14 Set 2022

Cosa sappiamo sulla controffensiva ucraina – #582

La controffensiva Ucraina: ne parlano molti giornali, ma in cosa consiste e cosa significa per la leadership di Putin? Parliamo anche dello spegnimento della centrale di Zaporizhia, degli effetti del referendum costituzionale respinto sul governo Boric, in Cile, del primo dizionario italiano inclusivo del genere femminile e infine di un importante studio sull’immunità da Covid che sembrerebbe rendere inutili i vaccini.

Vi mancavano le puntate minestrone? E allora eccovene una. 

LA CONTROFFENSIVA UCRAINA

In questi giorni tanti giornali stanno parlando della controffensiva ucraina che mette in difficoltà la Russia. 

“La sera del 9 settembre – scrive Pierre Haski su France Inter, tradotto su Internazionale –  mentre molti russi cominciavano a prendere coscienza della disfatta del loro esercito nel nordest dell’Ucraina, Vladimir Putin inaugurava una grande strada in occasione dell’875º anniversario della fondazione di Mosca. Da sei mesi il presidente russo si comporta come se la cosiddetta “operazione militare speciale” si svolgesse secondo i piani. Ma in realtà niente sta andando secondo i piani, come sanno bene tutti quei russi che riescono ad avere accesso alle informazioni attraverso Telegram o ricorrendo alle fonti estere”. 

Ma cosa sta accadendo? In pratica da poco più di una settimana nella regione di Charkiv l’esercito Ucraino è passato dalla difensiva all’offensiva con molto successo. L’esercito ucraino è avanzato molto velocemente in tutta la regione mentre quello russo batteva in ritirata. Una serie di vittorie militari e riconquiste territoriali che secondo alcuni potrebbero avere molte implicazioni – addirittura rappresentare una svolta – per il prosieguo della guerra perché a) mostrano che la Russia non è militarmente imbattibile e b) stanno aprendo delle falle anche alla leadership interna di Putin.

Sembrerebbe che addirittura ci sia un forte dissenso che arriva dalle frange più di destra e militariste, che vorrebbero che la Russia si impegnasse più intensamente nella guerra, ma anche dai media di stato controllati dal regime, dove si è cominciato a parlare per la prima volta di una «sconfitta».

Due cose sorprendenti su tutte: 

  1. Ci sono state delle petizioni dei politici locali di San Pietroburgo e Mosca, che chiedono addirittura la destituzione di Putin. Da San Pietroburgo è arrivata perfino una richiesta alla duma, il parlamento, affinché avvii la relativa procedura. Naturalmente questo non succederà, ma il gesto è di per sé incredibile in tempo di guerra”.
  2. Almeno inizialmente, la sconfitta è stata riconosciuta e commentata anche sui talk show della tv pubblica, che sono uno degli strumenti principali della propaganda del regime.

Queste critiche e ammissioni di difficoltà sono un grosso problema per Putin, sia perché arrivano da una frangia della popolazione che di certo non può essere accusata di fare propaganda filooccidentale, ma che anzi lo vorrebbe ancora più deciso e spietato nell’attacco all’Ucraina, sia perché negli ultimi anni (decenni) il presidente russo ha costruito attorno alla sua persona un’aura di invincibilità (non solo internamente ma anche verso l’esterno) che sta iniziando a vacillare.

Questo significa che l’Ucraina sta vincendo la guerra (come sembrano dire fra le righe i titoli di molti giornali nostrani)? Non proprio. L’esercito russo controlla ancora oltre un quinto del territorio ucraino, ha ancora un bel po’ di risorse da mobilitare e comunque resta militarmente superiore. Tuttavia una eventuale vittoria militare dell’Ucraina, che fino a qualche settimana fa sembrava improbabile, sembra essere adesso una possibilità meno remota. 

E poi c’è la questione inverno. Come osserva Fabio Pintarelli su Valigia Blu, “Per entrambe le parti in conflitto il tempo è contato. Novembre infatti è alle porte. Gli ucraini potranno contare su un’entusiasmante vittoria per dimostrare agli alleati occidentali che, con il loro supporto, la guerra potrebbe essere vinta. I russi, invece, dovranno rivedere nuovamente i loro obiettivi, adattare la strategia e riorganizzare la logistica prima che l’inverno congeli le operazioni, dando agli avversari il tempo per preparare una nuove operazioni in primavera, ruotando le truppe e continuando ad addestrarsi nell’uso di nuovi sistemi d’arma”.

