14 Giu 2024

Sole, mare e G7. In Puglia si parla di armi all’Ucraina, asset russi congelati e polemiche sull’aborto – #949

Scritto da: Andrea Degl'Innocenti
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È in corso il G7 in Puglia, voluto fortemente da Meloni che ha portato al centro del dibattito il suo Piano Mattei, ma che è stata messa alle strette sul tema dell’aborto. Si è parlato anche di Ucraina (anzi, si è subito giunti a un accordo sull’utilizzo degli asset russi congelati per finanziare gli armamenti), si parlerà di clima, ma sottotraccia serpeggia una domanda (perlomeno in me) sul senso di questi incontri. Parliamone. Parliamo anche del caso Donno e della rissa / aggressione in Parlamento, del probabile ritorno di Cingolani nella veste di Commissario europeo, del Papa che continua a parlare di frociaggine, di Johnson e Johnson che patteggia in un processo legato ad alcuni prodotti accusati di essere cancerogeni, di caccia alla balena in Islanda e infine di Festival antimafia in Calabria e di notizie dalla Sardegna che Cambia.

Noi ci siamo soffermati un bel po’ sulle elezioni europee, ma nel frattempo nel mondo sono continuate a succedere cose, in più complici anche due rassegne saltate questa settimana, ci ritroviamo a fare un po’ le corse. Quindi bando alle ciance, partiamo dal G7 in Puglia, in un paesino chiamato Borgo Egnazia, iniziato ieri, 13 giugno, e che proseguirà fino a domani, sabato 15.

I giornali dedicano ampio spazio alle tematiche trattate, che sono molto varie. Diciamo che c’è il tema dell’Ucraina che è un po’ quello principale, assieme alla crisi a Gaza, di questo incontro, ma poi ce ne sono diversi altri, un po’ più sottotraccia ma comunque interessanti, tipo il tema dell’aborto, della crisi climatica, dell’intelligenza artificiale con una sessione che avrà come ospite d’onore Papa Francesco e così via.

L’Ucraina, paradossalmente, è stato il tema più facile da affrontare. Non perché fosse un tema facile, ma perché i leader dei 7 paesi presenti erano di fatto tutte e tutti d’accordo fin dal principio. E quindi già prima che iniziasse l’incontro, si sapeva che sarebbe arrivato un accordo, che nello specifico è un accordo – spiega Avvenire – “sull’esborso di 50 miliardi di dollari entro la fine del 2024” a favore dell’Ucraina attraverso l’utilizzo dei beni russi congelati. Quindi ecco, l’accordo c’era già prima ancora di iniziare. E ieri pomeriggio è volato in Puglia anche Zelenski per siglarlo ufficialmente. 

Vi dico giusto due parole su che vuol dire utilizzare i beni russi congelati, che altrimenti non si capisce e i giornali spesso sorvolano sulla spiegazione. Saprete forse che l’Unione europea, assieme alla GB, gli Usa e ad altri paesi hanno deciso di congelare i beni russi presenti in società estere. Nel caso dell’Ue, ad esempio, parliamo di circa 190 miliardi di euro di titoli e contanti della Banca centrale russa, congelati nei conti della società belga di servizi finanziari Euroclear. 

Ora, le leggi europee, britanniche e statunitensi relative alle sanzioni prevedono solo il congelamento dei beni, ma non la loro confisca. Quindi quei soldi non si possono utilizzare. Ci sono però due eccezioni, anzi una eccezione e un vuoto normativo. L’eccezione riguarda i beni considerati come proventi derivati da attività illecite, e il vuoto è invece che mancano norme specifiche relative ai profitti generati dai beni già congelati.

Ecco così che una percentuale di quei beni congelati, più i profitti finanziari da essi generati, che ammontano a circa 50 miliardi, potranno essere usati per fornire ulteriori aiuti all’Ucraina. Aiuti principalmente militari, a quanto dicono le indiscrezioni, più una piccola parte per la ricostruzione.

Poi c’è il tema del conflitto a Gaza, di cui presumibilmente si parlerà fra oggi e domani. Ma anche un focus su Mediterraneo e Africa. È infatti prassi che il paese ospitante porti un pezzetto delle sue priorità nell’agenda. L’anno scorso, sotto la presidenza giapponese, l’attenzione era rivolta all’Indo-Pacifico, quest’anno l’Italia ha deciso di concentrarsi sull’area del Mediterraneo e Africa. 

