Trip In Your Shoes: viaggi a piedi nell’Italia nascosta

Riscoprire sentieri abbandonati attraverso lunghe camminate a contatto con la gente locale e con la natura. “Trip In Your Shoes”, ovvero “viaggio nelle tue scarpe”, è il blog creato da un giovane ventenne per raccontare i suoi viaggi a piedi e promuovere tra gli altri ragazzi questo tipo di turismo, autentico e sostenibile.

I tre camminatori a Capo Mannu

Questa settimana abbiamo intervistato Pietro Ienca, al termine di un cammino molto speciale che attraversava la Sardegna lungo il 40° parallelo, da Est a Ovest, dall’Ogliastra alla penisola del Sinis. Un ventenne animato da una grande passione per lunghe camminate e la natura che ha creato un blog dal nome molto eloquente: Trip In Your Shoes, letteralmente: “viaggio nelle tue scarpe”. Finora ha percorso itinerari in Italia come quello che dalla Toscana lo ha portato in Abruzzo in un cammino di 650 km e fuori dall’Italia, come quello percorso all’interno di un’area naturale protetta del Madagascar Nord-occidentale.

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Da cosa nasce l’idea di Trip In Your Shoes?

Trip In Your Shoes nasce da un cammino che ho fatto l’anno della maturità, nel 2014. Finita la 5° liceo scientifico alcuni amici ed io abbiamo lasciato Genova in direzione Abruzzo, con l’idea di fare un viaggio alternativo. A sedici anni ho percorso il Cammino di Santiago, ma poi ho sentito il desiderio di sperimentare qualcosa di diverso, più selvaggio, magari ripercorrendo itinerari un po’ abbandonati. È così che ho riscoperto un sentiero per mezzo del quale è possibile percorrere tutta l’Italia a piedi. Noi ne abbiamo percorso solo una parte, partendo dal Passo della Cisa (valico apennininico tra le province di Parma e Massa-Carrara, ndr.) fino ad arrivare al Gran Sasso, in Abruzzo: circa 650 km che abbiamo percorso in 27 giorni dai primi di agosto fino alla fine del mese.

 

L’idea di Trip In Your Shoes (TIYS) è nata dopo questo cammino; ho pensato: “Perché non cercare di coinvolgere i giovani?” Visto che in Italia, purtroppo, questo tipo di turismo non viene proprio considerato. Il viaggio a piedi, al di là di essere un tipo di turismo completamente sostenibile, è anche molto economico. Nel Nord Europa invece lo considerano eccome: in Germania, Svezia e Danimarca hanno un grande interesse per questo genere di viaggi. Quindi la mia idea nasce con l’intenzione di invogliare i giovani a mettere da parte, almeno per un po’, mete come Mikonos e Ibiza e girare un po’ di più in mezzo ai monti vicino a casa! (racconta Pietro sorridendo, ndr).

I tre camminatori a Capo Mannu

I tre camminatori a Capo Mannu

Quindi c’è un sentiero che attraversa tutta l’Italia?
Proprio così, questo itinerario escursionistico, chiamato Sentiero Italia, è lungo più di 6000 km e attraversa l’intero territorio nazionale. È un cammino che parte da Trieste e attraversa tutte le Alpi e tutta la catena appenninica: alcune parti sono ben indicate, in particolare nelle Alpi c’è una buona segnaletica e anche in Toscana dove c’è la Grande Escursione Appenninica (GEA), altre molto meno. Poi ogni regione ha sviluppato il prorio sentiero regionale.

 

Nella mia regione, la Liguria, prende il nome di “Alta Via Dei Monti Liguri” (AVML), tra la Toscana e l’Emilia Romagna c’è appunto la GEA, in Piemonte c’è la Grande Traversata delle Alpi (GTA), poi questi itinerari regionali si uniscono al grande itinerario che include anche Sardegna e Sicilia che è stato completato negli anni ‘80 da Riccardo Carnovalini, scrittore e camminatore. Il problema è che l’itinerario è stato abbandonato, quindi uscendo dalla Toscana, in Emilia Romagna e giù fino all’Umbria la situazione si fa un po’ critica: devi studiare l’itinerario ed essere preparato a non avere alcuna segnaletica.

 

Bisogna essere esperti per viaggiare insieme a te?
No, io stesso non mi reputo un esperto, è vero che studio geografia (Pietro è al terzo anno di una facoltà di geografia interateneo: Unige e Unimi, ndr.) e prima di partire studio la cartografia dei luoghi dove si svolgerà la camminata per potermi orientare, ma né io, né i miei amici/compagni di viaggio ci riteniamo dei professionisti. Per i nostri cammini serve solo tanta forza di volontà e tanta capacità di adattamento. Sono molti quelli che potrebbero fare questo genere di viaggi, ma non lo sanno neppure. Più che fisicamente, forse in alcuni casi questo genere di cammini può essere impegnativo psicologicamente. Qua in Sardegna ad esempio abbiamo dovuto affrontare alcuni disagi causati dalla carenza d’acqua ed anche il fatto che in alcuni tratti l’itinerario era pieno di rovi e ci siamo feriti alle mani per farci strada. Quindi alcuni aspetti sono impegnativi, ma certamente non impossibili da superare.

