12 Giu 2024

Europee 2024: politici o influencer? C’è stata l’ondata nera? – #948

Scritto da: Andrea Degl'Innocenti
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Con i risultati definitivi delle europee in cassaforte, possiamo fare qualche considerazione ulteriore. Innanzitutto: chi sono i 76 candidati e candidate italiani eletti? Chi ha preso più voti, quali sono i profili più interessanti? E ancora: c’è stata davvero questa ondata nera, o forse no? E quanto influisce la fama mediatica (anche su Internet) sull’elezione di qualcuno? Parliamo anche della condanna di Hunter Biden, figlio del presidente Joe, negli Usa e di Hamas che ha accettato una proposta di tregua delle Nazioni unite.

Dicevamo, alla vigilia di queste elezioni, che soprattutto nel caso delle europee contavano forse più i candidati delle liste, e allora vediamoli questi candidati eletti, chi sono, quali sono quelli più votati, cosa ci dice questo, ecc. Considerate che i numeri che vi darò sono a volte un po’ ingannevoli, nel senso che diversi candidati erano stati inseriti in più di una circoscrizione e quindi è normale che abbiano preso più voti (anche molti più voti) di altri. Tipo Meloni, ma anche Schlein, Vannacci, Tajani, Lucano, Salis. Una pratica un po’ controversa, perché poi il candidato/a in questione viene eletto solo da una parte e quindi i partiti possono scegliere dove liberare dei posti ulteriori. Comunque qui ve lo dico perché questa pratica, fra le altre cose, droga un po’ i risultati perché se sono candidato in più circoscrizioni prenderò più voti, banalmente.

E anche perché per questa ragione ci sono alcuni deputati ancora in bilico, perché alcuni candidati sono stati eletti in più di una circoscrizione e ora spetta ai partiti decidere dove eleggerli effettivamente, determinando di conseguenza quali deputati scaleranno al loro posto nelle circoscrizioni in cui non risulteranno eletti. 

Comunque. Seguiamo un articolo del Messaggero, che parte dal commentare il paradosso – non cogliendolo – del fatto che diversi di candidati più votati sono quelli che avevano già detto in anticipo che avrebbero rinunciato al seggio. In primis Giorgia Meloni, che è stata la candidata più votata in assoluto, con 2,3 milioni di voti personali, spalmati su tutte le circoscrizioni. Meloni ha praticamente cannibalizzato tutti i voti della sua lista. Considerate che il secondo più votato, l’ex sindaco di Terracina Nicola Procaccini, che è il primo fra quelli che andrà veramente in parlamento, ne ha presi 120mila, che non sono pochi ma sono 1/20 di quelli di Meloni. Quindi ecco, FdI si configura come un partito molto Meloni-centrico, anche quando Meloni nei fatti non c’è.

Stesso discorso si può fare per FI, abituato a una conduzione molto leaderistica fin dalla sua fondazione, che sembra mantenere questa caratteristica anche oggi che Berlusconi non c’è più. Il suo leader Tajani ha accumulato quasi 500mila voti, primo per distacco su tutti gli altri, nonostante anche lui non andrà a Bruxelles.

Al contrario il Pd ha i suoi voti molto spalmati fra molti candidati diversi, e devo dire anche molti che rappresentano le famose correnti, anche quelle che si contrappongono internamente a Schlein. Schlein che era candidata in 2 circoscrizioni e ha preso poco più di 200mila voti, e non è stata la candidata più votata. Più del doppio dei suoi voti li ha presi Antonio Decaro, sindaco uscente di Bari, con quasi mezzo milione di preferenze (di cui oltre 350mila solo dalla Puglia e 186mila dalla provincia di Bari), risultando primo nel collegio del Sud.

Ma anche Stefano Bonaccini, attuale governatore dell’Emilia Romagna che è stato eletto con 387 mila preferenze e in Europa ci andrà davvero, lasciando la presidenza della regione.

E ancora Cecilia Strada, figlia del fondatore di Emergency Gino Strada, che nel Nord-Ovest è stata la più votata dopo Meloni, con oltre 280mila preferenze. E la giornalista Lucia Annunziata, che era capolista nella circoscrizione Sud e ha ottenuto in totale oltre 240mila preferenze. E l’ex sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che raggiunge i 210.265 voti. Capite bene che ci sono stati ben 5 candidati del Pd che hanno preso più voti di Schlein, e altri che ne hanno presi poco meno, come ad esempio Alessandro Zan, quello della famosa legge Zan contro l’omotransfobia, mai approvata, e difensore dei diritti della comunità Lgbtq+, che ha raccolto 165mila preferenze tra Nord-Ovest e Nord-Est ed è stato anch’egli eletto. 