Come spiegato da fonti italiane, in preparazione al vertice sono stati creati 130 gruppi di lavoro e si sono tenute 21 riunioni ministeriali. Sembra che Meloni sia intenzionata a proporre ancora una volta il Piano Mattei per l’Africa che, senza un appoggio politico ed economico internazionale, non ha nessuna possibilità di successo. Il Piano Mattei, vi ricordo, è quel piano strategico che il nostro governo sta portando avanti per rafforzare partnership con diversi governi africani su alcuni temi che considera prioritari, tipo l’immigrazione.

Poi c’è il tema dell’aborto, che è stato il primo di cui si sono occupati i giornali, durante la giornata di ieri, perché è stato oggetto di una polemica e per diverse ore ha oscurato il resto dell’agenda, perlomeno sui giornali italiani. Come racconta Giacomo Salvini sul Fatto, “la premier italiana Meloni ha voluto eliminare dal documento finale che sarà approvato stasera il passaggio sul diritto a un “accesso all’aborto sicuro e legale e alle cure post-aborto”. Elemento già inserito nell’ultimo G7 di Hiroshima e spinto soprattutto da Francia e Canada.

Il colpo di mano non è piaciuto però né a Macron, né a Trudeau e nemmeno a Biden e ieri mattina la Casa Bianca, tramite il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan, ha fatto sapere che il presidente degli Stati Uniti “non cede sul tema dei diritti, e ne parlerà con la premier italiana Giorgia Meloni”. È infatti previsto un incontro bilaterale fra i due, domani, che è considerato particolarmente delicato perché (come racconta ancora il Fatto) la premier Meloni negli ultimi mesi, pur mantenendo un ottimo rapporto con il presidente americano, ha iniziato un lavoro di avvicinamento sottotraccia con il candidato del partito Repubblicano, Donald Trump.

E poi ci sono le tematiche ambientali. Dagli impegni per il clima e la biodiversità alla finanza per la transizione. Vi lascio sotto fonti e articoli un comunicato del WWF interessante, con alcune richieste ai leader dei 7 paesi. Interessanti anche perché quest’anno ci sono ben due eventi internazionali, due conferenze delle parti. Quella sul clima, la COP 29 di Baku, in Azerbaijan, e la COP 16 sulla biodiversità a Cali, in Colombia. Entrambe si terranno una attaccata all’altra negli ultimi mesi dell’anno. E quindi il WWF approfitta di questo G7 per spronare i leader di questi paesi, che sono fra le economie più inquinanti del pianeta, a impegnarsi in accordi ambiziosi in vista di questi incontri.

Comunque, prima di passare ad altro due cose che ho trovato interessanti. La prima è un articolo del Post che racconta il luogo dove si svolge questo incontro, Borgo Egnazia, che è un luogo particolare, e non è esattamente né un borgo né un resort di lusso né una masseria, ma un po’ tutte queste cose messe insieme: si trova a Savelletri di Fasano, in provincia di Brindisi ed è ormai da tempo un posto molto in voga tra politici e personaggi famosi per eventi, matrimoni o vacanze. E che per l’occasione è stato completamente blindato, sgomberato, protetto all’inverosimile.

L’altro tema che mi balenava in mente è: ma servono davvero incontri come questo? Perché il G7 in realtà nasceva per esigenze abbastanza diverse. Nasceva nel 1975 in un periodo economicamente molto molto delicato, caratterizzato dalla fine del regime di Bretton Woods e l’introduzione del tasso variabile del dollaro. Che non sto qui a spiegarvi che roba è ma considerate che è stato forse il maggior sconvolgimento economico globale dal secondo dopoguerra ad oggi.

E quindi c’era bisogno, come racconta un articolo di Inside Over, di un grosso sforzo di coordinamento da parte delle economie più grande e industrializzate del pianeta. Solo che nel frattempo è passato mezzo secolo, i 7 paesi in questione (Usa, GB, Canada, Francia, Germania, Italia e Giappone) non sono più le 7 economie più grandi del pianeta, ne mancano molte altre, e perdipiù l’incontro è diventato negli anni molto più politico che economico. Per un periodo, fra il 98 e il 2014 c’è stato il G8 che includeva anche la Russia, poi espulsa dopo l’annessione della Crimea, a un certo punto è spuntato il G20, ma ecco, un po’ la domanda se il G7 abbia ancora senso rimane. È una sorta di club privato, di passarella politica, dove sicuramente si prendono delle decisioni, ma la legittimità internazionale di un incontro del genere secondo me si è un po’ persa, e rischia di diventare un ulteriore elemento che crea la visione di un mondo a blocchi ed elementi contrapposti. 

