20 Ott 2022

Cosa sappiamo del crollo dell’Università di Cagliari – #603

Il crollo di una palazzina dell’Università di Cagliari, avvenuto poco dopo la chiusura, è una enorme tragedia sfiorata. Ma, come una tragedia vera, ci dà l’opportunità di osservare il malfunzionamento cronico di un sistema. Sapremo cogliere l’occasione? Si parla molto anche di un altro crollo in questi giorni, sui giornali, quello nel cimitero più antico di Napoli, Poggioreale. Intanto a Scampia una nuova Università è stata invece inaugurata, laddove sorgeva una vela. Parliamo anche della situazione degli scioperi in Francia, e, attraverso due interviste, di Assange e di Giovanni Lindo Ferretti.

CAGLIARI, CROLLA L’UNIVERSITA’

Che differenza c’è fra una notizia che fa il giro del mondo, che fa interrogare un Paese per mesi interi, fa dimettere persone e scatena polemiche, e una che passa per pochi istanti sulle prime pagine dei giornali per poi essere destinata all’oblio? 

Capisco che è una domanda, messa così, dalle mille risposte. Comunque, una di queste possibili risposte è: “due ore”. Due ore sono il tempo trascorso fra quando gli ultimi studenti sono usciti dalla palazzina che ospita la Facoltà di Lingue dell’Università di Cagliari e quando quest’ultima è crollata fragorosamente. Un tempo minimo, per un evento che covava da chissà quanto nelle mura delle aule, e che ha rischiato di essere molto più drammatico, un nuovo Ponte Morandi o Mottarone.

Ma capiamo meglio cosa è successo, seguendo l’articolo di Manuela D’Alessandro su Agi. “Poco prima delle otto di sera il custode ha chiuso la porta dopo avere controllato che dentro non ci fosse nessuno. Un gesto meccanico, ripetuto chissà quante volte. Due ore dopo la palazzina bianca della Facoltà di Geologia che ospita gli studenti di Lingue si è accartocciata su se stessa”.

I ragazzi che uscivano dalla mensa e quelli che alloggiano nella vicina Casa dello studente nel campus Sa Duchessa si sono buttati in strada, atterriti dal fragore dei muri polverizzati e hanno chiamato i Vigili del Fuoco, subito rassicurati dal custode che non c’era da temere per la vita di nessuno.

Per alcuni minuti si sono rincorse sui sociali e sui telefonini notizie che parlavano di morti e feriti ma le ricerche, condotte anche coi cani e i droni, hanno confermato che l’Aula Magna era vuota.

Il Sindaco di Cagliari Paolo Truzzu ha commentato dicendo: “Il Signore ci ha graziati. Se fosse successo prima sarebbe stata una strage. Lo stato d’animo è quello di chi sa che la nostra vita è appesa a un filo”. 

Mentre il rettore dell’Università Francesco Mola ha parlato di un “fulmine a ciel sereno”, affermando che l’Università ha sempre fatto tutte le cose in regola e che non ci sarebbe nessuna negligenza. Aggiungendo anche che “La cosa importante ora è capire la causa per accertare se il problema fosse solo di questa parte dello stabile o anche del resto”. Sì, direi che è abbastanza importante.

Intanto, riporta Ansa, la Procura di Cagliari ha aperto un fascicolo d’inchiesta, al momento senza indagati. Ancora non è stato deciso per quale reato procedere: crollo colposo di edificio o disastro colposo, due capitoli che potrebbero anche essere contestati entrambi.

E nella serata di ieri sono iniziate a circolare, prontamente riprese dai giornali, alcune immagini scattate dagli studenti nei mesi scorsi, per altri motivi, in cui però si notano delle crepe molto evidenti sui muri e sul soffitto. Per cui, ecco, qualche avvisaglia a volerla vedere c’era.

Fabiana Cofini su RaiNews scrive, citando un report di Cittadinanza Attiva che “quello di ieri alla facoltà di Lingue a Cagliari segue altri 10 casi di crolli o distacchi di intonaco in scuole e università dall’inizio dell’anno scolastico”.

Ma di chi è la responsabilità di tutto questo? Spiega ancora Cofini che “Da oltre un decennio le Università italiane sono diventate Enti autonomi. Ogni singolo ateneo, con il proprio Rettore e i vari organi amministrativi, è responsabile degli edifici dove risiedono i vari Dipartimenti” per cui “il controllo e la manutenzione dell’edilizia spettano al singolo ateneo”. Nel rispetto delle normative, in teoria, ma senza che nessuno controlli.

Ci sono anche dei fondi ministeriali (quasi 1 miliardo e mezzo di euro nel 2021), che il Ministero della Ricerca e dell’Università eroga, ma anche qui la decisione è autonoma da parte del singolo ateneo su quanto dedicare a nuovi progetti di edilizia e quanto alla manutenzione e prevenzione dei rischi degli edifici esistenti. 

