22 Nov 2021

Vittoria dei contadini, ritirata la riforma dell’agricoltura indiana – #413

L’India, a sorpresa, decide di revocare le tre contestatissime leggi sull’agricoltura, che avevano dato vita alla più grande protesta della storia, portata avanti per oltre un anno da milioni di contadini. Intanto nei Balcani la Bosnia-Erzegovina soffre di un’instabilità sempre più endemica, con venti di guerra che tornano a soffiare sulla regione e il clima che si fa sempre più pesante.

India, Modi ritira la riforma dell’agricoltura

Venerdì è accaduto l’impensabile, in India. Il primo ministro Narendra Modi ha annunciato a sorpresa la revoca della riforma dell’agricoltura, ovvero un insieme di tre leggi contro le quali milioni di contadini protestavano da circa un anno, in quella che è stata – o perlomeno è stata definita – la più grande protesta della storia.

Riassumendo, queste leggi erano state approvate nel settembre 2020 e di fatto liberalizzavano il settore agricolo, favorendo l’ingresso delle grandi aziende private nel mercato e togliendo alcune reti di sicurezza statali ai contadini, cosa che secondo molti avrebbe alla lunga schiacciato i piccoli agricoltori. Un problema non da poco in un paese, l’India, che conta circa 650 milioni di persone che dipendono da questo settore. 

Così, all’approvazione delle leggi migliaia di contadini, che poi erano diventati centinaia di migliaia, poi milioni. Nel novembre 2020 c’era stato uno sciopero a cui aveva aderito 250 milioni di persone. Da allora in molti si erano accampati ai confini di Delhi, migliaia dei quali sono morti nel corso di questo anno per via del freddo, poi del caldo, infine del Covid.

Fino a venerdì, quando a sorpresa il governo indiano ha fatto dietrofront e ha annunciato di voler ritirare le leggi, sancendo la vittoria dei contadini. Decisamente a sorpresa, visto che, come riporta la BBC, negli ultimi mesi il governo non aveva preso alcuna iniziativa per parlare con gli agricoltori e niente lasciava presupporre una decisione del genere.

I sindacati agricoli vedono questa come una grande vittoria e i contadini di tutto il paese stanno festeggiando per strada. Gli agricoltori del Punjab e dell’Haryana stanno celebrando la notizia, alzando bandiere di vittoria e distribuendo dolci. 

Fra l’altro l’annuncio è arrivato venerdì mattina nel giorno in cui i sikh – la comunità religiosa dominante nel Punjab – stavano celebrando l’anniversario della nascita di Guru Nanak, il fondatore del sikhismo. Quindi secondo molti esperti sarebbe un modo del governo di Modi di ingraziarsi i Sikh viste le imminenti elezioni statali nel Punjab e nell’Uttar Pradesh – entrambe regioni con un’enorme base di agricoltori.

Ad ogni modo la lotta non è finita. Molti fra i contadini dicono di voler restare a presidiare la protesta, perché non si fidano delle parole del governo e vogliono aspettare almeno che la decisione diventi ufficiale e che quindi le leggi vengano abrogate nella sessione invernale del parlamento.

Fra l’altro sarebbe interessante capire come i contadini indiani abbiano accolto l’ostruzionismo del loro governo alla COP26, e la volontà di Modi di proseguire col carbone, visto che il cambiamento climatico nel giro di pochi anni stravolgerà tutto il loro comparto più di quanto non potessero fare le leggi sull’agricoltura, e che già negli ultimi decenni sarebbero circa 60mila gli agricoltori indiani che si sono suicidati, secondo uno studio di qualche anno fa, per via dell’aumento delle temperature e dei raccolti sempre più incerti.

Bielorussia-Polonia, continua lo scontro sui migranti

Torniamo in Europa dove ci sono alcuni fronti caldissimi. Uno è quello fra Bielorussia e Polonia, dove prosegue lo scontro geopolitico combattuto sulla pelle di qualche migliaio di migranti. Giovedì 18 novembre, leggo su Internazionale, il governo bielorusso ha trasferito i migranti bloccati da giorni alla frontiera tra i due paesi in un centro logistico della zona. Lo stesso giorno quattrocento migranti curdi iracheni sono stati rimpatriati in Iraq con un volo messo a disposizione dalle autorità di Baghdad. Degli altri non si hanno moltissime notizie su quello che sarà la loro sorte nel prossimo futuro. 

Bosnia, venti di guerra

Un altro fronte che si fa di giorno in giorno più preoccupante è quello interno alla Bosnia-Erzegovina. Il paese costituisce in sé una piccola Jugoslavia – perché è una ha al suo interno le componenti serba, croata e musulmana – e della Jugoslavia riproduce fratture e cicatrici.

