18 Gen 2023

Arresto Messina Denaro, emergono nuovi dettagli – #654

Sono emersi diversi nuovi dettagli sulla cattura di Matteo Messina Denaro, sono successe nuove cose, ad esempio è stato trovato e perquisito il suo covo, e sono state fatte nuove ipotesi. Perciò, ci vuole che ne riparliamo. Parliamo anche – visto che nel mondo continuano a succedere anche altre cose – dei bombardamenti russi su Dnipro, dei maestosi scioperi nel Regno Unito e del World Economic Forum che nel frattempo ha preso il via a Davos.

I NUOVI DETTAGLI SUL CASO DI MATTEO MESSINA DENARO

Ieri abbiamo dedicato tutta la puntata all’arresto di Matteo Messina Denaro, ma sono quegli eventi che capitano una volta ogni trent’anni (letteralmente) e i giornali continueranno a parlarne per giorni. E probabilmente anche noi lo faremo, perlomeno fin quando ci saranno cose interessanti da dire.

Prima di cominciare con le novità di oggi sulla vicenda, che sono diverse, vorrei fare una premessa metodologica, deontologica, epistemologica o forse semplicemente logica, che riguarda il ruolo dell’informazione, e il mio/nostro mestiere, quello del giornalista. Perché come spesso accade quando succede qualcosa di grosso, e l’arresto del capo di Cosa Nostra dopo trent’anni è qualcosa di grosso, il nucleo Ros dei carabinieri non aveva fatto in tempo ad arrestarlo che già c’erano in circolo centinaia di versioni, opinioni, retroscena, indiscrezioni di persone che sapevano già tutto, avevano capito tutto e ti potevano spiegare per filo e per segno come erano andate le cose. 

Ovviamente nessuna di quelle versioni era comprovata da fatti, indagini, inchieste. Erano solo supposizioni, chiacchiere da bar, da salotto. Perché mi sento di fare questa premessa? Perché ho l’impressione che nell’epoca dei social, dell’informazione istantanea, ci sia un’aspettativa nei confronti del nostro mestiere (complici anche alcuni nostri colleghi e colleghe) ovvero che il buon giornalista, il grande giornalista o la grande giornalista sia quello o quella che la spara più grossa. Che accusa più ferocemente, e a prescindere, qualcuno, che ha sempre una versione segreta dei fatti da svelarti. E chi non lo fa, non lo fa per codardia, mancanza di coraggio, oppure per collusioni con altri tipi di poteri. 

In realtà, nel panorama di oggi è vero esattamente il contrario. Si fanno molti più soldi, follower, views, e altre cose in inglese giocando a chi la spara più grossa che cercando di essere prudenti. Gli algoritmi social a cui affidiamo spesso la nostra informazione privilegiano i contenuti urlati, le notizie sparate, le verità istantanee e senza l’ombra di un dubbio. 

Il problema è che quelle verità non sono quasi mai attendibili. Lo sapete quanto lavoro, quanta ricerca, quanti documenti servono per fare un’inchiesta vera? Glenn Greenwald prima di iniziare a pubblicare le rivelazioni di Edward Snowden sul Guardian ha passato mesi interi di ricerca, verifica incrociata delle fonti, analisi di centinaia di documenti. 

Come si può pensare che il giorno stesso dell’arresto di un boss mafioso, qualcuno possa dire di sapere già la verità? Se anche ci sono delle cose non chiare e delle zone d’ombra in questa vicenda, cosa assolutamente plausibile, pensate che ci sia stato il tempo materiale per ricostruirle e verificarle? No, la risposta – l’unica possibile – è no. 

La differenza fra una notizia e una chiacchiera è che la notizia va verificata, in tutti i modi possibili. Non vale la scusa che “i poteri forti ce lo impediscono” oppure che “tanto le versioni ufficiali sono sempre false”. Se lo sono, il giornalista deve dimostrarlo. 

