18 Nov 2022

Siamo sempre meno fertili – #623

Il numero e la mobilità degli spermatozoi maschili è in netto e costante calo da cinquant’anni. Stiamo diventando sempre meno fertili. Quali sono le origini di questo problema e soprattutto, siamo sicuri che sia un problema? Parliamo anche del nuovo regolamento che consente alle donne di allattare in parlamento, di Cop 27, del successo dell’iniziativa di salvataggio del bosco di Corniolino, dell’accordo di Pace in Sudan e delle proteste contro il lockdown in Cina.

GLI UOMINI SONO SEMPRE MENO FERTILI

Due giorni fa parlavamo del fatto che la nostra specie, Homo Sapiens, ha raggiunto gli 8 miliardi di esemplari al mondo. Tuttavia c’è un fattore che non credo sia considerato nelle proiezioni e che potrebbe giocare un ruolo nell’appiattire la curva di crescita della popolazione mondiale: la costante diminuzione degli spermatozoi.

Il Post pubblica un interessante articolo che riporta i dati di varie recenti studi e analisi che mostrano il declino delle nostre popolazioni di spermatozoi. Ad esempio una nuova analisi mostra che tra il 1973 e il 2018 in media la quantità di spermatozoi nello sperma umano si è più che dimezzata riducendosi dell’1 per cento circa ogni anno fino al 2000, quando si è iniziata a registrare una riduzione annuale ancora più marcata, di oltre il 2,6 per cento.

Queste evidenze sono in linea e vanno a rinforzare quanto emerso da una meta analisi, cioè una analisi di numerosi studi sul tema, pubblicata nel 2017 che rilevava una riduzione del 52,4 per cento nella concentrazione di spermatozoi e del 59,3 per cento nella quantità di spermatozoi tra il 1973 e il 2011. Quella analisi si basava tuttavia su dati provenienti da Europa, Australia e nel Nord America. 

Questa nuova analisi è invece, che è stata pubblicata questa settimana sulla rivista scientifica Human Reproduction Update, è basata sui dati provenienti da 53 paesi del Sudamerica, dell’Asia e dell’Africa, aree geografiche per le quali non c’erano molti dati per il precedente studio pubblicato nel 2017. Secondo il gruppo di ricerca, la riduzione di spermatozoi in quelle parti del mondo è comparabile a quella che era stata rilevata in precedenza. Insomma, siamo sempre meno fertili, a quanto pare, e si tratta di un trend mondiale. 

E non si tratta solo di quantità: uno studio pubblicato nel 2019 aveva rilevato che la quantità di uomini con una normale motilità degli spermatozoi si era ridotta del 10 per cento rispetto a 16 anni prima. Nel complesso, la maggioranza degli studi segnala quindi che gli uomini di oggi producono meno spermatozoi rispetto a un tempo, e che questi sono nel complesso meno in salute.

Ora, due domande sorgono spontanee: la prima è “come mai sta succedendo questa cosa”?, la seconda è “Quali conseguenze può avere?”. Le cause in realtà non sono note, o perlomeno non del tutto. Spiega sempre il Post che “negli anni sono state pubblicate molte ricerche per esplorare le possibili cause, alcune si sono concentrate su fattori di rischio per la salute come l’obesità e il diabete, altre sugli stili di vita e l’esposizione a particolari sostanze”.

È noto da tempo, ad esempio, che l’esposizione ad alcune sostanze può ridurre la fertilità. Un esempio sono i cosiddetti “interferenti endocrini”, molecole che possono avere effetti simili agli ormoni: ce ne sono moltissimi negli oggetti e talvolta negli alimenti con cui siamo in contatto ogni giorno, per questo il loro utilizzo è regolamentato e viene tenuto sotto controllo per limitare i rischi. Anche l’inquinamento atmosferico, dovuto soprattutto alle attività umane, può avere conseguenze sul nostro organismo e sulla fertilità, così come l’eccessivo consumo di alcol, il fumo, l’obesità, la scarsa attività fisica e in generale gli stili di vita poco sani possono influire sulla riduzione degli spermatozoi. È probabile che la causa sia da ricercare in un mix fra questi elementi (più forse altri che ancora non abbiamo scoperto). 

Ed eccoci alla seconda domanda. Che conseguenze può avere? Fin qui non sono stati riscontrati importanti effetti sulla natalità riconducibili a questo problema. Ciò non toglie che probabilmente, se il declino continua, al di sotto di una certa soglia di concentrazione anche questi effetti diventeranno visibili. I giornali e le Tv, quando ne parlano, lo fanno in maniera catastrofista, ma siamo sicuri che sia solo una cattiva notizia?