SPENTO L’ULTIMO REATTORE DELLA CENTRALE DI ZAPORIZHIA

Intanto, scrive Rinnovabili.it, l’agenzia nucleare nazionale ucraina Energoatom ha annunciato, e l’AIEA ha confermato di aver spento anche il sesto ed ultimo reattore della centrale di Zaporizhia, dopo che negli ultimi giorni i bombardamenti avevano di nuovo fatto saltare i collegamenti con la rete elettrica nazionale.

Troppo pericoloso continuare l’esercizio a causa dei combattimenti in corso, che hanno interessato il sito fin dai primi giorni del conflitto, si legge nel comunicato dell’agenzia. I bombardamenti in questi mesi infatti non hanno solo colpito edifici all’interno del perimetro della centrale nucleare di Zaporizhzhia, ma hanno soprattutto danneggiato le linee elettriche che la collegano alla rete nazionale.

In più occasioni, la centrale nucleare di Zaporizhzhia ha dovuto fare affidamento sulla connessione elettrica di ripiego, che la collega a una vicina centrale termoelettrica. In almeno un caso gli operatori hanno dovuto mettere in funzione i generatori diesel di emergenza (Zaporizhzhia ne ha 20, con un’autonomia di 10 giorni), l’ultima misura con cui si può garantire elettricità all’impianto se il collegamento con la rete viene a mancare e assicurare il raffreddamento dei reattori. Se anche questa misura saltasse, i reattori si surriscalderebbero fino alla possibile fusione del nucleo.

Quindi tutto a posto? Non ancora, il sito resta al centro degli scontri e anche se i reattori sono spenti resta pur sempre una centrale nucleare. E infatti nonostante la chiusura dell’impianto, l’agenzia continua a chiedere la creazione di un perimetro di sicurezza che risparmi Zaporizhzhia dai combattimenti, come già chiesto nel rapporto conclusivo al termine della visita del team di esperti la settimana scorsa.

GLI EFFETTI DEL “RECHAZO” SUL GOVERNO BORIC, IN CILE

Torniamo a parlare di Cile. Come ricorderete se seguite INMR, domenica 4 settembre in Cile si è votato sulla proposta della nuova Costituzione scritta grazie a un processo partecipato iniziato nel 2020 e fortemente desiderato proprio dai cittadini. 

Infatti, nell’ottobre di quell’anno, l’80% dei cileni aveva votato a favore della stesura di una nuova Costituzione. Invece al referendum del 4 settembre solo il 38% dei cileni ha promosso il testo, consegnando la vittoria al fronte del “rechazo” (rifiuto) con il 62% delle preferenze. 

Rifiuto che però secondo molti analisti non riguarda la volontà di cambiare la Costituzione, che resta, ma piuttosto il testo stesso, che contiene una serie di temi che hanno diviso a metà l’opinione pubblica come la definizione dello Stato come “plurinazionale”, i molti  diritti dati alle popolazioni indigene, e la trasformazione del Senato in una camera rappresentativa delle regioni. Per alcuni questa poteva essere una delle Costituzioni più progressiste al mondo, per altri spostava gli equilibri del Paese troppo a sinistra. 

Il trionfo del “rechazo” però ha avuto degli effetti immediati anche sul governo. Scrive Erika Pozzuto su Caffé Geopolitico che “La prima conseguenza del voto è stata la decisione di apportare dei notevoli cambiamenti al gabinetto presidenziale. Sono stati sostituiti ben sei ministri, tra cui quello degli Interni, passato da Izkia Siches a Carolina Tohá, del Partito per la Democrazia, e la Segreteria Generale della Presidenza passata ad Ana Lya Uriarte, del Partito Socialista. In questo modo il Governo sposta gli equilibri verso il centrosinistra, dando più spazio all’ala moderata, in linea con le richieste emerse dalle urne”. 

Tuttavia “Il Presidente – continua – non ha abbandonato il desiderio di portare avanti la stesura di una nuova Costituzione: già il 7 settembre infatti sono iniziati gli incontri al Congresso tra Governo e opposizione per delineare un nuovo processo. Come il solito, ci teniamo aggiornati.

IL PRIMO DIZIONARIO INCLUSIVO

Notizia interessante, riportata da molti giornali. Per la prima volta in un dizionario il genere maschile e quello femminile avranno pari peso e dignità. Sto parlando della versione aggiornata del Dizionario italiano di Treccani che verrà pubblicata a ottobre. I due direttori del progetto, Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, hanno anticipato la novità.