Va bene, spero che il concetto sia chiaro. Passiamo alle novità di oggi. La prima fra ieri e oggi sono uscite diverse ricostruzioni su come effettivamente siano state svolte le indagini che hanno portato alla cattura di Messina Denaro.

La versione breve, ma vi lascio diversi articoli per approfondire, è che in pratica hanno sfruttato sia una serie di intercettazioni telefoniche da cui si capiva che il boss (anche se non veniva mai menzionato chiaramente era abbastanza ovvio che si riferissero a lui) era molto malato e aveva due tumori, uno al colon e uno al fegato.

Da lì gli investigatori hanno iniziato a incrociare tutti i dati dei ricoveri delle cliniche italiane, alla ricerca di un paziente che avesse effettuato certe operazioni e si fosse sottoposto a delle cure chemioterapiche di recente. E così sono arrivati a un nome, tale Andrea Bonafede, che sembrava corrispondere in tutto e per tutto alle caratteristiche cercate. Un nome che fra l’altro non suonava nuovo agli investigatori. Andrea Bonafede, infatti, è anche il nome del nipote di uno dei più fidati collaboratori di Messina Denaro. Da qui l’ipotesi, che si è fatta di giorno in giorno più sicura, che sotto questo nome si celasse proprio il boss, che si sarebbe fatto prestare l’identità da un collaboratore fidato.

Scrive il Post: “L’informazione che è stata interpretata come una conferma era arrivata nelle scorse settimane, quando si è appresa la notizia che Andrea Bonafede aveva effettuato una visita oculistica all’occhio sinistro alla clinica La Maddalena. Gli investigatori sanno da tempo che Messina Denaro ha problemi proprio all’occhio sinistro”.

Gli investigatori sapevano anche che ieri Messina Denaro avrebbe dovuto sottoporsi a una seduta di chemioterapia all’interno della clinica La Maddalena per una metastasi al fegato. Il latitante non è stato bloccato all’interno della struttura, ma in una via laterale: dopo essersi registrato all’accettazione era uscito per andare a bere un caffè al bar. Secondo il racconto fornito in conferenza stampa, Messina Denaro si è accorto che una strada era stata bloccata e quindi insospettito ha accelerato il passo, ma è stato presto fermato dagli agenti”.

L’ultimo elemento, la frase iconica, quella riportata da tutti i giornali è quella pronunciata da Messina Denaro all’agente dei Ros che lo ha fermato e gli ha chiesto “Come si chiama” e lui ha risposto Lei sa benissimo chi sono io.

Bene, questi erano un po’ di dettagli in più su quanto avvenuto ieri. Poi ci sono gli aggiornamenti. La principale novità di oggi è che è stato quasi subito trovato il covo di Messina Denaro, che Alessia Candito e Salvo Palazzolo su Repubblica descrivono così: “Profumi di lusso, abiti ricercati, arredamento raffinato. Anche durante l’ultima parte della sua latitanza, il boss Matteo Messina Denaro non ha rinunciato allo sfarzo.

All’interno dell’appartamento in cui si è nascosto, individuato nella notte in via Cb31 a Campobello di Mazara dai carabinieri del Ros, gli investigatori hanno trovato l’impronta del boss, che anche da latitante non ha rinunciato a vestiti ricercati e orologi di pregio, come quello da 35mila euro che aveva al polso quando è stato arrestato. I carabinieri hanno trovato anche sneakers griffate, vestiti di lusso, un frigorifero pieno di cibo, ricevute di ristoranti, pillole per potenziare le prestazioni sessuali e profilattici. Il colpo grosso però, filtra da fonti investigative, è arrivato ieri, quando a Messina Denaro sono stati sequestrati cellulari e un’agenda.

Questa volta il covo, per fortuna, è stato trovato subito e i carabinieri sperano di poterci trovare – ma su questo ancora si sa poco – l’archivio di Totò Riina che Messina Denaro sarebbe riuscito a portare via dopo l’arresto del “capo dei capi”. Per questo scovarne il covo è stato fin da subito obiettivo numero uno e lotta contro il tempo.

