Glifosato: consegnate 1 milione e 300 mila firme per chiederne il bando

Sono state raccolte in pochi mesi 1 milione e 300 mila firme per chiedere all'Unione europea di mettere al bando l'erbicida glifosato,  sostanza messa in relazione con il cancro negli esseri umani e con il degrado degli ecosistemi.

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Un milione e trecentoventimila. Sono le firme raccolte per chiedere alla Ue di bandire il glifosato, pesticida sospettato di essere cancerogeno. È questo il risultato dell’Iniziativa dei cittadini europei (Ice) lanciata pochi mesi fa da un gruppo di associazioni ambientaliste e non solo che le ha consegnate ai Paesi membri per la verifica delle firme raccolte. Fra le richieste dell’Iniziativa, c’è anche quella di riformare il processo di approvazione dei pesticidi e di fissare obiettivi vincolanti per ridurne l’uso nell’Unione europea.

 

Un milione e ottantamila sono state le firme raccolte online, cui si sono aggiunte le 237 mila raccolte materialmente a banchetti sparsi in tutta Europa.

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“L’Italia ha dato un suo importante contributo con oltre 73 mila firme, superando di molto il quorum di 54 mila necessarie in appena quattro mesi di campagna: è merito dei cittadini che si sono mobilitati e delle organizzazioni che hanno aderito alla campagna”, spiega Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione StopGlifostato, che raccoglie 45 sigle associative. “Ora – sottolinea la Coalizione – la Commissione dovrà adottare una risposta formale per illustrare le azioni che intende proporre a seguito dell’iniziativa dei cittadini”.

 

La campagna ICE StopGlyphosate, sostenuta da una coalizione di oltre 100 organizzazioni, aveva l’obiettivo di raggiungere un milione di firme entro il 30 giugno scorso per vietare in Europa gli erbicidi a base di glifosato, una sostanza messa in relazione con il cancro negli esseri umani e con il degrado degli ecosistemi; garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolamentare dell’Ue si basasse unicamente su studi pubblicati, commissionati dalle autorità pubbliche competenti anziché dall’industria dei pesticidi; fissare obiettivi di riduzione obbligatori per l’uso dei pesticidi al livello dell’Ue.

 

Da tempo il glifosato è al centro del dibattito pubblico e le stesse istituzioni non hanno raggiunto un accordo unanime sulla sua valutazione.

 

Nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”, mentre secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) non ci sarebbero prove scientifiche sufficienti ad attestare un legame con il cancro cancro. Oggetto della discussione è però anche la reale indipendenza degli studi che vengono usati come base per le valutazioni scientifiche sul glifosato. Le associazioni che fanno parte della Coalizione chiedono da tempo che gli studi vengano condotti nel rispetto dell’indipendenza della ricerca e che non siano influenzati dalle multinazionali.

 

Di recente è stata annunciata l’intenzione di rinnovare la licenza del glifosato in Europa per altri dieci anni e su questa proposta i governi della Ue dovranno votare dopo l’estate. La Commissione, sulla base dell’esito, prenderà una decisione definitiva entro la fine dell’anno in cui scade l’attuale licenza sul glifosato.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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