18 Set 2023

Remida: a Napoli si insegna come trovare la bellezza nei prodotti di scarto aziendale

In un centro di riuso creativo, sfuggendo alla definizione di rifiuto, l’imperfetto diventa risorsa educativa e si fa portatore di un nuovo messaggio etico. Remida è un progetto che coniuga sostenibilità e creatività, in un’attività di ricerca e continua sperimentazione sui materiali di scarto. Anna Marrone e Paola Manfredi, che insieme gestiscono le attività del centro, ci raccontano cosa significa riciclare con creatività.

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Campania - Quale universo di significati si cela dietro la materia? Quanto spesso ci capita di chiederci come sia composto un determinato materiale, come venga prodotto e smaltito, ma soprattutto cosa potrebbe ancora diventare? Passato, presente e futuro di una stoffa, un pezzo di vetro, un oggetto in plastica che, etichettati come scarti, rischiano di vedere interrotto il loro ciclo di vita trasformandosi in rifiuti.

Siamo stati in passato ospiti del centro Remida di Torino, di cui vi abbiamo parlato in un precedente articolo. Abbiamo avuto la possibilità di visitare anche la sede napoletana del progetto e di lasciarci trasportare in un mondo di colori vivaci, materiali di diverso tipo, laboratori sperimentali e atelier creativi in cui si pratica l’arte di trovare la bellezza proprio dove non si è abituati a cercarla.

Anna Marrone e Paola Manfredi, che insieme gestiscono le attività Remida a Napoli, mi accompagnano a scoprire le iniziative che portano avanti in sede e nelle scuole. Quello di Napoli è stato uno dei primi centri Remida ad aprire, secondo solo all’inaugurazione della sede principale di Reggio Emilia, e fa parte di una rete di ormai undici centri nel mondo, con sedi, oltre che in Italia, anche in Argentina, Danimarca, Norvegia e Australia.

Remida
GLI SPAZI REMIDA TRA ATELIER E LABORATORI SPERIMENTALI

Partiamo dall’emporio, in cui una parte dei materiali – che, come in ogni centro Remida, provengono dallo scarto di produzione dell’industria e dell’artigianato – viene esposta come nella vetrina di un negozio, che rappresenta una vera e propria officina della creatività. «È labile la distanza che c’è tra un laboratorio produttivo e un laboratorio artistico, le creazioni che poi vengono fuori somigliano molto all’arte contemporanea», mi spiega Anna.

Grazie a un progetto finanziato da Fondazione con il Sud, è stato possibile realizzare negli spazi dell’emporio tre atelier, laboratori sperimentali in cui si entra in contatto diretto con i materiali, in un’autentica sperimentazione che, partendo dalla composizione del materiale così come si presenta, passi poi ad indagare i suoni che produce, le trasformazioni che può subire e le forme o funzioni inedite che potrebbe assumere.

Stiamo investendo molto nella sartoria perché vorrei che diventasse un punto di riferimento anche lavorativo per le donne che frequentano il centro Remida

Gli atelier diventano così luogo d’ispirazione e di pensiero creativo, in cui dall’esplorazione delle potenzialità di una moltitudine di materiali diversi come carta, vetro, legno, plastica e stoffe diventa possibile creare un qualcosa di nuovo e originale, inedito, con il valore aggiunto di essere figlio del riuso di scarti a cui non sarebbe stata data, altrimenti, una seconda vita, in un’ottica che promuove l’economia circolare e la sostenibilità.

Viene quindi dedicato un atelier ai suoni che possono produrre i materiali stessi, che diventano strumento musicale e uno spazio per la narrazione, per FA.C.E. – Farsi Comunità Educanti, per la costruttività in grande, in cui materiali selezionati vengono utilizzati per costruire, creare composizioni che vengono rimandate da una lavagna luminosa attraverso un gioco di luci e colori.

Uno dei fiori all’occhiello del centro Remida è sicuramente l’atelier del digitale, dotato di un computer, un proiettore e un microscopio digitale attraverso cui esplorare le trame dei diversi materiali, che siano stoffe, plastiche, vetri o elementi naturali come foglie o cortecce, che vengono analizzate con l’ausilio di un tavolo luminoso e lenti d’ingrandimento.

Remida
SARTORIA CREATIVA PER IL REPARTO ONCOLOGICO DELL’OSPEDALE VILLA BETANIA

La sala d’ingresso del centro Remida si presenta invece come una vera e propria piazza e in rappresentanza di un valore d’accoglienza, di confronto, di sostegno reciproco diviene luogo d’assemblea, spazio laboratoriale e angolo lettura. È qui che ogni mercoledì si riunisce il gruppo di donne che si dedica della sartoria di base e creativa – un progetto in continuità finanziato dall’Otto per Mille della Chiesa Valdese.

«È un gruppo composto da donne di diversa provenienza sociale, quando qualcuna di loro ha un problema, qui si sente accolta e sostenuta. Questo diventa uno spazio molto importante anche per i servizi sociali territoriali, in special modo dopo il Covid, periodo in cui si è sofferta molto la solitudine e la difficoltà nei rapporti interpersonali. Stiamo investendo molto nella sartoria perché vorrei che diventasse un punto di riferimento anche lavorativo per le donne che frequentano il centro Remida», riflette Anna.

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Con il progetto della sartoria vengono organizzati anche dei workshop esperienziali: «Ci piace tenere l’asticella alta per far vedere che c’è anche altro» oltre alla sartoria, dove sono stati ospitati esperti artigiani provenienti anche da altre parti d’Italia. Lo scorso anno, in particolare, le rappresentanti del centro Remida hanno avuto modo di conoscere una designer esperta di ecoprint, con cui è stato realizzato un laboratorio in cui si esplorava questa tecnica di decorazione dei tessuti attraverso la pressione di foglie e fiori su tessuti naturali.

Da quest’esperienza, che ha permesso ai partecipanti di mettersi in gioco coinvolgendo tutti i sensi, considerando la raccolta in natura dei materiali organici, il suono dei martelli utilizzati per “stampare” le forme sulla stoffa, l’odore delle essenze sprigionate e la vista della composizione che si è venuta a creare, sono venuti fuori dei lavori unici nel loro genere, per il valore esperienziale della loro realizzazione.

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