Ho letto varie interpretazioni di questo voto, c’è chi parla di una Schlein più forte perché comunque il Pd sotto la sua guida è stata l’unica forza politica assieme a AVS a crescere anche in termini di voti assoluti, e non solo in percentuale, rispetto alle politiche, e chi la vuole più debole perché un ruolo non da poco nel risultato lo hanno giocato i vari Bonaccini, Nardella, Decaro, quindi insomma ai famosi capibastone e ai “caciccati” dei quali potrebbe rimanere schiava all’interno del partito. Diciamo che il Schlein si è giocata queste elezioni cercando di spostarsi un po’ più a sinistra, puntando sui temi delle disuguaglianze, della giustizia sociale, dei diritti, dal salario alla sanità all’immigrazione. 

Nei 5 Stelle, terza forza politica con circa il 10% delle preferenze, non si registrano grossi exploit. Complice anche la bassa affluenza, i 5S fanno registrare un crollo vero e proprio. Al netto di questo però, segnalo l’elezione di Dario Tamburrano, il padre delle comunità energetica e dei prosumer in Europa, che correva quasi un po’ come outsider all’interno del partito e presentava un suo programma basato su pace e transizione energetica, e pur non essendo conosciuto ha preso 13mila voti nella circoscrizione centro, mentre non è stato eletto, di poco, Ugo Biggeri, ex presidente e co-fondatore di banca Etica, che avevamo di recente intervistato anche su ICC.

Poi, altri risultati da segnalare. Sicuramente c’è quello clamoroso di Roberto Vannacci, generale, capo di stato maggiore dell’esercito, diventato improvvisamente famoso la scorsa estate per le sue idee spudoratamente razziste e omofobe, espresse in un libro autopubblicato diventato un caso editoriale dal titolo Il mondo al contrario. 

Vannacci è stato il secondo candidato più votato in assoluto, dopo Meloni, con oltre mezzo milione di voti. Un candidato per molti impresentabile, che però è riuscito a far parlare talmente tanto di sé da attirare comunque molti voti, di un elettorato a lui affine. Anche se, anche qui è difficile commentare questo risultato e capire che impatto ha avuto Vannacci sulla Lega. Perché la Lega ha comunque preso il 9%, un risultato molto basso, quindi può darsi che Vannacci abbia spostato qualcosa verso la Lega, immagino a discapito di FdI, ma è altrettanto probabile che sia successo il contrario, anche se in misura non calcolabile, ovvero che abbia anche allontanato alcuni voti. Fa comunque riflettere come un personaggio che è stato tirato in mezzo quasi dal nulla da Salvini, che non ha alcuna storia nel partito della Lega, sia di gran lunga il candidato più votato di questo schieramento politico.

Un discorso in qualche modo simile, anche se molto diverso, si potrebbe fare per il ruolo che Ilaria Salis ha giocato in AVS. Salis, penso lo ricorderete, è questa donna incarcerata a Budapest per aver aggredito – così dice l’accusa – due uomini neonazisti durante una manifestazione, che in seguito a questo fatto è stata sottoposta a un trattamento piuttosto inumano, portata in tribunale con le catene alle caviglie, con l’accusa che chiede una pena spropositata. 

Era stata candidata soprattutto come gesto politico, criticato da alcuni, apprezzato da altri, perché potesse godere dell’immunità parlamentare e quindi essere scarcerata. Nel frattempo è stata messa ai domiciliari. Ciononostante, è stata fra le più votate della sua lista con 176mila preferenze.

Altri risultati notevoli dentro AVS sono le elezioni dell’ex sindaco di Roma, silurato in malo modo ai tempi dal PD Ignazio Marino e di Mimmo Lucano, ex sindaco del comune calabrese di Riace, che era diventato modello di accoglienza e poi finito al centro di un processo con l’accusa infamante di aver costruito da sindaco di Riace non un modello di accoglienza ma un sistema criminale. Infine assolto quest’anno. Fra l’altro Lucano ieri ha vinto due volte ieri, sia un seggio a Bruxelles che le elezioni comunali a Riace, con la sua lista.

