Emergenza climatica: cosa sta facendo l’Europa?

Alluvioni, innalzamento dei mari, siccità e riscaldamento globale sono solo alcuni dei sintomi dei cambiamenti climatici in atto. Cosa è stato fatto dalla Ue e cosa bisogna fare per affrontare la crisi oggi più urgente?

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Nonostante le politiche comunitarie siano spesso dense di contraddizioni, bisogna riconoscere che sui temi ambientali l’Europa è – ad oggi – uno degli attori più all’avanguardia nello scenario globale.

 

Tra le economie avanzate l’Europa è attualmente quella che si è impegnata maggiormente a prendere sul serio il contrasto all’emergenza climatica. Si è già prefissata degli obiettivi e ha escogitato misure per ridurre le emissioni di gas serra. Vuol dire che va tutto bene? No: nonostante gli sforzi, infatti, i target stabiliti non sono ancora adeguati a mantenere l’aumento medio della temperatura del Pianeta entro 1,5 gradi Celsius, la soglia indicata dalla scienza per minimizzare gli effetti del riscaldamento globale e non innescare un processo irreversibile.

La sfida più urgente che l’Ue si trova ad affrontare oggi è la crisi climatica. Si tratta di una vera e propria emergenza globale, che richiede sforzi e comunità di intenti da parte di tutte le grandi potenze del Pianeta. Per questo al tavolo delle trattative sul clima è importante che l’Europa si presenti compatta, determinata, con idee chiare e ambiziose.

Dalla manifestazione di Fridays for Future del 19 aprile a Roma

Dalla manifestazione di Fridays for Future del 19 aprile a Roma

Cosa fa la UE per contrastare i cambiamenti climatici?
Nel 2014 i leader europei hanno deciso che avrebbero cercato di ridurre le emissioni complessive di “almeno il 40%” entro il 2030, rispetto al 1990. L’Ue ha approvato una serie di leggi per raggiungere questo obiettivo. Includono la legislazione sulle energie rinnovabili, il risparmio energetico, i limiti di emissioni per automobili e autocarri, gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di CO2 (“decisione sulla ripartizione degli sforzi“) e il “sistema di scambio delle quote di emissione dell’Ue”.

 

Tre le istituzioni Ue che hanno negoziato queste leggi: la Commissione europea, il Consiglio dei ministri – in rappresentanza dei 28 governi dell’Ue – e il Parlamento europeo. In generale, il Parlamento ha spinto verso l’alto le ambizioni dei governi nazionali, ma soprattutto ha costantemente “pungolato” e rafforzato le proposte presentate dalla Commissione:

 

- Il Parlamento ha votato per una quota di energia rinnovabile del 35% entro il 2030. La Commissione ha proposto “almeno il 27%”, quota che il Consiglio dei ministri ha approvato. L’accordo finale è stato un obiettivo del 32% di energia da fonti rinnovabili;

 

- Il Parlamento ha spinto per rafforzare i diritti di chi vuole autoprodurre l’energia che consuma, i cosiddetti energy citizen. Sistema che permette alle persone e alle comunità di ridurre il costo delle bollette e contribuisce a combattere l’emergenza climatica, producendo la propria energia rinnovabile a casa o attraverso una cooperativa.

 

- Il Parlamento ha anche votato per ottenere il 35% di risparmio energetico entro il 2030, rispetto alle proiezioni business-as-usual. La Commissione ha proposto il 30%. In un accordo finale, le istituzioni hanno optato per un obiettivo di risparmio energetico del 32,5%.

 

Secondo la Commissione, la legislazione sulle energie rinnovabili e i provvedimenti sul risparmio energetico da soli comporterebbero una riduzione delle emissioni Ue di oltre il 45% entro il 2030. Il Parlamento uscente raccomanda inoltre che l’Ue punti ad una riduzione delle emissioni di almeno al 55% entro il 2030, rispetto al 1990, e allo zero netto entro il 2050. Occorre inoltre che gli Stati membri dell’Ue “eliminino il carbone come fonte energetica al più tardi entro il 2030”.

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Verso il 26 maggio
Alle elezioni europee che si terranno tra poco più di due settimane, i cittadini europei hanno l’opportunità di eleggere un Parlamento europeo che punti ad avere maggiore ambizione sui temi climatici e più in generale su quelli ambientali. Allo stesso tempo esiste il rischio reale che l’Ue possa fare passi indietro.

 

Ci sono forze politiche che non si preoccupano dell’ambiente e che anzi spesso mettono apertamente in discussione la scienza del clima, nascondendo che perdere perdere terreno e tempo prezioso nella lotta all’emergenza climatica può rivelarsi estremamente pericoloso per la tutela del nostro Pianeta.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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