Andiamo un po’ più veloce sulle altre notizie, che pure sono molto importanti. La giornata di mercoledì è stata caratterizzata da una scena non proprio edificante all’interno del nostro Parlamento. Una rissa. O un’aggressione, forse, più correttamente, seguita ad una provocazione. 

In pratica come si può osservare dai video diffusi sull’accaduto, un deputato del M5S, Leonardo Donno, si alza durante una sessione sull’autonomia differenziata, tema molto caldo in parlamento, e tenta di avvolgere nella bandiera tricolore il ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli.

Una provocazione, ovviamente, visto che l’accusa di diversi parlamentari di opposizione è che la maggioranza voglia sfasciare il Paese con questa legge. A quel punto accade il finimondo. Accorrono sia la sicurezza che vari parlamentari, perlopiù della Lega e FdI, alcuni cercano di dividere Donno da Calderoli, altri provano ad aggredire Donno stesso, che riceve un pungo nello sterno, finisce a terra e poi – a quanto riportato anche da altri testimoni – riceve anche diversi calci.  

In un’intervista a Repubblica, il deputato dei 5 stelle, ha ripercorso gli attimi convulsi della bagarre nell’aula di Montecitorio. “Mi hanno preso a calci, un pugno mi ha colpito dritto allo sterno”, spiega. Donno ha anche un referto medico che recita: “Durante la seduta ha ricevuto un colpo allo sterno, presentando difficoltà a respirare per alcuni secondi, senza perdere conoscenza.”. 

Il video identifica in particolare il leghista Igor Iezzi, immortalato mentre tenta di colpire Donno con alcuni pugni alla testa. Ma Donno ammette di non sapere da chi sia arrivato il colpo, ma al tempo stesso di essere intenzionato a denunciare. E io non ho granché da commentare, onestamente. Penso che chi si rende responsabile di comportamenti violenti andrebbe allontanato, almeno temporaneamente, dal Parlamento. 

Ebbene sì. Dopo mesi e mesi di astinenza, torniamo a parlare di lui. Il protagonista indiscusso di questo format per credo almeno un anno, ai tempi del governo Draghi. Cingolani. Ok, se siete nuovi da queste parti, non capirete a cosa mi stia riferendo, ma vabbé, sappiate solo che su INMR si parlava spesso di Cingolani quando era ministro della transizione ecologica, e diciamo non sempre in modo entusiasta, mettiamola così. Cingolani che era ministro in quota Eni, poi nominato AD di Leonardo, azienda che produce diverse cose fra cui armi, e che ora potrebbe tornare clamorosamente alla ribalta come asso nella manica di Meloni per la Commissione europea. 

Se pensiamo alla Commissione come a una sorta di Governo dell’Unione (in realtà è un parallelismo un po’ fallace, però giusto per intenderci) i commissari sono i ministri. E i commissari devono rappresentare sia la maggioranza parlamentare, sia anche i vari paesi. Quindi è un incastro più complicato rispetto alla nomina di un governo.

Comunque, la possibile Commissione Von der leyen bis potrebbe avere, come rappresentante italiano proprio Roberto Cingolani, e con un ruolo di prim’ordine, così almeno vorrebbe Meloni. Che se lo immagina – riporta Repubblica – come un commissario “tecnico”, con un ruolo cucito su misura e con deleghe ampie e trasversali che spaziano dalla sicurezza all’industria: insomma un “tuttofare”, o meglio un “super commissario”.

Se ciò non fosse possibile, c’è già pronto un piano B: puntare tutto sulla Difesa, un portafoglio che Ursula von der Leyen ha promesso di potenziare con un nuovo incarico alla Commissione europea. In quel caso la nostra sembrerebbe voler puntare su Elisabetta Belloni, attuale direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Ma sarebbe, appunto, un piano B. Meloni preferisce comunque Cingolani.