Come è stato scoperto il covo? “A indicarlo – continua Repubblica – è stato Andrea Bonafede, quello vero, che al di là delle prime parziali ammissioni non sembra avere intenzione di collaborare. Interrogato dai carabinieri, ha raccontato di aver comprato l’immobile tempo fa con i soldi di Matteo Messina Denaro al quale poi l’ha ceduto”.

Passiamo ad altre notizie sempre legate all’arresto di Messina Denaro. Ieri accennavo al ruolo delle intercettazioni e al fatto che la cosa avrebbe fatto discutere. Il motivo di questa mia “intuizione” piuttosto ovvia è che le intercettazioni sono al centro del dibattito perché la magistratura ne fa un uso abbastanza ampio ma molti – soprattutto politici – sostengono che ne venga fatto un uso eccessivo, complice il fatto che spesso sono finiti sui giornali stralci di conversazione, presi dai processi, che poco avevano a che fare con l’oggetto del processo stesso ed erano magari cose più di gossip che di rilevanza giuridica.

Questo ha fatto sì che sia stata condotta una specie di crociata contro le intercettazioni. Lo stesso ministro della giustizia Nordio ha detto giorni fa che le intercettazioni non servono, perché i mafiosi lo sanno di essere intercettati e quindi non organizzano stragi al telefono.

Ma come faceva giustamente notare Nicola Gratteri la scorsa settimana ospite a Dimartedì, il programma condotto da Giovanni Floris su La7, se è vero che non organizzano gli omicidi al telefono, magari danno una serie di altri dettagli interessanti. E questa indagine, in effetti, ne è una prova.

Torniamo a parlare anche delle zone d’ombra, fatta la premessa di cui vi parlavo all’inizio. Un altro articolo del Post prende in esame l’intervista di Giletti a Baiardo di cui parlavamo ieri. Baiardo è questo ex collaboratore dei fratelli Graviano, che sono altri potenti capiclan, che a novembre aveva sostenuto che di lì a poco Messina Denaro si sarebbe “fatto arrestare” in cambio probabilmente di qualche concessione del governo sull’ergastolo ostativo, ovvero quella forma di ergastolo – che si applica ai mafiosi e a poche altre categorie (tipo gli anarchici) – per cui non sono previsti sconti di pena. Se non avete capito la battuta sugli anarchici andatevi a vedere la puntata in cui si parla del caso Alfredo Cospito, ve la lascio sotto Fonti e Articoli.

La tesi dell’articolo del Post è che sia difficile capire cosa ci sia di realmente profetico nelle parole di Baiardo, perché le informazioni da cui parte, ad esempio sulla malattia di Messina Denaro erano informazioni, non pubbliche, ma certamente note sia negli ambienti mafiosi che in quelli della magistratura. Certo, il fatto che messina Denaro sia stato poi effettivamente arrestato è un dato che non possiamo trascurare, ma è possibile che sia una coincidenza, o perlomeno non possiamo escluderlo. 

Nel suo editoriale di ieri sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio fa una serie di ragionamenti di cui dobbiamo tenere conto. Scrive: “La cattura di Matteo Messina Denaro è un’ottima notizia,

anche se ce ne ricorda una pessima: i 30 anni di latitanza, con le complicità istituzionali che

possiamo immaginare. E che inevitabilmente, visti i precedenti, suscitano domande sul suo arresto: l’hanno davvero colto di sorpresa, o si è (o l’hanno) consegnato, o semplicemente aveva abbassato la guardia? 