In praticamente tutti i dizionari, oggi, compare solo la forma maschile di nomi e aggettivi, e quella femminile è al massimo usata per portare qualche esempio. Nel nuovo Treccani invece compariranno entrambi i generi, nell’ordine dettato dall’alfabeto. Ad esempio di troverà la voce “Lettore, lettrice”, e invece “Architetta, architetto”, “bella, bello” e “studente studentessa”.

Inoltre, per abolire gli stereotipi di genere, come la donna che fa i lavori di casa e l’uomo che va in ufficio, per esempio, il dizionario indicherà anche nuovi esempi di utilizzo delle parole e metterà in evidenza il carattere offensivo di modi di dire lesivi della dignità.

Infine, un’altra cosa a cui è stata data molta attenzione è la sostituzione della parola “uomini” nei casi in cui viene usata per indicare gli esseri umani in generale, quindi anche le donne: in questi casi si dà preferenza a “essere umano” o “persona” (“bontà” prima era “qualità dell’uomo” ora sarà “qualità della persona”).

Ora, qualsiasi sia la ragione per cui Treccani abbia fatto questa scelta, anche fosse solo una questione di marketing, mi sembra una notizia interessante, perché certifica una crescente attenzione per il linguaggio da parte della nostra società. Un aspetto sul quale anche noi di ICC ci interroghiamo spesso. Le parole sono i mattoncini del nostro immaginario e usarle bene è molto importante. “Le parole sono importanti”, diceva Moretti. Certo, come per ogni cosa, non sono sufficienti, e a volte nella nostra società dell’immagine, noto la tendenza un po’ superficiale ad accanirsi sulla forma senza che ci sia sotto nessuna sostanza. Serve anche la sostanza. Ma al netto di questo, bella notizia.

VACCINI COVID

Ultima notizia del giorno, ma non per importanza. Anzi, a dire il vero è di qualche giorno fa. Il tema? Vaccini Covid. Riporta Agi (Agenzia giornalistica italiana) che è da un fondamentale studio scientifico dell’istituto di ricerca Altamedica, che sarà presentato al congresso della Società Italiana di Genetica Umana, emerge un dato significativo: ovvero che chi ha già contratto il virus non ha alcun bisogno di vaccino. 

Dichiara il professor Claudio Giorlandino, direttore scientifico dell’Istituto di Ricerca Altamedica: “Nessun soggetto che ha superato l’infezione è mai finito in un reparto di rianimazione a causa del Covid”. 

In pratica dalla ricerca emerge che la memoria immunologica per il SARS-CoV-2 permane a lungo, indefinitamente. Prosegue Giorlandino che “non vi è paragone sulla efficacia della immunità naturale rispetto a quella modesta e limitata post-vaccinale. I vaccini sono attivi soltanto contro una parte del virus, la proteina spike, mentre gli anticorpi naturali sono attivi contro tutto il virus e quindi non temono varianti”.

La notizia è una discreta bomba. Non ho gli strumenti per valutare la bontà dello studio, ma è riportato da tutte le principali agenzie stampa italiane: oltre ad Agi, Dire e Ansa. Solo che, a parte l’Indipendente e qualche giornale minore, nessun altro giornale l’ha ripresa. 

Va bene, prima di chiudere, i consueti aggiornamenti dai nostri viandanti. Dopo la tappa di ieri alla fattoria dell’autosufficienza, i due camper oggi si dirigono verso Gubbio, dove sullo sfondo del più grande impianto eolico collettivo d’Italia parleranno assieme a Sara Capuzzo, presidente di ènostra, di energie rinnovabili, transizione, efficienza e povertà energetica. No perdetevela.

FONTI E ARTICOLI

#Putin
Internazionale – Prime crepe in Russia dopo la disfatta militare nel nordest ucraino
Valigia Blu – La controffensiva ucraina potrebbe essere un punto di svolta della guerra
il Post – La controffensiva ucraina potrebbe far male a Putin
il Post – L’importanza della vittoria ucraina a est

#linguaggio
GreenMe – Architetta, medica, chirurga: Treccani è il primo vocabolario a incentivare la parità di genere
il Post – Il primo vocabolario italiano che non privilegia il maschile

#Cile
Il Caffé Geopolitico – Il trionfo del ‘rechazo’ colpisce il Governo Boric in Cile

#bollette
Valori – “Don’t Pay”, quando i cittadini si rifiutano di pagare le bollette

#vaccini
AGI – Chi ha avuto il covid non ha più bisogno di vaccinarsi
L’Indipendente – Studio italiano: chi ha avuto il Covid è protetto per sempre, inutile aggiungere il vaccino

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