21 Giu 2022

Senz’acqua? – #545

La situazione del Po, e di molti fiumi italiani è vicina al punto di non ritorno. A rischio sono gli approvvigionamenti idrici di milioni di famiglie, i raccolti, parte del tessuto produttivo e la produzione di energia idroelettrica. Vediamo cosa possiamo fare. Parliamo anche della ripubblicizzazione di Autostrade, con lo stato italiano sembra intenzionato a giocare un ruolo più centrale nell’economia, delle elezioni presidenziali in Colombia e del prolungamento dell’obbligo di mascherine sui mezzi pubblici, e non solo.

CRISI IDRICA, SIAMO A CORTO D’ACQUA

Ne abbiamo parlato ieri, ma la situazione merita un po’ più di approfondimento. Sto parlando della siccità che sta colpendo il nostro paese, e non solo, con milioni di persone che rischiano di restare senz’acqua e interi raccolti da buttare, quindi scarsità di cibo. 

Ieri il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli ha annunciato un “importante incontro tra i capi di gabinetto di tutti i Ministeri coinvolti”. Per adesso l’indicazione è quella di proseguire con l’irrigazione ma attuando una sorta di razionamento che porti a diminuire i prelievi del 20%, in modo da garantire l’afflusso di acqua anche al Delta. Perché il rischio è quello di prelevare troppa acqua nel primo tratto e far arrivare alla foce un fiume praticamente prosciugato, con un’ulteriore risalita del cuneo salino e quindi un effetto a catena che aggrava giorno dopo giorno la situazione.

Il cuneo salino è il punto in cui arriva l’acqua marina. Più è forte la portata del fiume, meno l’acqua del mare riesce a incunearsi al suo interno, più è debole, più riesce a risalire la corrente. Ieri il cuneo salino ha raggiunto i 21 km, una lunghezza record. E ovviamente dove arriva l’acqua salata del mare, non si può usare quell’acqua per irrigare.  

E fra l’altro non si tratta solo di irrigare i campi. Oltre all’uso agricolo c’è ovviamente quello casalingo, e quello molto impattante delle industrie, che prelevano l’acqua che usano in vari macchianri direttamente dal Po. 

E non parliamo solo del Po, sebbene quella del fiume più lungo d’Italia e dei suoi affluenti sia la situazione più grave. Sempre ieri Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, ha annunciato che “Nelle prossime ore proclamerò lo stato di calamità naturale. Lo stato di Calamità servirà ad adottare immediatamente le prime misure e a invitare i sindaci alle prime norme di contenimento. Ovviamente dobbiamo prepararci ad una situazione che sarà molto critica che dovrà basarsi sul risparmio idrico di tutte le attività a cominciare dai consumi familiari”.

C’è anche chi, come  Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, invoca già “lo stato di emergenza, e l’intervento della Protezione civile”. “Dobbiamo investire in tempi brevi – ha aggiunto – sui bacini di accumulo. Rispetto a tutto ciò che concerne il tema depurazione non dobbiamo creare ostacoli perché c’è un 12 per cento di acqua che non ha le caratteristiche. Dobbiamo creare le condizioni per cui quel 12 per cento vada esattamente in linea con quelli che sono parametri che noi pretendiamo nel riutilizzo dell’acqua depurata, ma dobbiamo avere l’intelligenza di poter utilizzare tutto ciò che ci sarà messo a disposizione. Sennò le difficoltà ricadranno sul nostro mondo”.  

Bacini di accumulo. Sono in diversi a parlarne come unica soluzione praticabile, al momento. Ma non è una soluzione a costo zero. Anzi. C’è in gioco la biodiversità di parecchie aree. Ah, poi c’è anche il tema dell’energia idroelettrica, con parecchie centrali che rischiano di restare ferme. Il problema è che come al solito ci siamo svegliati troppo tardi, con il problema vicino al punto di non ritorno. 

Che fare quindi? Intanto cercare di limitare i danni, il più possibile. Ridurre il consumo di acqua agli utilizzi indispensabili. Non le piscine, per intenderci. Poi magari, per chi può, implementare cicli di riutilizzo dell’acqua, o sistemi di accumulo dell’acqua piovana. 

Il rischio che vedo è che di nuovo si affronti la crisi idrica come qualcosa a se stante, con interventi ad hoc, senza affrontare di petto la madre di ogni crisi, quella ecologica e climatica. È chiaro che servono anche interventi emergenziali specifici sulla questione dell’acqua. Anche. Ma se non li accompagniamo con una rapidissima transizione ecoloigica vera, è come provare a frenare un’alluvione tappando con le mani l’acqua che inizia a zampillare dal muro. Funziona per un po’. Per poco.

IL RITORNO DELL’ECONOMIA STATALE?