Lo capiremo nelle prossime ore, quando si saprà di più del covo dove verosimilmente teneva la “roba”: le sue armi di ricatto, ereditate da Riina, Bagarella e Provenzano. E nei prossimi mesi, quando, dalle sue risposte ai pm e dalle politiche del governo su 41-bis ed ergastolo ostativo, si capirà se la sua cattura è stata preceduta da trattative con chi ha più interesse al suo silenzio: i referenti istituzionali. La profezia di Baiardo, legatissimo ai Graviano, nell’intervista a Giletti di due mesi fa somiglia a un avviso ai naviganti, interno ed esterno a Cosa Nostra. Del tipo: “Non pensate di farvi belli con l’ennesimo arresto eccellente e dimenticare in galera chi, come i Graviano, è lì sepolto da 30 anni”.

In tutto ciò c’è una cosa che non mi torna, personalmente, in tutta questa storia dell’intervista a Baiardo. Salvatore Baiardo era – potremmo dire è – un uomo di fiducia dei fratelli Graviano, perché plausibilmente gli è tuttora vicino. E fa intendere a Giletti che spera che questo futuro arresto di Messina Denaro, che lui ipotizza, sia barattato con un’abrogazione dell’ergastolo ostativo, o magari con una riduzione della pena dei suoi capi, in prigione. È un’ipotesi che stanno facendo in molti in queste ore, anche personaggi autorevoli, come Salvatore Borsellino. 

Solo che adesso, proprio in virtù di quell’intervista, i riflettori saranno tutti puntati sulle mosse del governo, e ogni modifica di quella legge diventa più difficile perché sarebbe subito letta come un favore alla mafia, come un bollino evidente della trattativa stato-mafia. Insomma, se ipotizziamo che Baiardo sapesse effettivamente qualcosa, avrebbe fatto meglio a tenersela per se. Quell’intervista, a cui tutti i giornali dedicano almeno un articolo (alcuni anche 2-3-4) è il peggior servizio possibile che Baiardo potesse rendere ai fratelli Graviano.

Insomma, c’è qualcosa che non mi torna in tutta questa storia, comunque la si osservi.   

IN UCRAINA UN BOMBARDAMENTO RUSSO HA UCCISO ALMENO 40 CIVILI

Intanto, nel mondo, continuano a succedere anche altre cose. E allora, anche se molto velocemente, proviamo a scorrere i fatti principali di ieri e l’altroieri. Molti giornali hanno parlato e continuano a parlare del bombardamento russo su Dnipro. Bombardamento avvenuto sabato, ma il cui conto delle vittime continua ad aumentare.

La cosa più sconcertante, anche se l’esercito russo non è nuovo ad azioni di questo tipo, è che è avvenuto nei confronti di un condominio a nove piani, apparentemente di nessun interesse militare. Condominio colpito da un razzo molto potente che ne ha fatto crollare un’ampia porzione, causando la morte di almeno 40 civili, ai quali si aggiungono 30 dispersi e almeno 75 feriti. Nel condominio abitavano circa 1.700 persone.

Non è chiaro, scrivono i giornali, se il bombardamento contro Dnipro fosse davvero indirizzato verso il condominio oppure, come sembra plausibile, fosse rivolto alle infrastrutture energetiche. È possibile che il condominio sia stato colpito per errore, benché nel corso della guerra la Russia abbia ripetutamente bombardato e distrutto edifici civili, ospedali e scuole. 

L’INVERNO DI MOBILITAZIONI, NEL REGNO UNITO

Intanto il Regno Unito è scosso dagli scioperi. Scrive Marco Varvelli su Ispi Online: “Erano decenni che i sindacati dei ferrovieri non si mostravano così battaglieri, organizzando scioperi a scacchiera coordinati con gli addetti al trasporto pubblico urbano. Mai vista in tempi recenti un’agitazione del personale sanitario come quella che sta mobilitando infermieri e addetti alle ambulanze. Ed ancora i giorni di sciopero nelle Università, protesta motivata dai tagli al personale e dalle modifiche al meccanismo delle pensioni, al ribasso ovviamente. Scioperi anche dei dipendenti governativi, compresi -per ironia della sorte- quelli del Ministero del Lavoro. Né potevano mancare le astensioni nelle Poste sotto Natale e dei doganieri degli aeroporti nel periodo di maggiore traffico dell’anno”.