Se guardiamo i singoli individui, le coppie, sicuramente questo aspetto può avere risvolti pesanti e spiacevoli. L’impossibilità di fare figli può diventare motivo di crisi interiore profonda, è connessa anche ad aspetti identitari e culturali. Ieri leggevo un articolo che abbiamo pubblicato su Italia che Cambia sul progetto The Why Wait Agenda, che individua come problema sociale il fatto che molte coppie ritardino il momento di avere figli per questioni lavorative o economiche. 

Al tempo stesso, non riesco a non guardare l’aspetto più ampio e collettivo della questione: viviamo in un mondo sovrappopolato, abbiamo da poco superato gli 8 miliardi di esemplari, e la presenza molto abbondante della nostra specie sta causando il crollo della biodiversità, la catastrofe climatica, e tanti altri problemi. Forse, se osserviamo il problema dal punto di vista del Pianeta la nostra crisi di fertilità potrebbe essere una sorta di ciclo di retroazione negativo che il grande olobionte Gaia, il Pianeta appunto, ha attivato per riportare i propri ecosistemi in equilibrio. Sarà una spiegazione un po’ romanzata forse, ma chissà. 

In tutto ciò, ricordiamoci sempre che le adozioni sono uno strumento forse un po’ complesso ma magnifico per avere una famiglia. L’aspetto genetico per fortuna non è così rilevante nel costruire relazioni d’amore.

LE DONNE POSSONO ALLATTARE IN PARLAMENTO

Comunque, restando in tema figli, c’è un’altra notizia passata molto in sordina, e che potremmo considerare minore, ma che mi ha colpito e che mi sembra un bel segnale di civiltà. Tre giorni fa la Giunta del Regolamento della Camera ha stabilito che è possibile per le neo-mamme allattare anche in aula durante i lavori.

Scrive Francesca Biagioli su GreenMe: “Le deputate, dunque, potranno accedere insieme al neonato fino al compimento dell’anno, allattandolo direttamente in aula, in postazioni specificatamente dedicate, in prima fila o in tribuna, in modo da garantire una certa privacy. Mentre fino a pochi giorni fa questa cosa era proibita, anche se già nel 2021 era stato fatto un primo passo in questo senso, inaugurando una stanza apposita per le neomamme parlamentari ma al di fuori dell’emiciclo. Dunque si poteva già allattare ma non durante lo svolgimento dei lavori”.

“A spingere per ottenere questo risultato è stata Gilda Sportiello del M5S che a luglio 2022 aveva presentato un ordine del giorno relativo alle “modalità di partecipazione delle deputate madri ai lavori parlamentari” chiedendo di abrogare il divieto inserendo una deroga all’articolo del Regolamento interno di Montecitorio che prevede che “nessuna persona estranea alla Camera può sotto alcun pretesto, introdursi nell’Aula dove siedono i suoi membri“. Quindi nemmeno i figli neonati.

In realtà il nuovo regolamento non è ancora attivo, perché dopo l’ok della giunta arrivato appunto 3 giorni fa ora il collegio dei questori dovrà esprimersi sulle modalità. Ma entro la fine dell’anno potrebbe entrare ufficialmente in vigore.

COSA SUCCEDE A COP27

Va bene, torniamo al nostro consueto aggiornamento da Cop27. Oggi, venerdì 18, è l’ultimo giorno di negoziato, il più importante, quello in cui si decide tutto. Leggo direttamente dalla Newsletter sempre puntuale di Italian Climate Network quello che sta succedendo: “Il negoziato sul tema delle Perdite e Danni è, ancora una volta, quello che rileva più sorprese: i Paesi in via di sviluppo, insieme alla Cina, hanno presentato un testo quasi definitivo. Un’accelerazione, quasi un aut-aut.

Andando ad approfondire, grazie ad un articolo di Jacopo Bencini e Francesca Casale di Italia Climate Network, scopriamo che si sono creati due blocchi ben distinti. Da un lato il gruppo G77, che sarebbe l’equivalente del G20 ma per quanto riguarda i paesi cosiddetti “in via di sviluppo” (termine terribile, ma giusto per intenderci) più la Cina, dall’altro Unione europea, Canada, Usa. 

I primi hanno scritto questo testo in 12 punti molto chiaro in cui chiedono che si tenga conto dello storico delle emissioni e che ci sia una immediata creazione di un comitato transitorio che a sua volta lavori alla creazione di un meccanismo che dreni fondi ai paesi più ricchi e più responsabili storicamente delle emissioni verso quelli più colpiti dalle catastrofi climatiche.

Altro tema centrale di cui si è parlato ieri, dedicandogli proprio una giornata tematica, è quello della biodiversità. Vi ricordo che secondo l’analisi dei Planetary Boundaries realizzata dal Resilience Center di Stoccolma la perdita di biodiversità (detta anche sesta estinzione di massa, per la sua velocità) è in assoluto l’aspetto più preoccupoante e fuori controllo della crisi ecologica, Più ancora del clima. 

