23 Dic 2022

Quel gran calderone della legge di bilancio – #644

La legge di bilancio è molto in ritardo e al suo interno continuano a fare avanti e indietro norme diverse e contrastanti. Facciamo allora il punto, e commentiamone alcune come quella sulla caccia, quella sullo scudo fiscale, sul congedo parentale e sul bonus psicologo. Parliamo anche del nuovo mercato delle emissioni indiano, della vicenda di Elon Musk a capo di Twitter e del discorso di Zelensky al congresso Usa

QUEL GRAN CALDERONE DELLA LEGGE DI BILANCIO

Se continuate a non capirci niente su cosa conterrà e cosa non conterrà la legge di bilancio, se avete l’impressione che i giornali dicano tutto e il contrario di tutto nel giro di poche ore, se non minuti, non siete matti voi. È esattamente così.

Il problema delle leggi di bilancio è che hanno un iter ancora più complicato e tortuoso delle normali leggi. Devono essere validate dalla commissione europea, poi dalle commissioni, poi c’è il parere della Ragioneria dello Stato, oltre ovviamente all’iter classico per Camera e Senato. E in ciascuno di questi passaggi il governo ci pensa e ci ripensa, saltano fuori nuovi emendamenti al testo originale, ne spariscono altri, non solo in base alle indicazioni ricevute ma anche a quello che intanto succede nel mondo e negli umori dell’elettorato. 

Avrete sentito che alla fine il governo ha deciso di eliminare dal testo la riforma dei pagamenti elettronici, con l’esenzione per i commercianti dall’accettarli al di sotto di una certa soglia, mentre è spuntata, così dal nulla, l’abolizione dello Spid. E tante altre cose.

Ma quando finirà tutta questa tarantella? Chiederete voi. Be’, un limite oggettivo c’è, ed è la fine dell’anno, come per ogni bilancio. Se entro quella data non si raggiunge l’approvazione della legge, si va in esercizio provvisorio, ovvero quello che il Post definisce così: “uno strumento dai confini non chiarissimi che permette allo Stato di spendere soldi sulla base delle previsioni di spesa presentate nella legge di bilancio, ma non ancora approvate, fino a che il parlamento non riesce a mettersi d’accordo”.

Comunque, vista l’ampia maggioranza di cui gode il governo sembra uno scenario improbabile e anche molto sconsigliato dagli esperti, per via dell’impatto che potrebbe avere sui mercati e di conseguenza sul mastodontico debito italiano. 

Diamo uno sguardo generale comunque del punto a cui siamo arrivati e poi andiamo ad osservare qualche norma specifica, che al momento sembrerebbe far parte della manovra. leggo ancora sul Post: “La discussione del testo è cominciata alla Camera giovedì mattina, ma la votazione sarà rimandata perché dovrà tornare in commissione Bilancio per alcune modifiche, tra cui quella di un emendamento approvato per errore. Tra gli emendamenti al disegno di legge in discussione ce n’era infatti anche uno presentato dal Partito Democratico che prevedeva lo stanziamento di 450 milioni di euro per le spese dei comuni nel 2023: l’emendamento è stato approvato dalla maggioranza nonostante non ci fossero le coperture finanziarie necessarie. Non è chiaro cosa sia successo di preciso, ma sembra sia stato un errore di un relatore di Fratelli d’Italia, che nella mole di emendamenti approvati dalla commissione Bilancio avrebbe letto per sbaglio il codice dell’emendamento in questione.

Oltre a quell’emendamento, la commissione Bilancio dovrà correggere altre 44 misure del disegno di legge, a causa dei rilievi mossi dalla Ragioneria Generale dello Stato, sempre per problemi di coperture finanziarie. Il nuovo esame in commissione è iniziato ieri sera e sta continuando questa mattina di venerdì 23 dicembre, è quindi probabile che il testo modificato non verrà nuovamente presentato alla Camera prima di sabato mattina”.

Per chiarezza va detto che in questo caso il ritardo non è imputabile a particolari colpe del governo, se non quella di essere entrato in carico a ottobre, con solo pochi mesi per mettere in piedi una legge di bilancio che in genere richiede diversi mesi di lavoro.

