4 Mag 2022

Ucraina, rischio di catastrofe ambientale – #513

Secondo gli esperti la guerra in Ucraina sta causando, oltre alle atroci sofferenze, anche una catastrofe ambientale i cui effetti potrebbero durare per decenni e ripercuotersi anche sulle prossime generazioni. Intanto in Italia si discute dell’intervista a Sergej Lavrov andata in onda su Rete 4 e della chiusura dell’osservatorio della Luiss diretto da Alessandro Orsini, mentre un nuovo report afferma che sempre a causa della guerra rischiano l’abbattimento 150mila animali da allevamento. Infine, il Centro per la Resilienza di Stoccolma dice che c’è un nuovo limite planetario che abbiamo superato, quello del ciclo dell’acqua dolce.

GUERRA IN UCRAINA: CATASTROFE AMBIENTALE?

Sono usciti due articoli ieri, uno su Internazionale e l’altro sul Post, che affrontano un tema centrale, ma spesso tralasciato dai media. Le conseguenze ambientali della guerra in Ucraina. Il modo con cui i media trattano – o meglio non trattano – il tema è retaggio della nostra cultura antropocentrica, che relega la natura a un ruolo di sfondo rispetto alle azioni dell’uomo. Che sarà mai un danno alla natura di fronte agli orrori della guerra sugli esseri umani? Peccato che in molti casi stiamo parlando di catastrofi che continueranno a ad avere i loro effetti sulla salute delle persone e degli ecosistemi ben oltre la durata del conflitto, per decenni a venire.

Partiamo da una considerazione riportata dall’articolo che Internazionale traduce dal belga Green European Journal. L’Ucraina era già, prima della guerra, uno dei territori più industrializzati e inquinati al mondo. L’industria pesante sovietica aveva lasciato in eredità una situazione disastrosa per la salute pubblica, con tassi di inquinamento record. Ora l’invasione russa rischia di danneggiare ulteriormente gli ecosistemi della regione. 

Una delle conseguenze della distruzione, delle esplosioni e degli incendi di edifici residenziali e industriali – scrive il Post – è la diffusione di metalli pesanti e gas tossici nell’aria, nei corsi d’acqua e nel terreno: è difficile stimarne gli effetti a lungo termine, ma è un tipo di inquinamento che potrebbe perdurare per anni e che potrebbe avere gravi impatti sulla salute delle persone, provocando tumori, malattie respiratorie e ritardi nello sviluppo dei bambini.

Un articolo del Wall Street Journal racconta che in giro per l’Ucraina ci sono diversi ispettori del ministero dell’Ambiente che stanno raccogliendo campioni di suolo e acqua per valutare l’inquinamento causato dai bombardamenti russi, mentre alcune organizzazioni non governative straniere stanno cercando di condurre analisi indipendenti a distanza, basate sul raffronto fra le immagini postate dagli utenti sui social e quelle satellitari di Google Earth: in questo modo sono stati verificati danni a più di 100 infrastrutture come centrali elettriche e impianti per il trattamento dell’acqua la cui compromissione ha sicuramente avuto effetti negativi sul territorio circostante.

Nella regione di Ternopil, nell’ovest del paese, sono stati danneggiati dei serbatoi contenenti fertilizzanti e nei corsi d’acqua della zona sono stati trovati livelli di ammoniaca 163 volte maggiori rispetto alla media.

Esiste inoltre la possibilità che siano stati colpiti edifici in cui erano ancora presenti rivestimenti di amianto, sostanza notoriamente cancerogena se inalata.

Inoltre da quando il conflitto è cominciato, le aree delle miniere di carbone del Donbass sono state abbandonate. Che uno potrebbe pensare, almeno in questo caso, che sia una buona notizia. Invece la improvvisa interruzione dell’attività estrattiva è un problema: l’acqua usata nel processo deve essere pompata in continuazione, se il flusso si arresta, l’acqua tossica riempie i condotti minerari e sale, eventualmente raggiungendo e inquinando il terreno e le sorgenti potabili. L’acqua inquinata di un condotto si riversa negli altri perché molti dei condotti minerari sono collegati. Così le miniere in Donbass si stanno riempiendo di sostanze tossiche e talvolta radioattive.

