9 Feb 2023

La Tintoria di Quaregna: quando la tintura naturale trasforma la moda etica – Io Faccio Così #373

Scritto da: Lorena Di Maria
Intervista di: Lorena Di Maria e Paolo Cignini
Video realizzato da: Paolo Cignini

Sono più di 200 le erbe che la Tintoria di Quaregna utilizza per la tintura naturale dei suoi filati. Abbiamo visitato lo stabilimento e incontrato Anna Mello Rella, che ci ha raccontato la filosofia di un’azienda visionaria, proprio come lei. Questo lavoro di sperimentazione lungo trent’anni ha portato la tintoria a superare il concetto di colorazione chimica, abbracciando una tintura tessile totalmente rivisitata in chiave ecologica. Insomma, un nuovo approccio più rispettoso dell’ambiente basato su processi di lavorazione ecocompatibili.

Biella - Spesso quando pensiamo al rapporto fra l’ambiente e il mondo dell’abbigliamento ci scontriamo con una verità difficile da digerire. Non solo l’industria tessile è fra le più inquinanti al mondo, ma i dati mostrano che un numero consistente di aziende non ha adottato o ha adottato in maniera irrisoria misure per contribuire a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Così, tra consumo di acqua, colorazioni chimiche, emissioni di gas serra e delocalizzazioni che portano a uno sfruttamento del lavoro, ci chiediamo quali siano le soluzioni verso una moda più etica e sostenibile.

UNA SFIDA VERSO LA COLORAZIONE NATURALE DEI CAPI

Uno dei tanti elementi responsabili dell’impatto del sistema moda sul nostro pianeta è quello delle colorazioni. Per introdurre questo tema vi parliamo di una delle eccellenze italiane in fatto di colorazioni naturali. Ci riferiamo alla Tintoria di Quaregna, che nel biellese da trent’anni porta avanti le sue ricerche che le hanno permesso di superare il concetto di chimica per andare verso una colorazione naturale dove le erbe diventano protagoniste.

Ce ne parla Anna Mello Rella, anima di questo progetto pionieristico e titolare dell’azienda insieme al fratello Paolo. Anna è laureata in fisica e da sempre ama fare ricerca. Nonostante fosse sempre stata affascinata dal lavoro di suo padre, non pensava che l’azienda di famiglia sarebbe diventata il suo futuro.

Poi qualcosa di speciale è successo: «Quando sono entrata in azienda non avevo una vera collocazione e quindi ho pensato che mi sarebbe piaciuto imparare il mestiere di papà e apprendere cosa significa tingere. Con mia sorella, che è farmacista erborista, spesso ci recavamo nelle nostre montagne biellesi a camminare. Mentre d’estate lei raccoglieva le erbe per realizzare i suoi prodotti cosmetici io ho iniziato a raccogliere foglie e cortecce, domandandomi in che modo potessero tingere la lana». Da quelle prime sperimentazioni ancora rudimentali Anna ha ottenuto le prime colorazioni come dei gialli, dei beige e dei verdi. All’epoca ancora non sapeva quanto la sua curiosità la avrebbe portata lontano.

Il suo infatti era un interesse del tutto personale poiché l’azienda di suo padre era improntata su tutt’altro tipo di produzione, che guardava sì a colorazioni di qualità, ma pur sempre chimiche. D’altronde i novanta erano anni di forte crescita per le aziende e in campo tessile non c’era troppa attenzione all’ecologico o al sostenibile. Ma Anna con la sua determinazione ha continuato a fare le sue ricerche per spostare l’asticella sempre più in là, verso un concetto di sostenibilità che si sposasse appieno con la sua personalità.

SCOMMETTERE SULLA TINTURA NATURALE, UNA SCELTA CONTROCORRENTE

C’è una cosa che mi colpisce di Anna Mello Rella ed è la sua capacità di saper vedere oltre le cose e renderle possibili. E nel mondo del tessile, dove seguire mode e tendenze è la regola, lei sceglie di andare controccorente. «Il nostro è un prodotto di lusso, ma è un lusso diverso dai lustrini o dalle scarpe di coccodrillo. Per noi è il lusso della sostenibilità, è il lusso di un giglio che cresce in un campo».