Comunque, vediamo cosa prevede al momento questa legge. Ieri abbiamo parlato dell’emendamento sulla cosiddetta caccia selvaggia, entrato ufficialmente a far parte del testo della legge in discussione nelle camere. Sempre ieri, il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, ospite di Adnkronos Live ha almeno in parte ridimensionato la portata della misura, spiegando che “Nessuno potrà andare a caccia di cinghiali nelle città, si interviene con un piano concertato dai vari ministeri per l’abbattimento come ultima istanza”. Il ministro ha poi elencato tutta una serie di osti che sarebbero dovuti all’eccessiva presenza di cinghiali in città, e al rischio dell’accentuarsi della peste suina che, ha detto, “danneggia il settore suinicolo in maniera gravissima, perché devi abbattere tutto l’allevamento”.

Detto ciò, questo non trasforma l’emendamento in un buon emendamento, ma ecco, me lo rende più comprensibile. Capisco che nella logica con cui si muove la politica, e anche nella cornice culturale dei cosiddetti valori mainstream, della nostra società, può avere senso. Il problema è quella cornice, è il cosiddetto antropocentrismo, ovvero il vedere tutto il mondo come in funzione dei bisogni dell’essere umano. Una visione che non è sbagliata dal punto di vista etico (o non solo perlomeno) ma è sbagliata punto. Nel senso che la realtà là fupori funziona in maniera dversa, e la crisi ecologica ce lo ricorda ogni giorno. 

Provo a formulare il tutto in una maniera più pratica e comprensibile. È indubbio che tanti cinghiali in città densamente popolate da esseri umani, super trafficate, caotiche, siano un problema. Il punto è capire se il problema sono i cinghiali o è come abbiamo immaginato le città.

Passando ad altri punti. Non è stato invece approvato, alla fine, un emendamento proposto da Francesco Paolo Sisto di Forza Italia, viceministro della Giustizia, che avrebbe previsto uno “scudo penale” per i reati fiscali come omessa dichiarazione dei redditi, omesso versamento o dichiarazione infedele: questi reati sarebbero stati estinti pagando una sanzione, che le opposizioni – ma anche buona parte della maggioranza, soprattutto FdI – ritenevano un favore agli evasori fiscali. 

Nota positiva, la commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento  a firma di Grimaldi di Alleanza verdi e sinistra con cui, riporta il Sole 24 Ore “Il congedo di genitorialità passa dal 30% all’80% della retribuzione e sarà usufruibile in alternativa tra i genitori, fino a un mese e fino al sesto anno di vita del bambino”. Una sorta di mese facoltativo di cui può usufruire a scelta uno dei due genitori essendo retribuito fino all’80% dello stipendio.

Infine, anche se l’elenco di cose da dire sarebbe ancora lungo, viene introdotto come strumento permanente il bonus psicologo, con diverse modifiche. Intanto il bonus a cui un singolo cittadino può avere accesso sale dalla forbice 200-600€ attuale a quella 600-1500 euro. Al tempo stesso però mentre il budget dedicato a questa misura nel 2022 era di 25 milioni di euro, nel 2023 sarà solo di 5, per salire a 8 nel 2024. È stato, invece, confermato, il tetto dell’Isee a 50mila euro per accedere al bonus. 

Anche qui ci sarebbero molti ragionamenti da fare. Se da un lato è buono aver aumentato il budget per persona, perché con 200-600 euro si coprivano al massimo dalle 4 alle 12 sedute, che per un percorso psicologico, tranne pochi casi, sono davvero pochine, dall’altro così si limita tantissimo il numero di persone che vi possono accedere, peraltro tenendo comunque alto l’Isee, quindi realisticamente vige la regola del “chi primo arriva meglio alloggia”. Questo in realtà vale un po’ per tutti i bonus, ed è in corso un dibattito molto interessante, sui giornali, da qualche anno, proprio sull’utilità dei bonus come strumento politico. L’idea che mi sono fatto è che i bonus siano lo strumento usato dalla politica quando non sa come risolvere un problema. E allora ci butta dei soldi, facendo un bonus. 

