10 Set 2022

Downshifting e cambio vita: ecco la testimonianza di chi l’ha fatto – Un viaggio lungo dieci anni #2

C'è chi è tornato al sud e chi è andato a vivere in montagna, chi ha aperto aziende agricole sostenibili e chi si è ritirato a studiare, riflettere, meditare. Il minimo comune denominatore? Una scelta di downshifting portata avanti con coraggio e determinazione che ha portato i protagonisti e le protagoniste di queste storie a rivoluzionare la propria vita.

Downshifting, scalare la marcia, rallentare, riprendersi il tempo. Questo spesso vuol dire cambiare totalmente stile di vita, poiché i modelli attuali ci obbligano spesso a inseguire il lavoro, il denaro, le relazioni, il successo, la sopravvivenza in una logorante corsa da cui sempre più persone sentono il bisogno di ritirarsi.

Proprio di downshifting e cambio vita abbiamo parlato nella seconda tappa del tour del decennale di Italia che Cambia, partito il 9 settembre dalla Liguria e sbarcato il 10 in Piemonte. Lo abbiamo fatto assieme a Nicola Savio, permacultore, pensatore e “cambiovitista” seriale.

La diretta del 10 settembre dedicata al tema del downshifting

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Nicola Savio, assieme alla sua compagna Noemi Zago, sono conoscenze ormai storiche di Italia Che Cambia, che hanno sperimentato il downshifting sulla loro pelle, cambiando vita e andando oltre. Dopo aver lasciato la città e autocostruito la loro casa infatti, Nicola e Noemi hanno aperto Officine Walden, una microfattoria che coltiva secondo il modello della Community Supported Agricolture (CSA) e che vende attrezzi e macchinari agricoli a basso impatto ambientale.

L’intervista qua sotto è stata la seconda in assoluto che abbiamo pubblicato su Italia che Cambia e risale al 2012.

ALTRE ESPERIENZE INTERESSANTI DI DOWNSHIFTING E CAMBIO VITA

Sempre in Piemonte, anche se molto più in alto, vive e lavora Juri Chiotti. Juri è uno chef stellato che ha abbandonato una promettente carriera per spostarsi a quasi 2000 metri d’altitudine, in Val Varaita, per dedicarsi a REIS – Cibo Libero di Montagna, un agriturismo con un ristorante di trenta posti, l’orto, un pollaio e un gregge di circa trenta ovini. Il suo obiettivo è far avvicinare i mondi della cucina, dell’allevamento e dell’agricoltura valorizzando la filiera, poiché è fondamentale che le persone siano consapevoli di ciò che sta dietro al cibo che mangiano.

Andando ancora indietro negli anni, torniamo al nostro primo incontro con Etain Addey – che siamo tornati a trovare anche di recente – che a una scelta di dowshifing ha accompagnato una vita dedicata allo studio e alla riflessione nell’ambito del movimento bioregionalista, di cui è una delle principali esponenti. «Non si può avere fretta, per vivere in armonia con il luogo è necessario prendere coscienza del luogo stesso, diventare “nativi”. Per noi oggi è molto più difficile riscoprire le logiche di questo tipo di vita, perché siamo bombardati dalla cultura del consumo che ci ha abituato a pensare che tutto ci è dovuto», sostiene Etain.

Radicale è stata anche la scelta di vita di Miriam Pugliese. Calabrese di origine, ha vissuto prima nel nord Italia e poi in Germania, dove ha fatto esperienze lavorative altalenanti, fra licenziamento ingiusti e interessanti suggestioni per la valorizzazione del territorio. A un certo punto della sua vita, la svolta: Miriam decide di tornare in Calabria. Al padre che le fa notare che laggiù non c’è niente risponde: “Meglio, se non c’è niente vuol dire che si può fare tutto!”. Così torna nel suo paese natale e avvia un’attività di agricoltura ecologica, cambiando lavoro e soprattutto stile di vita.

Spesso il rallentamento di cui si sente il bisogno non riguarda solo le ore di lavoro, ma soprattutto il tempo dedicato ad attività poco appaganti, poco coerenti con la propria visione del mondo, che sottraggono energie fisiche e mentali da dedicare ad affetti e passioni. È questo il ragionamento che ha fatto Marco Casalgrandi, fondatore di Officine Recycle, che dopo essersi licenziato dalla multinazionale per cui lavorava ha lanciato un’officina che produce artigianalmente cargo-bike, un ambiente più familiare che lavorativo, non come prima, quando il lavoro era una sofferenza per portare a casa la pagnotta. Per come è stata concepita questa attività, il lavoro, il tempo libero e la vita si fondono insieme e gli operai possono fare “ciò che ci piace”, una passione che rende piacevoli anche le notti passate al banco a fare gli straordinari per evadere una commessa.

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