Ecco, proprio il tema della biodiversità ha avuto ieri particolare rilevanza con incontri di alto livello sul tema dell’interconnessione tra crisi climatica e biodiversità. Inoltre in questa occasione, come riportano molti giornali, è stato pubblicato un appello dei leader dell’Accordo di Parigi perché venga aumentata l’ambizione per affrontare la crisi della biodiversità e venga raggiunto un accordo trasformativo a tutela della biodiversità a COP15, (la Cop sulla biodiversità) che inizierà tra meno di tre settimane, il 7 dicembre a Montreal. 

Infine, prima di chiudere il capitolo Cop, vi segnalo sempre sul sito di Italian Climate Network la interessante analisi di Emanuele Bompan sul complesso destino del Global Methane Pledge, l’accordo volontario per ridurre le emissioni globali di metano del 30% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2020, lanciato l’anno scorso a Glasgow. 

Accordo che sembra restare in un limbo in cui viene usato più come leva politica dai vari attori in gioco che come reale obiettivo climatico. Il che ne fa l’ennesima occasione mancata visto che il metano è un gas dall’effetto serra potentissimo e il suo effetto sui cambiamenti climatici è generalmente sottostimato dagli studi.

IL BOSCO DI CORNIOLINO È SALVO

Forse ricorderete la storia del bosco di Corniolino, ne avevamo parlato proprio qui su INMR e era stato pubblicato anche un annuncio sulla bacheca di Italia che Cambia. Comunque riassumendo si tratta di un bosco che rischiava di essere abbattuto e che un gruppo di cittadini e cittadine si è attivato per salvare, avviando una campagna di raccolta fondi per comprarlo e farlo gestire a una associazione. 

L’iniziativa si chiamava un bosco per Agostino, ed era dedicata a un carabiniere forestale grande amante dei boschi scomparso nel 2021.

Servivano 15mila euro per salvare il bosco, nel giro di qualche settimana ne hanno raccolti 34mila, più del doppio. Vi leggo un post con cui gli organizzatori dell’iniziativa raccontano l’incredibile traguardo raggiunto:

“La raccolta fondi si è chiusa ieri con più di 34.000 euro donati da poco meno di 200 donatori e donatrici! Il Fondo Biodiversità e Foreste acquisterà 24 ettari di bosco a Corniolino, più altri ettari in zona che stiamo individuando in questi giorni e su cui vi daremo aggiornamenti a breve. Il Bosco intitolato ad Agostino diventerà un luogo che unisce la memoria alla speranza per il futuro.

Non solo abbiamo raccolto più del doppio della somma necessaria, più che raddoppiando la superficie inizialmente prevista, ma abbiamo ricevuto tantissimi messaggi di sostegno, di ricordi di Agostino da parte dei tanti amici che hanno sostenuto questo progetto, ma anche di  apprezzamento da parte di tanti cittadini di tutta Italia per una iniziativa che dà speranza. Una iniziativa nata dal basso, come testimonianza della scia di bellezza e amore che Agostino si è lasciato alle spalle nel sua purtroppo troppo breve vita, ma anche a testimonianza di come le persone partecipano volentieri a progetti con un impatto evidente e concreto.

Prendiamo esempio dall’ecologia del bosco, in cui tutto è connesso: uniamoci e restiamo in simbiosi. Quello che in pochi è impossibile, in tanti diventa concreta utopia.

In primavera organizziamo una visita al Bosco”.

Giusto due parole aggiuntive su questo fatto. Mi sembra una dimostrazione molto bella e pratica del fatto che quando si fanno le cose per bene, e sensate, i soldi arrivano, le persone si coinvolgono e le cose alla fine accadono. Questo potrebbe diventare un caso studio per Cambia Menti 2, il sequel del libro di Daniel Tarozzi uscito di recente che smonta tutte le scuse che ci raccontiamo per non cambiare. 

SUDAN. ACCORDI DI PACE

Una notizia importante arriva dal Sudan. Lo riporta Nigrizia. “A più di un anno dal golpe militare che il 25 ottobre 2021 rovesciò il governo di transizione militare e civile si registra un primo passo per porre fine allo stallo politico”.

Qualche settimana fa parlavamo dei grandi movimenti di protesta pacifica in Sudan. Ecco, due giorni fa la coalizione Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc) che raggruppa i vari movimenti democratici della società civile, ha annunciato l’imminente firma di un accordo quadro con l’esercito “che include tutti i meccanismi necessari per porre fine al colpo di stato e stabilire un’autorità civile democratica”.

