30 Ago 2022

L’Onu non ha più soldi per le emergenze umanitarie (Ucraina a parte) – #571

Mentre inizia la visita dei tecnici dell’AIEA alla centrale nucleare di Zaporizhzhia in Ucraina, le Nazioni Unite hanno problemi nell’inviare aiuti umanitari a paesi che non siano l’Ucraina e gli Usa mandano due navi da guerra nello stretto di Taiwan. Intanto un nuovo studio certifica che gli antinfiammatori sono la miglior prevenzione contro i sintomi acuti da Covid-19 e in Italia vanno scomparendo le tessere sanitarie con il microchip. Torniamo anche a parlare dell’attacco speculativo al nostro paese e degli investimenti di BlackRock.

INIZIATA LA VISITA DELL’AIEA ALLA CENTRALE DI ZAPORIZHIA 

Ieri, scrive Internazionale, una squadra dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica è arrivata a Zaporižžja per visitare e controllare lo stato di salute del principale impianto nucleare ucraino (ed europeo). 

Da giorni la Russia e l’Ucraina continuano ad accusarsi a vicenda per i bombardamenti nelle vicinanze dell’impianto, alimentando i timori di un disastro atomico. Alla popolazione di tutta la regione sono state distribuite pillole di iodio per il timore di radiazioni, mentre le Nazioni Unite spingono per creare una zona demilitarizzata. Intanto la missione dell’Aiea avrà il compito di valutare i danni, le condizioni in cui il personale lavora nell’impianto e “determinare la funzionalità dei sistemi di sicurezza e protezione”.

NAZIONI UNITE: AIUTI SOLO ALL’UCRAINA?

A proposito di Nazioni Unite e di Ucraina, abbiamo un problema con gli aiuti umanitari. Un bell’articolo, molto approfondito del Post, spiega come i programmi umanitari dell’Onu stiano subendo una tripla influenza. Da un lato c’è stato un aumento esponenziale delle emergenze, fra crisi idrica e siccità, guerre, inondazioni e così via. Da un altro c’è stato un crollo delle donazioni volontarie, da parte dei governi e dei privati, dovuto forse alla crisi economica incipiente. Infine c’è sproporzione fra i soldi che vengono destinati all’Ucraina rispetto a quelli per tutti gli altri paesi.

Il budget per le missioni umanitarie delle Nazioni Unite, spiega il Post, viene finanziato in parte con una quota obbligatoria da parte dei paesi membri (in percentuali diverse a seconda delle loro possibilità), in parte con una quota versata volontariamente da parte dei governi o da privati. In generale, la maggior parte dei fondi arriva da pochi donatori più ricchi, come gli Stati Uniti, l’Unione Europea, il Giappone e il Canada. Le donazioni facoltative possono essere indirizzate verso programmi specifici, e quello che sta accadendo è che quasi tutte vengono indirizzate verso l’Ucraina, lasciando scoperti molti altri paesi.

Durante l’anno le Nazioni Unite hanno aperto due programmi destinati all’Ucraina, per un totale complessivo di 6 miliardi di euro, che hanno quasi raggiunto la quota. Di contro programmi molto più piccoli sono molto lontani dal raggiungere i loro obiettivi: quello di Haiti, per esempio, che richiede poco più di 370 milioni di dollari, è stato finanziato al 19 per cento; quello di El Salvador al 12 per cento, quello del Burundi al 14 per cento e quello del Myanmar (dove anche c’è una terribile dittatura militare e una guerra civile) al 17 per cento. 

Nei campi per rifugiati siriani nel nord dell’Iraq è stato ridotto l’accesso all’acqua potabile, all’elettricità e ai servizi igienici, e causando le proteste di decine di rifugiati davanti agli uffici delle Nazioni Unite. Situazioni di simile disagio si sono avute anche nel campo per rifugiati siriani di Zaatari, in Giordania. In Yemen è stato razionato il cibo a milioni di persone, in Sud Sudan molti bambini rifugiati dovranno rinunciare ad andare a scuola in autunno, in Etiopia le Nazioni Unite dicono che 750mila rifugiati rischiano di rimanere senza cibo prima della fine di ottobre.

Tutto ciò nonostante le Nazioni Unite, a detta dei loro rappresentanti, stiano chiedendo insistentemente ai paesi donatori di mostrare la stessa generosità anche verso i non ucraini. Questo non significa che allora gli Ucraini non debbano ricevere aiuti, ovviamente, è molto bello che siamo disposti ad aiutare un paese e delle persone in difficoltà, ma sarebbe bello che ciò avvenisse anche per gli altri. L’altra notizia che ci arriva da questa notizia, è che le crisi si stanno facendo più frequenti, arrivano a grappolo, sono tutte intrecciate, e noi non siamo preparati ad accoglierle. C’è il rischio di rimanerne travolti, se non ci attrezziamo in fretta.