Capire cosa è la moda etica significa innanzitutto rivedere il concetto di “processo naturale”: oggi molte aziende propongono filati a tintura cosiddetta “naturale” ma spesso alcune di esse impiegano estratti (invece di erbe) insieme ad alcune sostanze chimiche per esaltare il colore finale, mentre altre utilizzano tecniche di tintura con un compromesso tra un processo chimico e uno naturale.

Tintoria Quaregna1

E proprio qui sta la differenza con la Tintoria di Quaregna: in questi trent’anni non è stata solo capace di colorare con le erbe, ma anche di mettere in atto una ricerca virtuosa per lo sviluppo di una tecnologia naturale che abbia applicabilità a livello industriale. «Siccome i coloranti chimici sono a tutti gli effetti derivati da idrocarburi e quindi da energia fossile, il fatto di sostituirli con erbe, e quindi materia vegetale, significa ottenere colore da fonti rinnovabili».

Nessuna chimica, nessun additivo, nessun estratto. Oggi il processo di tintura sviluppato dall’azienda è 100% naturale e le ricette sperimentate hanno rappresentato in questi anni una sfida fatta di duro lavoro, continue correzioni e molta pazienza. A differenza di un processo che impiega sostanza chimiche, gli esperimenti di alcune colorazioni naturali infatti possono richiedere anni e le ricette vengono man mano affinate, finchè i colori non diventano stabili. Un grande merito della Tintoria di Quaregna è stata la capacità di reinventare delle ricette da zero attraverso un processo che prevede l’infusione di erbe e la continua regolazione dell’acqua e della temperatura attraverso correzioni e test di laboratorio, fino a ottenere il risultato atteso.

L’azienda si compone di un team che studia e sperimenta sia a livello di laboratoriale che a livello industriale e Anna Mello Rella si occupa di dirigere il laboratorio di ricerca. «La fase di sperimentazione avviene interamente all’interno della nostra azienda: le vasche che utilizziamo per le infusioni le abbiamo recuperate dai macchinari che avevamo precedentemente, per evitare di dismetterli e acquistarne di nuovi. Il nostro impegno alla sostenibilità lo applichiamo anche in questo».

Il nostro è un prodotto di lusso, ma è un lusso diverso dai lustrini o dalle scarpe di coccodrillo. Per noi è il lusso della sostenibilità, è il lusso di un giglio che cresce in un campo

LE ERBE CHE SOSTITUISCONO LA CHIMICA: LA RIVOLUZIONE SOSTENIBILE DEL TESSILE

Sandalo, henné, mirtillo, noce, ginepro, equiseto, malva. Sono queste alcune tra le 200 erbe che la Tintoria di Quaregna utilizza per le sue colorazioni. Poi c’è l’edera, il mallo di noce o le bucce di melograno e cipolla. Ma anche i fiori di papavero, che diversamente da quanto possiamo pensare nella colorazione non danno un rosso ma un bellissimo grigio-verde. Il 60% delle erbe impiegate dall’azienda arriva dall’Italia e dall’Europa, mentre il resto proviene dall’America, dall’Africa o dall’Oriente perché per crescere le piante hanno bisogno di differenti tipi di clima e altitudini.

«Abbiamo una cartella che conta 60 colori base su lana e cashmere e oggi siamo arrivati a produrre i nostri filati. Quattro o cinque anni fa infatti abbiamo ottenuto un riconoscimento internazionale da Woolmark che ha creato un marchio apposta per noi». Quando ci riferiamo a Woolmark parliamo di un programma di certificazione che verifica e garantisce la qualità dei capi di abbigliamento, dei filati e tessuti in lana.