Ora, è ancora molto presto per fare un commento sensato, probabilmente già nei prossimi giorni sapremo meglio se e quanto si sia trattato di incuria o di sfortuna, o chissà quale altro fattore, se e quali sono le responsabilità in gioco. Ma riallacciandoci a quanto dicevamo all’inizio, la paura, la mia paura è che una mancata tragedia non valga quanto una tragedia vera. Se quell’aula fosse crollata due ore prima, adesso si starebbero attivando commissioni parlamentari sulle condizioni fatiscenti degli edifici scolastici e universitari in Italia, ci sarebbe un gran parlare, si rivedrebbero leggi e regolamenti. E forse alla fine cambierebbe qualcosa.

È stata solo fortuna il fatto che il crollo sia avvenuto a università chiusa. Quelle due ore non cambiano di una virgola lo stato di sicurezza degli edifici di scuola e università. E tutti i problemi che sarebbero emersi in caso di tragedia, sono identici, ma rischiano di non emergere, o di emergere meno. Temo che di fondo ci sia il solito problema di noi degli esseri umani: il raccontarci di essere molto razionali, ma poi agire quasi esclusivamente sull’onda dell’emozione. Ma questo non è inevitabile, e un buon governo dovrebbe fare proprio questo, mettere la programmazione e la razionalità al centro del proprio operato. 

In questo una tragedia sfiorata può essere davvero un miracolo (non solo per aver evitato la perdita di vite, come ha detto il sindaco di Cagliari) ma anche perché può farci aprire gli occhi su un problema, e quindi evitarne anche di future. Vediamo.

CROLLO CIMITERO NAPOLI

Visto che siamo in tema di crolli, ne approfitto per commentare anche un’altra notizia, che probabilmente avrete sentito. A Napoli è crollato un edificio di quattro piani contenente loculi nel cimitero di Poggioreale, il più antico di Napoli. Il crollo ha lasciato almeno una dozzina di bare a penzolare in aria, un’immagine piuttosto macabra e suggestiva.

Ovvio che per quanto macabro, un crollo in un cimitero non possa essere drammatico come quello in un’Università – anche se comunque anche qui fortuna vuole che il cimitero fosse chiuso il lunedì pomeriggio, al momento del crollo, perché al cimitero poi ci vanno anche i vivi a far visita ai morti – ma comunque ve ne parlo per due motivi. Il primo è ché due grossi crolli nel giro di due giorni sono una notizia. 

E poi anche perché mi ha colpito il fatto che quando ieri mattina ho fatto un giro sui principali giornali di stampa estera per vedere se e come trattavano la notizia dell’audio di Berlusconi su Putin, alcuni, tipo il Guardian, avessero proprio la notizia del crollo del cimitero di Napoli in homepage. 

L’articolo del Guardian, fra l’altro, ricorda che questo è il secondo incidente di questo tipo avvenuto quest’anno nel cimitero di Poggioreale e ricorda anche l’episodio simile del febbraio dello scorso anno, quando 200 bare sono cadute in mare al largo della città costiera ligure di Camogli, nel nord Italia, dopo che alcune parti di un cimitero sono crollate a causa di una frana, che ha distrutto anche due cappelle. 

UNA UNIVERSITA’ CROLLA, UN’ALTRA NASCE

Vi ricordate il vecchio detto “Fa più rumore un albero che cade di cento che crescono”? Ecco, oggi potremmo dire lo stesso, ma con l’Università. Perché il giorno prima del crollo a Cagliari, lunedì 17 ottobre, è stata inaugurata nel quartiere napoletano di Scampia, la nuova sede della facoltà di medicina e chirurgia dell’università Federico II, costruita dove fino al 2003 si trovava la vela H, una delle sette vele simbolo della camorra, dello spaccio e dei molti dei problemi della periferia di Napoli.

In realtà, spiega il post, la questione non è esattamente recente. La decisione di costruire una sede universitaria nel quartiere è di oltre 20 anni fa e fu presa dal sindaco Antonio Bassolino. I lavori di costruzione sono avvenuti nel corso dei due mandati di Luigi De Magistris mentre l’inaugurazione, con la ministra dell’Università e della Ricerca Cristina Messa, è stata gestita dall’attuale sindaco Manfredi. 

La sede universitaria, un edificio cilindrico di sette piani di cui due interrati, progettata da Vittorio Gregotti, è stata finanziata con 50 milioni di euro dalla regione Campania e con circa sette milioni dal comune di Napoli.