STATI UNITI, UNA NAVE MILITARE NELLE ACQUE DI TAIWAN

Restando in tema di geopolitica, un’altra notizia simpatica e distensiva è che due della marina militare degli Stati Uniti sono transitate nello stretto di Taiwan, quello che separa l’isola di Tawain dalla Cina e che la Cina considera proprie acque territoriali. È il primo passaggio così vicino a Taiwan da parte dell’esercito americano da quando i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono diventati più tesi a causa del viaggio di Nancy Pelosi, speaker della Camera americana, a Taiwan, a inizio agosto.

Il motivo di questo passaggio? Non viene specificato, ma in genere in questi casi non c’è. È così, giusto per dare un po’ di fastidio, come quando da bambino giocavi a dividere la stanza in due con tua sorella e poi mettevi un piede nella sua metà, giusto per vedere la reazione. Non che abbia mai fatto cose del genere eh!

Comunque, per ora non si registrano particolari reazioni da parte dell’esercito cinese.

COVID, LA RISCOSSA DEGLI ANTINFIAMMATORI

Torniamo a parlare di Covid-19, o per meglio dire di cure contro il Covid. È apparso un nuovo studio sul Lancet che certifica quello che ormai era diventato abbastanza evidente: che gli antinfiammatori sono la cura più efficace contro il virus, perlomeno nelle sue forme meno aggressive. 

Gli autori dello studio hanno preso in esame tutti gli studi pubblicati su riviste scientifiche di valore, condotti tra il 2020 e il 2021 su un totale di cinquemila pazienti, tra gruppi di studio e di controllo. Secondo quanto riportato dalla rivista, per forme lievi e moderate di Covid i risultati l’efficacia dei Fans (ovvero gli antifiammatori non steroidei, tipo l’ibuprofene) sono eccezionali: le ospedalizzazioni scendono dell’85-90%, il tempo di risoluzione dei sintomi si accorcia dell’80% e la necessità di supplementazione di ossigeno del 100%.

Ora, come scrive Open, l’utilizzo degli antinfiammatori era previsto nel nostro paese dalle linee guida fin dal 2020 in alternativa al paracetamolo (Tachipirina) per il trattamento dei sintomi come febbre o dolori articolari o muscolari. Era discrezione dei medici prescrivere l’uno o l’altro farmaco. Questo studio però certifica definitivamente due cose: la prima è che l’aspetto più insidioso del virus (e la ragione dietro ai casi più gravi) è l’infiammazione che causa nel nostro organismo, la seconda è che di conseguenza è che gli antinfiammatori sono fin qui di gran lunga la soluzione più efficace che abbiamo a disposizione.

Nota di colore, ma nemmeno tanto: già nel gennaio del 2021 la mia dottoressa mi diceva che curando tutti i suoi pazienti con cortisone e altri antinfiammatori nessuno era finito all’ospedale. Così, per renderle merito.

IL CASO DELLA TESSERA SANITARIA SENZA MICROCHIP

Restando in ambito sanitario, una notizia a metà fra una curiosità e una cartina di tornasole degli strani tempi che stiamo vivendo è che il ministero dell’Economia – in accordo con quello della Salute e col Dipartimento per la trasformazione digitale – ha autorizzato il ritorno della tessera sanitaria “semplificata”, quella senza il microchip. Microchip che permette di utilizzare la card con la funzionalità della Carta Nazionale dei Servizi per l’identificazione e autenticazione online, nonché per la firma elettronica.

Insomma, avevamo imbastito tutto un sistema di autenticazione online e ora un improvviso passo indietro. Come mai? Semplicemente perché abbiamo finito i microchip, a causa della crisi internazionale. La filiera è intasata per un accrocchio di motivi e il risultato è che non si trovano più microchip. Il provvedimento in realtà è di maggio scorso, ma era passato inosservato e nessuno a quanto pare aveva comunicato la cosa alle Asl, che di fronte ai primi casi hanno iniziato a chiedere chiarimenti. 

A, piccola dritta. Il tema dei microchip è centrale anche per la questione di Taiwan, ovviamente. Perché l’Isola è uno dei principali produttori mondiali.

AGGIORNAMENTI SULL’ATTACCO SPECULATIVO ALL’ITALIA

Sono usciti un po’ di articoli interessanti sulla questione dell’attacco speculativo al debito italiano con cui abbiamo aperto la rassegna di ieri. Mi riferisco in particolare a un articolo a firma di Andrea Baranes, ex vicepresidente – e una delle anime storiche – di Banca Etica, su Valori, a un altro del giornalista finanziario Mauro Del Corno sul Fatto Quotidiano e al pezzo di Stefano Feltri sul quotidiano di cui è direttore responsabile, Domani.

Baranes su Valori mette a fuoco un aspetto dell’articolo del Financial Times, presente anche sui molti articoli italiani che lo riprendono: come i mercati finanziari vengano presentato come dei valutatori oggettivi della bontà di determinate politiche. Quando in realtà, come dicevamo ieri, essi sono in grado di condizionarle, le politiche.

