1 Apr 2022

Ucraina, cessate il fuoco o bluff? – #494

È un vero cessate il fuoco, quello annunciato da Putin? O è solo una tattica per riorganizzarsi? E gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno cercando di boicottare i negoziati o sono semplicemente scettici verso le intenzioni di Putin? Come è andata alla fine la votazione sul DL Ucraina in Senato? E perché i portuali di Genova stanno scioperando? Tante domande a cui cercheremo di dare qualche risposta. E non perdetevi, verso la fine, il contributo di Francesco Bevilacqua, caporedattore di Italia che Cambia, in partenza questa mattina per Leopoli assieme a una carovana umanitaria.

CESSATE IL FUOCO?

È un vero cessate il fuoco, quello annunciato da Putin? O è solo una tattica per riorganizzarsi? E gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno cercando di boicottare i negoziati o sono semplicemente scettici verso le intenzioni di Putin? Come è andata alla fine la votazione sul DL Ucraina in Senato? E perché i portuali di Genova stanno scioperando? Tante domande a cui cercheremo di dare qualche risposta. E non perdetevi, verso la fine, il contributo di Francesco Bevilacqua, caporedattore di Italia che Cambia, in partenza questa mattina per Leopoli assieme a una carovana umanitaria.

Ci sono tanti punti interrogativi sulle vicende di questi giorni. Secondo il governo di Kyiv l’annunciato ritiro russo dalla capitale e da Chernihiv non avrebbe fermato i bombardamenti sulle due città, e la riorganizzazione delle forze militari di Mosca sarebbe orientato a sferrare il colpo finale nel Donbass e impadronirsi di tutte le aree del Donetsk e del Lugansk che erano sotto il controllo ucraino.

In altre parole l’esercito russo, forse anche avendo capito che le cose non stanno andando come previsto, vorrebbe concentrarsi su un unico territorio, quello del Donbass appunto, per essere sicuro di conquistarlo e annetterlo.

In fin dei conti si potrebbero leggere in quest’ottica le dichiarazioni del ministro degli Esteri russi, Serghei Lavrov, che ha espresso un bilancio positivo della trattativa in Turchia, definendo un “progresso enorme” il sì di Kiev alla neutralità e la sua constatazione che Donbass e Crimea sarebbero, ormai, “questioni chiuse”. Che non si capisce esattamente cosa voglia dire.

Come al solito sono andato a farmi un giro sui giornali cinesi, perché mi interessa vedere come si sta posizionando di settimana in settimana la CIna. Sul solito Global News c’è un editoriale dell’editorialista Hu che accusa gli Usa di “essere il più grande ostacolo alla pace”.

In un video Hu spiega il punto di vista del giornale, ve ne riporto alcuni estratti: “Washington ha gettato acqua fredda sui progressi fatti nei negoziati di pace fra Russia e Ucraina. L’ovest non sta dando abbastanza supporto a una soluzione pacifica. La posizione di Kiev dipende in definitiva dall’attitudine di Washington.

Le persone muoiono ogni giorno in Ucraina, le truppe russe stanno incontrando forti resistenze. Mosca e Kiev sono pronte a venirsi incontro, la Russia rinunciando a alcuni dei suoi obiettivi più importanti e l’Ucraina cedendo su alcuni aspetti, ma gli Usa non collaborano e remano contro, perché il loro obiettivo non è la pace, ma indebolire il più possibile la Russia e controllare più efficacemente l’Europa. 

Guardando l’homepage, inoltre, si nota come molti articoli raccontino gli sforzi profusi dalla Cina per la pace in Ucraina e in Afghanistan. Insomma, lo storytelling cinese è chiaro: Russia e Ucraina potrebbero risolvere la questione in maniera pacifica, ma non lo fanno per colpa degli Usa che remano contro. L’Europa è succube degli Stati Uniti e la Cina è l’unica potenza mondiale che rema a favore della pace.

Ora, ovviamente è una lettura molto molto parziale, ma è interessante sia perché ci da il termometro del posizionamento di un attore fondamentale sullo scacchiere internazionale, sia perché degli aspetti di verità ci sono.

Vi leggo un altro passaggio di un articolo, questa volta di un giornale nostrano: “Insomma, c’è un asse anglo-americano che sembra quasi remare contro la trattativa: anzi, che intravede come obiettivo strategico non tanto la fine della guerra quanto la sconfitta sul campo della Russia”. Il giornale è il Corriere della Sera, che addirittura aveva titolato, inizialmente “Perché Stati Uniti e Gran Bretagna sembrano remare contro i colloqui di pace fra Russia e Ucraina”, e che poi ha corretto il tiro con un più politicamente corretto: “Stati Uniti e Gran Bretagna non si fidano di Putin e temono che i colloqui siano una truffa”.

La sensazione è che ci siano entrambi gli elementi: che Putin stia probabilmente – almeno in parte – bluffando e che Usa e Gb stiano remando contro. Sia il ministro della difesa britannico che il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken, hanno espresso a più riprese il loro scetticismo sulla reale volontà di trattare da parte della Russia. E ieri, ad aumentare lo scetticismo, è arrivato un nuovo decreto firmato da Putin sulla “coscrizione primaverile” per “effettuare dal 1 aprile al 15 luglio 2022, la coscrizione di cittadini russi di età compresa tra 18 e 27 anni che non sono nella riserva per un totale di 134.500 persone”. 