Ecco, questi i risultati più notevoli. Cosa ci dicono questi risultati? Be’, innanzitutto, anche se può sembrare banale, che vengono premiati i candidati/e più conosciuti anche un po’ al di là delle loro idee e delle loro azioni politiche. A discapito di candidati anche molto competenti, ma magari meno conosciuti. Sembra una cosa banale, e lo è, ma porta alla conseguente rincorsa dei nomi da parte dei partiti. Senza prendere la questione Vannacci, che è abbastanza incommentabile, ma la stessa candidatura di Salis segue un po ‘questa logica qua: è una cosa che a suo modo è giusta e sensata, è un bel gesto, ma ha poco a che fare con le elezioni europee. 

E mi pare che questa tendenza la si possa ritrovare, estremizzata, anche in altri casi, dove il nome oltrepassa di gran lunga l’idea politica che quel nome porta avanti. A Cipro Fidias, uno Youtuber 24 enne con oltre 2,4 milioni di follower (il doppio degli abitanti del suo paese) si è preso due seggi su sei. Ed è uno youtuber noto per creare contenuti non proprio politici, per sfide assurde tipo riuscire ad abbracciare Elon Musk o viaggiare in Asia senza soldi. Non aveva una lista, non ha fatto campagna elettorale, non aveva mai votato in vita sua, ma dice di essersi stufato dei nerd che siedono al parlamento europeo. Cosa voglia fare, non si sa esattamente.

Lo stesso Jordan Bardella, il volto moderato che ha normalizzato il Rassemblement Nacional di Marine le Pen, su TikTok conta oltre un milione di follower, è chiamato l’uomo dei selfie ed è considerato il segreto di questa ulteriore esplosione del suo partito in Francia.

In Spagna c’è il caso di Luis Alvise Perez, influencer spagnolo che aveva promesso il più grande golpe della storia, che puntava a due seggi e ne ha ottenuti addirittura 3. È sicuramente più politico rispetto al collega cipriota, si scaglia contro la partitocrazia criminale, viene descritto dai giornali come di estrema destra e antisistema e con la sua lista “Se acabo la fiesta” promette di fare la guerra all’Europa dall’interno e si ispira a Javier Milei. 

Ora, ho portato esempi in qualche modo estremi di politica fatta da influencer, ma a volte le frange più estreme possono indicare una tendenza che ritroviamo, più diluita nel resto del sistema. Non sono del tutto sicuro che sia così, ma è credo importante osservare questo fenomeno. Anche per mettere in discussione, eventualmente, il sistema elettorale attuale.

Vediamo altre tendenze interessanti, in ordine sparso. Alcuni giornali hanno notato come i giovani e le giovani in Italia, e questo è un dato in controtendenza rispetto al resto d’Europa, abbiano votato in maniera piuttosto compatta a sinistra. Leggo da un articolo di The Vision a firma di Mattia Madonia che  il PD risulta il primo partito tra i giovani con il 18%, seguito dal Movimento Cinque Stelle con il 17% e da AVS con il 16%. In questa fascia d’età, Salvini ha preso meno voti di Calenda, fermandosi al 5%. Il richiamo nostalgico di Vannacci non ha attecchito sulle nuove generazioni, fortunatamente. 

Ancora più eclatante è il dato sul voto degli studenti fuorisede. Anche se in pochi sono riusciti a votare, i risultati dicono un 40% per AVS, 25% per il PD. Staccati di molto Azione (10,21%), 5stelle (7,84) e Stati Uniti d’Europa con il 7,64%.Fratelli d’Italia è al 3%, la Lega addirittura allo 0,5%. 

Altre analisi, poi, tendono a ridimensionare la vittoria di Meloni. Leggo ad esempio sul manifesto, in un editoriale a firma del direttore Andrea Fabozzi: “Bisogna fare un salto indietro di 25 anni, al 1999, per trovare un’altra elezione europea con il partito vincitore al di sotto del 30%. Come Fratelli d’Italia che si è fermato al 28,8%. E questo malgrado la più alta astensione della storia abbia spinto verso l’alto alto le percentuali di tutte le liste più forti (questa affermazione non l’ho capita del tutto e andrebbe credo giustificata).