Secondo alcune fonti citate dall’articolo “l’accordo sarà firmato entro 10 giorni”. Ci sono tuttavia alcune questioni scottanti da risolvere, che riguardano il settore della giustizia, la riforma del settore della sicurezza e di quello militare, la revisione dell’accordo di pace di Juba e lo smantellamento del regime islamista di El-Bashir. Tutti temi alla base delle crescenti tensioni tra militari e civili culminate nel colpo di stato.

Le trattative con i militari erano in corso da alcune settimane. E in diverse occasioni il generale aveva dichiarato la disponibilità dell’esercito di cedere il potere ai civili, ma sempre “attraverso libere elezioni”. Un altro aspetto critico, che rischia di minare l’accordo, è il pressoché totale controllo dell’economia e delle risorse del paese da parte dei militari e delle forze di sicurezza. 

Conclude l’articolo: “Il percorso verso un Sudan democratico dopo oltre 30 anni di regime militare islamista è dunque ancora lungo. La svolta annunciata ieri è però un incoraggiante passo avanti e una vittoria per il movimento rivoluzionario che in questo ultimo anno non ha mai abbandonato la lotta politica e le proteste di strada contro il regime”. 

LE PROTESTE PER IL LOCKDOWN A GUANGZHOU

Ultima notizia e poi chiudiamo. Riporta il Post, come anche altri giornali, che sono in corso delle proteste molto forti in Cina, nella città di Guangzhou, contro il lockdown. leggo dall’articolo: “Lunedì sera nella città cinese di Guangzhou (conosciuta anche come Canton), importante porto a nord-ovest di Hong Kong, ci sono stati violenti scontri tra polizia e manifestanti che stavano partecipando a una inusuale protesta contro le restrizioni imposte dal regime per via del coronavirus. In base alla strategia “zero COVID”, il piano molto aggressivo del governo cinese per arginare la pandemia con test di massa, tracciamenti e quarantene, il 5 novembre era infatti stato imposto un lockdown nel quartiere Haizhu della città, dopo la scoperta di un focolaio”.

Il quartiere, che conta da solo circa 1,8 milioni di residenti era stato circondato dagli agenti di polizia che lo avevano di fatto isolato dal resto della città con barriere poste in mezzo alla strada. Ai residenti era stato imposto l’obbligo di non uscire dalle proprie case, come era già successo in molti altri casi di rigidi lockdown in Cina. Lunedì molti di loro hanno però deciso di manifestare contro le imposizioni. il che onestamente è un fatto abbastanza inusuale in Cina (anche se meno di come pensiamo).

Dai video che circolano sui social network si vedono centinaia di persone sfilare per le strade del quartiere Haizhu, abbattere le barriere e anche rovesciare un’auto della polizia. Le informazioni arrivano tutte attraverso video pubblicati su Weibo e Wechat, le principali piattaforme social cinesi, per cui è difficile capire quanto sono durate e come sono andate realmente le proteste. Alcuni resoconti parlano di di un grosso intervento della polizia per reprimere le manifestazioni, ma poco dopo tutti i post che citavano la protesta sono stati censurati.

Fatto sta che qualcosa sembra muoversi e il malcontento crescere verso una politica Zero Covid che ormai sembra avere ben poco di razionale ed essere una sorta di prova politica.

FONTI E ARTICOLI

#fertilità
il Post – Ascesa e declino degli spermatozoi

#ghiacciai
GreenMe – Lo scioglimento dei ghiacciai sta liberando centinaia di migliaia di tonnellate di batteri

#Cop27
Rinnovabili.it – Cosa può fare la COP27 per fermare la perdita di biodiversità
Italian Climate Network – PROVA DI FORZA
Italian Climate Network – A COP27 TROVA SPAZIO LA BIODIVERSITÀ https://www.italiaclima.org/cop27-biodiversita/
Italian Climate Network – IL GLOBAL METHANE PLEDGE È DESTINATO ALL’IRRILEVANZA?
il Post – L’Indonesia riceverà 20 miliardi di dollari per usare meno carbone

#Sudan
Nigrizia – Sudan: raggiunta un’intesa tra civili e militari sulla transizione

#Cina
il Post – La inusuale e violenta protesta contro il lockdown a Guangzhou, in Cina

#Myanmar
Il Caffè Geopolitico – Dalle speranze democratiche alla guerra civile: la tragedia del Myanmar
il Post – La giunta militare del Myanmar ha annunciato che rilascerà circa 6mila prigionieri

#Usa
il Post – I Repubblicani hanno la maggioranza alla Camera degli Stati Uniti

#Afghanistan
il Post – Chi cura le donne in Afghanistan?

#riconoscimento facciale
L’Indipendente – Uso del riconoscimento facciale nelle città italiane: il Garante indaga

#Chiesa
il Post – Il primo rapporto della CEI sugli abusi nella Chiesa dice molto poco

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