Ora, di Scampia, se seguite Italia che Cambia, avrete sentito parlare in maniera antistereotipica. Perché fin dal primo viaggio in camper di dieci anni fa i miei colleghi Daniel Tarozzi e Paolo Cignini scoprirono che il luogo dipinto da Saviano (e poi da tutti) come il non plus ultra del degrado italiano era in realtà anche molto altro, un luogo di integrazione in cui fiorivano progetti bellissimi, come il progetto di integrazione dei rom “chi Rom e chi no” o l’associazione culturale Gridas, fondata da Mirella La Magna e Felice Pignataro.

E visto che la nascita di un luogo di cultura come un’Università in luogo così, fra l’altro al posto di una Vela, mi pare avere un forte valore simbolico, su consiglio di Daniel Tarozzi ho contattato la stessa Mirella La Magna per un commento sull’inaugurazione. Vi lascio alle sue parole.

CHE SUCCEDE IN FRANCIA?

Intanto in Francia gli scioperi sono tutt’altro che placati. Due giorni fa si è celebrata una giornata di sciopero generale interprofessionale. Le immagini che arrivano qua da noi principalmente tramite i social mostrano folle oceaniche per strada e nelle piazze. Ieri raccontavamo di come da quasi un mese sono in sciopero gli operai delle raffinerie di petrolio.

La novità è che da qualche giorno si sono aggiunti ferrovieri, operai delle centrali elettriche nucleari, medici, insegnanti, lavoratori della funzione pubblica, studenti. La richiesta di tutta la società civile, leggo sul canale Telegram della rivista La Fionda, è quella di indicizzare i salari, le pensioni e le borse di studio all’inflazione, fare in modo che si impedisca di utilizzare l’inflazione crescente come arma dei più ricchi per arricchirsi ulteriormente a scapito degli ultimi e della classe media. 

Questa mobilitazione sta mettendo in una certa difficoltà il governo Macron che ha una maggioranza molto risicata in parlamento e che è andato in minoranza diverse volte su alcuni emendamenti alla legge di bilancio. Leggo sul Sole 24 Ore che “L’Assemblea nazionale, inclusi alcuni sostenitori di Macron, ha approvato alcuni emendamenti che il governo ha ritenuto anti-business ma che riflettono la crescente pressione sociale per chiedere alle aziende un maggiore contributo per contrastare la crisi economica in atto”. Gli emendamenti anti-business sono emendamenti presentati principalmente dalla coalizione di Mélenchon e che riguardano una maggiore tassazione dei profitti delle grandi aziende.

Sempre il redazionale del Sole commenta “In un paese in cui due terzi dei lavoratori vanno al lavoro in macchina, anche poter fare il pieno è fondamentale. Nel 2018, la presidenza di Macron era già stata messa sotto forte pressione dalle proteste dei Gilet Gialli, innescate proprio da un aumento delle tasse sul carburante”. Il che è vero da un lato, infatti il tema del caro carburanti è sempre stato molto delicato in Francia, dall’altro mi fa pensare: ma perché in questi anni il governo non ha lavorato sul rendere il paese e i suoi abitanti meno dipendente dai carburanti fossili? Giustizia sociale, a mio avviso, non è rendere i carburanti più economici per tutti, è emancipare tutti dai carburanti.

Comunque la storia della legge di Bilancio è finita, ieri, con il governo che in chiara difficoltà ha deliberato il ricorso all’articolo 49 comma 3 della Costituzione, che gli consente di far approvare un testo di legge senza il voto del Parlamento. 

ASSANGE, PARLA LA MOGLIE STELLA MORIS

Prima di chiudere vi segnalo due interviste. La prima è realizzata da Veronica Tarozzi, pubblicata su Pressenza, ed è un’intervista a Stella Moris, moglie di Julian Assange, in occasione dello Wired Next Fest 2022 a Milano.

Nell’intervista Moris racconta le condizioni sempre più difficili di Assange, chiuso nel carcere di Belmarsh in Inghilterra, senza motivo (nel senso che era stato inizialmente rinchiuso per violazione dei termini della libertà su cauzione conseguente a controverse accuse di stupro della Svezia, ma poco dopo le accuse erano state archiviate, e quindi di fatto da 3 anni è rinchiuso solo in relazione ad una sopraggiunta richiesta di estradizione fatta dagli Stati Uniti d’America per le accuse di cospirazione e spionaggio. Ma racconta anche di come la grande mobilitazione in sua difesa gli dia forza, e come sia cresciuta la consapevolezza della popolazione in questi anni.

Di come i governi di molti paesi soprattutto in America latina si siano ufficialmente schierati al suo fianco, e Lula, possibile prossimo Presidente brasiliano abbia proposto di assegnargli il premio Nobel per la pace. E tante altre cose, se volete leggere l’intervista ve la lascio sotto Fonti e articoli. 

GIOVANNI LINDO FERRETTO E LA VITA

La seconda invece è un contenuto abbastanza anomalo per questo format, perché parla di musica, ma solo in apparenza. È la bellissima intervista di Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano a Giovanni Lindo Ferretti, storica voce dei CCCP. Me l’ha segnalata Daniel Tarozzi, come a dire il vero gran parte degli argomenti di questa puntata, e l’ho trovata… non saprei nemmeno come definirla senza banalizzarla.

