Lavoro: il futuro è nell’artigianato e nei prodotti fatti a mano

La grande tradizione artigianale italiana non è affatto destinata a scomparire: anzi, nei prossimi anni aumenteranno le richieste di professionalità basate su competenze umane che le macchine non possono rimpiazzare: manualità, ingegno e creatività. Recenti studi sulle tendenze dell'occupazione nei paesi ad alto reddito concordano nell'affermare che l'artigianato e tutti i lavori basati sul "saper fare con le mani" saranno tra le professioni più ricercate nei prossimi 10 anni.

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Se da un lato la nostra vita sarà sempre più permeata da tecnologia, informatica e robotica, dall’altro nei prossimi anni il mondo del lavoro sarà caratterizzato dalla crescente richiesta di professionalità basate su competenze umane che le macchine non possono rimpiazzare: manualità, ingegno e creatività. Lo affermano recenti studi sulle tendenze dell’occupazione nei paesi ad alto reddito, secondo i quali l’artigianato e i lavori basati sul “saper fare con le mani” saranno tra le professioni più ricercate del prossimo decennio.

 

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Tra i paesi industrializzati l’Italia gode di un posto “privilegiato” in questo senso perché vanta la più celebrata tradizione della “bottega artigiana” e l’eccellenza della sua produzione manuale è riconosciuta a livello globale: liuteria, sartoria, vetreria, oreficeria, prodotti agroalimentari, meccatronica, biciclette, componentistica.

 

Lo studio intitolato “Mutamenti nella composizione dell’artigianato” e pubblicato da Ires-Istituto di Ricerche Economico-Sociali del Piemonte nel 2015 afferma che “in un Paese come l’Italia, famoso per i suoi prodotti di alta qualità e per il suo ineguagliabile Made in Italy, dove la disoccupazione giovanile è altissima e scarseggiano carpentieri, fornai, sarti, l’artigianato diventa una grande opportunità. Il ‘saper fare’ rimane un ingrediente indispensabile per l’intero settore manifatturiero italiano e contaminandolo con i nuovi saperi tecnologici, l’Italia si ritrova tra le mani un formidabile strumento di crescita e innovazione“. 

 

Le potenzialità del settore sono confermate dalla Commissione Europea che, in uno studio del 2015 intitolato “Business Innovation Observatory – Collaborative Economy: collaborative production and the maker economy”, mette in evidenza che il trend occupazionale dell’artigianato e delle professioni basate sul “saper fare con le mani” è in crescita e che l’artigianato tradizionale non è affatto in via di estinzione. Anzi, se i lavori artigianali coniugano creatività, abilità manuale e padronanza delle tecniche da un lato e innovazione, tecnologie digitali e potenzialità della rete dall’altro, sono destinati a crescere.

 

Lo studio europeo attribuisce all’artigianato “la capacità di creare nuove fonti di reddito sia per i tradizionali laboratori a gestione individuale e vendita diretta ai clienti, sia per le piccole imprese artigiane a conduzione familiare che operano a livello locale”.

 

Nel report viene citato anche il successo globale del sito Etsy, il mercato virtuale nato a New York nel 2005 ed interamente dedicato ai manufatti artigianali. Nello studio si legge che Etsy conta “oltre 1 milione di artigiani che vendono le loro creazioni senza intermediari, il che ha permesso al sito di generare nel solo 2012 un fatturato di circa 900.000 euro”. E prosegue sottolineando che “l’88% di coloro vende prodotti artigianali su Etsy sono donne e che il 97% di queste donne lavora direttamente da casa”, a conferma che l’attività artigianale favorisce l’occupazione femminile e permette alle donne di sottrarsi alla delicata scelta tra famiglia e lavoro.

 

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Dello stesso avviso è anche un’analisi sulle tendenze occupazionali dei prossimi 10 anni pubblicata a gennaio dalla rivista inglese “The resident”. L’indagine, condotta fra i centri di ricerca economici del Regno Unito afferma che i prodotti di nicchia, fatti a mano e su misura, sono sempre più apprezzati e ricercati dal mercato globale. Inoltre, grazie alla rete e alle tecnologie digitali, per gli artigiani si aprono nuovi sbocchi occupazionali e interessanti fonti di reddito. “I mercati online”, spiega il report inglese, “favoriscono la vendita dei manufatti artigianali e delle produzioni su piccola scala, destinate a soddisfare le esigenze di un numero sempre maggiore di persone che preferiscono la produzione fatta su misura, locale, biologica (ed ecologica) alla produzione industriale di massa”.

 

Le proiezioni del “Bureau of Labor Statistics” degli Stati Uniti (Ufficio che dipende dal Department of Labor – il Ministero del Lavoro, n.d.a.) vanno nella stessa direzione. Secondo il Bureau l’artigianato e la filiera degli articoli fatti a mano e su misura, sono tra le professioni che faranno registrare il maggior incremento occupazionale negli Stati Uniti da oggi al 2024, perché anche “in un mondo sempre più virtuale e digitale, non viene meno la richiesta di prodotti reali e tangibili“.

 

La metà degli artigiani statunitensi lavora in proprio, ha il laboratorio a casa ed è prossima alla pensione, perciò la necessità di rimpiazzare figure professionali che in futuro saranno sempre più ricercate (e pagate) offre grandi opportunità, soprattutto ai giovani e alle donne. Va precisato che con il termine “artigiano” il Bureau non indica solo le professioni che realizzano oggetti “fatti a mano” e “su misura” (abbigliamento, accessori, oreficeria) ma anche lavori manuali “tradizionali” (idraulico, elettricista, falegname, muratore).