È la soluzione più semplice, non obbliga lo stato a mettere in piedi complicati e dispendiosi servizi o meccanismi di welfare, e soprattutto dà l’impressione che la politica si stia prendendo cura di quel problema. L’impressione appunto, perché a parte alcuni casi, lo strumento del bonus è più un palliativo che una modifica strutturale e soprattutto ha un impatto abbastanza casuale sulla società, arrivando appunto a chi è più lesto, più informato, più pronto, e non ha chi ha più bisogno.

In generale mi fa riflettere come ormai la risposta a ogni problema, sia: diamo dei soldi. Discutiamo del fondo per il clima, del fondo della biodiversità, dei millemila bonus per qualsiasi cosa. E mi viene da chiedermi: non è che questa soluzione nasconde una assoluta, totale, completa mancanza di idee, immaginazione e capacità di ripensare la società? Sì, questa volta la domanda è retorica.

COME FUNZIONERA’ IL MERCATO DELLE EMISSIONI INDIANO

Qualche giorno fa parlavamo della riforma del carbon market europeo, il famoso Ets (emission trading system) che regola gli scambi delle quote di carbonio fra le aziende, in Europa. 

Ecco, è uscita un’altra grossa novità su questo tema, ovvero che anche l’India sta per inaugurare il suo mercato del carbonio. Va bene, visto che è una roba un po’ tecnica vi riepilogo anche qui di cosa stiamo parlando. Un carbon market è un sistema in cui gli attori in gioco (tendenzialmente aziende) possono scambiarsi dei “diritti a inquinare” (sotto forma di quote di carbonio). Uso inquinare in maniera un po’ impropria intendendo l’emissione di CO2 o altri gas climalteranti. Queste quote sono un numero finito, che fra l’altro diminuisce anno dopo anno, in modo che anche le emissioni diminuiscano anno dopo anno. Poi, come spiegavamo l’altra volta, la realtà è un po’ diversa e negli anni questi sistemi basati sul mercato hanno mostrato un sacco di lacune e debolezze.

Comunque venendo alla notizia di oggi, vi leggo meglio in cosa consisterà il mercato delle emissioni indiano – per quello che sappiamo fin qui – da un articolo di Rinnovabili.it: “Coprirà il 37% delle emissioni nazionali, andrà a regime nel 2026 e sarà affiancato da un fondo di stabilizzazione per evitare che i prezzi scendano troppo in basso. Sono i primi paletti resi noti sul costituendo mercato del carbonio dell’India. Il terzo inquinatore mondiale ha iniziato quest’anno a muovere i primi passi per costruire un sistema nazionale di scambio di quote di CO2, nell’ottica di rispettare la tabella di marcia annunciata l’anno scorso a Glasgow che lo dovrà condurre alla neutralità climatica entro il 2070.

Oggi il carbone copre il 44% della domanda di energia primaria del paese asiatico, il petrolio il 25% e il gas fossile il 6%. Nel 2019, solo le centrali a carbone del paese hanno introdotto in atmosfera 1,1 Gt di CO2e, quasi quattro volte le emissioni totali dell’Italia in un anno. Per tagliare l’uso di combustibili fossili, il sistema ETS in costruzione sembra essere l’unico strumento valido al momento. Sia i nuovi Contributi Nazionali Volontari sia la strategia di lungo termine definita per settore produttivo presentati nell’ultimo anno, infatti, sono vaghi o avari di dettagli.

Secondo le prime indiscrezioni raccolte dall’agenzia Reuters, il mercato del carbonio indiano potrà contare su un fondo di stabilizzazione per evitare che il prezzo delle quote di carbonio scenda troppo. Cosa che allontanerebbe gli investitori e non darebbe abbastanza incentivi all’industria per decarbonizzare.

Il fondo sarà nelle disponibilità di un ente di regolazione del mercato, che potrà comprare quote quando i prezzi della CO2 sono troppo bassi. Insomma, uno strumento analogo per certi versi alla Market Stability Reserve introdotta nell’ETS europeo nel 2019 per sostenere i prezzi. Che ha funzionato bene.