 

Anche negli itinerari che abbiamo fatto in passato, come Liguria e Piemonte a piedi nel settembre del 2015 (oltre 200 km attraverso parte dell’AVML) e prima ancora in Lazio nell’agosto dello stesso anno: sono sempre stati itinerari abbastanza fattibili. Non siamo ancora mai arrivati a livelli estremi, anche perché in montagna arriviamo sempre a circa 3000 m. L’idea che seguiamo è quella del cammino lungo più che un cammino estremo o verso l’alta quota. Anche questo ci permette di godere di bellezze naturalistiche impareggiabili, pur non avendo una preparazione alpinistica raffinata. Anche se c’è l’idea in un futuro non troppo lontano di spingerci un pochino oltre questi limiti, in generale vorremmo permettere a chiunque di poter sperimentare questo tipo di viaggio e quindi tendiamo a mantenere una certa accessibilità.

Pietro a Cala Luna

Pietro a Cala Luna

Chi ti accompagna di solito nei tuoi cammini?
Qui in Sardegna siamo Luigi Chiurchi e Alessandro Pietronave. Con Luigi ho fatto il cammino che ci ha portati in Abruzzo e con Alessandro invece ho fatto quello che ci ha portato da Genova fino al Piemonte. Da un anno e mezzo facciamo insieme questi cammini: sono loro i miei più fedeli compagni di viaggio. Poi ci sono altre persone che ci seguono, ma siamo noi tre il gruppetto più assiduo. Alessandro era il mio compagno di classe fin dalle elementari e Luigi l’ho conosciuto i primi anni di liceo. Ma chiunque può aggiungersi e camminare con noi.

 

Raccontaci questo tuo ultimo viaggio, quello in Sardegna
L’idea del viaggio in Sardegna nasce da un articolo sulla rivista Airone del 1983, da un itinerario che purtroppo non fu mai preso in considerazione, proposto in quell’anno alla regione Sardegna dall’archeologo Piero Pruneti. Un itinerario stupendo. Numerosi vecchi numeri della rivista Airone, appunto, mi sono stati regalati da un amico e continuano a darmi grandi spunti per i cammini. Devo dire che negli anni ‘80 questa rivista pubblicava dei grandi articoli sui sentieri naturalistici, purtroppo adesso non più: ha un taglio più generico di divulgazione scientifica. L’itinerario di Pruneti attraversa la Sardegna da Est a Ovest, dall’Ogliastra alla penisola del Sinis, lungo il 40° parallelo. È un itinerario ricco di biodiversità e di realtà poco conosciute in Sardegna, come del resto tutte le realtà dell’interno dell’isola, che attraversa anche magnifici paesaggi montani: quelli del Gennargentu.

 

Noi abbiamo anche avuto la fortuna di beccare la neve sul Gennargentu, perché diciamo che in aprile non me lo sarei mai aspettato e ciononostante abbiamo avuto 2 giorni (20/21 aprile) di grande nevicata con 20 cm sul Bruncu Spina, che è l’unica zona dove ci sono gli impianti sciistici in Sardegna e siamo anche riusciti a vedere i mufloni. Siamo passati dal fare il bagno a Cala Luna per poi trovarci in mezzo al Gennargentu con la neve: è un itinerario che regala davvero delle grandi emozioni. Meritano anche i paesini interni, tra i quali Desulo, Tonara, Sorgono, tutti paesi poco conosciuti ed anche un po’ particolari come realtà sociale (sono persone inizialmente un po’ diffidenti, in quanto non sono abituate al turismo, poi però si dimostrano spesso molto ospitali), ma sicuramente molto interessanti dal punto di vista paesaggistico. Tra l’altro a Tonara un abitante locale ci ha mostrato un castagno di 800 anni: uno degli alberi più antichi d’Europa.