Questa facciata di oggettività dei mercati nasconde, scrive Baranes, un profondo e problematico ribaltamento dei ruoli e dei rapporti di forza, in cui sono i mercati, indirizzando i propri investimenti, a condizionare le scelte politiche, e la politica è costretta (spesso con una certa compiacenza di fondo a dire il vero) ad inseguire il più possibile le volontà dei mercati. 

L’altra osservazione che ho trovato molto interessante, che fanno sia Feltri che Del Como, è che il fatto stesso che il principale quotidiano finanziario al mondo, il Financial Times, sbatta in prima pagina – con toni allarmistici – l’attacco speculativo al nostro paese, è a sua volta un attacco. Perché, sempre in virtù del medesimo meccanismo, contribuisce a creare allarmismo e a rinforzare quei meccanismi che si autoalimentano e che fanno precipitare nella spirale il debito italiano. 

Anche qui, la critica è molto sensata, anche perché il quotidiano finanziario non è nuovo a operazioni “politiche”. Pur con il beneficio del dubbio, è comunque lecito farsi la domanda successiva, ovvero perché? Forse per condizionare le elezioni politiche? Altro? Comunque riflettendoci mi è venuto il sospetto che possa essere più un’operazione superficiale che un attacco profondo, anche perché portare un paese come l’Italia sull’orlo del baratro adesso non conviene a nessuno. Non so, voi cosa ne pensate?

BLACKROCK 

A proposito di finanza, recuperiamo una notizia di qualche giorno fa. Scrive il Fatto Quotidiano che nel 2022 Blackrock, la più grande società di investimento al mondo con 8,5 trilioni di masse gestite, ha quasi dimezzato il suo supporto in assemblea alle proposte avanzate dagli azionisti su tematiche ambientali e sociali.

Non so se vi ricordate ma nel 2020 il Ceo di Blackrock Larry Fink aveva dichiarato che non avrebbe supportato nessuna proposta insostenibile dal punto di vista ambientale all’interno dei CDA delle aziende in di cui la società è azionista (che, potete immaginare, sono un bel po’ e sono praticamente tutte le più grandi al mondo), mentre avrebbe appoggiato le proposte positive in ambito sociale e ambientale. 

Nel 2021 questo è avvenuto, almeno in parte: nel 43% dei casi. Invece nel 2022 il fondo ha dimezzato il proprio appoggio alle proposte sostenibili nelle aziende, dandolo solo nel 24% dei casi. Un portavoce di Blackrock ha detto che le misure bocciate erano troppo “prescrittive” e poco attente alle performance finanziarie delle aziende. Il che forse è anche vero, come è vero che la transizione ecologica non è sempre economicamente conveniente (non nell’immediato perlomeno, nel lungo termine lo è perché è l’unico modo di preservare almeno un pezzetto di economia dalla catastrofe ecologico-climatica). 

Insomma, il punto è che spesso ci si trova a dover scegliere fra profitti e ambiente, e quando c’è da scegliere Blackrock ha ancora scelto i profitti. Niente di sorprendente, se ci riflettete, ma anche qualcosa che ci da il polso di quanto siamo lontani dagli obiettivi che dobbiamo raggiungere. Tuttavia nel report della società c’è anche un dato che considererei molto positivo: “Negli Usa abbiamo assistito a un aumento del 133% del numero delle proposte ambientali e sociali (E&S) degli azionisti- si legge – molte delle quali più prescrittive che negli anni precedenti e spesso più prescrittive”. Significa che, anche se non BlackRock, sempre più azionisti delle più grandi aziende del pianeta sono disposti a guadagnare meno pur di trasformare le aziende in qualcosa di maggiormente sostenibile dal punto di vista ecologico e sociale.

FONTI E ARTICOLI

#aiuti umanitari
il Post – Le Nazioni Unite non hanno abbastanza soldi per tutti

#Taiwan
il Post – Due navi da guerra statunitensi hanno passato lo stretto di Taiwan

#finanza
Valori – La finanziarizzazione della politica
Domani – Il Financial Times e la speculazione sul debito italiano: qualcosa non torna https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/il-financial-times-e-la-speculazione-sul-debito-italiano-qualcosa-non-torna-rbg3o45v#
Il Fatto Quotidiano – La sparata del Financial Times sull’Italia nel mirino della speculazione, il finanziere Serra rincara la dose ma i numeri smentiscono
Il Fatto Quotidiano – Il fondo Blackrock nel 2022 dimezza il supporto alle proposte ambientali e sociali nei cda delle aziende di cui è azionista

#Covid
Huffington Post – Lancet: gli antinfiammatori bloccano l’infezione da Covid. Remuzzi: “I vaccini un miracolo della medicina”
Open – No! Gli antinfiammatori non erano stati negati ai pazienti Covid-19: indicati fin dal 2020

#tessera sanitaria
il Fatto Quotidiano – Tessera sanitaria, il ministero dà l’ok al ritorno di quella senza microchip per la carenza di semiconduttori. Ecco cosa cambia

#India
Euronews – Irregolarità e corruzione: abbattute le “Twin Towers” indiane

#Luna
il Post – Dalla Terra alla Luna

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