Che dire, sono dilaniato: preoccupato per l’Europa e contento per questo format che ritroverebbe un suo grande protagonista. Scherzi a parte, non riesco a capire come uno dei peggiori Ministri dell’ambiente (anzi, con la Transizione Cingolani metteva assieme vari dicasteri) che io ricordi è l’unico punto fermo che unisce la politica degli ultimi cinque anni. Voluto da Draghi, sponsorizzato da Grillo, amato da Meloni. Cingolani è un po’ il Kaiser Soze della politica italiana. Ho un po’ di paura.

Torniamo a parlare di frociaggine. Perché pare a) che il Papa l’abbia rifatto, anzi ridetto e b) che qualcuno abbia rifatto la spia. Come racconta il Fatto Quotidiano “Papa Francesco ci è cascato di nuovo. Ancora un incontro a porte chiuse, ancora quel termine dispregiativo pronunciato dal pontefice e che torna nelle ricostruzioni di chi c’era e ha raccontato tutto all’esterno”. “Frociaggine“: la prima volta riferita ai troppi gay nei seminari italiani – sempre secondo i testimoni delle infelici uscite di Bergoglio -, adesso direttamente in riferimento alle presenze omosessuali nella Santa Sede. 

A scriverlo è direttamente l’agenzia Ansa, che cita fonti presenti all’incontro incriminato. Un altro incontro a porte chiuse tenutosi martedì 11 giugno con i sacerdoti romani. Questa volta il Papa sarebbe tornato sulla questione della omosessualità nella Chiesa e avrebbe detto: “In Vaticano c’è aria di frociaggine”, per poi aggiungere che “non è facile aiutare questa corrente”. Ora, la questione è abbastanza strana, lasciatemi dire. Come dice sempre un amico e collega, fool me once shame on you, fool me twice, shame on me. Cioé: se mi freghi una volta, sei tu scorretto, se mi freghi due volte sono io il fesso.

Quindi, ecco: mi sembra strano che dopo lo scandalo della volta scorsa abbia ripetuto di nuovo la stessa frase, all’incirca con le stesse modalità. Mi vengono in mentre tre ipotesi: o Bergoglio si è rincoglionito (non so, si può dire rincoglionito di un Papa? È blasfemia?), comunque tipo Biden, per intenderci, o qualcuno sta cercando di attaccarlo, magari anche inventandosi cose, oppure è voluto, cioè lo dice perché la notizia esca, venga condivisa, e quindi per mandare qualche tipo di messaggio, far passare una certa linea magari non in modo ufficiale ma ufficioso.

Non so quale delle 3 ipotesi sia vera, ma al momento non me ne vengono in mente altre. Detto ciò, in realtà pare che nello stesso incontro abbia detto un’altra cosa decisamente interessante. In pratica avrebbe denunciato che “Molti religiosi stanno speculando con il Giubileo, malgrado il voto di povertà”, e che “bisogna mettere dei limiti ai prezzi degli affitti”. Non lo fa la politica, lo fa il Papa.

Al volo due notizie. La prima (siamo sempre sul FQ): Johnson&Johnson, colosso farmaceutico e cosmetico statunitense, ha accettato il pagamento di altri 700 milioni di dollari per chiudere le accuse, rivoltegli da molti stati americani, di aver ingannato i clienti sulla sicurezza dei suoi prodotti in polvere a base di talco, in cui sono state trovate tracce di amianto e che secondo l’accusa erano responsabili di molti casi di cancro alle ovaie. 

L’accordo è stato raggiunto con 42 Stati americani e il Distretto di Columbia, ma stando a CBS è ancora in attesa di approvazione giudiziaria. Oltre al pagamento, suddiviso in quattro rate che partiranno dalla fine di luglio, J&J dovrà interrompere definitivamente la produzione, la promozione e la vendita di tutto il suo borotalco e altri prodotti cosmetici e per il corpo che contengono la sostanza. L’azienda non ha ammesso alcun illecito anche se ha ritirato il prodotto dal mercato nordamericano nel 2020.

Questo patto da 700 milioni di dollari è l’ultimo capitolo di una serie di battaglie legali e indagini decennali sui collegamenti tra il cancro e il talco utilizzato in uno dei prodotti più noti di Johnson&Johnson. Contro l’azienda sono state presentate più di 50mila richieste di risarcimento, principalmente da donne che hanno sviluppato il cancro alle ovaie. 

