12 Set 2022

Aree interne, un tesoro che va valorizzato – Un viaggio lungo dieci anni #4

Come fare a rivitalizzare e strappare all'abbandono le migliaia di borghi, zone rurali, vallate e paesi dell'Italia delle aree interne? La strada viene indicata da decine di progetti virtuosi che si stanno replicando nel nostro paese, ciascuno con le sue peculiarità e i suoi obiettivi. Vediamone alcuni fra i più significativi.

Si può tranquillamente definire l’Italia il paese delle aree interne. Eppure quando pensiamo a queste porzioni di territorio le immaginiamo arretrate, spopolate, scollegate, povere, scomode, disagiate. Purtroppo spesso è così: l’Italia rurale e montana, dei borghi e dei paesi, viene da decenni di oblio, epoche in cui l’industrializzazione e scelte politiche poco lungimiranti l’hanno lentamente spenta, riducendola a un lumicino.

Ma c’è una buona notizia: il vento sta cambiando. Non solo – anzi, non tanto – per merito di alcune iniziative politiche volte a sostenere il recupero delle aree interne, quanto piuttosto grazie a un fermento che sta montando nei territori. C’è un nuovo flusso che sta riportando persone, idee, fondi e attività dalle grandi città ai paesi, ma anche le comunità stesse stanno rialzando la testa, quasi avessero percepito il tesoro di cui sono custodi.

La diretta del 12 settembre dedicata alle aree interne

Inutile dirlo, Italia Che Cambia ha raccontato e continua a raccontare una buon fetta di questo fermento – a proposito, aderite alla campagna abbonamenti per non perdervi nessuno dei nostri contenuti! Proprio oggi, in occasione del quarto giorno del tour del decennale, incontreremo Andrea Gambassini e Alessandro Volpone, che portano avanti il progetto Antica Acquacoltura Molin di Bucchio e le attività della Cooperativa InQuiete per promuovere biodiversità, turismo responsabile ed educazione ambientale nelle scuole.

Il cuore del progetto di Molin di Bucchio è l’impianto abbandonato – e oggi recuperato da Andrea, Alessandro e dal loro team – del più antico mulino lungo il fiume Arno, che ha consentito di avviare un progetto di itticoltura volto alla conservazione di specie ittiche locali a rischio estinzione, tutelando così la biodiversità e valorizzando il prezioso patrimonio culturale e naturale del territorio. «Se mi guardo intorno vedo che da qui scappano quasi tutti – osserva Alessandro –, noi siamo rimasti e ci siamo creati un’opportunità di lavoro».

Ammettiamolo: i borghi non sono solo i gangli della grande rete delle aree interne italiane, ma anche mete colme di fascino e mistero, preziosità da riscoprire, valorizzare e tutelare. Un esempio? Borgata Coletta, un piccolo nucleo di case in pietra sulle alpi piemontesi. Qui una coppia di giovani architetti ha iniziato un duro e brillante lavoro di recupero: l’obiettivo di Paola e Stefano – questi i loro nomi – non è soltanto quello di recuperare la borgata a livello architettonico, ma anche di fare un salto nel passato ripercorrendo la storia di questo luogo.

Simile a quello della giovane coppia, ma più diffuso e strutturato, è il progetto di NEMO – Nuova Economia in Montagna, che oltre a essere protagonista di una storia raccontata da Italia Che Cambia è anche nostro partner in iniziative di valorizzazione delle aree marginali. L’obiettivo di NEMO infatti è mettere in relazione le reti economiche di un territorio con le opportunità sociali e culturali che lo stesso esprime, promuovendo un’economia inclusiva socialmente responsabile e sostenibile dal punto di vista ambientale.

Tanta gente che si rimbocca le maniche dunque, ma quello delle aree interne è un tema che necessita anche di approfondite riflessioni sistemiche, analisi della situazione attuale, di come ci si è arrivati e di possibili soluzioni. È proprio ciò che, tramite un incessante e appassionato lavoro di ricerca sul campo, fa da diversi anni l’antropologa Anna Rizzo. «Nei borghi le persone non hanno abbandonato gli insegnamenti del passato, ne hanno anzi fatto tesoro e li hanno adattati alla contemporaneità», sostiene Anna. «Solo studiando davvero i luoghi si possono elaborare nuovi modelli credibili per il riabitare e lo studio deve andare di pari passo con il coinvolgimento attivo delle comunità che vivono in questi borghi».

Su assunti molto simili a quelli proposti da Anna Rizzo si basa il lavoro di un progetto piemontese chiamato La Grande Occasione. Il nome la dice lunga: il suo giovane promotore Angelo Tibaldero ha creato un percorso di empowerment con gli abitanti di sei borghi del territorio, per confrontarsi con loro sui bisogni e sui servizi essenziali. Sono stati organizzati diversi momenti di incontro insieme ai cittadini, perché la chiave dell’iniziativa è proprio il coinvolgimento. Diventa importante adottare un approccio allo sviluppo locale che sia non dall’alto ma dal basso.

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