Dal 1999 in poi la prima lista è sempre andata oltre la soglia del 30%: lo ha fatto l’Ulivo di Prodi nel 2004 (31%), il Popolo delle libertà di Berlusconi nel 2009 (35,3%), il Pd di Renzi nel 2014 (40,8%) e c’è riuscita anche la Lega di Salvini nel 2019 (34,26%), sempre con percentuali di affluenza alle urne superiori a quella registrata in questo 2024.

Inquadrata in questo modo, la «vittoria» di Giorgia Meloni, la più risicata degli ultimi 25 anni, appare assai meno netta di come l’interessata la stia raccontando”.

Se poi torniamo sullo scenario complessivo europeo, anche qui a bocce ferme possiamo osservare che forse l’ondata nera non è stata poi così travolgente. Mi sposto sul Guardian per leggervi un’analisi di Nathalie Tocci, che scrive: “L’ondata di estrema destra è stata più sentita nei due paesi più grandi d’Europa. Se si osservano le mappe elettorali di Francia e Germania, sono sorprendenti. La vittoria del Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia è avvenuta ovunque; in Germania, la frattura est-ovest è più profonda che mai, con l’estrema destra AfD che rafforza la sua presa sulla Germania orientale.

Tuttavia, la narrativa dell’avanzata dell’estrema destra non è stata confermata nella maggior parte degli altri paesi o all’interno dell’UE stessa. In Polonia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Finlandia, Danimarca, Repubblica Ceca e persino in Ungheria, l’estrema destra ha avuto una performance inferiore alle aspettative.

Anche in Italia, sebbene Giorgia Meloni abbia ottenuto quasi il 29% dei voti, questo è ben lontano dal 34% di Matteo Salvini alle elezioni europee del 2019: il contributo dell’Italia all’ondata di destra è quindi negativo. In generale, l’estrema destra ha fatto progressi, ma non è stato un trionfo, aumentando la sua quota complessiva nel parlamento europeo dal 20% al 23%.

Ciò significa che la maggioranza “governativa” nel parlamento europeo probabilmente rimarrà la stessa, comprendendo il Partito Popolare Europeo di centro-destra, i socialisti e i liberali. Come l’ultima volta, questo sarà probabilmente insufficiente per rieleggere Ursula von der Leyen come presidente della Commissione europea. Dovrà ottenere il sostegno di altri.

Qui l’articolo passa ad analizzare fli scenari possibili, con Von der Leyen che dovrà scegliere se allearsi con i verdi europei o con il gruppo dei Conservatori e riformisti (il gruppo di FdI), con i primi favoriti. Quindi potrebbe ricrearsi in fin dei conti un parlamento e una commissione piuttosto simili rispetto a quello precedente. Magari leggermente depotenziato dall’avanzare, anche se contenuto, delle forze antieuropeiste.

Una situazione che però è comunque ricca di insidie, in un momento particolarmente critico per il nostro continente e per il mondo intero. Leggo un po’ più avanti: “Le sfide che l’Europa deve affrontare sono drammatiche. La guerra nel continente, la crisi climatica in aumento, una guerra commerciale in via di sviluppo tra Stati Uniti e Cina, la violazione del diritto internazionale in Medio Oriente e la reputazione logorata dell’Europa nel sud del mondo saranno tutte in cima all’agenda politica europea nei prossimi mesi. Qualunque siano le macchinazioni politiche in Europa, il contesto esterno plasmerà le priorità politiche dell’Europa; i governi e le istituzioni non potranno evitarle”. 

Insomma, che dire, c’è un sacco di roba sulla brace. Senza parlare, ma la teniamo un attimo da parte, della questione delle ripercussioni sugli altri paesi: ne abbiamo accennato ieri, c’è il tema delle elezioni in Francia (elezioni parlamentari eh, non presidenziali) con l’alleanza fra Le Pen e i repubblicani, della crisi in Germania, e tutto il resto, ma magari ne riparliamo venerdì. Ne approfitto anche per dirvi che se vi interessa il tema delle elezioni europee, stiamo preparando una nuova puntata si INMR+ per approfondire e cercare di capire che Europa ci aspetta, cosa possiamo aspettarci sui temi della guerra e della Pace dall’Unione che emerge da questo voto, e di tanti altri temi scottanti e spinosi.