Voliamo in Islanda, per notizie non proprio positive. L’11 giugno il governo del Paese, che è uno degli unici 3 dei tre paesi che autorizzano la caccia alla balena (insieme a Giappone e Norvegia, e poi con l’aggiunta del territorio autonomo delle isole Faroe), ha dato il via libera alla stagione 2024 di caccia, a beneficio esclusivo dell’azienda Hvalur, l’unica ancora attiva nel settore.

In pratica il governo ha autorizzato la Hvalur a cacciare 128 balenottere comuni da metà giugno a settembre. E se questa cosa da un lato è la norma (e anzi, l’anno scorso era stata autorizzata la caccia a 161 esemplari, quindi il numero è comunque diminuito) dall’altro c’erano dei segnali che lasciavano ben sperare sul fatto che magari l’autorizzazione non saprebbe stata rinnovata.

Nel giugno 2023 infatti l’Islanda aveva sospeso la caccia alla balena dopo che un rapporto governativo aveva stabilito che i metodi usati non rispettavano le leggi sul benessere degli animali. Il governo aveva poi autorizzato la ripresa della caccia a partire dal 1 settembre, con alcune restrizioni sui metodi usati e la presenza di ispettori pubblici a bordo delle imbarcazioni.

Nuove regole che sono state confermate anche per la stagione 2024, ma appunto, molti si auguravano una scelta più coraggiosa del governo. Anche perché i tempi sembrano maturi: secondo un sondaggio del 2023, il 51 per cento degli islandesi è contrario alla caccia alla balena, in netto aumento rispetto al 42 per cento del 2019. E soprattutto, al di là delle opinioni di noi Sapiens che lasciano il tempo che trovano, la balenottera comune è una specie vulnerabile, e le balene in generale devono già affrontare gravi minacce, tra cui l’inquinamento, la crisi climatica, le reti da pesca e le collisioni con le navi. Potremmo anche smettere di cacciarle.

Oggi si inaugura, su ICC, una nuova serie di videointerviste e articoli legati al nostro viaggio nella Calabria che Cambia. Fra l’altro nei video troverete anche il nostro direttore Daniel Tarozzi, a cui adesso passo la parola, che vi introduce queste storie e fa un po’ da voce narrante. Comunque, lascio a lui presentarvi questo primo articolo e video. A te Daniel.

Audio disponibile nel video / podcast

Parola anche ad Alessandro Spedicati di Sardegna che Cambia per le anticipazioni della nostra rassegna sarda:

Audio disponibile nel video / podcast

#G7
Avvenire – Il vertice. C’è l’intesa dei leader sui fondi all’Ucraina. E Biden blinda Zelensky
il Post – Al G7 in Puglia è stato raggiunto un accordo sul nuovo prestito all’Ucraina
il Post – Che posto è Borgo Egnazia, dove si terrà il G7
Inside Over – G7: quando nacque e perché. E perché è importante che l’Italia ne faccia parte
Wired – Come si possono usare i beni congelati alla Russia per aiutare l’Ucraina
il Fatto Quotidiano – G7 in Puglia, nella bozza del documento finale la parola “aborto” non c’è. Ma Biden fa sapere che “sui diritti non cede”

#Donno
il Fatto Quotidiano – Rissa alla Camera, il deputato Donno: “In 5 contro di me, mi hanno colpito allo sterno. Aggressione squadrista, sporgerò denuncia”

#Cingolani
la Repubblica – “All’Italia un super-commissario”. Per incassare più deleghe la premier pensa a un tecnico

#frociaggine
il Fatto Quotidiano – Papa Francesco lo dice ancora: “In Vaticano c’è aria di frociaggine”. Gay in seminario? “Sono ragazzi buoni, ma meglio di no”

#Johnson&Johnson
il Fatto Quotidiano – Johnson&Johnson pagherà 700 milioni di dollari a 43 Stati Usa per chiudere il caso dei prodotti a base di talco che causavano il cancro

#balene
Internazionale – L’Islanda autorizza una nuova stagione di caccia alla balena

#Trame
Italia che Cambia – Oltre la paura: Trame di legalità tra festival, antiracket e normalità – Calabria sarai Tu #1

#Sardegna
Italia che Cambia – Assalto eolico: l’isola dice no- INMR Sardegna #34

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