Io non sono minimamente un esperto di musica, mi piace la musica, la ascolto, ma vabbé, è come dire “mi piace la Pace” o “Abbiamo due braccia, due mani, due gambe, due piedi. Ci piace Daniele, Battisti, Lorenzo, le urla di Prince, i Police”. Cose così.

Comunque, il punto è che questa intervista non parla di musica ma racconta l’essenza della vita, nelle sue contraddizioni, nella sua infinita durezza, tenerezza, poesia. Scanzi quando si mette a fare il giornalista, e soprattutto in ambito musicale, è bravissimo e Lindo Ferretti è… Lindo Ferretti. Vi leggo giusto qualche estratto.

“Sciocco giovinastro asservito agli slogan del momento”. Nel libro ti definisci così.

Nei confronti della mia vita ho uno sguardo spietato. È inutile nascondersi. Per questo il mio sentimento religioso è cresciuto così forte. Mia nonna mi ha insegnato a fare un esame di coscienza ogni giorno prima di dormire, e di non contar balle. Sono molto severo e per questo detesto il sarcasmo, perché il sarcasmo è sempre un po’ autoassolutorio. Preferisco essere spietato.

Il libro si chiude con un saluto straziante a un amico moribondo: “Lasciati andare, Dario, ti prego, è finita. Arrenditi alla vita che muore”.

Qualcuno ha trovato quel passaggio brutale, ma non puoi dire bugie. Men che meno a chi sta morendo. La preghiera dei defunti è la più importante della mia vita: nel libro c’è grazie a Dario. Avrei dovuto mentirgli? Mai.

E ancora sulla morte:

La morte è insopportabile solo per chi non riesce a vivere. Io sono nato subito dopo la morte di mio padre: l’ho conosciuta subito. Le comunità sono fatte dai funerali. “Nato tra i morti sui monti”: è la mia vita. Morire è un pezzo del vivere, e se hai un buon rapporto col vivere non puoi non avere un buon rapporto anche con la morte. In città la morte è stata allontanata, mentre in campagna è ancora una presenza vitale. Se tu togli la morte, amputi la vita.

La morte torna ancora, parlando di un cavallo a cui il cantante era molto legato, Tancredi.

“Ho rotto con Zamboni, sono finiti i Csi, la mia casa stava crollando, ho perso il mio cavallo preferito. Tancredi morì colpito da un fulmine. Alzai gli occhi al cielo e dissi: “Dio, ora basta, così è troppo” (si commuove ancora). Ricominciai a vivere rimettendo in piedi la casa, questa casa, perché tutto nasce da lì. Adesso però in camera ho il teschio di Tancredi, perché la terra per fortuna me lo ha restituito

Cioè?

“Tancredi cadde in un burrone e non potei recuperarlo. Così costruii un enorme tumulo accumulando sassi. Una grande piramide in fondo al dirupo. Era la tomba di Tancredi, che ogni tanto andavo a salutare. Tre anni dopo venne un’alluvione devastante che frantumò il tumulo. Mi guardai attorno e cominciai a vedere delle ossa che spuntavano. Scorsi poi qualcosa di bianco: scavai e trovai il teschio di Tancredi. Intatto. Lo misi sotto la camicia e tornai a casa. Avevo paura che mia madre, già sull’orlo dell’Alzheimer, inorridisse pensando a un mio ritorno della fase dark. Invece lo guardò e disse: “Ma è Tancredi? Be’, adesso dovrai trovargli un bel basamento per farlo stare bene”. Ora sta in camera mia. E mi fa compagnia”.

L’intervista è molto più lunga, la trovate sotto Fonti e articoli.

FONTI E ARTICOLI

#crolli
AGI – Crolla l’aula magna dell’Università di Cagliari
Ansa – Cagliari, crollo all’università poco dopo le lezioni. Nessun ferito
The Guardian – Coffins left hanging in air after second Naples cemetery collapse this year

#Scampia
Il Fatto Quotidiano – Scampia, una sede dell’Università al posto di una delle Vele: “Da oggi qui si viene per studiare. Non solo camorra, il quartiere è anche altro”
il Post – Al posto di una delle vele di Scampia ora c’è l’università

#Francia
Il Sole 24 Ore – Francia, si allarga la protesta contro il carovita: sciopero generale dopo i blocchi alle pompe di benzina

#Assange
Pressenza – “Siamo tutti in prigione finché Julian è in prigione”: intervista esclusiva a Stella Assange

#Lindo Ferretti
Il Fatto Quotidiano – Lindo Ferretti: “Pregando con mia madre, la malattia è regredita: le risate…”

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