31 Ago 2022

Fumarole in Sicilia: incendi di discariche abusive, una pratica che va avanti da tempo

Scritto da: Anna Basagni

In tutto il mondo vengono definiti come “fenomeni di vulcanismo secondario”, in Sicilia invece hanno un altro significato: incendi localizzati circoscritti alimentati dalle discariche abusive a cielo aperto nelle campagne. Sono le cosiddette fumarole, un problema grave e diffuso a cui però qualcuno sta cercando di porre rimedio.

Ragusa - Ambientalisti, vigili del fuoco, polizia locale, protezione civile, semplici vicini curiosi che filmano. Adesso arriva la notizia anche dei droni notturni in volo. Tutti che gridano alla lotta contro l’incenerimento abusivo dei rifiuti agricoli. Una lotta senza quartiere che si combatte da sempre tra le campagne ragusane. Perché la storia delle fumarole è la storia degli impianti serricoli della “fascia trasformata” di quest’area, terra di fuoco e mare.

TERRA DI FUOCO E DI MARE

La situazione diventa ogni anno sempre più insostenibile. Tra le campagne si assistono a scene distopiche che finiscono per generare allarmismi in tutto il territorio provinciale per lo stato ambientale e socio-sanitario in cui versa il litorale Ibleo. Una lotta implacabile che coinvolge l’intero ambiente circostante la zona trattata: nuvole di fumo e distese di terre bruciate che non risparmiano niente e nessuno.

Persino i piromani stessi finiscono per essere coinvolti direttamente dai disastri generati dalle fumarole, perché incendiare materiali di scarto provenienti dalle coltivazioni agricole significa produrre e rilasciare diverse sostanze tossiche nell’aria, che vengono respirate da chiunque si trovi nei paraggi.

fumarole
LOTTA AL FENOMENO DELLE FUMAROLE

L’autocombustione non esiste e d’estate le chiamate di avvistamento al fuoco quasi raddoppiano nella fascia trasformata del ragusano. Una terra abbandonata a sé stessa e all’azione di agricoltori e imprenditori senza scrupoli che ogni anno persistono a bruciare scarti agricoli provenienti dal ciclo produttivo piuttosto che dover affrontare le dispendiose tasse sui rifiuti, incoscienti dell’alto rischio che fumarole altamente cancerogene come queste possono provocare all’ambiente e alla salute delle persone.

Perché pagare per lo smaltimento dei rifiuti costa e la scusa è sempre la stessa. Alcuni agricoltori preferiscono allora eludere le tasse e incendiare la plastica dismessa dalle serre ai piedi delle campagne piuttosto che dover affrontare il prezzo di questa scelta, smaltendo gli scarti in maniera legale e rispettosa dell’ambiente. 

La fascia trasformata si estende su tutto il litorale ibleo per oltre 44 chilometri; si tratta principalmente di serre strutturate con coperture in plastica. Al momento non sono ancora pubblici i risultati scientifici sulle quantità di rifiuti che una piccola-media impresa si ritrova a gestire ogni anno. Sappiamo però che le alternative sono sempre le stesse: lasciare i rifiuti lungo il litorale ibleo, rischiando così di inquinare i mari delle coste, oppure bruciarli in aperta campagna, rischiando di generare un incendio che si propaga senza controllo.

Tra i rifiuti agricoli di solito troviamo plastica da pacciamatura, residui delle piantagioni, reti in plastica, ma anche sacchi e contenitori di pesticidi: tutto viene buttato pur di smaltire. Perché alla fine bruciare è uno smaltimento gratuito. Ciò che compromette la salute ed espone a seri rischi gli esseri viventi è il propagarsi nell’aria degli idrocarburi policiclici aromatici, i cosiddetti IPA.

Una follia socialmente accettabile senza fine che si perpetua da generazioni e che non risparmia nessuna città del litorale ibleo.