Il mercato del carbonio non dovrebbe coprire solo la CO2 ma anche altri cinque gas a effetto serra. E sarà obbligatorio solo per alcuni settori, circa una decina di quelli a più elevata intensità di carbonio secondo le anticipazioni, tra cui raffinerie, acciaio, alluminio e cemento”.

Ora, veniamo a qualche commento. Che poi in questi casi è sempre il solito: “meglio di niente”. Nel senso che la misura in sé è ampiamente insufficiente a contrastare la crisi climatica, copre solo il 38% delle emissioni (considerate che il mercato europeo ne coprive il 40% prima di essere recentemente riformato), e ha dei meccanismi ancora un po’ farraginosi, come tutti i carbon market. Al tempo stesso, sembra proprio che non ce la possiamo fare a fare le cose fatte bene fin dall’inizio e che le dobbiamo fare in maiera graduale, per cui se la prendiamo come un primo passo dell’India, di un percorso che poi dovrà prevedere ben altre misure contro le emissioni, allora ci può anche stare. Come al solito, dipende un po’ dal punto di vista.

ZELENSKY AL CONGRESSO AMERICANO E MUSK CHE RESTA CAPO DI TWITTER

Chiudiamo con due notizie di cronaca abbastanza volanti. La prima è quella che mette fine alla faccenda del sondaggio di Musk su Twitter in cui aveva chiesto se doveva dimettersi da capo di Twitter, sondaggio a cui gli utenti (votando in oltre 17 milioni) avevano risposto per la maggior parte: sì.

La vicenda si è conclusa con Musk che ha detto “Va bene, mi dimetterò quando troverò uno altrettanto folle come me”. Punto. Quindi, forse domani, più probabilmente il giorno dopo. Tipo la dieta. la vicenda è stata resa ancora più surreale dal tweet di Renzi che ha ripreso il sondaggio di Musk scrivendo “Mi ricorda qualcosa #referendum”, con riferimento a quando aveva detto che avrebbe smesso di far politica. La cosa bella di Matteo Renzi è che non solo ti prende per il culo, ma poi ti prende per il culo anche sul fatto che ti ha preso per il culo.  

A quel punto pare che Musk abbia chiamato Renzi dicendogli “compare, finalmente uno folle come me, siamo fatti della stessa pasta, vuoi essere il mio erede?” Al che Renzi si è svegliato sudato dall’emozione. Vabbé a parte quest’ultimo punto, il resto è vero.

L’altra notizia volante è che ieri il premier ucraino Zelensky ha parlato al Congresso Usa. Ve la riporto principalmente per dovere di cronaca e non perché abbia qualche cosa da aggiungere di particolarmente originale, anche perché trovate decine di articoli che descrivono il suo discorso, cosa ha detto, cosa vuol dire. La notizia comunque è importante più a livello simbolico che per il discorso in sé. Nel senso che questo incontro, che coincide col primo viaggio di Zelensky fuori dal suo paese dall’inizio della guerra, rinsalda l’alleanza Usa-Kiev ed è l’ennesimo messaggio alla Russia.

FONTI E ARTICOLI

#Legge di bilancio
Sky Tg 24 – Manovra governo, news. Testo torna in commissione dopo i rilievi. Voto finale il 24. LIVE
AdnKronos – Lollobrigida: “Nessuno potrà andare a caccia di cinghiali nelle città”
Il Sole 24 Ore – Manovra/Congedo parentale a 80% stipendio, potrà usarlo anche papà
Open – Bonus psicologo, l’aiuto sale a 1.500 euro: sarà permanente
il Post – C’è davvero il rischio che non approvino la legge di bilancio?

#clima #India
Rinnovabili.it – L’India prepara il suo mercato del carbonio, le prime anticipazioni

#Twitter
Libero – Renzi, “mi ricorda qualcosa”: la battuta su Musk che non passa inosservata

#Ucraina
il Post – Il discorso di Zelensky al Congresso americano

#Marte
Il Fatto Quotidiano – “Grazie per essere rimasti con me”: la sonda inSight si congeda da Marte dopo 4 anni di missione. Nasa: “Risultati straordinari”

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