In un contesto planetario, fra l’altro – ma lo vediamo meglio dopo – in cui il ciclo dell’acqua dolce è appena stato classificato come fuori controllo dagli studiosi del Centro per la resilienza di Stoccolma.

In aggiunta a tutto ciò gli incendi e i danni alle strutture che trasportano gas naturale e carburanti contribuiscono alla diffusione nell’atmosfera di metano e anidride carbonica, i due principali gas responsabili del cambiamento climatico. Insomma, quando si dice che in guerra non vince mai nessuno è vero, anche per queste ragioni.

LA GUERRA… IN ITALIA

Intanto in Italia stanno facendo scalpore due notizie. La prima è l’intervista del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a Zona Bianca su Rete4. Il problema di quella intervista, che – chiedo venia – non ho visto per intero, ma solo alcuni spezzoni è secondo le analisi fatte dai giornali italiani ed esteri la mancanza si contraddittorio.

E devo dire che questa volta mi trovo d’accordo con l’analisi. Trovo molto interessante invitare uno dei leader politici di un paese in guerra, con una linea politica molto discutibile. Ma soprattutto in questi casi il compito del giornalista è fare da contraltare all’intervistato e riportare i dati di realtà, fare domande incalzanti e scomode. Quella di Lavrov assomigliava più a una conferenza stampa che a un’intervista. E questo è scorretto. 

L’altro fatto che sta facendo discutere è la decisione della Luiss Guido Carli di chiudere l’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale diretto da Alessandro Orsini. C’è di mezzo la scadenza del contratto, ma solo formalmente. La motivazione reale, a detta di molti, starebbe nelle posizioni scomode dell’analista sul conflitto in Ucraina, posizioni molto critiche verso la Nato e da alcuni considerate filoputiniane.

Su questo non so bene che dire, nel senso che personalmente e a livello giornalistico torvavo molto interessante il lavoro fatto dall’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale, che aveva un sito molto aggiornato. Al tempo stesso devo dire che non mi ritrovo con chi parla di censura, su questo tema. Orsini è forse il singolo analista politico che ha più spazio sui media dall’inizio del conflitto ad oggi, proprio grazie alle sue analisi.  

RISCHIO ABBATTIMENTO PER 150MILA ANIMALI

Va bene, torniamo a parlare delle conseguenze ad ampio raggio del conflitto. Circa 150mila animali da allevamento rischiano di essere abbattuti, solo in Italia. Che c’entra con la guerra? C’entra. 

Ne parla GreenMe citando l’ultimo dossier di Uniarma, l’associazione sindacale dei carabinieri. Non mi chiedete perché il sindacato dei carabinieri pubblichi un report del genere perché non lo so, ma quello che riporta è interessante. La dinamica descritta è la seguente: il prezzo di mais e grano sono raddoppiati per via del conflitto, il che si traduce in un caroprezzo anche dei mangimi usati negli allevamenti. 

Cosa che a sua volta incide sul costo finale dei prodotti venduti, che siano carne, latticini, formaggi e così via. Il che sta già portando ad un calo dei consumi che sta rendendo insostenibile l’attività economica del comparto agroalimentare che non riesce più a garantire profitti a tutta la filiera produttiva. Quindi, leggo dal report: “In Italia ci sono circa 2 milioni e 800mila bovini da latte di cui il 60% nel nord-est. La crisi dovuta all’aumento dei prezzi rischia di determinare un calo dei consumi che comporterebbe l’abbattimento di almeno 150mila capi di bestiame”.