Uscirà sabato 22 giugno, in esclusiva per i nostri abbonati/e. Vi ricordo che abbonarvi a ICC costa solo 50€ all’anno, 4€ al mese in pratica, e non è solo un modo per usufruire dei contenuti premium che facciamo ma anche per permetterci di continuare a fare serenamente il nostro lavoro in maniera onesta e indipendente, compreso questo format.

Sorvolo, al momento, anche sui risultati delle elezioni in Piemonte e delle comunali, che in linea di massima hanno confermato i risultati degli exit poll che davamo lunedì, per concentrarci, al volo su due vicende di cui si parla molto, oggi, sui giornali. La prima è la condanna di Hunter Biden, il figlio maggiore del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che è stato dichiarato colpevole di tre reati e rischia fino a 25 anni di carcere.

La faccenda, in soldoni, è questa: HB è accusato di aver acquistato una pistola mentre era dipendente dal crack, e di aver dichiarato di non fare utilizzo di droghe al momento dell’acquisto. Il verdetto è stato emesso ieri, dopo tre ore di deliberazioni da parte della giuria, in un processo durato una settimana a Wilmington, Delaware. 

Hunter Biden in pratica era accusato di aver mentito su un modulo per l’acquisto di una pistola, affermando di non fare uso di droghe, e di aver posseduto illegalmente l’arma per 11 giorni prima che sua cognata nonché amante, Hallie Biden, la buttasse in un bidone. Tutto questo però, va detto, all’interno di una vicenda personale abbastanza tragica e tormentata, con la morte del fratello per un tumore al cervello che aveva fatto sprofondare Hunter in depressione.

Il presidente Joe Biden ha dichiarato che rispetterà il processo giudiziario e sosterrà suo figlio, ma non lo grazierebbe in caso di condanna. La pena massima che Hunter potrebbe affrontare è di 25 anni di carcere, anche se è improbabile per un primo reato.

Fatto sta che la notizia sta facendo il giro del mondo ed è curioso come questa notizia arrivi a poche settimane dalla condanna di Trump e come inconsciamente venga un po’ da metterle sullo stesso piano, sebbene in un caso sia il candidato presidente ad essere condannato, peraltro per una questione che riguarda direttamente la sua carriera politica, mentre in questo caso sia un parente dell’attuale presidente. 

L’altra notizia che vi do è che c’è una proposta di pace che forse ha qualche possibilità di concretizzarsi a Gaza. Leggo su Domani che “il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite ha approvato, con 14 voti a favore e l’astensione della Russia, la risoluzione in appoggio alla proposta di pace per il Medio Oriente in tre fasi avanzata dal presidente americano Joe Biden”. 

La risoluzione afferma che Stati Uniti, Qatar ed Egitto «lavoreranno per garantire che i negoziati continuino fino a quando tutti gli accordi non saranno raggiunti e la fase due potrà iniziare». 

La cosa interessante è che Hamas ha accettato la risoluzione dell’Onu ed è pronto per negoziare i dettagli. Al contrario la rappresentante permanente di Israele presso le Nazioni Unite, Reut Shapir Ben-Naftaly, ha detto oggi che il suo Paese continuerà le sue operazioni a Gaza e non si impegnerà in negoziati privi di significato e senza fine. Che suona come una chiusura, ma stiamo a vedere.

Succedono tante cose nel mondo, succedono tante cose in Italia e succedono tante cose anche dentro a Italia che Cambia. E non parlo solo degli articoli che pubblichiamo ma anche di iniziative a cui prendiamo parte o che portiamo avanti. Il nostro direttore Daniel Tarozzi assieme ad Emanuela Sabidussi sono di ritorno da un evento molto importante, per noi, e Daniel ce ne parla nel suo contributo di oggi, oltre a parlarci anche di un sacco di altri temi importanti, oggetto dei nostri articoli come i sogni delle ragazze afghane, la siccità in Sicilia, la salvaguardia dei mari. 

Anche se forse, la cosa più sorprendente, è che ha fatto una citazione musicale che non è di Giorgio Gaber. A te Daniel:

Audio disponibile nel video / podcast

Eh sì, emozioni importanti, emozioni forti. A proposito di emozioni, vi annuncio anche che domani non ci sarà la rassegna. Non so che cosa c’entra con le emozioni, però boh, mi sembrava di dover sfruttare in qualche modo questo bel gancio.

E niente, ci rivediamo venerdì, voi mi raccomando state bene fate i braci e ricordatevi che chi si rassegna è perduto!

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