Tintoria Quaregna3

A inizio stagione la Tintoria di Quaregna avvia i contratti con varie realtà che nei diversi Paesi si occupano di coltivazione delle erbe, privilegiando l’approvvigionamento da coltivazioni certificate. «Nel caso dell’India, ad esempio, ci rivolgiamo ad aziende agricole di sole donne che fanno questo mestiere. In Europa invece abbiamo aiutato l’insediamento di coltivazioni di piante tintorie che erano state abbandonate nel tempo, favorendo la rotazione sui terreni ed evitando così che i campi venissero coltivati solo a grano o soia».

Tutte le ricette che si trovano sulla cartella colori della Tintoria passano sempre attraverso il processo di industrializzazione: «Le ricette prendono il nome dall’erba caratterizzante, come nel caso della Robbia, pianta tintoria che dà il nome a diverse colorazioni. Spesso a comporre le ricette sono presenti erbe che di per sé non tingono ma che hanno delle sostanze che aiutano altre erbe a fissarsi o a dare performance di colori differenti».

In gergo tecnico si dice “cucinare i colori”: per semplificare, possiamo dire che il processo funziona un po’ come quando si cucina un piatto di pasta al basilico. «Il basilico non avrà sempre lo stesso gusto, cambierà in base alla stagione o al clima». Ed è così anche con le erbe: si possono realizzare dei rosa, dei rossi, dei bruciati o degli arancioni che non sono sempre uguali perché sarà il loro contenuto di molecole a determinare il potere tintorio. «Le erbe, essendo sostanze naturali, variano a seconda della stagione o delle piogge e la loro stabilità cambia fortemente con gli effetti dei cambiamenti climatici».

LA GUERRA E LE RICADUTE SUL SETTORE TESSILE

«Dopo trent’anni abbiamo una grande esperienza ma per arrivare fin qui abbiamo dovuto passare attraverso molte difficoltà, che però a me piace chiamare “occasioni di crescita”». Oggi molte aziende legate al tessile devono fare i conti con il conflitto russo-ucraino e le sue ricadute in termini di costi sulle esportazioni e sull’energia e la Tintoria di Quaregna non è esente. Nonostante le sanzioni nei confronti della Russia non abbiano toccato l’export dell’azienda che guarda verso altri mercati, le preoccupazioni non mancano.

«Oggi arrivano i rincari legati agli approvvigionamenti energetici e sono spaventosi perchè ti colpiscono nell’essenza del tuo potenziale produttivo, poiché dipendiamo ancora tantissimo dal metano. Per via della produzione del vapore, che per un’azienda come la nostra è il primo centro di costo, oggi ci troviamo con le bollette quintuplicate». Per Anna negli ultimi anni guidare un’azienda è diventato un affare ben diverso da quello che era ai tempi di suo padre.

Tintoria Quaregna

«Sì, loro avevano subito due guerre mondiali, ma in quei tempi se avevi voglia di lavorare, insieme a un po’ di capacità, l’impegno col tempo dava i suoi frutti. Così di fatto si è creata ricchezza. Oggi se hai un’azienda, che per definizione dovrebbe poggiare sul terreno stabile e programmabile per funzionare al meglio, ti ritrovi in uno scenario di profonda instabilità. Lavorare oggi è come essere sempre in emergenza e sei costretta a essere più versatile nel saper cambiare pelle».

NON LASCIARE INDIETRO NESSUNO

In 15.000 metri quadri di azienda oggi lavorano 14 dipendenti. «In questi anni non abbiamo lasciato a casa a nessuno però, complice la pandemia, tutti quelli che sono andati in pensione o che abbiamo accompagnato alla pensione non sono stati sostituiti. Adesso stiamo ricominciando ad assumere e il nostro obiettivo è tornare ai livelli di occupazione di una volta».

Per Anna il segreto del successo di un’azienda sta nella collaborazione sul territorio. Proprio il biellese, quel territorio che ama profondamente e in cui l’azienda ha avviato diverse collaborazioni in questi anni. «Devo dire che in questi trent’anni l’unico vanto che posso attribuire a questa azienda è aver tenuto duro per continuare a sostenere questa ricerca che è una ricerca a tutti gli effetti industriale, che può davvero cambiare il nostro concetto di colorazione in campo tessile».

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