Se non altro, pur in maniera atroce, anche qui una crisi ci sta mostrano con sempre maggiore chiarezza ciò che non è sostenibile né resiliente all’interno del nostro sistema. Siamo entrati nella fase delle crisi. I cereali scarseggiano e purtroppo continueranno a farlo per via della crisi climatica, che ad esempio sembra aver danneggiato gravemente i raccolti di India e Pakistan con due esi di afa estrema. Adesso non siamo più noi a scegliere se continuare con le attività insostenibili. È il sistema stesso che le depenna. Il rischio di questa evoluzione naturale del sistema è che i processi possono essere bruschi e violenti, incontrollati. 

SUPERATO IL SESTO LIMITE PLANETARIO

Nel frattempo, riporta Rinnovabili.it, dobbiamo depennare un altro dei limiti planetari, quello relativo all’acqua potabile. Avete presente cosa sono i limiti planetari? Quei processi dell’ecosistema terrestre che dobbiamo tenere sotto controllo per evitare l’estinzione.

O, detto in altri termini, quel grafico a torta in cui sempre più spicchi si stanno tingendo di rosso, e che ci ricorda ogni volta quanto siamo messi male dal punto di vista ecologico. Ecco secondo i creatori di questo interessantissimo strumento, che sarebbero i ricercatori dello Stockholm resilience center, pare che una delle poche fette che erano rimaste verdi, ad indicare che eravamo ancora entro i limiti planetari, in realtà sarebbe da considerarsi rossa.  

La nuova analisi del ciclo dell’acqua condotta dallo Stockholm Resilience Centre mostra infatti che l’indicatore per l’acqua dolce eccede di molto la soglia se si considera anche l’”acqua verde”, vale a dire quella conservata nel terreno e utilizzabile dalle piante.

La nuova valutazione si basa sull’evidenza di cambiamenti diffusi nell’umidità del suolo rispetto alla metà dell’Olocene – l’epoca geologica in cui ci troviamo, che ha avuto inizio 11.700 anni fa –, alle condizioni pre-industriali e alla destabilizzazione dovuta ai mutamenti dei processi ecologici, atmosferici e biogeochimici legati alla mutata disponibilità di acqua verde.

Finora, l’analisi dei limiti del pianeta per l’acqua dolce si basava soltanto sulla cosiddetta “acqua blu”, cioè sui prelievi di acqua da falde, laghi e fiumi. Con questi parametri, il limite era considerato “non oltrepassato”. Ma si basa su una visione parziale, non integrata del ciclo dell’acqua con il resto dell’ecosistema. Mancano gli impatti dell’acqua verde, e in particolare dell’umidità del suolo, sulla resilienza della biosfera, sullo stato dei pozzi di carbonio, e sulla regolazione della circolazione atmosferica.

Se consideriamo anche queste, la situazione cambia.

FONTI E ARTICOLI

#Ucraina #ambiente
Internazionale – La guerra in Ucraina è anche una catastrofe ambientale
il Post – I danni della guerra sull’ambiente

#Lavrov
il Post – Le molte critiche all’intervista a Sergei Lavrov

#Orsini
L’Indipendente – La Luiss chiude l’Osservatorio diretto da Alessandro Orsini

#allevamenti
GreenMe – Con i prezzi alle stelle di grano e mais rischiano di essere abbattuti 150mila animali negli allevamenti

#caldo record
Euronews – Ondata di caldo in India, toccati i 46 gradi a Nuova Delhi
Rinnovabili.it – Caldo estremo da 2 mesi: l’aprile infernale di India e Pakistan

#limiti planetari
Lifegate – Superato un sesto limite del Pianeta, il ciclo dell’acqua dolce

#San Rossore
GreenReport – Il 4 maggio presidio a Firenze per dire no alla base militare nel Parco di San Rossore

#Armenia
il Post – In Armenia sono state arrestate 180 persone che protestavano contro il primo ministro Nikol Pashinyan

#Turchia
Internazionale – La Turchia cerca uno spazio diplomatico e commerciale in Africa

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