Un articolo molto ben scritto a firma di Antonello Salerno su l’Essenziale, lo spin-off quotidiano dell’Internazionale, da una lettura molto ampia del processo in atto di ripubblicizzazione di Autostrade per l’Italia.  

Qualche settimana fa è stata ufficializzata la cessione del pacchetto di azioni di Atlantia a Cassa depositi e prestiti. Tutto è iniziato diversi anni fa ormai, nel 2018, dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova che ha mostrato, in maniera tragica, tutta l’inadeguatezza della gestione privata.

Così, parallelamente all’iter giudiziario, il crollo ha generato anche un aspro confronto politico, che ha portato all’avvio della procedura di revoca della concessione ad Aspi. Nell’ottobre 2021 era arrivato l’accordo fra Autostrade per l’Italia e lo stato che prevedeva l’uscita di scena di Atlantia, società controllata dalla famiglia Benetton, e l’ingresso di un consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti. L’ufficializzazione di questa operazione è avvenuta soltanto poche settimane fa: Atlantia, che deteneva l’88,06 per cento del capitale e dei diritti di voto di Aspi, ha ceduto il proprio pacchetto a un consorzio partecipato al 51 per cento da Cdp Equity, società di Cassa depositi e prestiti, e per il restante 49 per cento da due grossi fondi finanziari privati, Blackstone Infrastructure Partners e Macquire Asset Management.

Comunque, uno degli aspetti più interessanti dell’articolo è che traccia una sorta di linea rossa che vede il nostro paese invertire la tendenza sui processi di privatizzazione, con lo stato, forse complice anche la guerra in Ucraina, che sembrerebbe voler rimettere le mani anche su altre infrastrutture chiave, come quelle legate alla comunicazione, ad esempio. Magari un giorno approfondiamo di più il tema, perché un cambio di rotta così, se è una cosa struturale e non congiunturale, è sicuramente da approfondire.

ELEZIONI IN COLOMBIA

Torniamo a parlare di politica. La Colombia ha il primo presidente di sinistra della sua storia. Con il 50,5 per cento dei voti Gustavo Petro è il nuovo presidente della Colombia. Economista, 62enne, senatore e leader della coalizione di sinistra Pacto Histórico, ex guerrigliero. Al suo fianco, avrà la vicepresidente Francia Márquez, 40 anni, prima donna nera a svolgere questa funzione. Petro, con circa 700mila voti in più, ha sconfitto l’imprenditore immobiliare milionario Rodolfo Hernandez di poco, in un ballottaggio fra due personaggi che, in modo molto diverso, sono degli outsider della politica colombiana. 

MASCHERINE ANCORA OBBLIGATORIE

Un’altra notizia importante che ci siamo lasciati indietro è quella che riguarda il prolungamento dell’obbligo delle mascherine sui mezzi di trasporto e non solo. In cui c’è l’ennesimo odore di pastrocchio. Praticamente su bus e metro, treni e navi, così come per accedere a ospedali e Rsa, la mascherina Ffp2 rimane obbligatoria fino al 30 settembre. 

Non è, invece, più necessaria per cinema, teatri, palazzetti dello sport, locali al chiuso in generale, per i lavoratori degli uffici pubblici (in quelli privati, invece, resta fino al 30 giugno). Ora, ci sono diverse cose paradossali, nella vicenda:

  1. L’Italia resta l’unico paese al mondo, secondo quanto riporta Linkiesta, a prevedere l’obbligo di mascherina sui mezzi pubblici;
  2. Non si capisce il senso di questa disparità di trattamento fra aerei e altri mezzi pubblici. Fonti ministeriali hanno spiegato che “Gli aerei hanno un sistema di aerazione più efficace”, ma lo stesso sistema di areazione è presente su alcuni treni (tutti quelli Italo ad esempio) dove la mascherina resta obbligatoria. Probabilmente si è voluto “tutelare” il turismo e non spaventare i turisti che arrivano dall’estero, da paesi che ormai da mesi hanno completamente eliminato le mascherine. E penalizzare i mezzi di trasporto pubblico. Un’ottima idea, perfettamente in linea con le necessità della transizione ecologica. 
  3. E poi anche tutti i distinguo fra cinema, teatri, mezzi pubblici, posti di lavoro privati e pubblici, sono abbastanza incomprensibili. 

Va bene, per oggi fermiamoci qui.

FONTI E ARTICOLI:

#crisi idrica
Ansa – Vertice per la siccità: Po preoccupa, verso razionamenti

#Colombia
Il Faotto Quotidiano – Colombia, Gustavo Petro è il nuovo presidente: per la prima volta un politico di sinistra alla massima carica dello Stato

#mascherine
Pickline – Mascherine e mezzi di trasporto: no su aerei, sì su bus e treni
Wired – Vaccino agli over 50 e obbligo di mascherine: i dati per capire com’è andata

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