 

Sempre secondo il Bureau, i settori artigianali che hanno ottime prospettive sono quello dell’intera filiera della manutenzione e riparazione di oggetti di qualsiasi tipo – favorita dalla sensibilità dell’opinione pubblica ai temi del riuso-riparazione-riduzione rifiuti, quello delle fonti rinnovabili e della coibentazione e isolamento termico degli edifici.

 

Anche secondo lo studio di Ires Piemonte “la capacità di riparare, rigenerare, ricostruire tipica del mondo artigiano, in antitesi con la filosofia industriale dell’usa-e-getta, è oggi più attuale che mai. Oltretutto le botteghe (artigiane) uniscono spesso il luogo di lavoro con l’abitazione, risolvendo il problema della conciliazione famiglia-lavoro. Anche i luoghi di lavoro del XXI secolo stanno allontanandosi dal vecchio modello della fabbrica industriale anonima e standardizzata e assomigliano sempre di più alle botteghe artigiane. Questo modello produttivo è valido ancora di più oggi: gli “artigiani digitali”, ad esempio, sono quasi sempre freelance che lavorano da casa, o meglio, nei loro appartamenti iper-tecnologizzati che sono un esempio di bottega artigiana del XXI secolo”.

 

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Nel terzo millennio, infatti, la bottega artigiana non è solo il luogo in cui si producono oggetti di altissima qualità e sono custoditi saperi tramandati di generazione in generazione, ma anche il luogo nel quale oggi c’è maggiore innovazione e spazio per la creatività. Il Censis, nel suo “Rapporto 2013″, parla di “crescente intensità del comparto artigiano, con la moltiplicazione di iniziative innovative come l’artigianato digitale”.

 

L’artigiano, in realtà, ha sempre innovato: attraverso la creazione e il miglioramento degli utensili, la scelta e sperimentazione di nuovi materiali e l’ingegno legato alla riparazione – che spesso è più “sofisticata” rispetto alla creazione dell’oggetto. Oggi, però, gli artigiani sono sempre più digitali (o “digital makers”) e connessi con il mondo e tutti gli studi sul futuro del settore concordano sul fatto che il digitale è una grande opportunità, non solo per l’automazione dei macchinari e la semplificazione delle attività gestionali e amministrative, ma soprattutto per l’e-commerce e “internet delle cose”. L’e-commerce ha reso possibile usare la rete per proporsi al meglio, vendere in tutto il mondo “stando a casa propria”, vendere prodotti non standardizzati e omologati ma altamente personalizzabili (e sempre più ricercati) e mantenere la relazione post- vendita con il cliente a costi molto ridotti.

 

L’internet delle cose, invece, è la nuova frontiera che dà la possibilità di mettere sensori all’interno degli oggetti fatti a mano e su misura. La prospettiva per l’artigianato – che è il più importante settore produttivo di oggetti personalizzati a livello globale – è molto promettente perché consente di creare oggetti “intelligenti” che interagiscono con gli utenti, che “parlano” fra di loro e, soprattutto, con chi li ha prodotti. Grazie all’internet delle cose, l’artigiano può effettuare l’analisi degli utilizzi dei manufatti, perfezionare i manufatti ed effettuare “manutenzione preventiva” agli stessi – il tutto senza muoversi dal laboratorio.

 

Confartigianato Lombardia, nel report “Partiamo da qui. Verso il nuovo lavoro artigiano. Rapporto 2014 artigianato e piccole imprese”, sottolinea che “l’artigianato è il futuro, a patto che cambi, cresca, si evolva. Artigiano oggi non è solo un nome, ma è la capacità “sartoriale” di costruire soluzioni su misura per le esigenze di ogni singolo acquirente. In un mercato come quello attuale, sempre più globale, in cui si ridefiniscono competenze, modalità di relazione con i clienti e mezzi di produzione, tra Arduino e stampanti 3D l’artigiano deve reinventare se stesso. La cultura artigiana – che combina, in una miscela straordinaria e inimitabile passato e futuro, tradizione e innovazione – è l’unica che mantiene l’occupazione. Per la grande industria l’innovazione coincide sempre di più con l’automazione e, cioè, la sostituzione del lavoratore con macchine o programmi automatici. Per il mondo artigiano, invece, l’innovazione si esplicita nel potenziamento del lavoratore, che grazie alle tecnologie lavora meglio, ma non viene sostituito dalla macchina”.

 

Infine, il report lombardo mette in evidenza alcuni aspetti interessanti e poco conosciuti del settore artigianale italiano. Innanzitutto è in atto un’importante tendenza al ritorno in patria di numerose produzioni manuali che erano state localizzate altrove: “dal 2007 al 2012″, si legge, “le ri-localizzazioni in Italia hanno rappresentato il 60% di tutto il re-shoring europeo”. In secondo luogo, l’artigianato è il settore che più di tutti sta attuando una profonda “trasformazione verde” nei modi di progettare, produrre e smaltire i manufatti – strategia fondamentale per superare l’attuale crisi economica ed ecologica. Infine, lo stretto legame che caratterizza i “distretti artigianali” italiani e i territori che li hanno generati ha un impatto elevato sulla cosiddetta “spesa turistica”.

 

L’osservatorio turistico regionale di Unioncamere Lombardia, infatti, stima che la spesa dei turisti intercettata dal settore artigiano, nel solo territorio lombardo, ammonti al 27% della spesa turistica totale (soprattutto nei comparti artigianali di abbigliamento, calzature e prodotti agroalimentari). Rimanere nel territorio di origine, quindi, e decidere di aprire o rilevare un laboratorio artigianale non significa fissazione nostalgica e romantica del passato, ma creazione di lavoro, reddito e benessere per se stessi e per la comunità.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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