Si tratta di sostanze che vengono a formarsi naturalmente nel petrolio e nel carbone e possono essere prodotte a causa di una combustione incompleta di ulteriori molecole estremamente tossiche per l’intero ecosistema. In particolare, per quanto concerne l’essere umano, possono essere motivo di causa dell’insorgere di tumori cutanei per contatto e tumori polmonari per via respiratoria.

L’allarme era già stato lanciato in precedenza dal comitato Terre Pulite di Vittoria a causa delle crescenti discariche a cielo aperto usate per lo smaltimento dei rifiuti e delle continue lamentele degli abitanti delle zone soggette per l’aria irrespirabile e l’odore intenso che li teneva svegli anche di notte. Perché oltre alla plastica e alle erbacce secche si tende a bruciare anche i diserbanti agricoli svuotati, residui chimici che una volta inceneriti rimangono dispersi nel suolo e nell’aria.

Il terreno diventa così ogni anno sempre più secco e meno fertile. Ricordiamo inoltre che ci troviamo nella parte più a sud della Sicilia: qui non piove mai e le temperature sono molto alte. È una landa desolata priva di controllo da parte delle autorità locali in cui l’imprenditore agricolo, per stare al passo con il mercato ortofrutticolo, ha dovuto servirsi di serre e promuovere una tipologia di agricoltura insostenibile e intensiva.

Inoltre la mancanza di meccanismi virtuosi ed economici per lo smaltimento corretto dei rifiuti agricoli favorisce l’insorgenza di una serie di problemi dannosi per l’ambiente e per l’uomo. Molto spesso accade che, qualora si presenti in incendio, le istituzioni locali decidano di mettere in sicurezza le serre piuttosto che salvaguardare i campi, limitandosi nella mobilitazione. Preferiscono non intervenire e lasciare che si brucino terre così che il fuoco si spenga autonomamente appena questo raggiunge un muro o un punto d’acqua.

Una follia senza fine considerata socialmente accettabile, che si perpetua da generazioni e che non risparmia nessuna città del litorale ibleo, da Acate fino a Comiso, ma anche Vittoria e Scoglitti sono soggette al fenomeno. Si potrebbe credere che dietro a questa pazzia ci sia solo ignoranza e nessuna cattiva intenzione. Molte persone ricorderanno i propri nonni contadini quando si doveva fare la sostituzione delle ruote dei trattori e allora si diceva di dargli fuoco, stessa cosa per le reti per i “balloni” di fieno. Soluzione drastiche di incoscienti che, con il passare del tempo, non sono mai state sostituite con pratiche agricole sostenibili e hanno finito per incattivire e impoverire le campagne ragusane.

fumarole 1
REALTÀ FIORENTI, UNA LUCE DI SPERANZA

Nel 2020 ci fu un grosso incendio che si estese sul territorio di Noto. In quell’occasione, centinaia di ettari di terreno, aree protette, archeologiche e naturalistiche, alberi, animali e case furono completamente inceneriti. Le istituzioni locali tentarono di limitare i danni, ma i risultati furono comunque devastanti. Fu allora che nacque il M.A.I. (Movimento Antincendio Ibleo), un movimento spontaneo di un collettivo di cittadini preoccupati per il futuro delle terre, con l’intento di tappare gli spazi vuoti degli organi istituzionali per limitare ulteriori devastazioni.

Il M.A.I. è una realtà che da allora non si è mai fermata e che conta numerosi cittadini attivisti che operano su più campi: dai rapporti con le istituzioni alla prevenzione incendi, da spegnimento e rimboschimento a cultura , istruzione e sensibilizzazione per operare sul territorio ibleo.

Esistono vari gruppi d’azione, le persone possono spontaneamente iscriversi e partecipare alle numerose attività, come sorveglianza e collegamento con le associazioni, oppure semplicemente mettere a disposizione la propria acqua per sostenere coloro che si occupano di prevenzione sugli incendi. Supportare queste realtà significa aiutarle a possedere gli strumenti per controllare e nel caso intervenire sul territorio, in modo da correggere questa tragica situazione che divampa nella Sicilia sud-orientale.

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