La posizione del governo è nota: aumenti salariali troppo generosi renderebbero cronica l’alta inflazione di questi mesi, con grave danno per tutti. I sindacati ribattono che i Conservatori vogliono così far pagare come sempre ai lavoratori l’impennata nel costo della vita, in termini reali superiore al 10 per cento. 

Il governo sta mostrando i muscoli. Ha Pubblicato un disegno di legge per restringere il diritto di sciopero nei servizi essenziali. Lo “Strikes minimum service levels Bill” prevede che sia il Ministero per le attività produttive a stabilire il livello minimo di servizio in settori come la sanità pubblica, le attività d’emergenza come vigili del fuoco e ambulanze, le scuole primarie e secondarie, i controlli di frontiera, la sicurezza nucleare e così via. Saranno i datori di lavoro a verificare il rispetto dei criteri fissati. Potranno ricorrere alla precettazione e in caso di inadempienza colpire sindacati e lavoratori con sanzioni pecuniarie fino anche al licenziamento. 

Insomma, commento mio, lo scontro è aperto e non accenna a placarsi, complice la guerra, l’inflazione, il caro materie prime e così via. Tutte cose che ovviamente non sono colpa del governo, ma il governo può scegliere con le sue politiche, come e su chi spalmare le conseguenze di questi avvenimenti. E quello del miliardario Rishi Sunak non sembra proprio avere un occhio di riguardo, fin qui, per le fasce più povere. 

È INIZIATO IL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS

Ultima notizia del giorno, è iniziato il WEF di Davos, quell’incontro annuale in cui vari multimiliardari, economisti e capi di stato arrivano con centinaia di Jet provati nella cittadina sulle alpi svizzere per discutere dei trend dell’economia mondiale, inquinando in pochi giorni all’incirca come uno stato africano in un anno. Purtroppo non abbiamo tempo per approfondire bene cosa sta succedendo, il programma di quest’anno, chi sono gli invitati, cosa hanno detto, i report pubblicati e così via. magari lo farà domani il mio collega Francesco Bevilacqua (che mi sostituirà).

Oggi, come suggestione, vorrei leggervi un breve articolo di Pierre Haski su France Inter, tradotto da Internazionale che rende bene l’idea del senso che ha questo forum, oggi. O meglio del nonsenso. 

“Per quasi tre decenni il forum di Davos, città arroccata sulle montagne svizzere, ha segnato il progresso di una globalizzazione efficace. Negli anni novanta è a Davos che ho compreso l’impatto della rivoluzione digitale. Durante il forum si potevano incrociare Nelson Mandela e Frederick de Klerk, Yasser Arafat e Simon Peres, mano nella mano.

È a Davos che le nuove democrazie dell’Europa dell’est hanno compiuto i primi passi nell’economia liberale, ed è sempre lì che, alla svolta del millennio, i paesi emergenti hanno ottenuto la visibilità che desideravano presso gli investitori di tutto il mondo.

Ma tutto questo non esiste più. Il mondo sognato a Davos, quello della libera circolazione delle merci e dei capitali e quello della tecnologia per il bene comune, si è scontrato con pericoli che non ha saputo o potuto prevedere.

Il mondo oggi è spaccato e i muri sono tornati. L’edizione del 2023 del forum di Davos si svolge nello stesso continente dove è in corso la prima grande guerra dal 1945. L’ultima iniziativa rilevante di Davos passerà alla storia come un errore. Parlo del tappeto rosso steso davanti al numero uno cinese Xi Jinping nel 2017, presentato come salvatore del libero scambio. Era un gesto comprensibile davanti all’ascesa di Donald Trump, ma anche fuori tempo rispetto all’evoluzione del potere cinese.

