torinese che ha scelto la val di Vara come sua nuova casa. Qui ha scoperto una nuova dimensione, lavorativa e sportiva, entrando in contatto con la parte più profonda e nascosta di sé.

La Spezia - Borghi medievali, paesini arroccati, castelli e mulini. Questa è la val di Vara: tra crinali, boschi e corsi d’acqua, ammalia tante persone che, dopo esserci passate, decidono di tornare per restarci. E questa è la storia di una donna che, stregata dal cartello Vendesi, visto per caso in una gelida mattinata d’inverno, si innamora a prima vista di quella casetta. La protagonista si chiama Fulvia Magnanelli ed è una psicologa psicoterapeuta e operatrice olistica. Nata e cresciuta a Torino, qualche anno fa lascia tutto per trasferirsi in Liguria, scegliendo proprio la val di Vara come sua nuova residenza.

Qui, dando le spalle all’appennino e guardando il mare, Fulvia realizza che forse la sua strada non è sbrogliare le emozioni e i pensieri ingarbugliati degli altri, ma rendere tersi i suoi, rilassando corpo e mente. Sempre tendendo la mano quindi, ma con strumenti diversi. E sul fiume Vara, circondati da un paesaggio montano a poca distanza dal mare, inaspettato e selvaggio, scopre anche la sua passione per il rafting. Ho parlato con lei per farmi raccontare tutte le scoperte e i cambiamenti dei suoi ultimi anni.

rivers babbions
Fulvia, come sei arrivata dal Piemonte alla val di Vara?

Con degli amici durante gli anni dell’università avevamo preso una casa sulle alture di Deiva Marina, dove passavamo i weekend. Via via i fine settimana diventavano sempre più lunghi, iniziavano il venerdì e finivano il lunedì mattina e così ci siamo detti: “Basta fare i pendolari, trasferiamoci qui”. In quel periodo io avevo dei lavori precari e il mio compagno, informatore farmaceutico, si era da poco licenziato dall’azienda. La situazione era effettivamente perfetta.

Poi un giorno – mi ricordo che nevicava e faceva freddissimo – passeggiando nel carruggio di Mattarana abbiamo notato un cartello “Vendesi” davanti a una casa. Abbiamo chiamato e in poco tempo ci siamo decisi. Vista e comprata, proprio d’istinto. Sono convinta che l’istinto porti bene e devo dire che nella vita non mi sono mai trovata male. Così, dopo aver discusso la tesi di specialità, abbiamo traslocato a dicembre 2006. Da allora vivo qui insieme al mio compagno e ai miei i gatti.

E cosa hai fatto una volta arrivata in val di Vara?

Ho provato a lavorare come psicologa, ma venendo da fuori, senza legami col territorio né contatti e non avendo svolto qui nemmeno il tirocinio, è stato difficile. Così per cinque anni ho lavorato come educatrice in una cooperativa sociale che gestiva una comunità per minori. Dopodiché mi sono licenziata e ho riprovato come psicoterapeuta in uno studio a La Spezia, ma lavoravo ancora troppo poco.

Sono convinta che l’istinto porti bene e devo dire che nella vita non mi sono mai trovata male

Com’è nato il tuo amore per le discipline olistiche?

Rientra in quelli che definisco i casi della vita! Un medico spezzino, che lavora molto sul corpo, proponeva nel suo studio varie attività, tra cui corsi di yoga. In quel periodo praticavo meditazione e ho iniziato proprio in quel centro il corso da operatore olistico, perché mi piaceva l’idea di abbinare tecniche più corporee all’attività terapeutica.

Me ne sono innamorata, mi s’è letteralmente aperto un nuovo mondo. Sin dalle esercitazioni ho capito quanto mi piaceva massaggiare, facendo pratica sui compagni di corso. E siccome i rimandi te li devono dare gli altri, visto che ricevevo sempre parecchi complimenti, ho iniziato a frequentare diversi corsi, tra Bologna e Genova. Nel tempo mi sono costruita quest’altra professione. E sai quando avevo l’agenda un po’ più piena? A marzo 2020! [sorride, ndr].

birra e benessere
Un trattamento, durante l’iniziativa Birra a Benessere a La Taverna del Vara a Torza
E la passione per il rafting?

Premetto che sono una persona molto freddolosa, considera che vivrei a questa temperatura tutto l’anno [ride, ndr]. L’idea di stare al freddo e umido non mi attirava molto. Poi un sabato una mia amica mi porta a fare una prova di rafting: mi hanno messo una muta e mi hanno buttato sul gommone. Lì, inaspettatamente, è scoccata la scintilla ed è nata la mia passione. Walter, il titolare del CentroSportAvventura, ci ha dato la spinta a partecipare a gare e competizioni.

Poco dopo s’è creato anche un team al femminile, che ho ironicamente chiamato The River’s Babbions del Vara, di cui documento le imprese su Instagram. L’ho definito “una squadra di donne diversamente giovani, diventate atlete a loro insaputa”. E devo dire che è proprio grazie al rafting che in questi due anni ho potuto fare sport, godendomi la natura, e sono riuscita a condurre una vita tutto sommato normale. In questo senso, tutto il disastro intorno non mi ha quasi toccato.

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