Si tratta di una repubblica federale che a seguito degli Accordi di Dayton è stata divisa in due entità, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, a prevalenza bosniaca e croata, e la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, che come dice il nome è serba. In più c’è la città di Brčko, nella Bosnia nord-orientale, che è un distretto amministrativo autonomo, che appartiene sia alla Federazione che alla Repubblica Serba ed è sotto la supervisione internazionale.

All’interno della federazione di Bosnia e Erzegovina ci sono vari cantoni, alcuni abitati dai bosniaci, altri dai croati, altri ancora misti, caratterizzati da tensioni fra le due popolazioni, che non è che siano mai andate troppo d’accordo, anche per motivi religiosi: gli uni musulmani, i bosniaci, gli altri cattolici, i croati, con i bosniaci che storicamente sono la parte più debole e oppressa della popolazione.

La situazione di partenza non è quindi delle più semplici, con il dialogo spesso è complicato per i ricordi e le cicatrici ancora vive della terribile guerra dei Balcani, che ha sventrato Sarajevo. Dunque cosa succede oggi? 

Succede che la Bosnia-Erzegovina ha presidenza tripartita, con un organo collegiale composto sempre da un rappresentante della parte serba, uno della parte croata e uno della parte bosniaca. Il leader della parte serba, Milorad Dodik, avanza da anni rivendicazioni nazionaliste e nelle ultime settimane è passato all’azione. Ne parlano, fra gli altri, Internazionale e Ispi Online. 

“Dodik – scrive ISPI – ha infatti iniziato a sottrarre sovranità allo stato centrale in favore della Repubblica Serba, annunciando la creazione a Banja Luka – capitale de facto della RS – di diverse strutture parallele sottraendo quindi a Sarajevo molte delle già poche competenze esclusive dello stato centrale. In particolare, Dodik vuole trasferire in RS l’agenzia del farmaco, e rimodulare a livello locale il sistema di tassazione e quello della giustizia. Mentre con un’altra legge vorrebbe ritirare i serbo-bosniaci dall’esercito centrale e ricostituire quello della Republika Srpska”. 

A fine ottobre la polizia della Republika Srpska ha organizzato due diverse esercitazioni delle forze speciali per la prevenzione del terrorismo, una della quali sulla montagna di Jahorina, vicino la capitale Sarajevo. Insomma, una serie di eventi che assieme ai toni minacciosi della parte serba, non fanno ben sperare.

In un rapporto destinato all’ONU e divulgato dal Guardian a inizio novembre, l’Alto rappresentante Christian Schmidt ha allertato che la Bosnia corre il rischio di nuovi conflitti e divisioni. La possibilità di un’altra guerra sembra al momento non così probabile, perché la parte serba non gode certo del supporto internazionale per avventurarsi in un’avventura del genere. Sebbene Russia e Turchia si divertano a soffiare sul fuoco del potenziale conflitto. 

Conclude l’articolo di Ispi che “La guerra in Bosnia è destinata a restare un rischio realistico. Tuttavia, nessuno è in grado di condurla apertamente. E per assurdo è questo ciò che renderà il paese ancora più instabile. Per anni, infatti, i nazionalisti hanno avuto più successo nel mantenere questo pericolo costante ed imminente, piuttosto che nel preparare concretamente il terreno per uno scontro armato.” Urge, secondo molti analisti, una riforma del sistema Dayton, che non regge più il peso delle tensioni e dell’attualità.

Fonti e articoli:

#India #contadini
Euronews – India: vincono gli agricoltori, abrogate le leggi di riforma agraria
BBC – Farm laws: India PM Narendra Modi repeals controversial reforms
GreenReport – I suicidi di quasi 60.000 contadini indiani legati al cambiamento climatico
Italia che Cambia – Le proteste dei contadini indiani, spiegate – Io Non Mi Rassegno #328

#Bosnia-Erzegovina
ISPI – Se in Bosnia torna l’incubo della guerra

Internazionale – Chi minaccia il fragile equilibrio della Bosnia Erzegovina

#Cina
ISPI – Sulla Cina e la guerra fredda

Il Caffè Geopolitico – La Cina ha altri piani: tra questi non c’è la COP26 di Glasgow

#Cile #elezioni
ISPI – Elezioni in Cile, un cambio d’epoca

#OMS #abusi
Il Caffè Geopolitico – RDC, l’OMS conferma gli abusi sessuali commessi dal proprio personale

#fonti fossili
GreenMe – Giudici di 13 Stati riescono a bloccare la legge di Biden contro le estrazioni di petrolio e gas favorendo le lobby di fonti fossili

#Amazzonia
GreenReport – Effetto Bolsonaro: l’Amazzonia ha avuto la maggiore deforestazione dal 2006

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