Il covid e le rivalità geopolitiche hanno avuto la meglio su un certo modello della globalizzazione. Davos ha accompagnato l’espansione della Cina “fabbrica del mondo”, ma non ha compreso l’esigenza crescente di una regionalizzazione della produzione e di una separazione dalla Cina nel campo delle tecnologie.

Il forum è come un personaggio dei cartoni animati che continua a correre anche quando il suolo sparisce sotto i suoi piedi, prima di capire, ormai troppo tardi, che sta avanzando nel vuoto. La riunione annuale che si svolge in Svizzera resta un’occasione per i leader mondiali di stringere alleanze e scambiarsi informazioni, ma ha perso la funzione di bussola della globalizzazione che aveva ricoperto con piacere e soprattutto profitto.

Paradossalmente i no global che avevano impostato il proprio discorso in opposizione diretta contro Davos hanno vissuto anch’essi un ridimensionamento profondo: la società parallela che avevano creato ha perso slancio.

Viviamo un momento di inquietante sospensione. La globalizzazione è sopravvissuta, ma è più un’eredità degli ultimi vent’anni che una promessa per il futuro. Il cambiamento climatico e la geopolitica hanno cominciato a invertire la rotta.

Il mondo di domani non è ancora chiaro, anche a causa delle forti tensioni attuali. Quale sarà lo stato dei rapporti con la Cina tra tre, quattro o cinque anni? Quale sarà l’impatto delle decisioni – o delle mancate decisioni – rispetto al cambiamento climatico? E, soprattutto, in che modo la guerra in Ucraina e le sue possibili conclusioni influenzeranno il nostro mondo?

Una cosa è certa: non è da Davos che arriveranno le risposte. Resta da inventare la Davos del ventunesimo secolo, meno elitaria, più inclusiva e semplicemente più umana”.

FONTI E ARTICOLI

#Messina Denaro
il Post – Perché si parla di un’intervista di Salvatore Baiardo su Matteo Messina Denaro

il Post – L’indagine che ha portato all’arresto di Matteo Messina Denaro

#Ucraina
il Post – Nel bombardamento russo di sabato a Dnipro, in Ucraina, sono morte almeno 40 persone

#UK #scioperi
ISPI – Regno Unito: scioperi e scontento sfidano il governo Sunak

#World Economic Forum
Internazionale – Il forum di Davos è simbolo di una globalizzazione superata
Rinnovabili.it – WEF, von der Leyen: “Abbiamo un piano industriale per il Green Deal”
Rinnovabili.it – Allianz Risk Barometer 2023: aumentano i rischi economici ed energetici
ISPI – Davos e disuguaglianze

#clima
GreenMe – Nel 2023 ci saranno ondate di caldo senza precedenti
Rinnovabili.it – L’Amazzonia emette più CO2 di quanta ne assorbe. Tranne dove la gestiscono le popolazioni indigene
GreenMe – Perché ci scandalizza sapere che Exxon aveva previsto con precisione il riscaldamento globale sin dagli anni ‘70
The Guardian – Atmospheric dust may have hidden true extent of global heating
L’Indipendente – Senza ritegno: la prossima conferenza ONU sul clima sarà guidata da un petroliere

#biodiversità
The Guardian – Kenya declares war on millions of birds after they raid crops

#indigeni
Greenreport – 50 leader comunitari autoctoni imprigionati dall’ottobre 2022 nella Repubblica democratica del Congo

#Cina
il Post – In Cina la popolazione è calata per la prima volta dal 1961

#Israele
L’Indipendente – In Israele è nato il partito “Per tutti i cittadini”: ebrei e arabi insieme per l’uguaglianza

#Vietnam
Greenreport – Il presidente del Vietnam Nguyen Xuan Phuc si è dimesso dopo le accuse di corruzione

#mobilità
La Svolta – Tutte le città a 30 all’ora 

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