Significa che Putin sta chiamando nuove leve a svolgere il servizio militare. Il ministero della Difesa russo Sergei Shoigu ha chiarito che la decisione non ha nulla a che vedere con il conflitto in Ucraina e che le reclute non verranno inviate in alcun punto caldo. Ma ecco, una decisione così in questo momento, un po’ il sospetto lo fa venire.

Intano Boris Johnson ha annunciato che Londra fornirà a Kiev armamenti «ancora più letali», mentre il capo di stato maggiore britannico, l’ammiraglio Sir Tony Radakin, ha aggiunto che la Gran Bretagna si sta spostando verso «una nuova fase» nel suo sostegno militare all’Ucraina.

Il governo di Londra è convinto che, nel momento in cui le forze di Kiev sono riuscite a passare al contrattacco e stanno costringendo i russi ad arretrare, la natura del supporto occidentale deve cambiare e fornire missili a lunga gittata e artiglieria pesante per provare a scacciare le armate di Putin anche dall’Est del Paese. E Johnson vorrebbe pure che gli americani mandassero missili anti-navi e sistemi di difesa aerea più avanzati. Ieri nel suo editoriale il London Times scrive che «la strada più sicura verso una soluzione accettabile è che l’Ucraina prevalga militarmente sulla Russia: l’Occidente non deve farsi sedurre dai discorsi di Mosca su accordi di pace, ma fornire a Kiev gli strumenti per finire il lavoro».

Insomma, onestamente la sensazione di essere schiacciati fra i desideri opposti di due potenze imperialiste, c’è. 

Ah, se volete sentire un punto di vista sul conflitto da parte di un giornalista che è tornato solo qualche giorno fa proprio dall’Ucraina, e che le cose le ha quindi viste coi cuoi occhi, vi segnalo la bella intervista realizzata da Daniel Tarozzi a Benoit Christal, reporter della Tv francese TF1.

GENOVA, PORTUALI CONTRO LE ARMI

Nel frattempo, venendo in Italia, il DL Ucraina è stato approvato in via definitiva con voto di fiducia al Senato, come previsto senza l’integrazione della parte legata all’aumento delle spese militari, come spiegavamo ieri.

La questione dell’invio di armi all’Ucraina comunque sta suscitando molte critiche, e in Italia si moltiplicano le proteste. Oggi pubblichiamo su Italia che Cambia un bell’articolo di Valentina D’Amora che è andata a intervistare i Portuali di Genova che per protesta hanno scioperato per 24 ore incrociando le braccia di fronte all’arrivo delle navi della flotta Bahri, da anni simbolo delle “navi della morte”, che trasportano armamenti.

“Incrociare le braccia di fronte alle armi che transitano sugli scali italiani – leggo nell’articolo – è un primo passo, perché le lotte dei lavoratori possono davvero bloccare una politica che corre veloce verso nuove guerre. Proprio per queste ragioni è stato indetto lo sciopero di 24 ore di ieri, 31 marzo, in concomitanza con il transito di una nave Bahri, con il suo carico di armi. E i portuali non erano soli: al loro fianco c’erano anche tantissimi studenti che lottano per la pace, per un’università anti-imperialista e popolare e che vogliono allargare questa battaglia anche per i diritti di chi lavora, per abbattere un sistema in crisi in cui a pagare sono sempre i più deboli”.

Fra l’altro nell’articolo si fa anche riferimento a una legge, la 185 del 1990, che sancisce il divieto di vendita – ma anche solo di transito – di armi dall’Italia a paesi in conflitto o in palese violazione dei diritti umani.

STOP THE WAR

Sempre questa mattina, sempre dall’Italia, è in partenza un convoglio a cui partecipano molte organizzazioni del terzo settore, e non solo, per andare a portare viveri alla popolazione Ucraina e aiutare, chi vuole, a lasciare il paese. Ci andrà anche il nostro Francesco Bevilacqua, caporedattore di Italia che Cambia. Vi lascio con le sue parole per descrivere l’iniziativa.

FONTI E ARTICOLI

#Ucraina
Italia che Cambia – Cosa succede veramente in Ucraina? Parola ad un reporter appena rientrato dal fronte
il Post – Putin è stato male informato sulla guerra in Ucraina, dice l’intelligence americana
Corriere della Sera – Perché Stati Uniti e Gran Bretagna non si fidano di Putin e temono che i colloqui siano una truffa
il Messaggero – Putin firma decreto per coscrivere 134.000 persone ma Shoigu: «Non andranno in punti caldi»
The Globalist – The US’ attitude will be the biggest obstacle to peace in Ukraine

#armi
Italia che Cambia – Genova dice no al traffico d’armi: la mobilitazione dei portuali contro le navi della morte
il Post – La maggioranza ha risolto la questione delle spese militari

#restrizioni
il Post – Come cambiano le restrizioni dal primo aprile

#pioggia
il Post – È tornata la pioggia, ma non è detto che risolverà la siccità

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