 

Bruncu Spina

Bruncu Spina

 

Prima di fare questo cammino ho contattato Pruneti per chiedergli qualche informazione supplementare: lui ne è stato sorpreso ed entusiasta, visto che mi ha confessato che quasi non si ricordava neppure più lui di questo cammino per il quale nessuno gli aveva mai scritto prima d’ora. Tra I suoi consigli, mi ha raccomandato di cercare di contattare i pastori, poiché loro conoscono a fondo questi luoghi ed avrebbero potuto essere un aiuto prezioso. Ma purtroppo di pastori ne sono rimasi davvero pochi: non è più come 35 anni fa quando ancora ce ne erano tanti e vivevano negli ovili, vicino ai pascoli. Siamo comunque riusciti ad incontrare ed anche a fare delle riprese ad alcuni pastori, ed effettivamente sembrano un po’ persone di altri tempi. Sono stati incontri preziosi, ma alquanto sporadici. Un aneddoto: uno di loro che aveva una cucciolata di 3 Pastori Maremmani mi ha chiesto se ne volessi prendere con me uno e non ho saputo dire di no e così abbiamo un nuovo compagno di viaggio!

 

La natura in questi luoghi è indescrivibile: anche se le montagne del Gennargentu arrivano solo a 1834 m, questa estrema vicinanza al mare regala emozioni davvero forti. Passare dalle rocce dell’Ogliastra bagnate dal mare che salgono subito verso l’alto è veramente d’impatto, sono immagini che rimarranno impresse nelle nostre menti ancora per molto tempo. Il cammino l’abbiamo terminato l’altro ieri (25 aprile, ndr), arrivando ad Oristano. Tra un paio di giorni ritorneremo a Genova, la città in cui risiediamo.

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Oltre ai vostri piedi, quali sono i mezzi di trasporto che utilizzate e dove dormite?
In quest’occasione abbiamo dovuto usare il traghetto per raggiungere il nostro cammino, ma solitamente ci muoviamo in treno. Dormiamo in tenda e utilizziamo un pannello solare portatile (si attacca anche allo zaino) per ricaricare i cellulari e le macchine fotografiche, per quanto possibile; ma per la prima volta stavolta ci siamo portati un drone per le riprese aeree che però necessita di una ricarica da prese elettriche regolamentari. Qui in Sardegna in tenda abbiamo avuto qualche difficoltà, avendo dovuto dormire a -5° ed essendo abbastanza impreparati per la cosa: sapevamo che le temperature sarebbero calate, ma non ci aspettavamo così tanto, soprattutto ad Arcu Correboi che si trova a soli 1200 m, il famoso passo che collega Lanusei a Nuoro. Quindi se ci sono stati dei problemi sono stati legati più agli sbalzi di temperatura che all’itinerario, sebbene questo non sia proprio segnato: di ciò però ero a conoscenza già prima di partire e mi sono preparato. Purtroppo infatti il sentiero non esiste proprio, non essendo mai stato creato dalla regione: era stato appunto proposto 35 anni fa, ma mai realizzato.

 

Quindi siamo andati completamente in autonomia, con mappature fatte prima della partenza, studiando le mappe con scala 1:25.000 dell’Istituto Geografico Militare (IGM) e poi utilizzando anche strumenti online come Google Earth, che con un iper-zoom dà dei buoni risultati e si riesce a vedere abbastanza bene anche in 3D; abbiamo anche utilizzato OpenStreetMap e Topo Maps per alcuni luoghi più dettagliati, come ad esempio i nuraghes, che Pruneti aveva inserito all’interno dell’itinerario come punti di riferimento. Questo anche perché io intendevo seguire proprio l’itinerario originale che aveva suggerito Piero Pruneti nell’83, perché ci tenevo a rivivere la sua esperienza ed anche ad annotarne le differenze rispetto ad oggi. Già ora nel blog di TIYS è possibile prendere visione di alcuni dei materiali che abbiamo prodotto lungo il cammino sardo. Il lavoro completo però di post-produzione foto e video sarà disponibile dopo il nostro rientro, perché voglio farlo bene e viverlo in tranquillità.

 

Su questa esperienza c’è da aggiungere che abbiamo avuto la fortuna di essere appoggiati da un brand completamente ecosostenibile che è NikWax che non utilizza PFC, ovvero i fluorocarburi che danneggiano l’ambiente, oltre che l’uomo visto che questo cocktail di sostanze chimiche pare contribuiscano alla formazione di cellule tumorali e le troviamo spesso nei vestiti che indossiamo tutti i giorni, quindi è importante evitare di acquistare indumenti che contengano queste sostanze, sia per la natura che per l’uomo. Su questo argomento anche Greenpeace sta conducendo una campagna di sensibilizzazione che dura già da qualche anno .

 

Perché consiglieresti ad un giovane come te di sperimentare questo tipo di viaggio?
Camminare è un tipo di turismo che cambia per sempre la concezione di “viaggio”. La lentezza del cammino ti permette di apprezzare cose di cui con un altro tipo di viaggio non hai neppure il tempo di accorgerti. Inoltre c’è qualcosa di estremamente profondo nel raggiungere gli obiettivi prefissati solamente attraverso l’utilizzo delle proprie forze. Ogni passo è una scoperta paesaggistica, culturale, ma soprattutto mentale!

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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